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Regalbuto. Dal 1 gennaio chiuse altre botteghe. Il "corso" sempre più povero.

Chiudono tra l'indifferenza generale. Alcuni dopo più di cinquant'anni . La sensazione di questi artigiani è sempre la stessa: impotenza e abbandono. Le nostre botteghe hanno bisogno di un’arca e di Noè prima che il diluvio le travolga. Alcune comunque sono già state travolte. Dal 1 gennaio le saracinesche di  quel che era il "centro commerciale " di Regalbuto , non si sono più aperte .Poteva e doveva essere una risorsa, invece oggi è un tracollo umiliante e drammatico di tante attività che sono obbligate a chiudere e a cessare di esistere. Già in passato il nostri giornale aveva sempre scritto sull'importanza economica che avrebbe avuto nel nostro paese una più ampia discussione attorno ad un tavolo su come rivitalizzare il centro storico. Oggi non serve più fare finta che va tutto bene. La situazione è sotto gli occhi di tutti e non bastano più le parole e le promesse.«Le piccole botteghe devono sopravvivere». Ero ragazzo quando ad ogni porta del "corso" vi era una bottegha:il macellaio, il negozio di scarpe, il fruttivendolo, i generi alimentari, i negozi di stoffe,quelli dei vestiti, le mercerie...." Il corso era vivo , pullulava di persone che entravano dai negozi o osservavano le vetrine. Oggi per acquistare una spagnoletta di filo bisognerà andare a Catania" - ci dice una signora. Ci chiediamo se ancora qualcosa può essere fatto ? Il dramma esiste e, anche se può sembrare fortemente pessimistico, in molti artigiani non solo di Regalbuto prevale ormai la rassegnazione. E questo è il peggio.

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