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Items filtered by date: Dicembre 2019 - Regalbuto Press

Caro voli. Otto pullman Ast a chi rientra in Sicilia. Si mobilitano anche 8 aziende milanesi.

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Dopo le polemiche sul caro voli, il governo Musumeci firma il primo provvedimento per aiutare i fuorisede. Attraverso l’Ast, Azienda siciliana trasporti, la Regione metterà a disposizione otto pullman per far rientrare i ragazzi in Sicilia, nel periodo natalizio, con tariffe agevolate che vanno dai dieci ai trenta euro.Il servizio, che inizia a Milano e prevede una sosta a Roma e una a Napoli, sarà offerto dal 20 al 23 dicembre e dal 5 al 7 gennaio. Le prenotazioni si ricevono direttamente all’Ast. Nei prossimi giorni – fanno sapere da Palazzo d’Orleans - tutti i dettagli sui siti ufficiali della Regione e dell’Azienda siciliana trasporti. Intanto si mobilitano anche le aziende , alcune di esse hanno deciso di sostenere l’iniziativa lanciata da Stefano Maiolica per superare il problema del caro voli durante le vacanze natalizie. Fud Bottega Sicula ha acquistato quindici biglietti da regalare, oltre a gadget da distribuire a tutti e 87 i passeggeri. In tutto sono otte le società che hanno acquistato biglietti “sospesi”. Sono quasi tutte aziende milanesi.

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" No tax day" Sabato la manifestazione della lega a Enna.

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In Sicilia l’appuntamento è a Enna, sabato 14 dicembre ,all’hotel Federico II, a partire dalle 10,30.L’incontro si svolgerà in due momenti: il primo in cui si confronteranno i sindaci e i parlamentari eletti in Sicilia, che discuteranno sulla finanziaria in discussione in questi giorni in Parlamento. Il secondo momento sarà dedicato al mondo imprenditoriale: alcuni imprenditori avranno la possibilità di rappresentare le problematiche dei loro settori al Commissario della Lega Sicilia Stefano Candiani. In pratica, i salviniani siciliani incontreranno imprenditori, commercianti, esercenti e dirigenti per ascoltare dalla loro viva voce come la manovra li sta mettendo in ginocchio.

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Pallavolo. La lezione di Julio Velasco . Sfidiamo la sindrome di Brad Pitt.

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Mi è capitato di ascoltare Julio Velasco. Non mi sarei mai perso il suo intervento all'Educational 2 di Anderlini che si è svolto a Aci Castello. Non me lo sarei mai perso perchè Velasco è l'uomo delle sfide nel variegato mondo della pallavolo,Dopo aver portato al primo livello mondiale l’Italia negli Anni 90, cambiando la mentalità, dopo avere propiziato la nascita della scuola femminile azzurra (1997), il Velasco 3.0 si getta in un’altra impresa “disperata”: invertire la tendenza che vede un calo dei tesserati maschili (a oggi circa un terzo delle donne). E lo fa a modo suo, andando a parlare alla base. Da chi allena i giovani. “Scusate se ci sono anche delle donne - arringa in una delle tante convention patrocinate dalla federazione, l’ultima in Sicilia -. Noi non dobbiamo avere la sindrome di Brad Pitt. Quando ero ragazzo se volevi uscire con la compagna di classe più carina ti dovevi dare da fare. Cercare di capire cosa le piaceva, arrampicarti sugli specchi. Io non sono mai stato Brad Pitt, che si siede in un bar e viene agganciato da una donna. Nello sport italiano Brad Pitt è il calcio: aspetta e ci sono i ragazzini che fanno la fila per andare a giocare. Noi no, dobbiamo andarli a prendere, convincerli. conquistarli. Anzi dico di più dobbiamo renderci conto che il calcio può essere un nostro grande alleato. Dobbiamo fare calcetto agli allenamenti, provare a convincere i ragazzi che - per un motivo o per l’altro - smettono con il calcio, si convertano alla pallavolo”. E rilancia. “Io fra un allenatore giovanile che è mediocre tendente allo scarso, ma che porta ragazzi e un allenatore bravo che non porta atleti sceglierò sempre quello più scarso che mi porta i giovani in palestra perché questo per noi è il problema principale oggi”. “La pallavolo è uno sport difficile da praticare, noi dobbiamo aiutare i giovani a giocare di più essendo anche meno fiscali tecnicamente. Per questo abbiamo deciso di fare alcuni cambi di regolamento: eliminata la ‘doppia’, inserimento del libero anche in under 14 e stiamo studiando come sgonfiare la palla per fare in modo che il gioco, in quella età, duri maggiormente e che i ragazzi si possano divertire di più. Per cercare di diminuire ‘l’abbandono’ che è uno dei problemi che ha questo sport a livello giovanile”. Va oltre e allarga il discorso che diventa “filosofico”, sfrutta alcuni dei suoi cavalli di battaglia di quando allenava. “Basta parlare ‘dei miei tempi, o dei “giovani di una volta che erano meglio di quelli di oggi’. Confronti quasi sempre falsati dal ricordo. Quei tempi che a noi sembravano tanto belli in realtà erano magici perché eravamo giovani. Noi diamo ai ragazzi di oggi nuove zavorre da portare”. Anche il modo di porsi è diverso e può essere cambiato. “Quando passai dal settore maschile a quello femminile, per imparare, andai a vedere un allenamento di Jenny Lang Ping (campione olimpico con la Cina, prima da giocatrice poi come allenatrice, ndr Un esercizio bastato sul raccogliere palloni in difesa: durissimo nella pratica, ma lei quasi a ogni tuffo dell’atleta diceva ‘brava’. Ho pensato che ha più detto ‘brava’ lei in un allenamento di quanti ne avevo pronunciati io con la Nazionale maschile in 7 anni. Ai giovani hai bisogno di fare sentire che tu credi in loro, che hai fiducia. Senza viziarli. Per questo ho chiesto alla federazione che i viaggi delle Nazionali giovanili siano low cost, non solo per risparmiare, ma anche per dare un segnale. Imparare ad adattarsi alle situazioni, senza avere tutto troppo comodo e scontato”. Va oltre. “Spesso sento dire che questo giocatore non arriverà. Perché non ha i centimetri che vorremmo: dimenticando che la nostra storia è fatta di campioni che non erano tutti alti e grossi. In più anche quelli che oggi portiamo al volley e che non diventeranno giocatori di Superlega resteranno sempre legati all’ambiente (se si sono divertiti). Magari tra 30 anni si riaffacceranno a questo sport come sponsor, dirigenti... Insomma l’Italia (volley compreso) troppo spesso guarda al bicchiere mezzo vuoto. Io citando Mara Maionchi dico ‘riempite questo bicchiere e non rompete i c....’”.

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"Vince chi molla" -

Nella vita ci hanno sempre insegnato a non mollare mai, ma nessuno ci ha mai detto perché non si dovrebbe mollare… Arrendersi è considerato da “perdenti”, nelle partite, negli incontri di boxe, nella vita chi molla… perde.Ci hanno sempre insegnato di stringere i denti, andare avanti, combattere per un ideale, anche se il più delle volte non è il nostro ma quello imposto da qualcun altro, un genitore, il capo, la società.Puntare sempre più in alto, sovrastare chiunque per arrivare alla meta, spingere, sgomitare, scalciare anche imbrogliare pur di vincere.Dimostrare il proprio coraggio, la propria ambizione, il proprio valore con la forza e la determinazione.Ma poi?

Tutta questa fatica, tutto questo sgomitare per dimostrare a noi stessi (o forse più agli altri) di essere i migliori i più forti porta davvero alla vittoria?

A volte lasciare andare gli stereotipi che ci soffocano e ci legano, quelle cose che non ci permettono di essere noi stessi, che intrappolano la nostra vita nell’idea che dobbiamo per forza essere diversi da quello che siamo per essere forti e accettati. In questo caso anche lasciar andare la paura di noi stessi, dei muri che alziamo e di quello che vorremmo essere ma che non siamo… del nostro giudizio. Già perché non esiste un giudice più severo di noi stessi, ci reputiamo sempre “troppo poco” senza renderci conto di quanto invece valiamo se accettiamo chi siamo. Decidiamo di mollare la paura di noi stessi.

Lasciare andare significa anche liberarsi delle vecchie cose che ci legano al passato, dei ricordi che ci hanno segnato, delle cose superflue e anche lasciare perdere rancori e odio che avvelenano il nostro animo.

Togliendo dalla vita queste cose è come diventare di colpo più leggeri, ci si arrende alla vita lasciando che scorra a modo suo, senza costrizioni, legami, muri, argini.“Vince chi molla” è quindi un’esortazione, un invito a non perseverare, a non resistere al continuo mutare delle cose, una presa di coscienza dei nostri limiti

 

Articolo scritto da Valeria Bonora – valeria2174.wix.com

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La foto.....

E' stato un fuori programma imprevisto. Nel corso della Festa dello Sport durante la manifestazione Sua Eccellenza Monsignor Salvatore Muratore , seduto tra le squadre disposte in fila ha chiamato con un cenno le nostre ( sedute proprio vicine a lui) per una foto ricordo. Il tutto tra la felicità e il sorriso delle nostre "lupesse".

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VOLLEY EN. In C primo punto per i Diavoli Rossi. In D / M Kentron su Hobby Volley. In 1^ Div/F vince Naf Nicosia

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Punto importante per i Diavoli Rossi che nel campo di Giarratana hanno sfoderato una bella prestazione che ha messo in difficoltà i padroni di casa e forse con un pò più di fortuna portare a casa i tre punti. A parlare da soli sono i parziali : 21-25 , 26-24 , 17-25, 26-24 , 18-16 i quali confermano quanto si sia lottato in campo. Restando in serie C , Volley Agira il Mondo Volley Messina. Partita non facile per i ragazzi di Millauro/Bottino che comunque hanno giocato una partita intelligente che tranne nel primo set non è stata mai messa in discussione. Agira a pari punti con Roomy Lube ma seconda in classifica dato che aveva perso lo scontro diretto proprio contro la Lube che ha dunque una vittoria in più. In serie D femminile detto che le ragazze di Davide Giuffrida hanno subito  ad Acireale la sconfitta per tre a uno  , c'è da sottolineare i progressi del team. Più ordinato l'Acireale che però subisce il primo set : 14/25 da Saputto e compagne  le quali però finiranno per subire la reazione delle padroni di casa nei successivi tre set. L'Agira però c'è anche se manca ancora qualcosa sul piano della tenuta mentale della gara che con il tempo siamo certi sarà superata. In prima divisione femminile le ragazzine della Naf Nicosia vincono  contro le pari età della Roomy Pink e conquistano i primi tre punti  dimostrando di crescere ( data la loro giovane età) in un campionato difficile quale la prima divisione. 

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Scuola, l'Ocse: gli studenti italiani non sanno leggere. Male scienze, matematica nella media

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Gli studenti italiani non sanno leggere. Hanno minori capacità a comprendere un testo rispetto alla media dei Paesi Ocse, sono in linea con la media Ocse in matematica ma sono molto scarsi in scienze, dove hanno ottenuto un punteggio inferiore di ben 21 punti rispetto ai coetanei dei Paesi Ocse e di 13 punti rispetto alla precedente rilevazione in Italia. È quanto emerge dal Rapporto Ocse Pisa (acronimo di Programme for International Student Assessment), in una indagine internazionale su base triennale che misura le competenze in lettura, matematica e scienze degli studenti quindicenni di 79 Stati partecipanti, di cui 37 Ocse. Hanno partecipato alla prova 11.785 studenti quindicenni italiani, divisi in 550 scuole totali. Circa le competenze sulla lettura, ovvero la capacità di comprendere, utilizzare, valutare, riflettere e impegnarsi con i testi, gli studenti italiani ottengono un punteggio di 476, inferiore alla media OCSE (487), collocandosi tra il 23ø e il 29ø posto. Il punteggio non si differenzia da quello di Svizzera, Lettonia, Ungheria, Lituania, Islanda e Israele. 

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Famiglie sempre più invadenti e genitori sempre più irrispettosi. La lettera...

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Vogliamo riportare la lettera scritta da Ferdinando Mazzeo per Orizzonte Scuola, che ci sembra molto significativa sullo stato della Scuola oggi, ma anche quello della famiglia e dei ragazzi. Uno spaccato che non mancherà di critiche e opinioni contrastanti. Ma è bene parlarne,discutere, confrontarsi e , cosa assai importante, iniziare a "fare". Fare sul serio senza girarsi dall'altra parte. Buona lettura. 

Fernando Mazzeo – Le scuole dovrebbero dire basta a quel rapporto alterato con le famiglie che sta portando ad episodi di esasperazione pericolosi per tutti.Da tempo la scuola opera in situazioni di forte disagio e i rapporti con le famiglie stanno attraversando un profondo periodo di crisi. Il rapporto è caratterizzato da ingerenze e confusione dei ruoli. I genitori sono sempre più irrispettosi e serve una forte presa di posizione per riportare i rapporti nell’ambito delle regole e del rispetto reciproco.Nella nostra società la famiglia è, dunque, cambiata. Appare molto più loquace, più critica e più sicura di sé, ma, in fondo, nasconde una grande debolezza, trasmette continuamente segnali di malessere, diffonde ovunque inquietudini e insicurezze che, spesso, precludono la strada ad un rapporto sereno e costruttivo con i figli e con la scuola. Anche la scuola è cambiata. Alla scuola-istituzione si è affiancata la scuola-social. I ragazzi da soli davanti a smartphone, tablet e computer incamerano una serie impressionante di informazioni e opinioni, nonché una forte dose di emozioni che nessuno controlla. Quando poi siedono tra i banchi sono sempre irrequieti, iperattivi e non vedono l’ora di riprendere in mano, di ritornare in possesso del loro piccolo tutor per aggirarsi ansiosi e frenetici fra i padiglioni imbanditi della fiera delle vanità.
L’insegnamento parallelo offerto dai social produce una omologazione dei processi di conoscenza e una equiparazione dei ruoli senza precedenti, ma, soprattutto, provoca un forte sbilanciamento tra genitori e figli, tra docenti e alunni, tra libertà e rispetto dell’autorità.
Per comprendere il divario che si è determinato nei confronti della scuola, bisogna spostare l’attenzione sull’insieme di relazioni che si organizzano intorno ad essa. Probabilmente, le cose sono cambiate perché è cambiato il modo di vivere e di comunicare.
La scuola non rappresenta più la grande attesa, l’esperienza che coinvolge, mette in discussione, appassiona e sprigiona una luce che attira e accende un significativo spirito critico.

Oggi, per i genitori è sempre più difficile accettare osservazioni negative da parte della scuola, scoprire i propri punti deboli ed è quasi inevitabile provare, con una certa frequenza, ostilità nei confronti dei docenti e mettere in dubbio la loro funzione educativa.
Quando il rendimento scolastico del ragazzo delude le aspettative dei genitori, si crea un gioco di proiezioni reciproche, in cui ciascuno tende a scaricare le responsabilità sull’altro senza prospettare alcuna soluzione.
I rapporti educativi vanno, dunque, ricostruiti. È venuto il momento di assumere atteggiamenti più umani, di rinunciare ad alimentare il disprezzo, di iniziare a smascherare l’inganno dei social che rappresentano una sorta di idoli onnipotenti che attirano tutti e stanno trasformando la società in un immenso supermarket, dove tutto si vende e tutto si compra fuorché la sapienza della vita.

Oggi, i genitori hanno sempre meno tempo da trascorrere con i figli e preferiscono evitare di sgridarli, criticarli e punirli. Accettano una strana condiscendenza e tendono a cedere su tutto pur di rendere gradevole la convivenza e meno conflittuali i rapporti.
Per uscire da questo circolo vizioso, da questa spirale di incomprensioni, scuola e famiglia devono ritrovare insieme il desiderio di grandi progetti comuni, che mettano ragazzi e adulti al riparo da tavolette magiche, dispensatrici di infiniti spazi e sovrumani silenzi, che accrescono l’ostilità, l’aggressività e il senso di solitudine.
Le conclusioni di una ricerca condotta dall’Università Bocconi e dall’Università di Padova, dimostrano, infatti, che di digitale nella vita dei ragazzi ce n’è fin troppo e i genitori non sono abbastanza consapevoli dei pericoli in agguato.
Le sbornie digitali, sia a casa che a scuola, non fanno bene. Occorre, dunque, cambiare rotta e iniziare a scoprire il mondo esterno: le persone, gli amici vivi e reali, le strade, le piazze, i negozi, i giardini, i prati.

La dedigitalizzazione dell’educazione e la sana collaborazione tra scuola e famiglia sono, oggi, le grandi scommesse. Scommesse nel senso che la scuola non può essere più giocata al ribasso, ma deve essere capace di contribuire in maniera forte all’innalzamento del livello culturale.
I giovani, che non vedono l’ora di diventare padroni assoluti di se stessi e della loro vita, devono svincolarsi dalle mille suggestioni dei social e gustare lo spessore didattico e formativo di una scuola che deve continuare a rappresentare un vero e proprio campo d’azione sociale.
Un ragazzo, un genitore che non vedono nella scuola il più solido anello di congiunzione, rinunciano a crescere, a rivestire un ruolo ben preciso che regola il complesso meccanismo del nostro vivere nella scuola e nella società.
Un rapporto sereno, tranquillo e costruttivo tra scuola e famiglia è un principio che non ammette deroghe di nessun tipo e si gioca nel contesto di grandi cambiamenti che impattano, direttamente e immediatamente, sul modo di essere e di educare.

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VOLLEY. In serie C battuta di arresto dell'Agira. In D/F vincono Kentron e Agira.

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Quella subita dai ragazzi di mister Millauro/Bottino è stata una battuta di arresto persa al tie break. Ma quella contro la Roomy 78 è stata forse una delle più belle gare di campionato viste al palazzetto comunale. Pronti via e Livera e compagni vincono i primi due set. Tutto sembrava già scritto, invece no. I ragazzi di Giovanni Barbagallo rimontano con caparbietà mettendo in crisi la difesa dei padroni di casa. Due a due e si va al tie-break, dove tutto è possibile e la fortuna ha riso sulla Roomy che così porta a casa due punti importanti che la fanno balzare in testa alla classifica a pari merito dell'Agira. Alla fine la gioia e la sportività hanno prevalso così come gli interpreti in campo avevano dimostrato per tutta la durata dell'incontro. Restando in C/M i Diavoli Rossi subiscono un altra battuta di arresto perdendo malamente contro il Pozzallo. Ancora a zero punti i ragazzi del presidente Campione non meritano l'attuale posizione in classifica. In serie D/F primi punti importanti per il team di Agira e Kentron Enna che battendo Accademia Caltanissetta si porta in quarta posizione. Ad Agira le ragazze di mister Giuffrida erano chiamate a vincere contro il Roccalumera e così è stato. La gara è stata sempre in mano alle padroni di casa le quali hanno legittimato il risultato meritando di vincere. In prima divisione femminile Naf Nicosia è stata battuta a Palagonia per tre a zero. Le giovanissime  ragazze di mister Salvatore D'Amico pagano forse la loro inesperienza ma c'è da dire che a Nicosia il progetto della Naf è quello del rilancio giovanile della società e il futuro non potrà che essere roseo.

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