C'è tanto odio in giro, non so se ho ragione. Non solo quello grande delle guerre, dei confini, dei palazzi. C'è quello piccolo, quotidiano, che ci portiamo a tavola. Nei commenti, nel traffico, in famiglia. Un rumore di fondo continuo.
E' azzardato dirlo ma fa male perché è vera: ne abbiamo bisogno come il pane.
L'odio è un pane avvelenato, ma sazia subito. È più facile dell'amore. L'amore chiede pazienza, vulnerabilità, tempo. L'odio no. Ti dà subito un'identità: io sono quello che non è come te. Ti dà subito una ragione, un nemico, una storia semplice. E noi, stanchi di storie complicate, lo mangiamo ogni giorno.
Dov'è finito Gesù?
Forse non è finito da nessuna parte. È rimasto esattamente dove lo abbiamo messo noi. In croce. Ai margini. Nel posto scomodo dove non vogliamo guardare. Forse lui lo aveva capito. Che l'odio non si abbatte una volta per tutte, come si abbatte un muro. Che non sarebbe bastato un miracolo, una frase perfetta, un discorso. L'odio è una possibilità umana, sempre lì, come un seme. Allora il suo sacrificio non è stato un tentativo fallito di cancellare l'odio dal mondo. È stato l'esempio opposto: cosa succede quando l'odio ti arriva addosso con tutta la sua forza, e tu scegli di non restituirlo. Non lo ha combattuto con più odio. Lo ha attraversato. Si è lasciato ferire senza diventare ferita che ferisce altri. Questo è lo scandalo.
Noi invece, facciamo il contrario. Sentiamo l'odio del mondo e pensiamo di doverne produrre di più per difenderci. Rispondiamo al veleno bevendone altro. Lo alimentiamo per non sentirci soli dentro di esso. Ci convinciamo che se odiamo abbastanza forte, finalmente staremo al sicuro.
Ma non succede mai.
Gesù non è sparito. È solo diventato invisibile al nostro modo di guardare. Lo cerchiamo nei trionfi, nella forza, in chi vince. Lo cerchiamo nelle competizioni , nella quotidianità spicciola , nella sopraffazione . Lui sta sempre dall'altra parte. In chi perdona quando sarebbe più facile urlare. In chi tace invece di umiliare. In chi resta umano quando tutto intorno invita a disumanizzare.
Forse la domanda non è "dov'è finito Gesù", ma "dove abbiamo finito noi per non vederlo più".

