LE CICALE SONO TORNATE 25 anni dopo Oriana Fallaci (Ago Vit)

Agosto 29, 2026 602

Nel 2001 Oriana Fallaci le chiamò così, con una parola sola che valeva più di un trattato: "cicale".

Non parlava di insetti. Prendeva il termine da Esopo e La Fontaine. Chi frinisce tutta l'estate senza lavorare, chiacchiera, moraleggia, vive di rendita intellettuale. Per Fallaci cicala era l'intellettuale da salotto, il politico opportunista, il giornalista compiacente, il pacifista a tutti i costi. Quello che parla molto, non rischia nulla e odia l'Occidente pur vivendoci benissimo. Da lì la sua definizione perfetta, rimasta nella storia: "cicale di lusso". Quanti ne conoscete ? Basterebbe osservare.  Forse nessun termine è più azzeccato oggi, a 25 anni di distanza. Le ritroviamo identiche. Nei talk, nelle redazioni, nei consigli comunali, nel condominio. Politici che hanno fatto dell'opportunismo la loro unica ideologia. Giornalisti da salotto che cambiano padrone e morale a seconda dell'ospite. E persone comuni, i vicini della porta accanto, che hanno trasformato l'opportunismo in politica personale. Come le riconosci? Fallaci ci aveva dato il metodo. Non da quello che dicono quando urlano contro gli altri. Ma da quello che fanno quando quel fatto diventa loro.

Sono ferocissime con il potere, finché il potere non è il loro. Sono intransigenti con l'errore altrui, elastiche con il proprio. Predicano sobrietà e vivono di eccesso. Invocano accoglienza per gli altri quartieri e alzano muri nel loro. Chiedono sacrifici e non ne hanno mai fatto uno. Urlano contro il privilegio mentre ne vivono dentro. Gridano contro l'Occidente mentre ne incassano ogni comfort. Fallaci le sentiva frinire già allora e si rifiutava di mischiarsi a loro. Diceva: "Mi impongo di non mischiarmi alle cicale".  Una frase quest'ultima da prendere come esempio per imporsi di non mischiarsi alle cicale. 

Oggi il frinire è assordante perché è amplificato dai social, ma la sostanza è la stessa.  Nella favola la cicala canta tutta l'estate mentre la formica lavora e accumula grano. Poi arriva l'inverno. L'inverno per Fallaci, e per oggi, non è una stagione. È il momento in cui la realtà ti presenta il conto. È quando succede una guerra vera, un attentato, una crisi economica, un quartiere che non è più sicuro, una bolletta che non riesci a pagare, una malattia. È il momento in cui non bastano più le parole. In quel momento si vede cosa hai messo da parte: Il grano sono i fatti concreti. Hai costruito qualcosa? Hai governato bene? Hai detto la verità anche quando era impopolare? Il lavoro fatto è la credibilità. Hai agito in modo coerente con quello che predicavi? La verità detta è il coraggio di non aver urlato contro gli altri solo per convenienza.

La cicala, in inverno, non ha niente di tutto questo. Ha solo consumato. Ha urlato contro gli altri quando era facile, ma quando tocca a lei gestire lo stesso problema che prima denunciava, crolla. Resta lì, senza soluzioni, senza risultati, senza coerenza. Le rimane solo una cosa: continuare a frinire. Cioè continuare a parlare, a giustificarsi, a dare la colpa a qualcun altro, a fare rumore per coprire il vuoto.

È per questo che Fallaci le disprezzava così tanto. Perché all'inverno ci arriviamo tutti.

 
 
 
 
 
 
Ultima modifica il Sabato, 29 Agosto 2026 13:33