La passeggiata domenicale non era una passeggiata. Era un'architettura. ( AgoVit )

Agosto 30, 2026 1240
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ll corso è il palcoscenico più democratico che abbiamo inventato. Duecento metri di asfalto, le stesse pietre avanti e indietro. Non c'è meta, quindi nessuno è in ritardo. Non c'è prestazione, quindi tutti possono partecipare. I vecchi sulle panchine e davanti ai Circoli non erano spettatori. Erano l'archivio. Quelli che avevano visto le stesse coppie da bambini diventare genitori, poi nonni. Tenevano il punteggio morale della comunità senza dire una parola, solo guardando. Il gelataio  con la fila più lunga della settimana era la prova economica che quel rito funzionava: la gente non comprava un gelato, comprava il permesso di stare lì cinque minuti in più. Poi c'era il tavolo con i "bomboloni di zucchero  " appena fatti , a calia e le arachidi per tutti. 

Il vestito della domenica non era vanità. Era cura. Il padre in giacca e cravatta sempre anche ad agosto, la madre con le scarpe che fanno male, il bambino a cui viene detto "non ti sporcare". Oggi ci sembra costrizione. Allora era un messaggio: per voi mi sono messo in ordine. Per il paese mi presento pulito. È l'opposto dell'ostentazione, è rispetto per lo spazio comune. I fidanzati che volevano stare soli e dovevano stare in mezzo a tutti imparavano la cosa più italiana di tutte: il desiderio si disciplina camminando accanto, non scappando. Due passi avanti, uno sguardo ai genitori, la mano che quasi si sfiora. E quel mercato matrimoniale  non era cinico. Era lento. Ci si vedeva una domenica, ci si rivedeva la domenica dopo. Ci si valutava non sul colpo di fulmine, ma sulla costanza. Se torni per quattro domeniche di fila, forse fai sul serio. Capivi dagli sguardi e ci si scambiavano le lettere tra una passeggiata e l'altra di nascosto dei genitori , dei parenti , a volte persino dalle amiche. 

Abbiamo sostituito tutto questo con il cellulare , che è la stessa pulsione ma senza corpo. Vedere ed essere visti dal divano non costa niente. Sul corso costava: dovevi uscire, esporti, accettare di essere guardato mentre guardavi. Per questo era elegante. L'eleganza non è mai solo estetica, è accettare le regole di un gioco inutile e giocarlo bene. Non serve a niente camminare avanti e indietro per un'ora. Ed è proprio perché non serve a niente che dice chi sei. Quel passo che non andava da nessuna parte perché il percorso era già tutto lì.

La modernità ci ha convinto che libertà è andare lontano, veloce, altrove. La passeggiata diceva il contrario. Libertà è poter restare. Poter dire: per un'ora la mia unica occupazione è stare qui, con i miei, sotto gli occhi degli altri, senza produrre, senza arrivare. Era una libertà non produttiva. E quindi scandalosa, oggi. Tu sei a Regalbuto, è domenica sera , all'uscita dalle Messe , siamo proprio in quella finestra tra le sette  e le otto . Il corso c'è ancora. Vuoto, magari con più macchine parcheggiate male, con i ragazzi che guardano il telefono invece della vetrina del bar. Ma la forma è ancora lì. Se esci adesso, non per fare una commissione, non per andare da qualche parte, ma solo per fare su e giù una volta, ti accorgi che il rito non è morto. Sta solo aspettando che qualcuno si rimetta il vestito della domenica, anche solo nell'atteggiamento.

AgoVit 

Ultima modifica il Domenica, 30 Agosto 2026 12:59