L'esponente del Comitato Direttivo Centrale lascia l'Associazione Nazionale Magistrati denunciando "un danno d'immagine irreversibile", una "campagna di disinformazione" sul referendum e i "cori da stadio" dei colleghi contro le istituzioni.
Un fulmine a ciel sereno scuote i vertici dell'Associazione Nazionale Magistrati (Anm). Natalia Ceccarelli ha annunciato formalmente le sue dimissioni dal Comitato Direttivo Centrale, accompagnando il passo indietro con una lettera durissima che mette a nudo profonde spaccature all'interno della magistratura associata. Una presa di distanza netta dalle modalità con cui l'Associazione ha condotto la recente campagna referendaria, giudicate incompatibili con la dignità e la terzietà del ruolo.
"Una permanenza intollerabile" e il danno d'immagine
L'intervento di Ceccarelli non lascia spazio a compromessi. La decisione di lasciare i vertici matura dalla convinzione che l'Anm abbia «smarrito il senso della sua finalità rappresentativa, di tutte le idealità che ispirano l'essere magistrato».
Il punto di rottura principale risiede nella gestione della recente stagione referendaria. Secondo la magistrata, la campagna ha prodotto un danno d'immagine «irreversibile» per l'intera categoria, le cui conseguenze ricadranno sulle future generazioni di toghe. Il timore espresso è che la fiducia dei cittadini nella giustizia sia stata compromessa dopo aver assistito a magistrati che si sono resi protagonisti di scene poco edificanti.
I "cori da stadio" e l'isolamento di una collega
Il passaggio più duro dell'atto di accusa riguarda i festeggiamenti seguiti all'esito referendario. Ceccarelli punta il dito contro le «scene di giubilo» fatte di «balli e cori da stadio», intonati contro il massimo esponente di un altro potere dello Stato e, cosa ancor più grave, contro una giovane collega.
Quest'ultima, secondo il racconto della dimissionaria, sarebbe stata «implicitamente additata come nemico della collettività» per le posizioni assunte durante la campagna. Una vera e propria «messa all'indice» avvenuta davanti ad alti esponenti degli uffici giudiziari e del direttivo stesso. Di fronte a questo spettacolo, Ceccarelli denuncia il silenzio assordante dei vertici associativi:
"Nessuna voce di condanna, nessuna presa di distanza, nessuna doverosa richiesta di scuse si è levata [...] da chi ha invece liquidato l'episodio come lo sfogo goliardico di chi è stato sotto attacco."
Disinformazione e "manipolazione storica" sulla separazione delle carriere
Non è solo una questione di stile, ma anche di merito. Ceccarelli critica aspramente il modo in cui la magistratura associata ha respinto il tentativo di «etero riforma» proposto dalla politica. Sebbene quest'ultimo venga definito «sguaiato» e «maldestro», la reazione dell'Anm sarebbe consistita in una «martellante campagna di disinformazione», diffusa persino all'interno dei luoghi di culto.
Nel mirino c'è la narrazione portata avanti dall'Associazione sulla separazione delle carriere. Ceccarelli parla di «un allarmante episodio di manipolazione storico-giuridica e un vero e proprio furto di verità», sottolineando come l'unità delle carriere – strenuamente difesa dall'Anm – affondi in realtà le sue radici «nell'ordinamento fascista pre repubblicano».
"Non ci sono vincitori"
La chiusura dell'intervento è segnata dall'amarezza. Nonostante la vittoria del "No" alle riforme, Ceccarelli non vede trionfi in questa vicenda: "So bene che la storia la scrivono i vincitori ma non vedo vincitori su questo campo di battaglia".
Le sue dimissioni, conclude, non sono un abbandono degli ideali della magistratura, ma un atto di fedeltà ai principi fondativi dell'Associazione, nella speranza che possano essere perseguiti degnamente altrove. "Vi auguro di ritrovare la strada," chiosa amaramente, "io ho la certezza che la strada non è più questa".

