I numeri parlano chiaro, e hanno il freddo sapore di una sentenza: dal 6,2% al 5,34% in soli due anni. Il Liceo Classico, un tempo bussola della classe dirigente italiana, sembra oggi una cittadella assediata, specialmente nel Nord produttivo che guarda al pragmatismo delle competenze tecniche. Ma dietro questa erosione statistica e il lamento sulla "fatica" di tradurre una versione di greco, si nasconde una domanda più profonda: stiamo davvero assistendo al tramonto dell'antichità?
Durante il programma televisivo Geo è stato chiesto ad Alessandro D’Avenia — che di bellezza e di adolescenti ha fatto la sua missione — di aiutarci a decifrare questo scenario. Oggi i ragazzi parlano di "enorme fatica". E hanno ragione. In un mondo dominato dall’algoritmo del "tutto e subito", il Classico è l'antitesi perfetta: è lento, è ostinato, richiede una dedizione quasi monastica. "La fatica non è il limite del Classico, è il suo dono," suggerisce D'Avenia. "Studiare il greco e il latino oggi non è un esercizio di archeologia, ma un atto di ribellione contro la superficialità. Tradurre significa imparare che le parole hanno un peso, una storia e una precisione che il linguaggio 'social' ha smarrito."
Il calo degli iscritti al Nord suggerisce una visione del mondo dove lo studio deve essere immediatamente "spendibile". Se non produce un profitto rapido, viene percepito come un lusso o, peggio, come tempo perso. Ma è proprio qui che il Classico rivendica la sua urgenza: Il Pensiero Critico: Smontare una frase di Cicerone insegna a smontare una fake news o un discorso populista. L'Empatia Storica: Leggere l'Iliade significa capire che il dolore del nemico è uguale al proprio. La Complessità: Il mondo non è binario (0 o 1); la grammatica greca, con le sue sfumature, allena a gestire l'ambiguità della realtà moderna
L’Ultima Generazione a Studiare i Classici?
La domanda provocatoria di D’Avenia colpisce nel segno. Se continuiamo a insegnare queste materie come elenchi di paradigmi morti, allora sì, saremo gli ultimi a spegnere la luce. Ma se i classici tornano a essere ciò che sono — biografie di passioni umane — allora la loro sopravvivenza è garantita.

