Il Cortocircuito della Libertà: Tino Ferrari, la Brigata Ebraica e il 25 Aprile che non Vogliamo In evidenza

Aprile 26, 2026 523

C'è un'immagine che più di ogni altra fotografa le contraddizioni, a tratti intollerabili, dell'ultimo 25 aprile: quella di Tino Ferrari, ex professore dell'Università di Bologna nato nel 1946 – l'anno immediatamente successivo alla Liberazione – allontanato dal corteo della sua città. La sua "colpa"? Aver portato in piazza, accanto al tricolore italiano e ai simboli dell'ANPI, la bandiera dell'Unione Europea e quella dell'Ucraina. Ma purtroppo, il suo non è stato l'unico caso di memoria tradita.

Un Paradosso Dolente

È un 25 aprile dolente quello in cui a un uomo anziano, animato dai valori fondanti della Resistenza e con i fazzoletti partigiani al collo, viene intimato di andarsene o di nascondere in tasca i propri vessilli.

Il cortocircuito logico e morale è plateale: nella giornata in cui l'Italia celebra la liberazione da un regime oppressivo e da un'occupazione straniera, a un cittadino democratico viene impedito di solidarizzare con un Paese che da oltre 4 anni sta compiendo la propria, sanguinosa e drammatica resistenza contro un invasore. Ferrari è stato bloccato da manifestanti più giovani e costretto a farsi da parte per non aver aderito a un "pensiero unico" imposto con un'arroganza inaccettabile.

L'Abisso dell'Odio: L'Attacco alla Brigata Ebraica

A rendere il clima ancora più fosco e inquietante è ciò che accade, ormai quasi sistematicamente, ai rappresentanti della Brigata Ebraica, a cui viene impedito di sfilare pacificamente. Stiamo parlando dei reduci e degli eredi di coloro che diedero un contributo di sangue vitale per la liberazione dell'Italia dal nazifascismo.

Vietare loro la piazza è un abominio storico, ma il fondo dell'abisso è stato toccato con gli insulti vomitati contro di loro. Tra urla e spintoni, si è levato un commento che fa raggelare il sangue: "siete saponi mancati". Una frase che non è "solo" un insulto, ma un'evocazione abominevole dell'Olocausto, un concentrato di purissimo antisemitismo mascherato da militanza politica.

  • La memoria capovolta: Chi sfila il 25 aprile dovrebbe farlo per onorare le vittime del nazifascismo, non per usare la retorica dei carnefici contro i discendenti di quelle stesse vittime.

  • Il paradosso della piazza: La Festa della Liberazione si trasforma così in un tribunale ideologico dove l'ingresso è regolato dall'intolleranza e, cosa ancora più grave, dall'odio razziale.

La Resistenza di Oggi e i Muri dell'Ideologia

Cacciare chi sventola la bandiera di un popolo sotto le bombe, o sputare odio antisemita addosso a chi ha liberato il nostro Paese, significa ignorare il parallelismo storico e morale più lampante del nostro presente. La libertà non è un concetto astratto, né tantomeno l'esclusiva di certe fazioni: è un principio universale. Quando la piazza si trasforma in un luogo di censura e razzismo, perde la sua natura e diventa l'esatto opposto di ciò per cui le partigiane e i partigiani hanno combattuto e perso la vita.

Impedire a Tino Ferrari di marciare e insultare la Brigata Ebraica sono ferite profonde alla nostra democrazia. È il trionfo di quel settarismo anti-libertà che pretende, con presunzione violenta, di stabilire quali resistenze siano degne di essere celebrate e chi abbia il diritto di esistere.

Il 25 aprile appartiene a tutti coloro che credono nei diritti umani, nella solidarietà e nell'autodeterminazione dei popoli, respingendo ogni forma di fascismo, vecchio o nuovo che sia. Viva Tino Ferrari, onore alla Brigata Ebraica, e abbasso quel settarismo cieco che, in nome di una libertà sbandierata solo a parole, finisce per calpestare quella vera.

Milano: insulti alla Brigata Ebraica durante il corteo del 25 aprile Questo filmato documenta le crescenti tensioni e le contestazioni subite dai rappresentanti della Brigata Ebraica durante le celebrazioni della Liberazione a Milano.