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Quella carezza della sera a Taranto In evidenza

Settembre 19, 2026 402
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Un teatro chiuso a Taranto. Il famoso Cine Teatro Alfieri.  Era il 1971 . Fuori forse odore di nafta, di mare d'inverno. Dentro tutto esaurito e  un centinaio di ragazzi con la divisa ancora nuova, le prime uscite dalla caserma, i capelli tagliati da poco. Sul palco i New Trolls attaccano quell'arpeggio di chitarra che sembra già tramonto. E vnoi, senza metterci d'accordo, cantiamo tutti. Chi urla, chi bisbiglia. Con quelle lacrime da nascondere, perché un marinaio non piange. È per questo che quel brano ci è rimasto nel cuore. Non è solo una canzone. È una fotografia di quello che eravamo.

Le parole, riga per riga, sono la nostra storia

La canzone ha due tempi, come la vita.

L'infanzia, la casa.

Quando tornava mio padre sentivo le voci [...] Mi nascondevo nell'ombra del grande giardino Poi mi mettevano a letto finita la cena [...] Io rimanevo da solo ed avevo paura

 È il ricordo caldo, protetto. Il padre che torna, la madre che spegne la luce. Quel misto di sicurezza e di piccola paura di restare soli, che da bambini non confessiamo mai: "rimani un po'". Per vnoi reclute a Taranto, quella era la carezza. La casa lasciata da pochi giorni, la fidanzata, la madre, il cortile. Il profumo di qualcosa che fino a un mese prima davi per scontato.

Poi l'autunno, la scoperta della mancanza. " Quelle giornate d'autunno sembravano eterne [...] E rimanevo a pensare, mi manchi tu "

 Qui la voce cresce. Non è più il bambino nel giardino, è il ragazzo che capisce per la prima volta che qualcuno può mancare davvero. Quell'ombra negli occhi di sua madre diventa la sua ombra. È esattamente quello che prova un giovane militare la prima volta che è lontano: capisci che l'assenza ha un peso fisico.

E poi arriva il ritornello, che è un dilemma esistenziale, non un ritornello pop: Non so più il sapore che ha / Quella speranza che sentivo nascere in me / Non so più se mi manca di più / Quella carezza della sera o quella voglia di avventura / Voglia di andare via di là

 Perché per noi faceva così male, e così bene

Tutta la canzone sta in quell'o. Quella carezza della sera o quella voglia di avventura. Per un ragazzo di vent'anni in Marina, quelle due cose non sono in opposizione, sono la stessa cosa che ti spacca in due:

La carezza della sera è tutto ciò che è morbido, conosciuto. Non è solo una donna. È la mano di tua madre sulla fronte, è la sera d'estate al paese, è l'amore lasciato alla stazione con la promessa "torno presto". È una carezza che arriva piano, come dice il titolo, ti sfiora e se ne va. Proprio come un ricordo. La voglia di avventura è il motivo per cui ti sei arruolato. Voglia di andare via di là. Quel "di là" è bellissimo perché non ha una meta. Non è "andare a La Spezia" o "andare in America". È andare via. Oltre l'orizzonte del Mar Grande, oltre il paese. È la spinta che ha fatto , salire sul treno, dire "vado a vedere il mondo".

E i New Trolls, che in quel periodo stavano lasciando il rock progressico  per tornare a una poesia più semplice - scritta da Bardotti, Belleno, De Scalzi e gli altri - ti mettono davanti alla verità: non saprai mai quale delle due ti manca di più. E non devi scegliere.

Quella sera in teatro ci siamo commossi  tutti insieme perché, per la prima volta, qualcuno ci dava il permesso di sentire entrambe le cose senza vergogna. Potevi essere forte con la divisa, e allo stesso tempo avere una nostalgia che ti stringeva lo stomaco. Potevi avere voglia di partire per mare e allo stesso tempo voler tornare a casa di corsa. Cantare a squarciagola era il nostro modo di dire: "sì, mi manchi tu". Sottovoce, con le lacrime nascoste dentro, era il modo di custodire quella carezza, per portarla con noi in mare il giorno dopo.

È rimasta nel cuore perché non invecchia. Ogni volta che la riascolto, torna quel ragazzo di Taranto, diviso perfettamente a metà tra le cose che avevo  lasciato e il mare davanti.

Ultima modifica il Sabato, 19 Settembre 2026 17:03