Nessuno. Davvero nessuno.
Possiamo dimenticare nomi, indirizzi, persino i motivi di un litigio che ci è sembrato eterno. Possiamo confondere gli anni, le stagioni, le città. Ma il primo amore no. Resta lì, intatto, come una fotografia che non sbiadisce perché non è mai stata esposta al sole. C'è un'intera letteratura che lo dimostra, e non è un caso. Dai romanzi alle cronache dei giornali locali, la storia è sempre la stessa e sempre diversa. Perché il primo amore è l'unico che il tempo non riesce a riscrivere. Forse perché non è stato solo amore. È stato un'iniziazione. È stato il primo bacio dato con il cuore che faceva un rumore così forte da coprire il mondo. Quel bacio rubato, sbagliato, troppo breve o troppo lungo, con il naso che sbatte. È stato il primo mano nella mano, con il palmo sudato e la paura che qualcuno ci vedesse, e insieme la voglia che ci vedesse il mondo intero. Il primo bigliettino piegato in quattro, la prima attesa sotto casa, il primo "ti amo" detto senza sapere davvero cosa significasse, ma sapendo con assoluta certezza che era vero.
Gli amori che vengono dopo imparano. Imparano la strategia, la gelosia, il compromesso, la difesa. Diventano più intelligenti, più abili, a volte più profondi. Ma perdono per sempre una cosa: il candore. Il primo amore è candido perché non ha passato. Non ha delusioni precedenti da cui proteggersi, non ha tecniche di seduzione, non ha calcoli. È un gesto senza mestiere. E per questo resta puro nella memoria. Non invecchia. Mentre noi cambiamo, ingrassiamo, ci disilludiamo, quel ricordo rimane adolescente. Lei ha sempre sedici anni con la gonna a fiori, lui ha sempre la bicicletta scassata e quel modo di ridere a denti stretti.
Dante vede Beatrice a nove anni e gli basta per inventare l'eternità. Petrarca vede Laura in una chiesa e ci scrive una vita. Leopardi . Una delle più note poesie giovanili di Giacomo Leopardi è Il primo amore, composto nel 1817 . Einstein definì il primo amore come un fenomeno biologico da non poter essere spiegato semplicemente attravarso la chimica e la fisica. Lo scienziato scelse proprio questa esperienza emotiva per illustrare in modo semplice e ironico il concetto della relatività del tempo. Non è esagerazione letteraria, è cronaca precisa di ciò che accade a tutti. Il primo amore ci rivela che siamo capaci di sentire qualcosa di assoluto. Prima di allora amavamo i genitori, gli amici, il cane. Ma è la prima volta che scegliamo qualcuno fuori dal sangue, fuori dall'obbligo, e diciamo: tu. Ecco perché le storie di chi si ritrova dopo una vita intera commuovono così tanto. Non è nostalgia, non è rimpianto per ciò che poteva essere. È il riconoscimento di un luogo interiore. Il primo amore non si dimentica perché non appartiene alla cronologia. Appartiene alla mitologia personale. Non è una persona, alla fine. È il momento in cui abbiamo scoperto che il nostro corpo poteva diventare linguaggio, che la nostra timidezza poteva diventare coraggio, che un altro sguardo poteva contenere il mondo. Gli altri amori ci insegnano chi siamo con gli altri. Il primo ci insegna chi siamo, e basta. Per questo, anche se poi abbiamo amato di più, meglio, più a lungo, continuiamo a custodirlo in un cassetto diverso. Non più alto, non più basso. Separato.
Intoccabile, con gli stessi gesti e lo stesso candore di allora.