Regalbuto tra Orgoglio e Visione: Se lo Sport Insegna alla Politica l’Arte di Remare Insieme. ( AgoVit )
C’è un numero che in queste ore pesa più di un bilancio comunale: 1498. Sono le volte in cui un pensiero, un’esortazione, un grido d’allarme è stato letto e, si spera, masticato. Per un blog che osserva il territorio con "un occhio allargato all’orizzonte", questo non è solo traffico web; è la prova provata che Regalbuto ha sete di verità, di confronto e, soprattutto, di una via d’uscita dal labirinto delle divisioni.
Il Silenzio che Rispetta il Lettore
La scelta di non intervenire nei commenti non è stata assenza, ma presenza discreta. In un’epoca di "urlatori seriali" sui social, lasciare che la notizia e il dibattito fluiscano in modo autonomo è un atto di fiducia verso l’intelligenza dei cittadini. È permettere che il quadro si componga da solo, affinché ognuno possa farsi un’opinione senza filtri o correzioni di rotta. Ma tra quei 1498 lettori, lo sappiamo, ci sono anche i "protagonisti delle divisioni". Ed è a loro che il messaggio arriva più forte: il desiderio di dire "adesso basta" non è più un sussurro da bar, ma un’esigenza collettiva.
La Lezione del Calcio a 5: La Sintesi che Vince
Mentre la città si interroga sul proprio futuro verso il 2027, un segnale potente arriva da Roma. Il premio delle Benemerenze Sportive della LND assegnato alla società di Calcio a 5 non è un caso, né un colpo di fortuna. È il risultato di una sintesi perfetta. Nello sport, come nella vita pubblica, il risultato è un’equazione tra dirigenti, famiglie, istituzioni e tifosi. Se manca un solo addendo, l’edificio crolla. Il successo del Futsal regalbutese dimostra che quando si rema insieme verso un obiettivo comune, la "carie dello spopolamento" e l'isolamento geografico passano in secondo piano. La visibilità ottenuta dalla squadra è visibilità per tutta Regalbuto. È la dimostrazione che funzioniamo quando siamo "noi", falliamo quando siamo "io".
L'Orgoglio Gattopardiano e i Muri di Rancore
Perché allora, fuori dal rettangolo di gioco 40x20, la coesione svanisce? Personalmente lo definisco : "l’orgoglio gattopardiano". Quella sottile e perversa compiacenza siciliana nel restare fermi, nel nutrire vecchi rancori personali come fossero cimeli di famiglia, preferendo affondare separati piuttosto che salvarsi insieme. Questi muri hanno prodotto un’assenza totale di visione. Senza programmazione a medio-lungo termine, resta solo l'improvvisazione, ovvero il "gestire l'oggi" sperando che il domani non arrivi mai. Ma il 2027 arriverà. E lo spopolamento non aspetta i tempi dei nostri rancori.
Chi farà il primo passo?
Siamo fermi a un bivio psicologico: chi deve abbassare per primo lo scudo? La risposta, forse, non sta nel "chi", ma nel "cosa". Dovrebbe essere la visione futura della città a dettare il passo. Incontrarsi non significa annullare le diversità o le appartenenze politiche, ma riconoscere che esiste un bene superiore — la sopravvivenza stessa di Regalbuto come comunità viva — che vale più di una vecchia ruggine o di un post polemico su Facebook.
Oltre il 2027
I 1498 lettori sono la prova che la comunità è vigile. Lo sport ha indicato la via della programmazione e della coesione. Ora spetta alla società civile e alla politica decidere se continuare a "dividere" per regnare sulle macerie, o se abbattere i muri per costruire un orizzonte in cui i nostri giovani possano decidere di restare, non per rassegnazione, ma per scelta.
Il tempo di remare insieme è adesso. Prima che il 2027 diventi solo l'ennesima data di un declino annunciato.
AgoVit
Non è solo un rettangolo di gioco 40x20. Per la comunità di Regalbuto, quello spazio rappresenta tre decenni di sogni, sudore e un’identità culturale che si tramanda di generazione in generazione. Un impegno quotidiano che oggi ha ricevuto il massimo riconoscimento nazionale. Nella suggestiva cornice dell’Hotel Hilton Airport di Roma Fiumicino, si è svolta la cerimonia di consegna del premio Benemerenze Sportive, il prestigioso riconoscimento istituito dalla Lega Nazionale Dilettanti (LND). A rappresentare con orgoglio i colori della società, l’Amministratore Unico Sergio Politi, che ha ricevuto il premio per i 30 anni di ininterrotta affiliazione. L’evento ha visto la partecipazione delle più alte cariche del calcio dilettantistico e dello sport nazionale, confermando l'importanza di realtà che, come quella di Regalbuto, costituiscono la spina dorsale del movimento sportivo italiano. Trent'anni non sono solo un traguardo numerico, ma il racconto di una visione d'amore per lo sport che ha saputo resistere al tempo. Quello che è iniziato come un piccolo progetto locale è diventato, anno dopo anno, un oggetto culturale di gran valore per i cittadini. "Ci dedichiamo quotidianamente a quel rettangolo di gioco per non far perdere una tradizione che appartiene a tutti," commenta la società. "Ricevere questo premio davanti ai vertici dello sport nazionale ci rende fieri del lavoro svolto e ci dà la carica per i successi che verranno."
Il premio ricevuto a Roma non è un punto di arrivo, ma un prezioso attestato di stima che proietta la società verso le sfide di domani. Con la solidità di una storia trentennale e la freschezza di chi non smette mai di innovare, il futuro dello sport a Regalbuto appare più radioso che mai.
Alla Società Sportiva Futsal Regalbuto , al suo instancabile presidente Vito Contino e all'intera dirigenza e squadre le nostre congratulazioni.
Il caso Tortora . Il Referendum del 1987: Un plebiscito di rottura e il non rispetto della volontà dei cittadini.
L'8 e il 9 novembre 1987, l'Italia andò al voto. Il quesito riguardava l'abrogazione degli articoli del Codice di Procedura Civile che limitavano la responsabilità dei magistrati ai soli casi di dolo (cattiva fede) o frode.
Il risultato: L'80,2% dei cittadini votò Sì.
Il messaggio: Il popolo voleva che i giudici rispondessero dei propri errori come qualsiasi altro professionista (un medico, un ingegnere, un avvocato).
2. La Legge Vassalli (117/1988): La "mediazione"
Il Parlamento dovette scrivere una legge per riempire il vuoto lasciato dal referendum. Nacque la Legge Vassalli, che però introdusse un modello di responsabilità indiretta che molti critici definirono un "tradimento" dello spirito referendario.
Ecco come funzionava (e in gran parte funziona ancora):
Il cittadino non fa causa al giudice: Se subisci un danno, devi citare in giudizio lo Stato (la Presidenza del Consiglio).
Il filtro: Esisteva un "filtro di ammissibilità" molto severo: molti processi non partivano nemmeno perché ritenuti infondati a priori.
La rivalsa: Solo se lo Stato veniva condannato a risarcire, poteva poi rivalersi sul magistrato, ma con tetti massimi molto bassi (generalmente un terzo dello stipendio annuo).
In sintesi: La Legge Vassalli protesse l'indipendenza della magistratura, ma rese quasi impossibile per il cittadino ottenere giustizia per gli errori giudiziari.
3. L'Europa "bacchetta" l'Italia
Per anni, l'Unione Europea ha criticato l'Italia perché la Legge Vassalli era troppo protettiva verso i magistrati, violando il principio di responsabilità previsto dal diritto UE (sentenze Traghetti del Mediterraneo e Commissione vs Italia).
L'Europa ci ha detto chiaramente: "Non potete escludere la responsabilità se c'è stata una violazione manifesta del diritto".
4. La Riforma Orlando (Legge 18/2015)
Per evitare sanzioni europee, nel 2015 è stata approvata una riforma che ha modificato la Legge Vassalli:
Eliminazione del filtro: Ora le cause risarcitorie iniziano senza quella valutazione preliminare che spesso le bloccava.
Definizione di "Colpa Grave": È stata estesa. Ora include il travisamento delle prove o l'affermazione di un fatto inesistente (esattamente quello che accadde a Tortora con il "nome nell'agendina").
Rivalsa più severa: Se lo Stato perde, l'obbligo di rivalsa verso il magistrato è diventato effettivo e il tetto è salito alla metà dello stipendio.
La situazione oggi
Nonostante queste modifiche, il tema resta caldissimo. Molti sostengono che la responsabilità debba essere diretta (poter fare causa direttamente al magistrato), mentre l'Associazione Nazionale Magistrati (ANM) avverte che ciò renderebbe i giudici "timorosi" e meno liberi di decidere, specialmente nei processi contro i potenti.
Il Caso Tortora continua a ricordarci che l'equilibrio tra l'indipendenza di chi giudica e la protezione dei cittadini dall'arbitrio è uno dei nodi più difficili di una democrazia.
Confronto in sintesi
Il caso Tortora. 17 giugno 1983: L’inizio dell'incubo.
Il Caso Tortora non è solo un "errore", ma è diventato il simbolo della necessità di una giustizia più giusta e del dibattito sulla responsabilità dei magistrati, che culminò proprio nel referendum del 1987. Ecco una sintesi di quella vicenda, per chi non c'era o per chi vuole approfondire i fatti che sconvolsero l'opinione pubblica. All'alba di quel venerdì, Enzo Tortora, il presentatore più amato d'Italia (il papà di Portobello), viene prelevato dai Carabinieri nel suo hotel a Roma. Le immagini delle manette, mostrate ripetutamente dai telegiornali, segnano il passaggio istantaneo da "idolo nazionale" a "mostro". Le accuse sono pesantissime: Associazione a delinquere di stampo camorristico. Traffico di stupefacenti. Secondo i magistrati di Napoli, Tortora è un affiliato della Nuova Camorra Organizzata (NCO) di Raffaele Cutolo.
Il caso Tortora rappresenta uno dei più clamorosi errori giudiziari della storia italiana recente. Enzo Tortora, celebre conduttore di "Portobello", fu arrestato nel 1983 con accuse infondate di associazione camorristica e traffico di droga, basate su false testimonianze di pentiti. Enzo Tortora era un'icona televisiva, padre fondatore della TV italiana con programmi come "La Domenica Sportiva" e "Portobello", che raggiungeva 26 milioni di spettatori. Negli anni '80, l'Italia combatteva la camorra con il maxiprocesso alla Nuova Camorra Organizzata (NCO) di Raffaele Cutolo, che portò a 856 arresti in un'unica retata. Il 17 giugno 1983, alle 4 del mattino, Tortora fu ammanettato in un hotel di Roma su accuse di pentiti come Giovanni Pandico ("O Pazzo"), Giovanni Melluso ("Gianni il bello") e Pasquale Barra. Le prove oggettive erano deboli: un'agendina con un nome simile ("Tortona", non Tortora) e centrini persi da "Portobello" che Pandico, schizofrenico, usò per vendicarsi. Le immagini delle manette, mostrate ripetutamente dai telegiornali, segnano il passaggio istantaneo da "idolo nazionale" a "mostro".
Il Processo e la Condanna
Detenuto per 7 mesi (Roma e Bergamo), Tortora ottenne domiciliari per salute nel gennaio 1984. Nonostante l'elezione a europarlamentare radicale (414.514 preferenze), rinunciò all'immunità; il 17 settembre 1985 fu condannato a 10 anni dai PM Lucio Di Pietro e Felice Di Persia. Il 15 settembre 1986, la Corte d'Appello di Napoli lo assolse con formula piena, smontando le accuse come calunnie per benefici penitenziari; confermata in Cassazione il 13 giugno 1987. I pentiti affrontarono processi per calunnia; Melluso ritrattò nel 2010.
Tortora tornò in TV il 22 febbraio 1987 con "Dove eravamo rimasti?", simbolo di resilienza. Morì di tumore il 18 maggio 1988, dopo aver spinto il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati (1987, 80% sì). Il caso ispirò riforme, film e dibattiti su garantismo, rimanendo emblema di malagiustizia.
"Dunque, dove eravamo rimasti? Potrei dire moltissime cose e ne dirò poche. La prima è questa: io sono qui, e lo sono anche per parlare per conto di quelli che parlare non possono, e sono molti, e sono troppi."
Perché se ne parla oggi?
Il Caso Tortora fu il motore del referendum del novembre 1987 sulla responsabilità civile dei magistrati. Gli italiani votarono in massa (oltre l'80% di "Sì") per far sì che i giudici rispondessero personalmente degli errori commessi per dolo o colpa grave.Nota di riflessione: La successiva "Legge Vassalli" limitò molto la portata di quel voto popolare, rendendo lo Stato il primo responsabile del risarcimento, che poi avrebbe potuto rivalersi sul magistrato. È un tema che, come vedi, torna ciclicamente al centro del dibattito elettorale.
Regalbuto Protagonista: Un Incontro per Scoprire il Potere della Democrazia Partecipata
La democrazia non è uno sport da spettatori. Sabato 28 febbraio, alle ore 17:30, il Centro Giovanile Lasalliano di Regalbuto diventerà il fulcro di un dialogo fondamentale per il futuro della comunità: un incontro pubblico dedicato alla democrazia partecipata. Troppo spesso guardiamo alle decisioni amministrative come a qualcosa di calato dall'alto, lontano dalla nostra quotidianità. Questo appuntamento nasce proprio per invertire la rotta e fornire ai cittadini e alle associazioni locali gli strumenti necessari per incidere concretamente sulle scelte che riguardano il territorio.
Che cos’è la Democrazia Partecipata?
In parole semplici, è l'idea che chi vive il territorio debba avere voce in capitolo su come vengono investite le risorse comuni. Non si tratta solo di "esprimere un'opinione", ma di attivare processi strutturati dove l'amministrazione e la cittadinanza collaborano. Al centro del dibattito ci sarà il bilancio partecipativo, uno strumento previsto dalla legge che permette ai cittadini di proporre e votare progetti da finanziare con una parte dei fondi comunali. Durante l'incontro, verranno approfonditi gli aspetti normativi e le modalità pratiche per trasformare un'idea in una realtà per Regalbuto.A guidare questo percorso di approfondimento sarà Parliament Watch Italia, associazione non-profit in prima linea nella promozione della partecipazione civica. La loro presenza garantisce un approccio tecnico ma accessibile, mirato a rendere i processi decisionali più aperti, trasparenti e condivisi.
Che tu sia un membro di un'associazione, un giovane universitario o un cittadino che ha a cuore il proprio quartiere, questo incontro è l'occasione per: Capire come funzionano i meccanismi legislativi della partecipazione. Confrontarsi direttamente con esperti e altri membri della comunità. Contribuire attivamente a definire il volto futuro di Regalbuto.
Quando: Sabato 28 febbraio – ore 17:30
Dove: Centro Giovanile Lasalliano, Via G.F. Ingrassia, 118 – Regalbuto
Interventi a cura di: Parliament Watch Italia
Il futuro del territorio è un progetto comune: costruiamolo insieme.
Regalbuto: Remare Insieme Prima che il 2027 ci Divida. (AgoVit)
C’è un tempo per la semina e un tempo per il raccolto, dice il saggio. Ma nella vita di una comunità, c’è soprattutto un tempo per la coesione. Esiste un momento preciso in cui bisogna smettere di guardare il colore della maglia del vicino e iniziare a guardare la direzione della prua: quel momento è adesso. Regalbuto si trova davanti a un bivio. Da un lato, l’orizzonte delle elezioni amministrative e politiche del 2027 che, come un magnete, rischia di polarizzare ogni dibattito, trasformando il confronto in scontro e la critica in offesa. Dall’altro, una primavera e un’estate cariche di potenzialità che non possono aspettare i tempi della propaganda.
Il Rischio del "Partito Preso"
Le elezioni del 2027 saranno uno spartiacque, è innegabile. Ma mancano ancora mesi preziosi che non possono essere sacrificati sull'altare del tatticismo politico. Arriverà il momento del confronto serrato sui programmi, ma se oggi alziamo muri per "partito preso", se evitiamo di collaborare solo per non dare meriti all'avversario o per timore di essere strumentalizzati, a perdere non sarà una fazione: sarà Regalbuto. L’obiettivo strategico deve essere più alto del consenso elettorale immediato. Dobbiamo cambiare paradigma: abbassare le resistenze e demolire i muri che abbiamo costruito per difendere piccoli orticelli, mentre fuori il mondo corre.
Un Calendario che non Aspetta
Il turismo e l'economia locale non seguono i cicli delle segreterie politiche. Abbiamo davanti a noi una sequenza di opportunità che definire "ghiotte" è riduttivo:
1. La Pasqua: Il cuore della nostra tradizione.
2. Il 25 Aprile e il 2 Giugno: Ponti che portano visitatori.
3. I giorni di San Vito: L'identità che si fa festa.
4. La Festa della Patrona: Il culmine di settembre.
Pensare di programmare questi eventi all'ultimo minuto, o peggio, farlo in isolamento, è un lusso che non possiamo permetterci. La pianificazione deve partire ora. Eventi sportivi, sociali e culturali devono essere incastonati in questi mesi per rendere il nostro paese non solo un luogo da visitare, ma un motivo per restare.Per "cambiare passo" serve un coinvolgimento totale. Non si tratta di delegare, ma di sentirsi parte. Regalbuto possiede un tessuto sociale straordinario che attende solo di essere messo a sistema:
Il tepore del sole di questi giorni non mente: la primavera è ormai alle porte e, con essa, torna prepotente il desiderio di vedere la nostra Regalbuto risplendere sotto una nuova luce. Sebbene siano passati mesi dalla nostra prima proposta, una certezza resta incrollabile: la bellezza di un balcone fiorito non ha stagione, ed è il biglietto da visita più dolce che le nostre piazze e il "Corso" possano offrire a residenti e visitatori. La natura sta facendo la sua parte. La produzione di gerani è già a buon punto e, con l’allungarsi delle giornate, le condizioni sono ideali per tornare a sporcarsi le mani con la terra. Ma la vera novità quest'anno arriva dall'ispirazione cromatica che giunge dal vicino Sicilia Outlet Village: l'imminente evento dedicato ai tulipani ci ricorda che la varietà è il segreto di un'estetica urbana vibrante. Perché non prendere spunto da queste pennellate di colore per diversificare i nostri affacci? Immaginiamo per un momento il Corso trasformato in un corridoio di sfumature, dove la tradizione del geranio incontra l’eleganza geometrica del tulipano. "Basta volerlo": un motto che spesso suona come un cliché, ma che in questo contesto rappresenta l'unica scintilla necessaria. Rendere più bella Regalbuto non è un compito esclusivo delle istituzioni, ma un atto d'amore collettivo. Sensibilizzare ogni cittadino significa far capire che un singolo vaso curato non è solo un elemento decorativo, ma un gesto di cortesia verso la comunità. Ingentilire le vie e le piazze con i fiori significa: Valorizzare il patrimonio architettonico locale. Migliorare l'umore di chi percorre le nostre strade quotidianamente. Incentivare il turismo, offrendo l'immagine di una città curata e orgogliosa delle proprie radici.
Le belle giornate sono arrivate e la volontà è l'unico ingrediente che non può essere acquistato in serra. Se abbiamo la volontà tutto è possibile . Non resta che rimboccarsi le maniche e trasformare Regalbuto in un giardino a cielo aperto. Facciamo sì che questa primavera non sia solo una stagione, ma una rinascita per il decoro della nostra città.
La vicenda di David Parenzo. L’Esilio in Patria: Se la Parola ha Bisogno di un Rifugio Segreto . di AgoVit
La mia vuole semplicemente essere una riflessione strutturata sotto forma di articolo d’opinione sul caso che ha coinvolto David Parenzo e sul tema, sempre più urgente, della libertà di espressione.
Padova, 2026. Una città che ha fatto della libertà accademica e del diritto il proprio vessillo si ritrova, paradossalmente, a fare da cornice a un evento che di "libero" ha solo il pensiero, ma non lo spazio fisico. Il caso di David Parenzo, costretto a spostare la presentazione del suo libro su Israele in una sede segreta per motivi di sicurezza, non è solo un fatto di cronaca locale: è il sintomo di una democrazia che sta perdendo la voce sotto i colpi dell’intolleranza ideologica. Il punto di rottura è chiaro: il rifiuto di Parenzo di utilizzare il termine "genocidio". In un dibattito sano, questa sarebbe una posizione legittima da discutere, contestare o sostenere con argomenti contrapposti. Invece, nel clima attuale, l’omissione di una parola specifica diventa una colpa imperdonabile che trasforma un giornalista in un bersaglio. Siamo passati dal diritto di critica al diritto di veto. Se non utilizzi il mio vocabolario, non hai diritto di parlare. Questo non è confronto; è un’imposizione terminologica che mira a ridurre la complessità del reale a uno slogan unidirezionale. Quando la parola dell’altro viene percepita come una minaccia fisica tale da richiedere la "clandestinità", significa che abbiamo smesso di ascoltare per iniziare a silenziare.
La Libertà di Espressione non è un "Menu alla Carta"
La libertà di espressione, sancita dall'Articolo 21 della nostra Costituzione, non è un privilegio concesso a chi dice cose piacevoli o largamente condivise. È, al contrario, la protezione garantita proprio a chi esprime opinioni che ci disturbano, ci irritano o ci obbligano a mettere in discussione le nostre certezze. "La libertà è sempre la libertà di chi pensa diversamente." — Rosa Luxemburg Costringere un autore a nascondersi nella propria città natale è una sconfitta collettiva. È la vittoria della forza bruta sull'intelligenza, del grido sul ragionamento. La solidarietà a Parenzo è doverosa non solo per l'uomo e il professionista, ma per il principio stesso che egli rappresenta in questo momento: il diritto di non essere conformi al coro. Se accettiamo che esistano zone o temi in cui la sicurezza non può essere garantita a causa delle idee espresse, stiamo accettando la nascita di ghetti intellettuali. Oggi è Parenzo a Padova, domani potrebbe essere chiunque altro su un tema differente. Una società che si definisce civile deve essere in grado di proteggere il dissenso, non di suggerire all'autore di "evitare provocazioni". La provocazione, in democrazia, è un nutrimento essenziale, non un crimine da perseguire con la censura di piazza. Esprimere totale solidarietà a David Parenzo è il primo passo, ma non può essere l'ultimo. È necessario inter interrogarsi su come ricostruire uno spazio pubblico dove il conflitto delle idee non scada nella violenza. Perché una verità che ha bisogno di spranghe o urla per imporsi, smette istantaneamente di essere verità per diventare dogma. E il dogma è il nemico giurato di ogni democrazia.
Bentornato a casa, David. Ma che peccato doverlo fare a luci spente.
AgoVit
Sicilia, la sfida del "Restare": un’Alleanza per invertire la rotta.
Non è più solo una questione di nostalgia o di attaccamento alle radici. Per la Sicilia, far tornare i giovani al centro dell'agenda politica è diventata una necessità di sopravvivenza. Durante la Seconda Conferenza regionale sulle Politiche giovanili, il messaggio è emerso con chiarezza: il futuro dell'Isola passa dalla capacità di trasformare le idee in azioni concrete. Il cuore pulsante di questo impegno è la firma dell'“Alleanza per restare”, un patto promosso da ANCI Sicilia che unisce Comuni, società civile, imprenditori e associazioni. L'obiettivo? Creare un fronte comune per bussare alle porte dei governi regionale e nazionale con proposte strutturate. I dati emersi durante il confronto sono una doccia fredda che non permette distrazioni. Negli ultimi dieci anni, la Sicilia ha perso circa 200.000 giovani. Non si tratta solo di numeri, ma di capitale umano: Un terzo dei partenti è laureato: una vera e propria emorragia di competenze. Crisi demografica: il calo delle nascite, unito all'emigrazione, sta creando uno squilibrio generazionale difficile da colmare. Senza un intervento immediato, l’Isola rischia di trasformarsi in un territorio bellissimo, ma "senza motore". La conferenza non è stata una semplice passerella di intenti, ma un laboratorio di progettazione. Il presidente di ANCI Sicilia, Paolo Amenta, e il segretario generale, Mario Emanuele Alvano, hanno ribadito che questa alleanza è il primo passo verso una strategia regionale finalmente coordinata. Non si tratta di chiedere "assistenzialismo", ma di pretendere risorse mirate e strumenti che permettano ai giovani di fare impresa, ricerca e cultura nella propria terra. "Fare rete è l’unica via," ha sottolineato Simone Digrandi, coordinatore regionale della Consulta Politiche giovanili di ANCI Sicilia. "Dobbiamo creare ponti tra le istituzioni e i territori. Solo condividendo obiettivi comuni possiamo trasformare la Sicilia in un luogo dove restare sia una scelta competitiva, non un atto di eroismo." La sfida dell'“Alleanza per restare” è ambiziosa: trasformare la Sicilia da terra di partenze a terra di opportunità. Il patto punta a:
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Sostenere l’imprenditoria giovanile locale.
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Rafforzare i servizi nei territori per contrastare lo spopolamento.
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Creare un canale diretto tra i bisogni dei comuni e le politiche nazionali.
La strada è in salita, ma per la prima volta sembra esserci una bussola condivisa. Perché restare in Sicilia non deve essere un ripiego, ma il progetto più ambizioso di una nuova generazione.
Regalbuto, – Si terrà domenica 1 marzo, presso il Chiostro degli
Agostiniani di Regalbuto, il Community Energy Day, una giornata di incontro e confronto
dedicata alle Comunità Energetiche Rinnovabili e al loro ruolo nella transizione energetica,
sociale e territoriale.
L’iniziativa rappresenta il primo momento pubblico di avvio del progetto “CER – Un posto
anche per te”, promosso dalla cooperativa sociale Karis e sostenuto da Fondazione CON IL
SUD in collaborazione con Banco dell’energia, nell’ambito di un percorso che punta a
contrastare la povertà energetica e a rafforzare il protagonismo delle comunità locali.
Il Community Energy Day nasce con l’obiettivo di raccontare le Comunità Energetiche non
solo come strumenti tecnici di produzione e condivisione dell’energia, ma come modelli di
cooperazione, inclusione e sviluppo territoriale, capaci di generare benefici ambientali,
economici e sociali.
La giornata si articolerà in due momenti.
La mattina, su invito, sarà dedicata all’incontro tra Comunità Energetiche, istituzioni, partner
e realtà del Terzo Settore, con interventi, testimonianze e un confronto tecnico sui temi legati
alle opportunità offerte dalle CER e agli strumenti a supporto della transizione energetica.
Il pomeriggio, invece, l’evento si aprirà alla cittadinanza con attività, laboratori e momenti di
partecipazione rivolti a famiglie e giovani, per avvicinare in modo semplice e concreto ai temi
dell’energia condivisa e della sostenibilità.
Il Community Energy Day si propone così come un momento di restituzione pubblica e di
costruzione di relazioni, capace di mettere in dialogo esperienze già avviate, istituzioni e
cittadini, e di rafforzare il legame tra energia, comunità e territorio
L’appuntamento è per domenica 1 marzo a Regalbuto, presso il Chiostro degli Agostiniani.
Le attività pomeridiane sono aperte al pubblico

