Le reliquie di San Vito nelle case degli anziani soli e ammalati

Stamattina padre Angelo, insieme ad alcuni volontari del Comitato Festa di San Vito, si è recato nelle abitazioni di alcuni anziani ammalati e soli per portare le reliquie del Santo. Non una visita formale, ma un gesto semplice e profondamente umano. Una preghiera recitata accanto al letto, una parola di affetto, una mano stretta a lungo. Per molti di loro, che vivono soli o che per malattia non potranno partecipare ai giorni della festa, è stata l'occasione per sentirsi ancora parte viva della comunità. Alcuni hanno sorriso con gli occhi lucidi, altri hanno chiesto di poter toccare la reliquia, altri ancora hanno solo ascoltato in silenzio. Tutti hanno ricevuto lo stesso messaggio: la festa non vi ha dimenticato.  È questo il senso più vero di ciò che sta per iniziare. prima delle luci, della musica, della processione e della folla, San Vito entra nelle case più fragili. La festa che sta per arrivare comincia proprio da chi fa più fatica, da chi vive ai margini, spesso in solitudine. Un gesto che dice molto dello spirito  che si vuol dare alla Festa e  preparare spiritualmente la comunità. Non solo organizzare un evento, ma custodire un legame. Ricordare che San Vito è innanzitutto patrono vicino al suo popolo, soprattutto quando quel popolo soffre e non può raggiungerlo in chiesa.

La festa, così, è già iniziata. Non sul sagrato, ma nelle stanze più nascoste del paese.

 

 
 
 
 
 
 

Nel 1996 e poi ancora nel 2016 il centrosinistra italiano si presentava con un'agenda che oggi suonerebbe quasi di centrodestra. Non era un incidente, era il cuore del suo progetto. Si può capire solo se si ricorda da dove veniva l'Italia.

1996: l'Ulivo e la normalizzazione europea

Il centrosinistra che vince con Prodi non nasce per difendere lo status quo, ma per smontarlo. L'Italia usciva da Tangentopoli, dalle partecipazioni statali decotte, con un debito al 121% del PIL e fuori dagli standard per entrare nell'euro.La Terza Via di Blair e Clinton era il modello, e in Italia aveva un nome preciso: liberaldemocrazia di mercato corretta.

I quattro pilastri erano chiari:

1. Liberalizzazioni e privatizzazioni: Bisognava sciogliere l'IRI. Tra 1992 e 1999 vengono privatizzate Telecom, ENI, ENEL, Banca Commerciale, Credito Italiano. I decreti Bersani del 1998-1999 e poi la famosa "lenzuolata" del 2006 liberalizzano supermercati, farmacie, assicurazioni, taxi, ordini professionali, notai. L'idea di Bersani era: togliere le rendite è una politica di sinistra perché abbassa i prezzi per i più poveri.

2. Concorrenza come politica sociale: Nasce l'Antitrust davvero operativa, le Authority. La concorrenza non è vista come un favore alle imprese, ma come uno strumento per rompere corporazioni e monopoli pubblici e privati.

3. Riduzione e riqualificazione della spesa pubblica: Ciampi, Amato, poi Visco e Prodi devono portare i conti in ordine per Maastricht. Non è austerità per ideologia, è la condizione per restare in Europa. Si parla di riforma Bassanini per snellire lo Stato, pensioni, spending review prima che si chiamasse così.

4. Rafforzamento del premier e governabilità: La Prima Repubblica era crollata anche per l'ingovernabilità. La Bicamerale di D'Alema del 1997 propone semipresidenzialismo, premier forte, superamento del bicameralismo perfetto. L'ossessione è: un governo eletto deve poter governare per cinque anni.

2016: l'ultimo atto di quella stagione

Vent'anni dopo, con Matteo Renzi, il centrosinistra tenta un replay modernizzato dello stesso schema, quasi punto per punto.

Liberalizzazioni e concorrenza: Jobs Act del 2014-2015 per rendere il mercato del lavoro più contendibile, legge annuale sulla concorrenza del 2015, industria 4.0 di Calenda.

Spesa pubblica: Governo Letta e poi Renzi-Padoan ereditano il lavoro di Cottarelli. L'obiettivo è passare da tagli lineari a tagli selettivi, 30 miliardi di spending review, decontribuzione per abbassare il cuneo fiscale, 80 euro finanziati senza aumentare il deficit oltre il 3%.

Premierato: La riforma costituzionale Boschi e la legge elettorale Italicum erano, nella logica del 1996, il compimento finale: superare il Senato elettivo, dare al premier una maggioranza stabile la sera stessa del voto, ridurre il numero di veti.

Non a caso il fronte del No nel 2016 unì due pezzi di quella storia: da una parte D'Alema e Bersani, dall'altra Berlusconi e Grillo. Tutti quelli che nel frattempo avevano cambiato idea su quel modello.

Cosa è cambiato dopo, e perché

Tra il 1996 e il 2026 si sono rotte tre cose.

La prima è la crisi del 2008. Il mercato non è più percepito come il grande modernizzatore contro le rendite, ma come fonte di disuguaglianza e instabilità. La sinistra europea tutta, non solo quella italiana, sposta il baricentro dallo Stato regolatore che apre i mercati allo Stato protettore che li corregge. La seconda è la crisi della globalizzazione. Nel 1996 liberalizzare voleva dire abbassare i prezzi dei biglietti aerei e del telefono. Dopo il 2011, dopo i dazi, dopo il Covid, liberalizzare è percepito come esporre filiere strategiche. La terza è identitaria. Una volta risolto, o creduto di aver risolto, il tema dei conti e dell'Europa, il centrosinistra ha cercato un nuovo collante in temi post-materialisti: diritti civili, ambiente, cittadinanza, redistribuzione più che produzione di ricchezza.

Il paradosso storico è questo: nel 1996 il centrosinistra doveva dimostrare di non essere statalista, assistenzialista e consociativo. Per farlo abbracciò le parole d'ordine che la DC e il PSI non avevano mai avuto il coraggio di praticare fino in fondo.

Oggi quelle stesse parole, concorrenza, merito, responsabilità fiscale, premierato, sono uscite dal vocabolario del centrosinistra e sono entrate, almeno a livello retorico, in quello del centrodestra. La riflessione che resta aperta è se sia stata la realtà a cambiare così tanto da rendere obsolete quelle ricette, o se sia cambiato il pubblico a cui la sinistra vuole parlare.

 
 
 
 
 
 
 
 

Con le gare di venerdì sera si è chiusa di fatto la prima settimana del Torneo Green Volley alla Cittadella dello Sport di Regalbuto. Una settimana intensa, che ha visto scendere in campo tutte e 10 le squadre iscritte e che ha regalato al pubblico uno spettacolo che in città non si vedeva da anni. Complici le calde serate di luglio, in tanti hanno scelto di trascorrere qualche ora alla Cittadella. Appassionati a bordo campo e famiglie intere con i bambini liberi di giocare nell'area del parco giochi, tra una bibita fresca e un panino al chiosco. Un clima di festa, che è tornato ad animare uno dei luoghi simbolo dello sport regalbutese. E poi il campo. Il livello visto in questi primi giorni è stato alto, merito di squadre composte in gran parte da atleti e atlete ancora in attività e da ex giocatori che non hanno perso il tocco. Scambi lunghi, difese spettacolari e in alcuni momenti quel sano agonismo che solo il green sa regalare. Soddisfatta l'organizzazione. A fare il bilancio è la Presidente della Rahl Network, società organizzatrice del torneo, Erica Smirne Miletti, che ha voluto ringraziare tutti i partecipanti, lo staff del chiosco Radici e l'Assessorato allo Sport del Comune di Regalbuto per il supporto.

"È un torneo che mancava a Regalbuto da tantissimo tempo", ci dice la Presidente. "La grande partecipazione di squadre e di pubblico ci fa capire che anche in futuro è possibile organizzare eventi di pallavolo di un certo rilievo, con formazioni che arrivano da tutto il territorio. Un'occasione importante anche per permettere agli atleti di mantenere il contatto con la palla prima dell'inizio della prossima stagione agonistica." Archiviata la prima settimana, il Torneo Green Volley guarda già avanti. L'appuntamento è per i prossimi giorni alla Cittadella dello Sport, per continuare a vivere insieme una bella storia di sport, comunità e voglia di stare insieme.

 
 
 
 
 

Conclusa la raccolta annuale, fervono i preparativi per la serata del 1° agosto che aprirà il mese dedicato al Santo Patrono

In questi giorni Regalbuto è già in clima di festa. Il Comitato di San Vito è al lavoro senza sosta e, grazie all'impegno instancabile dei volontari che hanno dedicato tempo ed energie, si è appena conclusa la tradizionale raccolta annuale. Un momento che non è solo il punto di partenza ufficiale dell'organizzazione, ma rappresenta da sempre una preziosa occasione di incontro, di socializzazione e di scambio di idee tra i membri del Comitato e tutta la cittadinanza. E l'entusiasmo non si ferma qui. Il Comitato è già al lavoro per la grande serata di venerdì 1° agosto, pensata per unire l'intera comunità e dare il benvenuto ufficiale ad agosto, che per ogni regalbutese è da sempre "il mese di San Vito". Sarà una serata all'insegna della tradizione e del folklore, che affonda le radici nella devozione per San Vito Martire, Patrono di Regalbuto, ma con tante sorprese e tanta musica per stare insieme. Nei prossimi giorni prenderà il via anche un altro momento simbolico e molto atteso: la decorazione delle vie del paese. Un lavoro che rende Regalbuto ancora più bella e che, come ogni anno, avrà bisogno del supporto, della collaborazione e del piccolo contributo di tutti.

Il Comitato rivolge un sentito ringraziamento a tutti i volontari e a quanti hanno già mostrato vicinanza, e invita tutta la popolazione a continuare a partecipare con lo stesso spirito. I dettagli della serata del 1° agosto saranno comunicati a breve sui canali ufficiali del Comitato.

"Parlate di me bene o male, purché se ne parli". La frase originale è di Oscar Wilde, dal Ritratto di Dorian Gray del 1890, fu poi attribuita a Mussolini perché il regime la usava come slogan di propaganda. Mussolini stesso la ricitò in alcuni discorsi, così è rimasta nella memoria collettiva come una sua frase, ma l'invenzione è di Wilde. L'ha ben capita l'On. Roberto Vannacci dal giorno in cui ha fondato il suo partito. Vannacci ha capito una regola elementare della comunicazione politica contemporanea: gli spot migliori, i più efficaci e i più gratuiti per far crescere un movimento, oggi glieli regala la sinistra. E più urla, più funziona. È un meccanismo ormai rodato. Basta che in un Comune, in una Provincia o in una Regione vinca il centrodestra, ed ecco partire la litania dei fenomeni da tastiera, delle dirette social indignate, dei post che gridano al ritorno del fascismo. Un allarme permanente, sgangherato, che non convince più nessuno ma che ha un unico effetto concreto: tenere Vannacci al centro di ogni discussione.

A furia di vederlo ovunque, di denunciarlo ovunque, di chiederne la cancellazione ovunque, la sinistra urlante non fa che agevolare l'avanzamento delle sue percentuali. Come è già avvenuto. Ogni attacco diventa una spinta, ogni insulto una pubblicità, ogni tentativo di demonizzazione un certificato di radicamento popolare. La gente finisce col reagire e schierarsi con il più debole.  E poi c'è il secondo atto, quello più cinico. Lo stesso Vannacci che fino a ieri veniva descritto come impresentabile, oggi è diventato ospite fisso dei salotti buoni della sinistra televisiva. Talk show, prime time, interviste compiacenti.

Perché? Il calcolo è trasparente. Nella testa di Schlein, Conte, Bonelli e soci, la crescita di Vannacci dovrebbe equivalere alla decrescita di Giorgia Meloni, il vero diavolo in persona per la sinistra. Illudersi di usare Vannacci come ariete per indebolire il governo, sperando che qualche punto percentuale si sposti da Fratelli d'Italia al suo partito. È un gioco vecchio. Ma intanto il risultato è uno solo: Vannacci è ovunque. Ne parlano quando lo attaccano, ne parlano quando lo invitano, ne parlano quando cercano di usarlo. E mentre se ne parla, il suo partito cresce. Wilde lo aveva scritto più di un secolo fa. Vannacci lo sta applicando alla lettera.

Caspita ...anche noi di RegPress siamo caduti nella trappola Vannacci. Qual'è l'antidoto ?  L'antidoto al meccanismo del "bene o male purché se ne parli" è uno solo, ed è l'opposto di quello che si fa di solito.

Non è urlare più forte. È togliere ossigeno. In breve: chi vuole davvero disinnescare l'effetto Wilde non deve parlare di Vannacci, deve parlare d'altro e meglio di lui.   Ma questa la sinistra non lo capirà mai ! 

In questi giorni a Regalbuto si è diffusa una voce infondata che va chiarita con serenità e con i fatti. Per farlo, abbiamo incontrato Massimiliano Vitale (oggi neo coordinatore cittadino del movimento Nazione Futura), da tempo impegnato in città e già vice-coordinatore nel direttivo di Fratelli d'Italia Regalbuto al fianco del neo segretario Sergio Politi.

D: Partiamo dalla voce che circola in questi giorni. Ha lasciato Fratelli d'Italia?

R: Assolutamente no. Niente di tutto ciò. Il mio impegno personale e la militanza in Fratelli d'Italia resta immutato. Continuo a dare il mio contributo per lo sviluppo sociale ed economico della nostra città di Regalbuto, nel solco del lavoro del direttivo cittadino. La voce nasce da una confusione tra due realtà diverse che hanno nomi assonanti.

D: Che confusione?

R: Si è confuso Nazione Futura con Futuro Nazionale. Sono due cose completamente diverse. Futuro Nazionale è il movimento politico fondato da Roberto Vannacci il cui tesseramento è stato aperto il primo marzo 2026. Nazione Futura invece non è un partito.

D: Allora cos'è esattamente Nazione Futura, di cui lei è coordinatore a Regalbuto?

R: È esattamente quello che dice il nome: un movimento di idee, un think tank. Come spiegano i suoi fondatori, Nazione Futura si presenta come un animatore del dibattito politico-culturale, un laboratorio di pensieri e di proposte nel quale trovano posto le diverse anime e sensibilità che compongono il mondo della destra conservatrice, sociale e liberale.

È una realtà culturale e politica consolidata che si esprime attraverso riviste, convegni e dibattito pubblico, ponendo l'accento sulla discussione e sulla crescita delle idee all'interno dell'area conservatrice, presieduta a livello nazionale da Francesco Giubilei. Si ispira a ideali tipici del centro destra italiano, ma non concorre alle elezioni come partito. Non si contrappone alla politica, la affianca.

D: Qual è quindi il suo obiettivo come coordinatore a Regalbuto?

R: Tre parole: ascolto, proposta, rispetto. Vogliamo favorire il dibattito politico-culturale e l'aggregazione di varie anime della società civile accomunate da valori e ideali comuni per migliorare l'Italia partendo da Regalbuto, attraverso proposte concrete.

Non vogliamo creare divisioni. Resta vivo il dialogo con tutti i partiti purché si privilegi il confronto delle idee e il rispetto reciproco. Nazione Futura non sostituisce il partito, lo sostiene con argomentazioni civili e con proposte che arrivano dai cittadini.

D: Cosa farà concretamente il circolo a Regalbuto?

R: Apriremo un percorso aperto a tutti. Incontri tematici su lavoro, giovani, agricoltura, decoro urbano, identità e tradizioni. Porteremo libri, testimoni, amministratori. Raccoglieremo idee e le trasformeremo in documenti di proposta da mettere a disposizione dell'amministrazione comunale e delle forze politiche cittadine, a partire da Fratelli d'Italia.

È un impegno civico, non una corrente. Chi vuole dare una mano è il benvenuto.

D: Un messaggio finale ai Regalbutesi?

R: Non abbiate paura di partecipare. La politica ha bisogno di ossigeno, di persone perbene che mettono al centro la comunità. Io non ho cambiato casacca, ho aggiunto un impegno culturale al mio impegno politico. Per Regalbuto, con coerenza e con amore per la nostra città.

 

A Regalbuto se ne parla sottovoce al bar, nei gruppi WhatsApp di contrada, davanti ai cancelli delle masserie. Non è un'ondata nuova, è un fenomeno carsico: compare, sparisce per mesi, poi torna quando le giornate si allungano e le case di campagna restano vuote fino a sera. In questi giorni la preoccupazione è tornata a farsi sentire, e non è allarmismo fine a sé stesso.

Il punto è strutturale, non solo locale. I dati nazionali raccolti da ISTAT e dal Ministero dell'Interno, aggiornati al 2025 con proiezioni per il 2026, raccontano il paradosso delle aree rurali: meno furti in valore assoluto rispetto alle città, ma tempi di intervento delle forze dell'ordine molto più lunghi, tra 20 e 45 minuti contro i 10-15 minuti urbani. Nelle zone isolate, quindi, serve una protezione che agisca immediatamente, senza aspettare nessuno.

A Regalbuto questo si traduce in una geografia difficile da presidiare. Trazzere, uliveti, capannoni agricoli, seconde case: controllare tutto, h24, è materialmente impossibile anche per una stazione dei carabinieri o per la Polizia di Stato più motivata. Le telecamere installate in paese, e in parte anche nelle frazioni, aiutano, ma danno indicazioni, non soluzioni. Registrano un passaggio, una targa, un orario. Non fermano una mano.

Perché il fenomeno ritorna

  1. Stagionalità. Estate, raccolti, case lasciate aperte per l'aria. L'opportunità fa il ladro più della malizia.
  2. Isolamento. Niente vicini che sentano, niente illuminazione pubblica oltre la provinciale.
  3. Memoria corta. Quando per sei mesi non succede nulla, si abbassa la guardia. È umano, ed è esattamente la finestra che chi ruba aspetta.

Cosa può davvero scoraggiare, senza illusioni

Telecamere sì, ma in rete. Non basta il singolo occhio sul palo. Serve che i privati colleghino i propri impianti a un sistema di vicinato, con orari condivisi e avvisi immediati, non solo registrazioni da rivedere il giorno dopo.

Illuminazione intelligente. Sensori di movimento a energia solare costano poco e tolgono l'anonimato, che è il vero alleato dei furti in campagna.

Presidio civile, non ronde. Passare, salutare, notare se un cancello è forzato. La comunità che si guarda è più efficace di qualunque pattuglia, perché è sempre lì.

Denunciare, sempre. Anche il tentativo, anche il danno piccolo. Solo così i dati smettono di essere "si dice" e diventano mappa, e la mappa orienta dove mettere uomini e mezzi.

Non serve alzare la voce, serve tenerla costante. Il fenomeno dei furti nelle zone isolate non si risolve con un blitz, si scoraggia rendendo ogni contrada meno prevedibile e più osservata. Le telecamere di Regalbuto possono dare indicazioni preziose, ma l'indicazione più forte resta quella che diamo noi, restando presenti, attenti, e soprattutto parlando tra noi prima che dopo.


 
 
 
 
La società è entusiasta di annunciare un importante colpo di mercato che andrà a rinforzare il roster per la prossima stagione: Tiago Esperança De Figueiredo è ufficialmente un nuovo giocatore della Pallamano Regalbuto!
​Classe 1998 (28 anni), di nazionalità Portoghese, Tiago è un giocatore eclettico e di grandissimo spessore tecnico: centrale-terzino dotato di visione di gioco, fisicità e un braccio pesante pronto a far male alle difese avversarie.
​Un Curriculum di Spessore ​Tiago porta a Regalbuto un bagaglio di esperienza davvero significativa: ​1ª Divisione Portoghese con la prestigiosa maglia del Boa Hora FC. ​ Protagonista assoluto nelle ultime stagioni in 2ª Divisione con le maglie di Nazaré e Cister Sport de Alcobaça.
​Un innesto di qualità assoluta che sposa il nostro progetto con entusiasmo, pronto a mettere la sua mentalità e la sua esperienza a disposizione dello staff tecnico e dei compagni.
​ Le prime parole in bianco-azzurro di Tiago:
​"Sono felicissimo di iniziare questa nuova avventura in Italia con la Pallamano Regalbuto. Non vedo l'ora di scendere in campo, conoscere i tifosi e lottare per questi colori.

 

"L'estate entra nel vivo e la ASD Rahl Network è pronta a farvi scendere in campo. Mancano pochissimi giorni all'inizio del torneo più atteso della stagione al Lago Pozzillo: formate la squadra e preparatevi a schiacciare." 

La pallavolo giocata dell'estate riparte dal green della Cittadella dello Sport di Regalbuto con il torneo 4 vs 4 misto che apre ufficialmente la stagione dei tornei di volley del territorio ennese.

Il format: 4 contro 4, misto, a tutto campo

Niente beach, niente riduzioni. Si gioca 4 vs 4 sull'intero terreno di gioco, sul prato verde del polivalente della Cittadella dello Sport – la Piano Arena che già in primavera ha trasformato Lago Pozzillo e la Cittadella nel palcoscenico principale della Sicilia centrale. La formula mista è la vera particolarità: squadre composte da uomini e donne, ritmo alto, rotazioni veloci, e tanto spazio per l'intelligenza tattica. Un torneo pensato per chi ama il volley vero, ma vuole viverlo con lo spirito dell'estate: musica, amici, e la sera che cala sul lago.

Un ritorno alle origini

Non è un campo qualunque. È il luogo dove, negli anni '80, si è giocata per la prima volta una partita di pallavolo a Regalbuto. Oggi, a distanza di quarant'anni, il volley torna esattamente lì, sul green che ha visto nascere generazioni di atlete regalbutesi. È una scelta simbolica, e non casuale.

Chi c'è dietro: Rahl Network

A organizzare è la neonata società sportiva Rahl Network Regalbuto, già attiva con la Senior Femminile nei campionati ACSI Sicilia.  Il progetto è giovane ma con idee chiare: promuovere la pallavolo femminile in Sicilia e valorizzare le realtà locali attraverso lo sport. In panchina e in campo c'è  Erica Smirne Miletti, al suo debutto come organizzatrice e responsabile della Società Sportiva ,  dopo una carriera da giocatrice fino alla Serie C. 

L'appuntamento

  • Dove: Green del Polivalente, Cittadella dello Sport (Piano Arena), Regalbuto – Lago Pozzillo
  • Cosa: Torneo estivo 4 vs 4 misto
  • Quando: a pochissimi giorni dal via – iscrizioni ancora aperte fino al 7 Luglio
  • Per chi: squadre miste, amatori e agonisti, spirito giusto e voglia di giocare

Portate la squadra, portate chi tifa. Dopo le partite, il Lago Pozzillo fa il resto: stand, musica, e quelle serate d'estate che a Regalbuto sanno di casa. L'estate 2026 ha scelto il volley per accendersi. E ha scelto di farlo dove tutto era iniziato. Ci vediamo sul green.

 
 
 
 
 

In vista delle prossime elezioni amministrative, il Circolo di Fratelli d'Italia di Regalbuto ha comunicato ufficialmente la propria adesione al Progetto Civico "Per REGALBUTO". Non una semplice intesa elettorale, ma – nelle parole del comunicato – l'avvio di "un percorso di collaborazione fondato sulla condivisione di valori, obiettivi e progettualità rivolte alla crescita del territorio e al benessere della comunità". La nota diffusa dal circolo mette al centro quattro principi guida: legalità, buona amministrazione, partecipazione democratica e vicinanza ai cittadini. Da qui la scelta di convergere su una lista che si presenta come civica e trasversale. Le priorità indicate sono chiare e molto concrete: sicurezza e decoro urbano ;  tutela delle famiglie e potenziamento dei servizi ;  sostegno alle imprese e alle attività produttive ;  valorizzazione dell'identità e delle tradizioni locali.  L'obiettivo dichiarato è costruire "un territorio più sicuro, efficiente e attento alle esigenze dei cittadini", attraverso una collaborazione tra forze politiche radicate e realtà civiche.

Un progetto civico già in campo

"Per Regalbuto" non nasce oggi.E' una proposta che "si affaccia nel panorama politico di Regalbuto in vista delle prossime elezioni amministrative" e riunisce "un gruppo eterogeneo di cittadini – professionisti, giovani, esponenti dell'associazionismo,  del commercio, dell'artigianato e del mondo imprenditoriale – per dare vita a una lista civica aperta e trasversale". Il movimento si presenta come frutto "di mesi di incontri, ascolto e progettazione", con tre capisaldi: trasparenza, partecipazione attiva e concretezza. Tra le macro-aree, spicca la valorizzazione del territorio: il piano punta "con decisione sul rilancio del centro storico e sul potenziamento delle risorse naturali, individuando nell'area del Lago Pozzillo un volano fondamentale per l'attrazione turistica". L'adesione di Fratelli d'Italia arriva mentre in paese è forte il fermento civico. Per Fratelli d'Italia, l'adesione non è "soltanto una scelta organizzativa, ma la naturale conseguenza di una visione comune orientata alla difesa degli interessi della comunità". Il partito sottolinea di voler lavorare "con serietà, responsabilità e determinazione" al fianco del Progetto Civico.Sul tavolo, quindi, non ci sono sigle ma temi: come rendere più sicure le strade e più curato il centro storico, come sostenere le famiglie e le piccole imprese, come trasformare Lago Pozzillo e le tradizioni – da San Vito alle feste di piazza – in leve di sviluppo. La partita amministrativa a Regalbuto si apre così con un primo asse forse ancora da  definire con altri movimenti : una destra di governo che sceglie la strada civica, puntando su radicamento locale e programmi misurabili, in una città che  sta cercando di trasformare il "malumore e la rassegnazione in una proposta progettuale concreta".