Una petroliera priva di equipaggio e carica di idrocarburi è alla deriva nel Canale di Sicilia. Scatta l’allerta internazionale per scongiurare un disastro ecologico nel cuore del Santuario dei Cetacei.
LAMPEDUSA – Il Mediterraneo torna a essere teatro di un’inquietante vicenda che unisce rischi ambientali e zone d'ombra della geopolitica russa. Da giorni, una petroliera battente bandiera russa vaga senza controllo nelle acque tra Lampedusa e Malta. L’imbarcazione, completamente abbandonata a se stessa e in balìa delle correnti, rappresenta una "bomba ecologica" pronta a esplodere. Secondo le prime informazioni fornite dalle autorità marittime, la nave trasporta un carico potenzialmente devastante: 900 tonnellate di gasolio nei serbatoi principali. Due cisterne di gas liquefatto, che aumentano esponenzialmente il rischio di esplosioni in caso di collisione o incaglio. Inizialmente, la spinta dei venti aveva portato il relitto pericolosamente vicino alle coste siciliane. Tuttavia, nelle ultime ore, un cambio nelle correnti ha dirottato la rotta della nave verso le acque di competenza di Malta.
L’Ombra della «Flotta Fantasma»
Il caso ha sollevato forti sospetti a livello internazionale. La nave farebbe infatti parte della cosiddetta "flotta fantasma" (shadow fleet) di Mosca: un insieme di vecchie petroliere, spesso con assicurazioni dubbie e manutenzione precaria, utilizzate per trasportare greggio e derivati russi aggirando le sanzioni occidentali. Il fatto che l'unità sia stata trovata senza equipaggio solleva interrogativi inquietanti sulle cause dell'abbandono e sulla sicurezza delle rotte commerciali nel Mediterraneo.
"Siamo di fronte a un rischio altissimo," spiegano fonti della Guardia Costiera. "Una nave di queste dimensioni, non governata, è un proiettile imprevedibile che minaccia non solo la navigazione, ma l'intero ecosistema marino."
Operazioni di Soccorso in Corso
Le autorità italiane e maltesi sono impegnate in una corsa contro il tempo. Le operazioni, coordinate per evitare che la petroliera finisca contro le scogliere o si spezzi in mare aperto, prevedono:
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Monitoraggio costante tramite pattugliatori e mezzi aerei.
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Tentativi di aggancio: l'obiettivo primario è riuscire a rimorchiare l'imbarcazione verso un porto sicuro o un'area protetta dove svuotare i serbatoi.
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Piani di contenimento: sono già state allertate le unità antinquinamento pronte a intervenire con panne galleggianti in caso di sversamento.
La situazione resta critica e l'attenzione dei ministeri dell'Ambiente di entrambi i Paesi è ai massimi livelli. Il Mediterraneo, già fragile, non può permettersi una marea nera nel bel mezzo di una crisi geopolitica globale.


