A Regalbuto se ne parla sottovoce al bar, nei gruppi WhatsApp di contrada, davanti ai cancelli delle masserie. Non è un'ondata nuova, è un fenomeno carsico: compare, sparisce per mesi, poi torna quando le giornate si allungano e le case di campagna restano vuote fino a sera. In questi giorni la preoccupazione è tornata a farsi sentire, e non è allarmismo fine a sé stesso.
Il punto è strutturale, non solo locale. I dati nazionali raccolti da ISTAT e dal Ministero dell'Interno, aggiornati al 2025 con proiezioni per il 2026, raccontano il paradosso delle aree rurali: meno furti in valore assoluto rispetto alle città, ma tempi di intervento delle forze dell'ordine molto più lunghi, tra 20 e 45 minuti contro i 10-15 minuti urbani. Nelle zone isolate, quindi, serve una protezione che agisca immediatamente, senza aspettare nessuno.
A Regalbuto questo si traduce in una geografia difficile da presidiare. Trazzere, uliveti, capannoni agricoli, seconde case: controllare tutto, h24, è materialmente impossibile anche per una stazione dei carabinieri o per la Polizia di Stato più motivata. Le telecamere installate in paese, e in parte anche nelle frazioni, aiutano, ma danno indicazioni, non soluzioni. Registrano un passaggio, una targa, un orario. Non fermano una mano.


