L'uso e l'abuso dei termini "fascista" e "comunista" per etichettare e stigmatizzare atti di violenza politica o vandalismo. AgoVit In evidenza

Dicembre 01, 2025 131

L'episodio specifico sull'irruzione nella sede del quotidiano La Stampa – presenta caratteristiche ben definite: l'uso di bandiere rosse e palestinesi, il riferimento a un centro sociale noto, e l'esplicito sostegno a figure vicine all'estremismo islamico.  In sé, l'atto è un assalto violento e antidemocratico a una sede giornalistica, un'istituzione fondamentale della libertà di stampa, indipendentemente dalla specifica ideologia di chi lo compie. È un attacco alla libertà di espressione.  Se gli assalitori si richiamano a simboli e organizzazioni storicamente legate all'estrema sinistra (bandiere rosse, centri sociali), l'etichetta di "assalto comunista" descriverebbe in modo più letterale l'affiliazione politica del gruppo, così come l'assalto alla CGIL con saluti romani è stato giustamente definito "assalto fascista" o di estrema destra. Il motivo per cui  molti tendono a usare la parola "fascista" anche per descrivere atti di violenza provenienti dall'estrema sinistra risiede in una deriva semantica (un cambiamento di significato) che si è consolidata nel dibattito pubblico italiano e occidentale: "Fascista" come sinonimo di "Antidemocratico/Violento": Il termine "fascista" ha assunto spesso una valenza generica e dispregiativa per indicare qualsiasi comportamento intollerante, violento, intimidatorio e ostile alla democrazia e al pluralismo, a prescindere dall'effettiva ideologia del gruppo. È diventato un iperonimo (una parola dal significato più ampio) per l'estremismo politico violento in generale.  C'è una maggiore resistenza nel mondo politico e giornalistico a usare apertamente l'etichetta "comunista" o "di estrema sinistra" per condannare atti di violenza, forse per motivi storici, per l'associazione del termine alla Resistenza, o per la necessità di mantenere un fronte unito contro l'estrema destra percepita come la principale minaccia.  Bisognerebbe invece avere il  "coraggio della verità"  Chiamare un atto con l'etichetta che ne identifica le radici politiche (ad esempio, "assalto di matrice estremista comunista" o "assalto di matrice estremista fascista") è fondamentale per comprendere e combattere la violenza da tutte le sue fonti ideologiche. Evitare che una parte politica possa nascondere le proprie frange violente dietro la condanna generica di un "male" astratto.

In conclusione: L'azione andrebbe condannata innanzitutto come violenza antidemocratica contro la stampa. Tuttavia, secondo noi ,  l'uso del linguaggio dovrebbe essere equo e preciso. Se la violenza di estrema destra viene definita con la sua chiara affiliazione storica e ideologica, lo stesso principio dovrebbe valere per la violenza di estrema sinistra, al fine di garantire onestà intellettuale nel dibattito.

Ultima modifica il Lunedì, 01 Dicembre 2025 13:17
Image
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale , ai sensi della legge n° 62 del 7/3/2001.