Don Sturzo e l'equivoco del Centro: Se il simbolo oscura il pensiero. In evidenza

Gennaio 19, 2026 121

L'attuale scenario politico sembra attraversato da una frenetica "corsa al centro", dove il nome di Don Luigi Sturzo viene invocato come un amuleto, un vessillo da esporre per nobilitare ambizioni presenti. Tuttavia, in questo affollamento di citazioni, il rischio è concreto: che la figura del sacerdote di Caltagirone finisca per scolorire, trasformata in un'icona rassicurante e priva di quella carica profetica e dirompente che la caratterizzò.  In un’epoca di frammentazione politica, il "Centro" è diventato il terreno di caccia più ambito, e il fondatore del Partito Popolare Italiano (PPI) è il patrono ideale da arruolare per legittimare nuove (o vecchie) sigle. Ma dietro il richiamo nominale, cosa resta delle sue idee?

Una figura che "scolora" nel marketing politico

Il rischio di questa appropriazione culturale è la banalizzazione. Sturzo non intendeva il centro come un luogo di mediazione immobile o, peggio, di puro equilibrismo di potere. Per lui, la politica era "servizio", una missione alimentata da una visione organica della società, fondata sul municipalismo, sulla libertà economica mai disgiunta dalla giustizia sociale e su un profondo rispetto per le autonomie locali. Oggi, in una politica spesso ridotta a slogan e personalismi, il modo di Sturzo di intendere la società — partendo dagli ultimi e dalla dignità della persona — rischia di sparire dietro il paravento di una moderazione di facciata.

Il Partito Popolare: un'eredità senza eredi?

Dobbiamo avere il coraggio dell'onestà intellettuale: il Partito Popolare di Sturzo oggi non esiste. Non esiste nella struttura, ma soprattutto non esiste nel contesto storico e morale che lo generò.

L'impegno sociale: Sturzo parlava ai contadini, agli operai, ai piccoli proprietari, cercando di riscattarli da secoli di marginalità.

La moralità pubblica: La sua lotta contro la "mala bestia" del clientelismo e della corruzione sembra oggi un grido nel deserto in un sistema che spesso proprio sul clientelismo fonda il proprio consenso.

Il peso del grido "Liberi e Forti"

Il celebre appello del 1919 ai "Liberi e Forti" non era un invito a occupare poltrone, ma una chiamata alle armi civili per chiunque avesse a cuore il bene comune sopra l'interesse di fazione. Oggi, probabilmente, nessuno può realmente intestarsi quel grido. Per essere "Liberi" serve un'autonomia di pensiero che mal si concilia con le logiche dei sondaggi quotidiani; per essere "Forti" serve una coerenza ideale che spesso viene sacrificata sull'altare del tatticismo. Più che rincorrere il centro usando il nome di Sturzo, la politica odierna dovrebbe rincorrerne il metodo: lo studio dei problemi, la vicinanza reale ai territori e la capacità di visione a lungo termine. Senza questo, Don Luigi Sturzo resterà solo una statua di gesso, utile per qualche inaugurazione, mentre le sue idee — quelle vere, scomode e rivoluzionarie — continueranno a restare inascoltate.

Ultima modifica il Lunedì, 19 Gennaio 2026 16:39
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