L'8 e il 9 novembre 1987, l'Italia andò al voto. Il quesito riguardava l'abrogazione degli articoli del Codice di Procedura Civile che limitavano la responsabilità dei magistrati ai soli casi di dolo (cattiva fede) o frode.
Il risultato: L'80,2% dei cittadini votò Sì.
Il messaggio: Il popolo voleva che i giudici rispondessero dei propri errori come qualsiasi altro professionista (un medico, un ingegnere, un avvocato).
2. La Legge Vassalli (117/1988): La "mediazione"
Il Parlamento dovette scrivere una legge per riempire il vuoto lasciato dal referendum. Nacque la Legge Vassalli, che però introdusse un modello di responsabilità indiretta che molti critici definirono un "tradimento" dello spirito referendario.
Ecco come funzionava (e in gran parte funziona ancora):
Il cittadino non fa causa al giudice: Se subisci un danno, devi citare in giudizio lo Stato (la Presidenza del Consiglio).
Il filtro: Esisteva un "filtro di ammissibilità" molto severo: molti processi non partivano nemmeno perché ritenuti infondati a priori.
La rivalsa: Solo se lo Stato veniva condannato a risarcire, poteva poi rivalersi sul magistrato, ma con tetti massimi molto bassi (generalmente un terzo dello stipendio annuo).
In sintesi: La Legge Vassalli protesse l'indipendenza della magistratura, ma rese quasi impossibile per il cittadino ottenere giustizia per gli errori giudiziari.
3. L'Europa "bacchetta" l'Italia
Per anni, l'Unione Europea ha criticato l'Italia perché la Legge Vassalli era troppo protettiva verso i magistrati, violando il principio di responsabilità previsto dal diritto UE (sentenze Traghetti del Mediterraneo e Commissione vs Italia).
L'Europa ci ha detto chiaramente: "Non potete escludere la responsabilità se c'è stata una violazione manifesta del diritto".
4. La Riforma Orlando (Legge 18/2015)
Per evitare sanzioni europee, nel 2015 è stata approvata una riforma che ha modificato la Legge Vassalli:
Eliminazione del filtro: Ora le cause risarcitorie iniziano senza quella valutazione preliminare che spesso le bloccava.
Definizione di "Colpa Grave": È stata estesa. Ora include il travisamento delle prove o l'affermazione di un fatto inesistente (esattamente quello che accadde a Tortora con il "nome nell'agendina").
Rivalsa più severa: Se lo Stato perde, l'obbligo di rivalsa verso il magistrato è diventato effettivo e il tetto è salito alla metà dello stipendio.
La situazione oggi
Nonostante queste modifiche, il tema resta caldissimo. Molti sostengono che la responsabilità debba essere diretta (poter fare causa direttamente al magistrato), mentre l'Associazione Nazionale Magistrati (ANM) avverte che ciò renderebbe i giudici "timorosi" e meno liberi di decidere, specialmente nei processi contro i potenti.
Il Caso Tortora continua a ricordarci che l'equilibrio tra l'indipendenza di chi giudica e la protezione dei cittadini dall'arbitrio è uno dei nodi più difficili di una democrazia.


