Mentre l'ARS discute la riforma dei mandati per i sindaci, esplode il caso dei Liberi Consorzi: una norma regionale impedisce le surroghe immediate dei consiglieri, aprendo la strada a paralisi amministrative e ricorsi al TAR.
La Sicilia, si sa, gode di un’autonomia legislativa che spesso permette di anticipare i tempi nazionali. Altre volte, però, questa "specialità" si trasforma in un generatore di paradossi burocratici che complicano, anziché snellire, la vita delle istituzioni. Dopo l’acceso dibattito sul terzo mandato per i sindaci nei comuni fino a 15 mila abitanti, un nuovo "nodo scorsoio" giuridico stringe ora i Liberi Consorzi comunali, in particolare in vista della tornata elettorale del prossimo 24 maggio. Elezioni Comunali e Riflessi Consortili. Il cuore del problema risiede nel sistema di elezione di secondo livello. Nei Liberi Consorzi, i consiglieri non sono eletti dai cittadini, ma dai sindaci e dai consiglieri comunali del territorio. Per fare un esempio relativo alla nostra provincia di Enna, centri come il capoluogo, Agira, Centuripe, Nicosia, Pietraperzia e Valguarnera Caropepe si apprestano a rinnovare i propri consigli comunali.
Qui scatta il paradosso: cosa succede al consigliere del Libero Consorzio il cui mandato comunale scade, ma che decide di ricandidarsi?
Nel resto del Paese la regola è lineare: mandato comunale finito = carica nell’ente di area vasta decaduta. Il seggio passa immediatamente al primo dei non eletti, garantendo che l’ente intermedio sia sempre composto da rappresentanti in carica nei rispettivi comuni.
In Sicilia, invece, vige un’eccezione che sa di "salvacondotto" temporaneo: La norma regionale: Prevede che il componente del Consiglio del Libero Consorzio non decada se viene eletto o rieletto nel proprio comune. L’effetto distorsivo: Se un consigliere termina il mandato ma corre per la rielezione, il suo seggio al Consorzio rimane congelato. Non può essere sostituito finché non si conoscono gli esiti del voto.
Il Rischio di Paralisi e la Pioggia di Ricorsi
Le conseguenze di questa architettura normativa sono tutt'altro che teoriche. In primo luogo, si profila un rischio concreto di paralisi amministrativa: per settimane (o mesi, in caso di ballottaggi o ritardi nelle proclamazioni), i Liberi Consorzi potrebbero trovarsi con organi incompleti e nell’impossibilità di procedere alle surroghe.
In secondo luogo, si apre la porta al contenzioso legale. Il principio costituzionale del buon andamento della Pubblica Amministrazione appare seriamente minacciato. I primi dei non eletti, che avrebbero diritto a subentrare immediatamente secondo i criteri di rappresentanza democratica, potrebbero impugnare questa stasi davanti al TAR, trascinando gli enti in una spirale di battaglie giudiziarie.
La Politica Chiamata a un Atto di Chiarezza
È paradossale che, mentre l’Assemblea Regionale Siciliana (ARS) si accapiglia su riforme di alto profilo, restino in vigore "mine antiuomo" legislative di questo tipo. Diversi osservatori chiedono un intervento lampo: una norma di interpretazione autentica o una modifica puntuale che riallinei la Sicilia al resto d’Italia. Lasciare che sia la magistratura amministrativa o la Corte Costituzionale a dirimere l'ennesima matassa siciliana sarebbe una sconfitta per la politica. Gli enti di area vasta hanno bisogno di certezze e continuità, non di rimanere ostaggio di una legislazione che sembra aver smarrito la bussola del buon senso istituzionale.


