Pina Picierno lascia il Pd: "Non è più la casa dei riformisti" In evidenza

Giugno 04, 2026 281

L'addio era nell'aria da mesi, ma adesso è nero su bianco, affidato alle pagine de Il Foglio. Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, esce dal Partito democratico dopo 19 anni. Non è un fulmine isolato: a inizio maggio anche l'ex ministra Marianna Madia aveva lasciato i dem per approdare da indipendente al gruppo di Italia Viva. Picierno, in Europa, non resta senza casa. Aderisce al Partito democratico europeo guidato da Sandro Gozi ed entra nel gruppo Renew Europe. La sua scheda biografica è già aggiornata: "Partito Democratico Europeo (dal 2026). In precedenza: PPI, DL, PD (2007-2026)".

Le ragioni, parola per parola

"Credo che il Pd abbia progressivamente smesso di essere la casa dei riformisti", dice a Il Foglio. Il punto di rottura, per lei, non è una lite di corrente ma un cambio d'epoca.

"Probabilmente quando, nel pieno della più grave crisi di sicurezza europea dalla fine della Guerra fredda, il dibattito sulla Difesa comune si è trasformato in una discussione prevalentemente identitaria. Non perché le differenze di opinione siano un problema. Al contrario. Il problema nasce quando si perde la percezione della natura del tempo storico che si sta attraversando".

E ancora:

"L'aggressione russa contro l'Ucraina non riguarda soltanto il destino di un Paese aggredito. Riguarda la tenuta dell'ordine europeo, la sicurezza delle democrazie, la capacità dell'Europa di assumere responsabilità che per troppo tempo ha delegato ad altri. In quelle settimane ho avuto la sensazione che una parte della politica italiana continuasse a osservare il presente con categorie ereditate da una stagione ormai conclusa".

Nell'intervista, rilanciata oggi sui social, tornano anche altri nodi. Su Instagram l'account @osservatorioisraele riprende una sua frase del 30 aprile 2025: «NEL PD CI SONO AMBIGUITÀ SU ISRAELE, SUL LINGUAGGIO USATO A PROPOSITO DI GAZA E SUL CLIMA CRESCIUTO ATTORNO ALLA COMUNITÀ EBRAICA». Andrea Marcucci, condividendo la grafica de Il Foglio, parla di "fascismo putiniano" come rischio da non sottovalutare.

La conclusione di Picierno è politica, non personale:

"Credo che ci sia bisogno di ridare dignità e prospettiva unitaria a milioni di elettori che in questi anni hanno progressivamente abbandonato il Partito democratico scegliendo altre proposte a destra o a sinistra o rimanendo a casa. Questa diaspora va ricomposta fuori dalle alchimie di coalizione e dalla riduzione in tende e cespugli, di vecchie e nuove formule. Serve un riformismo coerente e popolare".

Come l'ha raccontata la rete

La notizia rimbalza da questa mattina. Luigi Marattin posta lo screenshot di Huffpost con il titolo "Pina Picierno lascia il Pd: 'Si è snaturato, la casa dei riformisti non esiste più'" e commenta: "Ci siamo passati in tanti". Poi lancia un invito esplicito: se vuole restare nel centrosinistra, buona fortuna; se vuole costruire fuori dai due poli, il Partito Liberal Democratico è pronto a collaborare "senza ego". Su Threads, @politikosit sintetizza: "la casa dei riformisti non esiste più". Secolo d'Italia su Instagram parla di una Picierno che "ha sbattuto la porta" del Nazareno e "abbandonato Elly Schlein". Nei commenti si misura la frattura: c'è chi applaude ("GRANDE PICERNO"), chi prevede un approdo in Azione, chi invece liquida tutto come "la Sinistra è FALLITA". La polarizzazione è evidente, e conferma proprio quel clima identitario che Picierno critica. Ma cosa potrebbe accadere adesso nelle piccole sezioni di partito ?  La Picierno propone un " riformismo coerente e popolare "  A Regalbuto, come in decine di comuni simili, quella parola "popolare" significa una cosa semplice: tornare a parlare di lavoro, di acqua per le campagne, di sanità territoriale, senza vergognarsi di dire che l'Europa deve difendersi e che le ambiguità su Israele o sulla Russia pesano anche sulla credibilità locale. L'addio al Pd non chiude una carriera, ne apre un'altra. E se davvero, come scrive Marattin, "ci siamo passati in tanti", allora la domanda non è solo dove andrà Picierno a Strasburgo, ma chi raccoglierà, da Regalbuto in su, quei voti riformisti che oggi stanno a casa. 

Ultima modifica il Giovedì, 04 Giugno 2026 13:33
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