Che valore ha? Forse nessuno, forse tutto.
È la domanda che mi faccio anch'io, ogni volta che lo dico. Perché se ti dichiari, lo sai già cosa succede. Parte il disco rotto.
Prima era: "Ah, democristiani? Siete tutti ladri, tutti raccomandati."
Oggi è peggio: "Ah, democristiani? Siete tutti mafiosi."
E lì ti passa la voglia di spiegare. Perché in due parole cancellano tutto. Cancellano De Gasperi che muore in una casa povera di Sella Valsugana il 19 agosto di 72 anni fa, con in bocca il nome di Gesù, dopo aver dato tutto per far rinascere l'Italia dalle macerie. Cancellano Aldo Moro, che muore in un bagagliaio di una Renault rossa perché non ha voluto cedere, perché era convinto fino all'ultimo che la politica fosse mediazione e non vendetta. Morto ucciso per la sua coerenza politica, non per una tessera.
Cancellano una storia di popolo.
Essere democristiano oggi non è rivendicare un partito. La DC non c'è più, e va detto senza ipocrisia: abbiamo anche sbagliato, abbiamo perso il senso del limite, ci siamo fatti travolgere. Tangentopoli non ce la siamo inventata. Ma la Democrazia Cristiana non è stata solo quello. È stata l'unico partito che non ha mai rappresentato una classe contro un'altra. Rappresentava un popolo. Il contadino del Trentino e il bracciante di Regalbuto, l'operaio di Torino e la maestra della Sicilia interna, l'imprenditore e la casalinga. Era il partito di mia nonna che andava a Messa e il giorno dopo andava alla sezione perché credeva che la fede dovesse sporcarsi le mani.
Cosa era, in fondo, la DC? Quattro cose semplici che De Gasperi ci ha lasciato e che Moro ha pagato con la vita.
1. La persona prima dell'ideologia. Non l'individuo da solo contro tutti, non la massa da inquadrare. La persona, con la sua famiglia, il suo lavoro, la sua comunità. Oggi che tutto è o mercato sfrenato o Stato padrone, questa idea è rivoluzionaria.
2. Il centro non come parcheggio, ma come metodo. Ci dicevano che stavamo al centro per non scegliere. È falso. Stavamo al centro perché il Paese aveva bisogno di equilibrio. Sturzo diceva che siamo un centro che guarda a sinistra. De Gasperi ci ha insegnato che governare è mediare, non spaccare. Ricucire, non urlare.
3. L'Europa e l'Occidente come casa, non come bancomat. Siamo stati noi a portare l'Italia in Europa e nella NATO non per interesse, ma perché sapevamo da che parte stare. Oggi che tutti parlano di sovranità urlata, noi abbiamo sempre creduto in una sovranità condivisa.
4. L'autonomia che responsabilizza. Dallo Statuto siciliano alla Regione Trentino. Autonomia non per fare un feudo, ma per amministrare meglio e più vicino alla gente.
E allora fa sorridere, e anche un po' arrabbiare, vedere cosa succede oggi.
Tra due estremi che si urlano addosso ogni giorno, c'è una corsa matta a rifare il centro. Tutti vogliono il centro. Tutti si dicono riformisti . Moderati. Equilibrati. Responsabili.
Ma il centro non si improvvisa. Non è una posizione geometrica tra destra e sinistra. È una cultura. È la cultura del popolarismo. E quella cultura l'aveva solo la DC.
Forse si rimpiange questo, in fondo. Non un simbolo, non uno scudocrociato appeso al muro per nostalgia. Si rimpiange un metodo. Si rimpiange un partito che sapeva parlare al Nord e al Sud senza dover cambiare dialetto. Che sapeva tenere insieme conti pubblici e giustizia sociale. Che non aveva bisogno di un nemico per esistere.
Essere democristiano oggi allora che valore ha?
Forse nessuno, se cerchi un posto, una poltrona, un facile like. Forse tutto, se cerchi ancora una ragione per credere che la politica sia servizio, che la morale non sia moralismo, che si possa essere credenti e laici allo stesso tempo, che il compromesso non sia un tradimento ma l'arte più nobile della democrazia.
Io, per me, continuo a dirlo. Con orgoglio. E con un po' di pudore. Democristiano.
Perché finché ci sarà bisogno di tenere insieme un Paese che altri vogliono solo dividere, ci sarà bisogno di noi.


