Quando la festa finisce, quello che resta non sono solo le luminarie spente. Restano dei segni. I giorni di San Vito di quest'anno ne hanno lasciati quattro, chiari, e vale la pena custodirli.
Il primo è la solidarietà che si mette in cammino.
Per una volta non siamo stati noi ad andare dal Santo. È stato Lui a uscire, a bussare alle porte di chi non poteva esserci. Portare le reliquie nelle case degli ammalati, negli sguardi di chi la festa poteva solo immaginarla, ha ribaltato il senso stesso della devozione. Ci ha ricordato che la festa è vera solo se non lascia indietro nessuno, e che c'è un'attesa, quella di chi soffre, che ha la stessa intensità e purezza di un'attesa d'amore. Quell'immagine non si dimentica.
Il secondo è il folclore ritrovato.
Abbiamo riscoperto che le nostre tradizioni non sono solo coreografia. Le ragazze e i ragazzi con le maglie verdi del Comitato ci hanno fatto capire che anche il ballo, quel passo che pensavamo solo folklore, nasce da un miracolo. La pizzica di San Vito non è stata un semplice spettacolo, è stata preghiera con il corpo, gioia antica che è tornata a parlare la lingua del Santo e ci ha stupiti proprio per questo.
Il terzo è la collaborazione.
Niente di quello che abbiamo visto sarebbe stato possibile se ognuno fosse rimasto nel suo recinto. Associazioni diverse, persone con competenze diverse, storie diverse, hanno scelto di mettere in comune tempo e sapere. Quando questo accade, una festa smette di essere un evento organizzato da qualcuno e diventa una cosa generata da tutti. E una cosa generata da tutti genera comunità. È la differenza più grande.
Il quarto è la partecipazione vera.
L'abbiamo vista nell'alloro. Una processione composta, piena, silenziosa e allo stesso tempo carica di voci interiori. Non c'era solo gente che sfilava, c'era gente che pregava, che chiedeva, che ringraziava. Ognuno con il suo motivo intimo, tutti dentro lo stesso passo.
Queste quattro tracce sono già il cantiere per il 2027.
Pensarci ora non è anticipo, è responsabilità. Se vogliamo che la festa cresca ancora, che abbia un valore aggiunto, dobbiamo cominciare a tenerla viva da oggi, nei pensieri, nelle riunioni, nelle piccole scelte. Soprattutto dobbiamo avere il coraggio di smentire quel vecchio ritornello rassegnato che a Regalbuto le cose belle sarebbero destinate a spegnersi presto. Non è vero. Le cose durano se le facciamo durare. Se continuiamo a crederci insieme.
San Vito ce lo ha insegnato, in questi giorni.
Ecco qualche idea, tutte per la stessa riflessione:
Titolo principale che ti consiglio:
Quattro tracce per il 2027
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