cari concittadini,
Scrivo queste righe ancora scosso dall’emozione. Stamattina, dopo quasi sessant’anni, ho varcato di nuovo la soglia della Chiesa della Madonna del Carmelo. Per me, come per pochi altri che ancora ricordano, è stato un viaggio nel tempo: l'ultima volta ero un chierichetto e servivo messa a Don Pepè, un prete "doc", di quelli che parlavano al cuore della gente con la semplicità della fede.
Rivederla aperta al pubblico è stato come ritrovare un gioiello di famiglia che credevamo perduto. La Chiesa del Carmelo è forse il pezzo più pregiato del mosaico di Regalbuto: la sua pianta ottagonale, il tetto unico in Sicilia, quella povertà dignitosa del pavimento che contrasta ferocemente con lo splendore del lampadario centrale. Eppure, le sue mura trasudano una storia complessa, fatta di ricostruzioni, di vandalismi subiti e di quella drammatica pagina del 1848, quando proprio durante una funzione partì una delle stragi più violente della nostra storia recente.
Ma il Carmelo non è un’isola. È il punto di partenza di un itinerario della bellezza che troppo spesso percorriamo con distrazione.
Uscendo dalla chiesa, si può scivolare tra i vicoli di via Plebiscito, lambire quella che fu la casa del grande G.F. Ingrassia, attraversare il Collegio e arrivare davanti alla Chiesa delle Grazie. Un altro gioiello, purtroppo ancora serrato, che attende solo di tornare a respirare. E poi ancora la maestosità di Piazza della Repubblica, il Municipio settecentesco, la splendida San Basilio. Per non parlare del Chiostro di Piazza Vittorio Veneto, un luogo dal potenziale immenso che oggi appare purtroppo trascurato e ferito dall'incuria.
Qual è il senso di questa mia riflessione?
Regalbuto possiede un tesoro immenso, un percorso circolare che unisce arte, storia e natura (pensiamo alla nostra Villa Comunale), ma rischiamo di diventare stranieri in casa nostra. Spesso ci lamentiamo di ciò che manca, senza accorgerci di ciò che abbiamo. La riapertura del Carmelo deve essere un segnale: la bellezza è "tra le nostre mani", ma per salvarla dobbiamo imparare a "guardarla con occhi nuovi".
Dobbiamo smettere di considerare questi monumenti come vecchi edifici polverosi e iniziare a vederli come i pilastri della nostra identità e del nostro possibile rilancio turistico e culturale. Il recupero del Chiostro, la riapertura delle chiese ancora chiuse, la cura dei vicoli storici non sono solo compiti della politica, ma una responsabilità collettiva di chi ama questa terra.
Non lasciamo che passino altri sessant’anni prima di accorgerci di quanto siamo ricchi. Riscopriamo Regalbuto, facciamolo per noi stessi e per chi verrà dopo di noi.
Un cittadino che non dimentica.


