BUDAPEST – Il 12 aprile 2026 resterà impresso nella storia europea come il giorno in cui la "democrazia illiberale" di Viktor Orbán è stata smantellata dalle urne. Con un’affluenza record del 77,8%, il partito TISZA (Rispetto e Libertà) guidato da Péter Magyar ha ottenuto una vittoria schiacciante, assicurandosi circa il 54% dei voti e la maggioranza dei due terzi in Parlamento (138 seggi su 199). Il successo di Magyar non è dipeso da una mobilitazione della sinistra tradizionale, ma dalla sua capacità di parlare la stessa lingua di Fidesz. Essendo un ex insider, ha saputo: Neutralizzare la propaganda perchè Conosceva i meccanismi di comunicazione del governo e ha saputo anticiparli, rendendo inefficaci le campagne di fango mediatico. Ha saputo Intercettare la destra moderata: A differenza delle precedenti coalizioni di opposizione, Magyar non ha chiesto agli ungheresi di rinnegare i valori conservatori, ma di denunciare la corruzione sistematica che li stava "tradendo".
Il Partito del Rispetto e della Libertà ha convinto l'elettorato con una formula che unisce conservatorismo identitario e riformismo pro-europeista:
- Lotta alla corruzione: Priorità assoluta è l'indipendenza giudiziaria e l'adesione alla Procura europea (EPPO).
- Economia e Fondi UE: L'obiettivo immediato è sbloccare i miliardi di euro congelati da Bruxelles, necessari per rilanciare una crescita stagnante.
- Media e Propaganda: Magyar ha promesso la chiusura del "Ministero della Propaganda" e il ripristino del pluralismo nell'informazione pubblica.
- Valori: TISZA resta fermo su posizioni conservatrici riguardo alla famiglia e al controllo dell'immigrazione, rassicurando quella fetta di elettorato moderato stanca del clientelismo ma legata alle tradizioni nazionali.
Il dato politico: Con la supermaggioranza ottenuta, Magyar avrà il potere non solo di governare, ma di modificare la Costituzione per smantellare le leggi speciali e le riforme elettorali che avevano blindato il potere di Fidesz per quasi un ventennio. Il nuovo governo si trova di fronte a una sfida di equilibrismo diplomatico. Da un lato, siede nel PPE (Partito Popolare Europeo), segnando un ritorno dell'Ungheria nel cuore delle decisioni europee. Dall'altro, deve mantenere le promesse elettorali su temi caldi quali il fatto che lo Stato di diritto è stato ripristinato per sbloccare le decine di miliardi di euro essenziali per l'economia nazionale e le relazioni con l'EST e con la Russia in particolare. Magyar ha promesso una revisione pragmatica dei rapporti con la Russia, allontanandosi dall'ambiguità di Orbán pur mantenendo la sicurezza energetica nazionale.
I motivi per cui, dal punto di vista politico, i successi del governo italiano possono essere considerati "impermeabili" a quanto accaduto a Budapest possono essere la differenza tra democrazia liberale vs illeberale. Il punto di forza di Giorgia Meloni è stato quello di aver mantenuto l'Italia saldamente nel perimetro delle democrazie liberali e atlantiste. A differenza di Orbán, Meloni non ha mai portato l'Italia a uno scontro frontale e sistemico con Bruxelles che portasse al congelamento dei fondi (come il PNRR). Mentre l'Ungheria di Fidesz veniva accusata di autoritarismo e controllo dei media, l'Italia ha continuato a operare in un contesto di alternanza democratica e pesi e contrappesi istituzionali. La caduta di un sistema "chiuso" come quello ungherese non colpisce quindi direttamente un governo "aperto" e legittimato dai mercati internazionali.
L'isolamento di Orbán è derivato in gran parte dalla sua ambiguità sulla guerra in Ucraina e dai suoi rapporti con la Russia. Il governo italiano ha adottato una linea diametralmente opposta: è stato uno dei sostenitori più convinti di Kiev e della NATO. Questo ha dato alla Meloni una credibilità internazionale (soprattutto a Washington e Bruxelles) che Orbán aveva perso da tempo. La vittoria di Magyar, che è pro-Ucraina, paradossalmente allinea l'Ungheria alla posizione già tenuta dall'Italia. La vittoria di Mayar n un certo senso, potrebbe persino favorire l'Italia nel lungo periodo: avere a Budapest un premier che non mette veti continui in sede UE rende più facile per il governo italiano negoziare riforme comuni (come quelle sui migranti o sulla governance economica).
I meriti di un governo si misurano sui dati economici nazionali, sull'occupazione e sulla stabilità politica interna. Finché gli indicatori italiani tengono e la coalizione resta unita, quello che succede oltre confine rimane un fatto di politica estera. La sinistra esulta per la "caduta del simbolo", ma i cittadini italiani votano sulla base della realtà del loro Paese.


