Tornare a casa e trovare i gerani a terra fa un rumore sordo, anche se non fa rumore per niente. Petali rossi, foglie spezzate, vasi rovesciati sul Corso. Uno scempio piccolo, ma preciso, che ti resta negli occhi più a lungo di una scritta sul muro.
È successo qui, a Regalbuto. E riguarda tutti noi, non solo chi ha piantato quei fiori. Fino a poco tempo fa quell'angolo del Corso era solo un pezzo di marciapiede, una scalinata e una ringhiera . Poi è arrivata Petronela. Senza chiedere permessi speciali, senza proclami, ha iniziato a mettere vasi, a scegliere i gerani giusti, a innaffiare la mattina presto e la sera tardi. Ha reso elegante un punto anonimo, ha dato un motivo per rallentare il passo. Chi passa si ferma mezzo secondo in più, guarda, respira. E la cosa più bella è che non è rimasta sola. I balconi di fronte hanno risposto. Uno ha messo il bianco, un altro il rosa salmone. Senza accordi scritti, è nata una piccola coreografia di colori. È così che una strada diventa comunità: non con le delibere, ma con i gesti ripetuti.
Prendersi cura non è un hobby. Curare i fiori è come prendersi cura di un animale. Non è decorazione, è responsabilità. Un geranio va annaffiato anche quando sei stanca, va potato anche quando fuori ci sono trentotto gradi, va protetto dal vento di febbraio. Chiede costanza, non entusiasmo del sabato. E in cambio non abbaia, non fa le fusa, ma ti restituisce bellezza pubblica. La regala a chiunque passi, anche a chi non la merita. Strappare quei fiori non è una "bravata". È dire a chi si prende cura: il tuo tempo non vale niente. È un messaggio vigliacco, perché colpisce qualcosa che non può difendersi.
Cosa dice di noi, e cosa possiamo dire noi
Essere vicini e solidali è il minimo. Ma possiamo fare di più, e farlo in modo semplice, senza retorica. Passiamo da lì. Non per curiosità, per presenza. Fermiamoci un minuto, facciamo una foto, salutiamo Petronela se c'è. Portiamo un vaso, una talea, un sacchetto di terriccio. Non come elemosina, come contributo a un'opera collettiva. Se abbiamo un balcone sul Corso, copiamo l'idea. Non per competizione, per continuità. Più gerani ci sono, più diventa difficile spezzarli tutti. E se vediamo qualcuno che tocca, diciamolo. Non con aggressione, con chiarezza: qui ci teniamo.
Non serve una ronda, serve un'abitudine allo sguardo.
A Petronela
Non ti scoraggiare. Quello scempio per terra non cancella i mesi in cui hai trasformato un angolo grigio in un posto sereno. Chi ha strappato ha avuto bisogno di cinque minuti. Tu ne hai messi centinaia, e si vedono. La città che appartiene a tutti ha bisogno di persone che la trattano come se fosse casa propria. Tu lo fai. E adesso tocca a noi dimostrarti che non sei sola a farlo.
E i gerani, testardi come sono, rifioriranno.
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