Il Chiostro che torna a parlare: fare, non firmare ( AgoVit )

Giugno 19, 2026 565

Mi riempie di gioia guardare quel manifesto di "Le poesie al Chiostro" per il 4 luglio e vedere, uno accanto all'altro, i loghi del Comune di Regalbuto, della Pro Loco, della Fondazione Ameselon , dei Vaneddi dell'arte e de La Salle . Non è grafica. È un linguaggio. Per anni abbiamo confuso l'identità con la bandiera singola, e abbiamo chiamato "comunità" la somma di solitudini ben organizzate. Mettere quattro sigle diverse sullo stesso foglio, senza che una copra l'altra, è già una piccola rivoluzione civile. È la traduzione pratica di quel discorso che ho fatto nella presentazione del mio  libro in Sala Paolo VI: collaborare non è un auspicio, è una necessità se vogliamo affermare la voglia e la determinazione di essere comunità.

E qui arriva il secondo motivo della gioia, quello più profondo. Il Chiostro.

L'ho scritto nel libro, e ora la poesia lo rende visibile: quel luogo deve tornare alla sua funzione originaria, non come nostalgia, ma come destinazione. Cultura e religiosità non sono due reparti separati, sono due modi di stare in silenzio insieme. La poesia al Chiostro non è un "evento estivo", è una restituzione. Le pietre tornano a sentire voci che non vendono niente, che non chiedono applausi, che semplicemente abitano. Quando un chiostro torna a essere chiostro, una città smette di cercare altrove il suo centro. "Poesie al Chiostro" racchiude proprio questi due messaggi che  indico contro le divisioni: la ricostruzione della comunità regalbutese passa da alleanze concrete tra associazioni sportive, culturali e sociali, e passa dal ridare senso ai luoghi che ci hanno formato.

È per questo che ha senso, nello stesso respiro, ricordare due regalbutesi che hai voluto pubblicare su Regalbuto Press e sui social.

Il capitano medico Serafino La Manna, che di fatto insegnò la scherma a Tricoli, il quale poi fondò la prima scuola di scherma a Jesi. Una catena di trasmissione: un sapere che nasce qui, viaggia, mette radici altrove e onora l'origine. Non è folklore, è maestria che diventa scuola. E Giuseppe Perna, che nel primo Giro d'Italia del 1909 arrivò ultimo a Milano, 49º con 291 punti  diventando così il primo "maglia nera" della storia della corsa rosa. Ricordarlo non è celebrare la sconfitta, è riconoscere la tenacia di chi parte, resiste, arriva. In un paese che spesso misura il valore solo dal podio, Perna ci ricorda che anche l'ultimo chilometro ha dignità, e che Regalbuto ha pedalato fin dall'inizio della storia d'Italia su due ruote.

 Non so e non è importante sapere se quel discorso in Sala Paolo VI abbia suscitato interesse.  La comunità non nasce dall'applauso a un'idea, nasce dal fare che segue l'idea. E il fare, il 4 luglio, c'è. Quattro loghi insieme. Un chiostro che torna a essere luogo di parola. Due nomi tirati fuori dall'oblio e rimessi in circolo. Nessuno che rivendica il primato, tutti che si riconoscono nell'unico obiettivo di far grande Regalbuto. Il primo passo  è compiuto. Non perché è perfetto, ma perché è condiviso. La poesia non salverà il mondo, ma può ricucire un paese se la diciamo nello stesso cortile, sotto lo stesso cielo, con le stesse associazioni che per una sera smettono di contare i confini e iniziano a contare le presenze. Allora teniamoci questa gioia, sobria e testarda. Continuiamo a fare, senza fretta di firmare. Regalbuto non ha bisogno di altri manifesti di intenti, ha bisogno di chiostri abitati, di alleanze praticate, di storie raccontate. Il 4 luglio è questo: non un punto di arrivo, ma la prova che quando si collabora, il luogo giusto ritrova la voce giusta.

Ultima modifica il Venerdì, 19 Giugno 2026 12:57
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