Ed è quello che ha fatto la classe '76 di Regalbuto, in quel locale pieno di voci che si sovrapponevano.
Vederli insieme, sorridenti, è un'immagine che vale più di qualsiasi discorso. Non più ragazzini con le ginocchia sbucciate e le bici lanciate per le vie del paese, ma neanche uomini e donne stanchi. Cinquantenni. Nel mezzo esatto della vita, dove finalmente si capisce. La '76 è una generazione di confine. Nata nell'analogico puro, senza cellulari, senza notifiche, con le estati lunghissime e le porte aperte. Cresciuta negli anni '80 a pane e oratorio, nelle aule della scuola media dove si è formata la prima idea di futuro. Diventata grande nei '90, quando bisognava andare via per studiare, per lavorare. È la generazione che ha imparato a scrivere a mano e poi a vivere online, che ha tenuto un piede a Regalbuto e uno nel mondo. A cinquant'anni ognuno è arrivato con la sua vita in mano. C'è chi ha i figli grandi, chi li ha appena avuti. C'è chi è rimasto, chi è tornato, chi vive lontano e quando torna sente quell'odore di casa che non se ne va mai. C'è il lavoro, che per anni è stato corsa e dimostrazione, e ora finalmente è anche mestiere, identità, a volte stanchezza. Ci sono i genitori che non sono più giovani, e questa è la parte più difficile da dire di questa età.


