Lettere al blog : "NON MURI DA INAUGURARE, MA VITE DA SOSTENERE" di Letizia Stancanelli .
La chiusura di una società sportiva non è mai una notizia isolata: è sempre il sintomo di qualcosa che si è rotto prima. La decisione della società di “Basket Regalbuto” di interrompere la propria attività dopo anni di impegno, racconta lo stato di salute del nostro paese.
La prima reazione, quasi automatica, è stata quella di molti: una sconfitta per la comunità. Poi però arriva la riflessione. E forse la definizione più corretta è un’altra: non una sconfitta casuale, ma una sconfitta inflitta. Una sconfitta che nasce dall’assenza, dal silenzio e dalla mancanza di risposte di chi dovrebbe garantire pari opportunità e spazi a tutte le realtà sportive di un territorio. Perché quando una società sportiva chiude non scompare solo una squadra. Si spegne un presidio educativo, sociale, umano. Si perdono giornate fatte di allenamenti, di volontariato, di persone che dedicano tempo e competenze nella maggior parte dei casi senza alcun compenso, solo per offrire ai giovani un’alternativa concreta.
Da educatrice sportiva, ma soprattutto da cittadina che ha scelto di restare e investire tempo e risorse in questo paese — scelta che a volte fa nascere più di un dubbio — la sensazione è amara.
Nei piccoli centri le possibilità sono già poche: gran parte delle opportunità si concentra nelle città più grandi. E quando anche quelle poche realtà che resistono vengono lasciate sole fino a chiudere, non possiamo più parlare di un fallimento collettivo.
È, più precisamente, un fallimento istituzionale.
Perché la comunità queste realtà le vuole. Le sostiene, le segue, le vive. Le famiglie accompagnano i figli in palestra, le volontarie e i volontari mettono tempo ed energie, le atlete e gli atleti continuano ad allenarsi anche nelle difficoltà. Quello che manca non è la volontà delle persone, ma il supporto concreto di chi dovrebbe garantire condizioni minime per andare avanti.
Quando una società sportiva chiude non è perché la comunità non ci crede più. È perché, troppo spesso, manca una rete istituzionale capace di ascoltare, accompagnare e sostenere chi ogni giorno tiene vivo lo sport sul territorio. Oggi si raccontano sui social, con frequenza, i progressi urbanistici: rigenerazioni, riqualificazioni, nuovi progetti. Ogni giorno un post nuovo. Ed è giusto valorizzare ciò che si realizza. Ma una domanda diventa inevitabile: che senso hanno strutture sempre più moderne se le società sportive che dovrebbero viverle fanno fatica a sopravvivere?
Prima — o almeno insieme — agli interventi che rischiano di trasformarsi in slogan propagandistici, non bisognerebbe forse ascoltare le necessità reali di chi lo sport lo fa ogni giorno?
Cosa spinge un’amministrazione a impiegare tempo per redigere un progetto e presentarlo a un finanziamento? E cosa, invece, non la spinge a impiegare tempo per entrare personalmente nelle palestre, dialogare con chi quelle strutture le vive davvero, tra
difficoltà quotidiane e sacrifici silenziosi? Lo sport viene spesso celebrato quando i risultati sono già consolidati, quando la macchina funziona, quando l’immagine è facile da raccontare. È semplice esaltare ciò che già brilla; più difficile sostenere chi fatica a emergere, chi allena quattro o sei ragazzi invece di venti, chi tiene accesa una luce in palestra anche quando sembra non interessare a nessuno.
La vita sportiva reale non vive solo sui social.
La vita sportiva vera si costruisce nelle palestre, nel lavoro quotidiano di allenatori, dirigenti e volontari che studiano allenamenti, educano, ascoltano e accompagnano bambine, bambini, ragazze e ragazzi in un percorso di crescita. Persone che credono che da un piccolo paese possa nascere qualcosa di grande e che un giorno quei giovani possano essere orgogliosi delle proprie origini. E allora forse è il momento di interrogarci su una domanda fondamentale: qual è oggi l’obiettivo primario di una società sportiva? Dare prestigio alla comunità? O, prima ancora, educare? Perché lo sport è innanzitutto educazione civica e morale. È imparare il rispetto dell’avversario — e forse tutti noi dovremmo tornare, simbolicamente, in palestra a giocare uno contro l’altro per ricordarlo. È imparare a gestire la sconfitta, a condividere regole comuni, a dedicare tempo ed energie a una passione sana. Il prestigio della comunità arriva dopo. E spesso arriva da sé, automaticamente, quando una società sportiva viene messa nelle condizioni di fare ciò per cui è nata: fare sport.
Ho provato, nel 2023, a cercare un dialogo diretto. A dire: ci siamo, esistiamo, venite a vedere cosa facciamo. La risposta fu rassicurante: ci sarebbe stata attenzione per tutte le società del territorio. Ma quell’attenzione non si è mai tradotta in presenza reale. Nessuna visita, nessun confronto, se non in occasioni pubbliche o eventi ufficiali.
E allora la domanda è inevitabile: quante altre realtà devono fermarsi prima che qualcuno si accorga che lo sport nei piccoli paesi non è un dettaglio, ma una necessità?
La chiusura di una società sportiva non è solo la fine di una storia lunga decenni. È un segnale. Un campanello d’allarme che riguarda tutti: istituzioni, cittadini, famiglie. Quando chiude una società sportiva non finisce solo un’attività: si spegne un luogo dove si imparava rispetto, disciplina e comunità.
Le palestre non sono muri da inaugurare, ma vite da sostenere. Perché un paese non muore quando perde una squadra. Un paese inizia a svuotarsi quando smette di accorgersi di chi, ogni giorno, prova ancora a tenerlo vivo.
Letizia Stancanelli
Servizio Civile Universale 2026-2027: Aperto il bando per quasi 66 mila nuovi volontari
Il Servizio Civile Universale (SCU) si conferma ancora una volta una delle colonne portanti dell'impegno giovanile in Italia. È stato ufficialmente pubblicato il nuovo bando per la selezione di 65.964 operatori volontari, chiamati a prestare servizio durante il biennio 2026–2027.
Si tratta di una finestra di opportunità senza precedenti per i giovani tra i 18 e i 28 anni che desiderano trasformare il proprio senso civico in azioni concrete, maturando al contempo competenze trasversali preziose per il proprio futuro professionale. Il bando riflette un impegno capillare, che mira a coprire una vasta gamma di settori: dall'assistenza sociale alla tutela del patrimonio culturale, fino alla cooperazione internazionale. Ecco come si suddivide la platea dei volontari: In Italia: La grande maggioranza degli inserimenti, pari a 64.479 volontari, sarà distribuita in 2.635 progetti su tutto il territorio nazionale, organizzati in 548 programmi di intervento. All’estero: Per chi desidera mettersi alla prova fuori dai confini nazionali, sono disponibili 1.485 posti in 204 progetti, articolati in 54 programmi dedicati alla cooperazione e al dialogo interculturale.
Il Servizio Civile non è solo un’attività di volontariato, ma un vero e proprio percorso di formazione. I partecipanti avranno l'opportunità di:
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Imparare sul campo: Acquisire competenze specifiche nel settore scelto.
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Ricevere una certificazione: Valorizzare il proprio curriculum con un'esperienza riconosciuta a livello istituzionale.
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Contribuire al bene comune: Essere parte attiva nel miglioramento della propria comunità o nel supporto a contesti fragili.
Cosa c'è da sapere per candidarsi
La selezione è rigorosa ma trasparente. È fondamentale consultare attentamente i requisiti specifici per ogni singolo progetto, poiché ognuno ha obiettivi e mansioni differenti. Il consiglio è quello di navigare sulla piattaforma ufficiale del Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale per filtrare i progetti per area geografica e ambito di interesse.
La primavera è finalmente alle porte. Il sole ricomincia a farsi sentire, le giornate si allungano e, ammettiamolo, quel richiamo verso il balcone diventa irresistibile. È il momento di trasformare i nostri spazi esterni in piccoli angoli di paradiso colorato. Ma la domanda resta sempre la stessa: cosa piantiamo quest'anno? Per anni, il re incontrastato dei nostri balconi è stato lui, il Geranio. Che sia lo "Zonale" (quello a cespuglio, fiero e robusto), l' "Imperiale" dai fiori giganti o il "Parigino" (l'edera ricadente che crea quelle cascate spettacolari), il geranio ha un fascino indiscutibile. Tuttavia, c'è un prezzo da pagare. Queste piante richiedono una dedizione quasi monastica: pulizia maniacale del secco, rimozione dei fiori appassiti e controllo costante dei rami. Ma il vero nemico oggi ha le ali: la "farfalla malefica" (il Cacyreus marshalli). Negli ultimi anni, questo parassita ha fatto stragi, riducendo piante bellissime in poltiglia nel giro di pochi giorni. Vale ancora la pena fare tanta fatica per vedere il proprio lavoro distrutto? Quest'anno ho deciso di cambiare rotta. La mia scommessa per la stagione è la Lantana.
Perché questa scelta? Soprattutto per chi, come me, vive nel calore generoso della Sicilia, la Lantana è una vera benedizione. E' una pianta sempreverde che non teme il sole cocente. Ci regala colori stupendi da maggio fino a ottobre inoltrato.Non serve essere schiavi delle cesoie. Basta qualche accortezza e lei ricambia con una generosità incredibile. Il consiglio pratico: Per farla splendere, ricordatevi di innaffiarla regolarmente la sera (mai sotto il sole!) e di aiutarla con un buon concime ogni 15 giorni a partire da maggio.
Non resta che metterci al lavoro per abbellire i nostri balconi. !!
Non restate a guardare. Correre ad acquistare le piantine è solo il primo passo; curarle e vederle crescere è una terapia per lo spirito. C'è una soddisfazione visiva nel vedere un balcone fiorito, ma c'è soprattutto una soddisfazione personale immensa nel dire: "L'ho fatto io". Buon lavoro a tutti i pollici verdi (e a chi sta provando a diventarlo)!
Petronella
Pietraperzia. La dott.ssa Angela Zarba formalizza la candidatura a Sindaco della città.
Lettera aperta alla cittadinanza
Cari Concittadini,
oggi, con ferma determinazione, formalizzo la mia candidatura alla carica di Sindaco del
nostro Comune.
Nel corso del mandato amministrativo che volge al termine, durante il quale ho avuto
l'onore di ricoprire i ruoli di Assessore e Vicesindaco, nonché di consigliere, ho accumulato
ogni opportunità di crescita e apprendimento, anche nelle circostanze più complesse.
Forte dell'esperienza maturata, mi sento ora pronta ad assumere la piena responsabilità
della guida della nostra comunità, orientandola verso un progresso costante e misurato.
La mia visione strategica è nitida: auspico un Comune in cui la partecipazione civica sia
valorizzata, e l'Amministrazione sia proattivamente al servizio delle famiglie. Promuovo un
contesto comunitario in cui i principi di trasparenza e inclusione costituiscano la prassi
consolidata, non l'eccezione.
Il nostro impegno sinergico è fondamentale per assicurare la ripresa, la crescita e lo
sviluppo del nostro territorio. Sono pronta, unitamente al gruppo di sostenitori che hanno
riposto fiducia nella mia persona designandomi quale candidata Sindaco per le prossime
elezioni amministrative del 2026, a collaborare strettamente con voi, implementando un
piano d'azione. robusto e innovativo.
Insieme, possiamo edificare il futuro che la nostra comunità merita.
Per la concretizzazione di questo progetto, sollecito il vostro sostegno e la vostra fiducia
nella mia candidatura a Sindaco.
Con determinazione,
Dott.ssa Angelica ZARBA
Le case editrici siciliane tra storia e dinamismo contemporaneo Un’analisi comparativa del sistema editoriale regionale
Il presente articolo propone un’analisi comparativa delle principali case editrici siciliane attive tra il Novecento e il primo quarto del XXI secolo. Attraverso un approccio qualitativo-comparativo, lo studio valuta la rilevanza storica, il dinamismo editoriale, la progettualità culturale e la presenza nei circuiti fieristici nazionali e internazionali. L’obiettivo è offrire una mappatura critica del panorama editoriale siciliano, mettendo in luce continuità, trasformazioni e traiettorie emergenti nel sistema editoriale italiano.
La Sicilia vanta una tradizione editoriale di lunga durata, le cui radici risalgono all’Ottocento. Nel corso del Novecento, l’isola ha dato vita ad alcune delle esperienze editoriali più significative della storia culturale italiana, in particolare attraverso editori capaci di coniugare identità regionale e rilevanza nazionale. Negli ultimi decenni, accanto a realtà storicamente consolidate, sono emerse nuove case editrici indipendenti, in risposta ai mutamenti strutturali del mercato editoriale e con strategie culturali innovative.
Il presente contributo intende analizzare le principali case editrici siciliane in una prospettiva comparativa, considerando sia la loro profondità storica sia il loro posizionamento nel sistema editoriale contemporaneo italiano e mediterraneo.
2. Quadro teorico e stato degli studi
La ricerca sull’editoria italiana ha tradizionalmente privilegiato una prospettiva di scala nazionale, concentrandosi sui grandi gruppi editoriali e sulle dinamiche di mercato.¹ Solo in tempi relativamente recenti l’attenzione degli studiosi si è estesa all’editoria indipendente e regionale, riconosciuta come elemento essenziale per la tutela della bibliodiversità e del pluralismo culturale.²
Nel contesto siciliano, l’attenzione critica si è spesso focalizzata su singoli casi emblematici – in particolare Sellerio Editore – mentre risultano ancora limitati gli studi comparativi sistematici sull’ecosistema editoriale regionale.³ Il presente lavoro si propone di colmare parzialmente tale lacuna, integrando prospettiva storica e analisi del presente.
3. Metodologia
Lo studio adotta un metodo qualitativo-comparativo, fondato sull’analisi documentaria e sulla valutazione critica delle pratiche editoriali.
3.1 Criteri di selezione
Le case editrici analizzate sono state selezionate sulla base di almeno tre dei seguenti requisiti: - sede legale o operativa in Sicilia; - continuità dell’attività editoriale; - partecipazione documentata a fiere editoriali nazionali; - riconoscibilità culturale a livello regionale o nazionale.
3.2 Indicatori di analisi
Ciascun editore è stato valutato attraverso cinque indicatori principali: 1. continuità storica; 2. rilevanza culturale e simbolica; 3. coerenza e respiro dei progetti editoriali; 4. dinamismo editoriale e capacità contrattuale; 5. presenza alle principali fiere editoriali nazionali e internazionali.
4. Analisi delle principali case editrici siciliane in ordine di rilevanza
4.1 Sellerio Editore
Fondata a Palermo nel 1969, Sellerio Editore rappresenta il principale punto di riferimento storico dell’editoria siciliana. Il suo catalogo, caratterizzato da una forte coerenza culturale e da una riconoscibile identità grafica, ha contribuito in modo decisivo alla definizione della letteratura italiana del secondo Novecento. Il rapporto continuativo con autori quali Leonardo Sciascia e Andrea Camilleri testimonia la capacità dell’editore di operare simultaneamente su scala regionale, nazionale e internazionale.⁴
4.2 GAEditori
GAEditori, con sede operativa a Catania, si distingue come una delle realtà più dinamiche dell’editoria siciliana del XXI secolo. Pur trattandosi di una casa editrice relativamente giovane, ha sviluppato progetti editoriali di ampio respiro e una presenza costante nelle principali fiere nazionali. Il suo percorso evidenzia la possibilità di coniugare indipendenza editoriale, visione strategica e capacità progettuale.⁵
4.3 Giuseppe Maimone Editore
Attiva dagli anni Ottanta, la casa editrice Giuseppe Maimone ha svolto un ruolo centrale nella diffusione di studi storici, antropologici e letterari dedicati alla Sicilia. Il valore dell’editore risiede soprattutto nella continuità e nel rigore scientifico del catalogo, che ne fanno un punto di riferimento per la saggistica regionale.⁶
4.4 Edizioni Caracol
Edizioni Caracol, con sede a Palermo, occupa una posizione specialistica nel campo dell’architettura, dell’arte e della cultura urbana. I suoi progetti editoriali si distinguono per l’attenzione alla dimensione mediterranea e per il dialogo costante con il mondo accademico e le istituzioni culturali.⁷
4.5 Edizioni Mesogea
La casa editrice Mesogea, attiva a Messina, concentra la propria attività su tematiche mediterranee, narrativa e saggistica culturale. Pur operando su scala ridotta, rappresenta un esempio significativo di editoria indipendente orientata alla valorizzazione delle identità culturali transregionali.⁸
4.6 Bonfirraro Editore
Fondata a Enna nel 1986, Bonfirraro Editore ha progressivamente ampliato il proprio catalogo, includendo narrativa, saggi e opere di inchiesta. La partecipazione regolare alle principali fiere nazionali testimonia un percorso di consolidamento nel panorama editoriale italiano.⁹
4.7 Navarra Editore
Navarra Editore nasce come progetto culturale e si sviluppa successivamente come casa editrice attenta alle tematiche sociali e alla narrativa contemporanea. La sua traiettoria riflette le difficoltà strutturali e le potenzialità proprie delle realtà editoriali emergenti in ambito regionale.¹⁰
5. Discussione
L’analisi comparativa evidenzia un sistema editoriale polarizzato, caratterizzato dalla presenza di un editore storico di rilevanza nazionale accanto a una costellazione di case editrici indipendenti operanti su scala regionale o di nicchia. Tuttavia, il crescente dinamismo di alcune realtà più recenti suggerisce la possibilità di un riequilibrio fondato su progettualità, networking culturale e visibilità fieristica.
6. Conclusioni
Il panorama editoriale siciliano emerge come un sistema complesso e stratificato, nel quale coesistono continuità storiche e spinte innovative. La capacità delle case editrici di interagire efficacemente con il mercato nazionale e internazionale appare oggi un fattore decisivo per la loro sostenibilità nel lungo periodo. Ulteriori ricerche potrebbero integrare dati quantitativi sulla produzione e distribuzione editoriale, contribuendo a una comprensione più articolata del ruolo dell’editoria regionale nel sistema culturale italiano.
Note
1. A. Turi, Storia dell’editoria italiana, Bologna, Il Mulino.
2. J. B. Thompson, Mercanti di cultura, trad. it., Milano, Il Saggiatore.
3. G. Ragone, «Editoria e cultura in Sicilia», in Studi di storia dell’editoria, Roma.
4. Sellerio Editore, cataloghi istituzionali e documentazione storica.
5. GAEditori, materiali editoriali e comunicati stampa.
6. Giuseppe Maimone Editore, catalogo storico.
7. Edizioni Caracol, cataloghi e progetti editoriali.
8. Edizioni Mesogea, sito istituzionale e collane editoriali.
9. Bonfirraro Editore, cataloghi e documentazione fieristica.
10. Navarra Editore, materiali istituzionali.
Bibliografia
• Associazione Italiana Editori, Rapporti sullo stato dell’editoria in Italia, Milano.
• Ragone, G., Editoria e cultura nell’Italia contemporanea, Roma.
• Thompson, J. B., Mercanti di cultura, Milano, Il Saggiatore.
• Turi, A., Storia dell’editoria italiana, Bologna, Il Mulino.
• Siti istituzionali e cataloghi delle case editrici analizzate.
Regalbuto. " Balconi in fiore " - Basta Volerlo !
"Basta volerlo". Grazie all'intelligenza artificiale, abbiamo creato questa locandina per incoraggiare ognuno di noi a decorare il proprio balcone con i fiori della stagione. Un piccolo gesto per rendere le vie di Regalbuto più gentili e accoglienti in vista della primavera."
Primavera in anticipo: 100.000 tulipani invaderanno (con eleganza) il Sicilia Outlet Village.
C’è chi aspetta l’equinozio di marzo per dichiarare finita la stagione fredda e chi, invece, decide di far sbocciare la primavera con un colpo di scena cromatico senza precedenti. Dal 27 febbraio al 1° marzo, il Sicilia Outlet Village si trasforma in un palcoscenico botanico d’eccezione grazie all’arrivo di TuliPark. Non si tratta di una semplice decorazione, ma di una vera e propria immersione sensoriale: 100.000 tulipani coloreranno il cuore del Village più iconico dell'Isola, creando un contrasto mozzafiato tra la delicatezza della natura e le linee decise del design e dell’architettura che caratterizzano questa meta dello shopping. L’evento promette di essere un’esperienza visiva irripetibile. Immaginate di passeggiare tra le vetrine dei grandi brand e ritrovarvi improvvisamente circondati da una distesa infinita di petali. Il fulcro della magia sarà la piazzetta, proprio accanto alla fontana, che per tre giorni diventerà il set fotografico più ambito della Sicilia. Il connubio è perfetto: l'eleganza senza tempo dei tulipani si sposa con il gusto e la ricercatezza dell'Outlet, offrendo ai visitatori non solo l'occasione per uno shopping di qualità, ma un momento di pura meraviglia. È una "tre giorni" pensata per chi cerca bellezza in ogni sua forma. 100.000 fiori pronti a sbocciare simultaneamente sono uno spettacolo raro da vedere fuori dai confini olandesi. Il profumo e i colori dei fiori, uniti allo scroscio della fontana, trasformeranno la piazzetta in un’oasi di relax e stile. Che siate appassionati di botanica, cacciatori di scatti perfetti per Instagram o semplicemente in cerca di un weekend diverso dal solito, il TuliPark al Sicilia Outlet Village è la risposta. Preparatevi a vivere un sogno a occhi aperti, dove il lusso incontra la terra e il colore non conosce confini.
Sicilia, Agrumicoltura in Ginocchio: Un Settore Devastato che Chiede Risposte Urgenti
Il maltempo non ha solo colpito la Sicilia; l'ha ferita nel suo cuore produttivo più profondo. Le recenti e avverse condizioni meteorologiche hanno lasciato dietro di sé una scia di devastazione che attraversa l'intera isola, trasformando rigogliosi agrumeti in distese di fango e frutti perduti. Dalla piana di Catania alle province di Siracusa e Ragusa, estendendosi con pari drammaticità verso Agrigento, Enna e Palermo, il panorama agricolo è desolante. Non si tratta di danni isolati, ma di un collasso sistemico che minaccia la sopravvivenza di migliaia di aziende.
L'Entità del Danno: Tra Cascola e Muffe
Il settore agrumicolo, fiore all’occhiello dell’economia siciliana, è quello che paga il prezzo più alto. Al momento degli eventi calamitosi, la maggior parte dei frutti era ancora sugli alberi, pronta per la raccolta. La furia degli elementi ha causato: Cascola dei frutti: agrumi letteralmente strappati dai rami e finiti a terra, ormai invendibili. Ammuffimento: l'eccesso di umidità e il ristagno idrico hanno innescato processi degenerativi che rendono inutilizzabile anche il prodotto rimasto attaccato. Le stime sono impietose: si parla di perdite che vanno da un minimo del 40% fino al 100% della produzione in alcune aree particolarmente colpite. Per molti agricoltori, il lavoro di un intero anno è svanito in poche ore. Di fronte a uno scenario di tale portata, non bastano le parole di solidarietà. È stata avanzata una richiesta formale e urgente affinché venga dichiarato lostato di calamità naturale.
Le misure richieste sono concrete e mirano a dare "ossigeno" finanziario alle aziende:
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Blocco dei mutui: per sollevare le imprese dal peso del debito in un anno a reddito zero.
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Sospensione delle riscossioni tributarie: un fermo ai versamenti fiscali per permettere di reinvestire le poche risorse rimaste nella messa in sicurezza dei terreni.
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Sospensione degli oneri previdenziali: per tutelare anche il lavoro e i dipendenti del settore.
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Interventi di supporto economico diretto: finanziamenti a fondo perduto o agevolati per garantire la continuità aziendale.
La Sopravvivenza del "Made in Sicily"
Il tessuto produttivo agrumicolo non è solo un asset economico; è l'identità stessa del territorio siciliano. Senza un intervento tempestivo e massiccio dello Stato e della Regione, il rischio è l'abbandono delle terre e la perdita definitiva di un patrimonio che il mondo intero ci invidia. La richiesta è chiara: la Sicilia non può essere lasciata sola a raccogliere i cocci di un disastro che ha travolto una delle sue eccellenze più grandi.
Il gruppo guidato da Santina Todaro e Carmela Vita La Bruna dichiara l'indipendenza. Una scelta che apre una fase di incertezza per la compagine amministrativa uscita dalle urne.
REGALBUTO – Il clima politico nel Palazzo di Città cambia bruscamente. Quello che sembrava un sodalizio solido, uscito trionfante dalle ultime consultazioni amministrative, ha subito una frattura che appare, allo stato attuale, insanabile. Giovedì scorso, durante la seduta del Consiglio Comunale, il gruppo Alleanza Civica ha ufficializzato l’addio alla coalizione di governo.
La dichiarazione della rottura
A dare voce al malessere del gruppo è stata la consigliera Santina Todaro, che con un intervento ( nella foto ) netto e privo di ambiguità ha sancito la fine della collaborazione organica con la maggioranza. Le ragioni del "divorzio" risiedono in una crisi che è tanto politica quanto umana: "Alla luce dell'attuale stato relazionale, e della divergenza di visione, il gruppo Alleanza Civica rappresentato dalla sottoscritta e dalla consigliera La Bruna Carmela Vita, dichiara ufficialmente la fuoruscita dalla maggioranza riaffermando la propria identità politica autonoma e indipendente." Queste parole non lasciano spazio a interpretazioni: il legame con l'attuale amministrazione si è spezzato sotto il peso di visioni divergenti sul futuro del paese e, probabilmente, di un dialogo interno che è venuto a mancare nel tempo. La mossa di Todaro e La Bruna segna l'inizio di un nuovo capitolo politico per Regalbuto. La compagine che aveva vinto ampiamente le ultime elezioni si trova ora a dover fare i conti con una defezione pesante, non solo in termini numerici ma anche di rappresentanza. Con il passaggio all'indipendenza di Alleanza Civica, la maggioranza dovrà ora:
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Rimodulare gli equilibri: Verificare la tenuta dei numeri in aula per l'approvazione degli atti fondamentali (Bilancio, varianti, delibere strategiche).
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Affrontare il confronto: Misurarsi con un gruppo che, pur non essendo formalmente all'opposizione "preconcetta", valuterà di volta in volta i provvedimenti con totale autonomia.
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Gestire il dissenso: Comprendere se la "divergenza di visione" citata dalle consigliere sia un caso isolato o il sintomo di un malumore più diffuso.
L’uscita di Alleanza Civica dalla maggioranza apre una fase di monitoraggio attento. Per Regalbuto, questo significa una dialettica consiliare che si preannuncia più vivace e, auspicabilmente, costruttiva. La sfida per chi governa sarà quella di ritrovare una sintesi, mentre per Santina Todaro e Carmela Vita La Bruna inizia il percorso di una "identità autonoma" che le vedrà protagoniste di una politica di osservazione e proposta, svincolata dai diktat di coalizione.
Un presidio di democrazia lungo cinquant’anni rischia il silenzio. Regalbuto Press si unisce all'appello di Pina Picierno: salvare Radio Radicale significa proteggere il diritto dei cittadini a conoscere per deliberare.
Esistono voci che, col tempo, diventano parte integrante del paesaggio istituzionale e civile di un Paese. Radio Radicale è una di queste. Da quasi mezzo secolo, l’emittente fondata da Marco Pannella non è semplicemente una radio, ma un occhio e un orecchio spalancati sulla vita pubblica italiana. Oggi, quella voce chiede stabilità e certezze per continuare a esistere.
Un patrimonio civile di rilievo europeo
Definire Radio Radicale come una semplice stazione radiofonica è riduttivo. Si tratta di un vero e proprio archivio audiovisivo vivente, un patrimonio unico in Europa che custodisce la memoria dei processi, delle sedute parlamentari e dei congressi politici.Trasparenza integrale: Grazie alle sue dirette senza filtri, la radio garantisce che la vita delle istituzioni sia accessibile a tutti, senza mediazioni o interpretazioni di parte.Approfondimento oltre i dogmi: Come giustamente sottolineato, l'emittente rappresenta un modello di informazione libera da preconcetti, capace di dare spazio a opinioni diverse e di analizzare la realtà con una profondità che spesso manca nel frenetico panorama mediatico attuale.
L’appello di Regalbuto Press: Stanziamenti certi e dignità contrattuale
Anche noi di Regalbuto Press sentiamo il dovere civico di schierarci. Sottoscriviamo con convinzione l’appello lanciato dall’eurodeputata Pina Picierno per salvare Radio Radicale. Non è una questione di vicinanza politica o di condivisione di ogni singola opinione espressa dai suoi microfoni; è una questione di metodo democratico.
Per operare con la consueta qualità e indipendenza, la radio necessita di:
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Uno stanziamento adeguato che ne riconosca la funzione di servizio pubblico.
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Una cornice contrattuale stabile che permetta ai suoi professionisti di lavorare senza la costante minaccia della chiusura.
"Conoscere per deliberare" era il motto di Luigi Einaudi, caro ai Radicali. Senza la trasparenza garantita da questa emittente, il cittadino perde uno strumento fondamentale di controllo sul potere.
In un’epoca dominata da algoritmi e informazioni frammentate, la continuità di una voce storica come Radio Radicale è un atto di resistenza culturale. La trasparenza non è un lusso, ma un requisito fondamentale per una democrazia sana. Salvare Radio Radicale significa, in ultima analisi, salvare un pezzo della nostra libertà.
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