Polemiche al Concertone: parla Delia Buglisi.

Maggio 03, 2026 346

Si è fatto un gran parlare — forse fin troppo — dell'esibizione di Delia Buglisi al Concertone del Primo Maggio. La sua versione di Bella Ciao, arricchita da una variazione tanto sottile quanto profonda (quel "cuore di un essere umano" che prende il posto del "fiore del partigiano"), ha scatenato le solite polemiche social. Tra critiche sterili e l'arroganza di chi non accetta riletture contemporanee, noi abbiamo scelto di restare al fianco della sensibilità dell'artista. Per fare chiarezza e restituire voce alla sua intenzione, pubblichiamo integralmente il suo intervento su Facebook.

" Il partigiano era letteralmente un rivoluzionario che ha preso le armi e si è ribellato.
“Essere umano” era per i civili che vengono ammazzati dalle bombe mentre stanno cenando a casa o mentre stanno dormendo con i propri figli.
Mi dispiace che il mio messaggio sia stato frainteso da una parte delle persone.
In piazza San Giovanni, durante il concerto del Primo Maggio, ho sentito invece tanto affetto e partecipazione.
Io prendo una posizione chiara contro chi si arroga il diritto di togliere la vita ad altri esseri umani, oggi e sempre.
Sei mesi fa, a X Factor, con questa canzone ho riportato alla luce una pagina nera della storia siciliana, quella dei Vespri siciliani: un vero e proprio sterminio del mio popolo.
“Bella Ciao” è il simbolo di quella libertà che abbiamo bisogno di cantare, oggi e sempre, con sensibilità e coscienza.
Mentre ci indigniamo per una parola cambiata, da oltre quattro anni in Ucraina muoiono civili che non hanno scelto di combattere.
Le decisioni vengono prese, come è stato detto anche da Papa Leone, da una cerchia ristretta di persone che giocano a fare i bulli, incuranti della vita degli altri e spesso guidate da interessi economici.
Ci indigniamo per una parola cambiata mentre, da settimane, in Iran vengono calpestati diritti fondamentali e migliaia di persone hanno già perso la vita.
E troppo spesso questa indignazione non basta a farci reagire davvero, a ricordare che si tratta di esseri umani come noi, con famiglie, figli, genitori: vite spezzate per colpa di pochi, sempre nel nome del denaro.
Ci indigniamo per una parola cambiata mentre a Gaza sta avvenendo un vero e proprio genocidio.
Questa è la mia posizione: ogni essere umano deve essere rispettato, a prescindere dalla sua origine, dal suo credo e dal suo ruolo sociale.
Se una canzone, ottant’anni fa, è stata simbolo di libertà, possiamo esserne fieri. E se oggi può ancora servire a stimolare una riflessione su ciò che accade nel mondo, allora ha senso cantarla.
Perché, prima di tutto e sopra tutto, siamo ESSERI UMANI. " 

 

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