"Con grande gioia e onore desidero invitare tutta la cittadinanza a partecipare all’inaugurazione della Chiesa del Carmine giorno 16 Dicembre alle 17.00. Saranno presenti il Prefetto, il Vescovo, il Sindaco, il Soprintendente e tutti i professionisti che, in maniera diversa, hanno collaborato o realizzato i lavori di restauro." Così l'annuncio del Novembre scorso a cura di Padre Roberto 

 È considerata una delle chiese più antiche del paese; la sua esistenza è documentata almeno dall'inizio del '400 (XV secolo).  La fondazione del convento dell'Ordine della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo (Carmelitani) risale al Inizialmente il convento, con il titolo di Maria SS. Annunziata, si trovava fuori dall'abitato, in Contrada San Calogero, per poi essere traslato all'interno del centro abitato. Nel1650  la chiesa risultava ancora in fase di completamento.L'edificio si distingue per la sua particolare pianta ottagonale, una forma inusuale rispetto alle tipologie adottate a Regalbuto, rendendola un unicum architettonico nella zona. A causa delle condizioni precarie in cui versava, la chiesa fu chiusa al culto per motivi di sicurezza intorno al 1760. Fu consolidata e ristrutturata, per poi essere riaperta ufficialmente al culto nel 1778, con una solenne cerimonia presieduta dallo studioso regalbutese Gundisalvo Picardi. All'interno la chiesa custodiva Alcune tele di buona fattura risalenti al Settecento.  Pregiati altari realizzati in marmo policromo. Le statue della Madonna del Carmelo (titolare) e del gruppo dell'Annunciazione, eseguite con notevole raffinatezza artistica. Una lapide marmorea che ricorda i Capitoli Provinciali dell'Ordine Carmelitano tenutisi nel convento annesso. 

Episodi Storici Tragici

Massacro del 1848: La chiesa fu teatro di un evento tragico la sera del 25 marzo 1848, durante la festa dell'Annunziata. Scoppiarono violenti tumulti tra le fazioni filoborboniche e liberali, culminati nel massacro di 27 cittadini regalbutesi appartenenti alla fazione liberale.Alle spalle della chiesa sorgeva l'antico convento dei Carmelitani. Dopo essere stato abbandonato dai frati e confiscato dal governo, l'immobile fu venduto a privati. Gran parte di esso è oggi scomparsa a causa di demolizioni e nuove costruzioni. Parte del Chiostro è ancora visibile.  

Dalle chiese silenziose alla biblioteca chiusa: trasformiamo il nostro patrimonio in spazi vivi grazie ai nostri anziani e alle associazioni.

Chi ci legge su Regalbuto Today lo ha capito ormai da tempo: il nostro obiettivo non è la critica sterile, ma l'amore incondizionato per il nostro paese. Vogliamo occuparci di tutto ciò che è bello. Tuttavia, non possiamo ignorare una verità scomoda: spesso, a Regalbuto, il "bello" è chiuso a chiave.Immaginate di passeggiare per le nostre strade. Quante volte ci siamo fermati davanti al portone di una chiesa storica, all'ingresso della biblioteca o ai piedi di un monumento, trovandoli sbarrati? Abbiamo un patrimonio inestimabile, un percorso storico naturale di cui la città è ricca, che però rimane pressoché sconosciuto o fruibile solo in rare occasioni.

È arrivato il momento di cambiare prospettiva. È arrivato il momento di progettare il bello.

Non parliamo solo di muri e pietre. Parliamo di luoghi che hanno un'anima:

  • Le Chiese: Scrigni di arte e fede che meriterebbero di essere ammirati ogni giorno, purtroppo alcune sono perennemente chiuse o aperte saltuariamente . 

  • La Biblioteca: Che dovrebbe essere il cuore pulsante della cultura, non un deposito di libri.

  • Interi Quartieri: Angoli storici che potrebbero raccontare storie secolari ai visitatori.

Tenere chiusi questi luoghi significa privare la comunità della propria identità e rinunciare a un potenziale turistico e culturale immenso.

La Soluzione è tra Noi: Associazioni e Anziani

Come possiamo garantire l'apertura e la tutela di questi spazi senza gravare eccessivamente sulle casse pubbliche? La risposta risiede nel capitale umano di Regalbuto.

La proposta è semplice quanto rivoluzionaria: affidare la gestione e l'apertura di questi luoghi a una sinergia tra le associazioni locali (culturali, sportive, di volontariato) e, soprattutto, i nostri anziani.

Gli anziani non sono il passato, sono i custodi della memoria.

Tanti pensionati a Regalbuto hanno ancora energia da vendere, cultura da trasmettere e un forte desiderio di sentirsi utili. Chi meglio di loro può accogliere un visitatore, raccontare un aneddoto legato a una piazza, o vigilare con amore su una chiesa antica? Coinvolgerli in un progetto di "custodia civica" avrebbe un duplice valore:

  1. Sociale: Restituirebbe loro un ruolo attivo e centrale nella vita cittadina.

  2. Pratico: Garantirebbe l'apertura costante dei nostri monumenti.

L'obiettivo non è trasformare Regalbuto in un museo statico, ma in un palcoscenico dinamico. Immaginate: Il chiostro  utilizzato solo  per convegni e dibattiti,mostre ,  affidato alla cura del Circolo degli Anziani . E La biblioteca che diventa sede di laboratori per bambini gestiti dai nonni. I quartieri storici animati da manifestazioni organizzate dalle associazioni sportive e culturali. 

Questo articolo vuole essere una chiamata alle armi (culturali). Invitiamo l'amministrazione, le associazioni e i cittadini a sedersi attorno a un tavolo per progettare insieme. Non servono opere faraoniche, serve la volontà di consegnare le chiavi della città a chi la ama davvero.

Apriamo le porte. Accendiamo le luci. Facciamo in modo che chiunque passi da Regalbuto non veda solo portoni chiusi, ma trovi una comunità orgogliosa pronta ad accoglierlo dentro la propria storia.

Regalbuto è bella. È ora che tutti possano vederlo.

 

Il mio vuole essere un invito a rallentare e a riscoprire la bellezza celata di Regalbuto, specialmente attraverso la lente della fragilità e dell'attenzione ai dettagli, è un punto di partenza potentissimo per un rilancio culturale e comunitario.

Nel turbine della vita moderna, siamo abituati a cercare lo spettacolare, il grande evento, il monumento imponente. Ma spesso, la vera ricchezza di un luogo risiede nella sua quieta persistenza, nelle sue bellezze sussurrate che chiedono solo un attimo di attenzione e un cuore disposto alla fragilità.

A Regalbuto, questo invito al rallentamento e all'osservazione diventa un vero e proprio manifesto per la crescita.  Quanto spesso attraversiamo Piazza della Repubblica o percorriamo le vie storiche con lo sguardo fisso sul cellulare o sulle incombenze del giorno? L'appello è chiaro: dedichiamo una parte del nostro tempo alla ricerca della bellezza. La bellezza a Regalbuto non è solo nelle sue piazze principali o nelle chiese barocche – che pure sono splendide – ma si nasconde in ogni angolo che ha resistito al tempo: 

Il Balcone Fiorito: Quanti balconi, con le loro ringhiere in ferro battuto consumate e le piante che si affacciano sulla strada, raccontano storie di cura e quotidianità?

Il Portone Storico: Un antico portone in legno, scheggiato e sbiadito dal sole, non è un simbolo di decadenza, ma un racconto tattile della storia che ha attraversato.

L'Angolo Sconosciuto: Quel vicoletto in salita, magari poco illuminato, che si apre su una vista inaspettata sulla campagna circostante.

Questi dettagli, nella loro fragilità – la ruggine, la crepa, la vernice scrostata – possiedono una grazia che il nuovo e il perfetto non potranno mai avere.  Come può la nostra "fragilità" aiutarci a crescere? La fragilità, intesa alla maniera di Arminio, non è debolezza, ma ricettività e gentilezza.

Quando ci permettiamo di essere fragili, abbassiamo le nostre difese e diventiamo più sensibili:È solo attraverso uno sguardo non distratto, non giudicante – uno sguardo fragile e aperto – che i nostri occhi si possono sorprendere di fronte a qualcosa che abbiamo visto centinaia di volte. Quel giorno, quel pilastro del Chiostro, quella forma geometrica di una vecchia facciata, ci parleranno per la prima volta. Riscoprire la bellezza non è un atto solitario, ma comunitario. Parlare di quel portone, fotografare quell'angolo e condividerlo crea una narrazione collettiva che rafforza l'identità e l'orgoglio locale.  Regalbuto ha molto da raccontare: dalle tracce medievali alle stratificazioni del paesaggio agricolo che la circonda. Ma la sua vera crescita non arriverà solo dagli investimenti strutturali, quanto dalla cura quotidiana che i suoi cittadini vorranno dedicare a ciò che è già lì. Iniziare questo viaggio nella riscoperta del bello, del piccolo e del fragile, è il primo passo per ingentilire il nostro mondo e fare di Regalbuto non solo un luogo da visitare, ma un luogo da sentire.

L'invito è lanciato: Rallentiamo, osserviamo, e lasciamoci sorprendere. La bellezza di Regalbuto aspetta solo uno sguardo attento per svelarsi.

"La Grazia della Fragilità" di Franco Arminio non è solo un libro, ma un vero e proprio manifesto poetico contro l'aridità del presente, dedicato,  "a quanti provano a ingentilire il mondo quanto più il mondo è brutale".

Franco Arminio, poeta-paesologo e cantore delle aree interne del Sud Italia, torna con "La Grazia della Fragilità", un'opera che si insinua nelle crepe del quotidiano per estrarne bellezza e significato. Non è un romanzo, né un saggio nel senso stretto, ma una raccolta di prose brevi, aforismi e frammenti lirici che agiscono come brevi "illuminazioni" sul senso dell'esistere.Il tema centrale è racchiuso nella dedica: l'atto di ingentilire il mondo. Arminio propone la gentilezza e, soprattutto, la fragilità non come debolezze da nascondere, ma come le nostre uniche vere risorse per resistere alla brutalità e alla velocità imposte dalla società contemporanea. 

 “La fragilità è la sola ricchezza che ci è rimasta per ingentilire il mondo.”

L'autore ci invita a rallentare, a ri-sentire il dolore e la meraviglia, a guardare il paesaggio—sia esso un ulivo solitario o la mano rugosa di un anziano—con un occhio nuovo. La sua scrittura è un continuo invito a praticare una forma di “paesologia interiore”: riscoprire i luoghi abbandonati e le persone dimenticate fuori di noi, per ritrovare le stanze silenziose e le emozioni negate dentro di noi. 

Perché Leggerlo

"La Grazia della Fragilità" è un balsamo per l'anima in un'epoca di rumore. È un libro da tenere sul comodino e aprire a caso, trovando sempre un frammento che risuona con lo stato d'animo del momento. L'opera di Arminio non ti dice cosa fare, ma ti invita a essere diversamente: più lentamente, più profondamente, e con una grazia che nasce proprio dall'accettazione della nostra imperfezione.

Dicembre 2025 si sta profilando come un mese di passione per milioni di italiani. A ridosso delle festività natalizie, una raffica di scioperi potrebbero mettere in ginocchio il sistema dei trasporti nazionale, trasformando i viaggi e gli spostamenti quotidiani in un vero e proprio incubo logistico. La protesta, diffusa su più fronti,  crea un impatto devastante che paralizza non solo i pendolari, ma minaccia anche il commercio e il turismo nel periodo più caldo dell'anno.  Il punto focale del disagio è lo sciopero generale nazionale indetto per Venerdì 12 Dicembre. Per 21 ore – dalle 00:01 alle 21:00 – la circolazione ferroviaria in Italia è destinata al collasso. Treni Nazionali: Sono previste cancellazioni e ritardi generalizzati per i convogli di Trenitalia (Frecce, Intercity, Regionali) e Italo. Vengono garantiti unicamente i servizi minimi essenziali, in particolare per i treni a lunga percorrenza che erano già in viaggio o previsti nelle fasce di garanzia. Pendolari: Le tratte regionali e suburbane saranno le più colpite, lasciando a piedi milioni di lavoratori e studenti tra Lombardia, Lazio e Campania.

Dopo i treni, l'attenzione si sposta sui cieli. Martedì 17 Dicembre è segnato in rosso per il trasporto aereo, con agitazioni che coinvolgono il personale di terra (handling) e di bordo in diverse compagnie e scali nevralgici. Negli aeroporti strategici – in primis Fiumicino (Roma) e Malpensa (Milano) – si prevedono forti disagi, con possibili cancellazioni e ritardi  su voli nazionali e internazionali e problemi sulla gestione dei bagagli e nelle operazioni di imbarco. I viaggiatori con voli programmati per quel giorno sono esortati a contattare la propria compagnia aerea per verificare lo stato del volo prima di recarsi in aeroporto. 

La "Settimana Nera" dei trasporti ha immediatamente scatenato un dibattito acceso e un rimpallo di responsabilità tra le forze politiche, mentre i cittadini si sentono i veri ostaggi della situazione. Il Fronte Politico: Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha espresso "ferma condanna per la tempistica a ridosso delle feste", richiamando i sindacati alla responsabilità sociale e paventando l'intervento della Commissione di Garanzia per ridurre la durata degli scioperi, in particolare per i settori più sensibili come l'aereo e la logistica. Le forze di opposizione, al contrario, hanno puntato il dito contro il Governo, accusato di "immobilismo" e di non aver saputo avviare un dialogo preventivo efficace per scongiurare un disastro annunciato.  Le associazioni dei consumatori, come l'UNC o Codacons, hanno espresso rabbia e indignazione. Hanno stimato i danni economici in milioni di euro tra mancato indotto turistico e perdita di produttività, definendo gli scioperi un "attacco al diritto alla mobilità". Le associazioni hanno richiesto con forza indennizzi immediati per i viaggiatori che subiranno cancellazioni e ritardi, chiedendo inoltre maggiore chiarezza sulle liste dei servizi garantiti e un inasprimento delle norme sulla precettazione in periodi di alta stagione.

Il braccio di ferro tra sindacati e governo per ora non accenna a placarsi. L'unica certezza per ora è che il Natale per molti inizierà con l'incubo di restare bloccati.


La tutela dei beni culturali non è un lusso, ma un dovere fondamentale di ogni comunità. Essa rappresenta il ponte indissolubile tra il passato e il presente, un mezzo essenziale per preservare la memoria storica e l'identità di un luogo. Regalbuto, un tempo scrigno di chiese, conventi e biblioteche, ha purtroppo visto gran parte del suo antico patrimonio scomparire, eroso dal tempo, dall'incuria e da una protezione insufficiente. Tra le rare testimonianze che ancora resistono, il Chiostro degli Agostiniani emerge come un bene prezioso, situato ai piedi della collina di Santa Lucia e parte dell'antico complesso conventuale di S. Agostino. 

Il Paradosso della "Gabbia"

Per proteggere questo significativo pezzo di storia, il Chiostro è stato in passato "ingabbiato," una misura estrema volta a prevenirne il deturpamento. Tuttavia, un sopralluogo attuale rivela un paradosso doloroso: nonostante le misure di contenimento fisico, il Chiostro non è pienamente rispettato e valorizzato come meriterebbe.

Degrado Visibile: I visitatori si trovano di fronte a pareti afflitte da una persistente umidità, segni evidenti del logorio del tempo.

Mancanza di Rispetto: Si notano tracce di inciviltà, come mozziconi di sigarette a terra.

Uso Improprio: La struttura viene talvolta utilizzata come deposito provvisorio o per motivi che risultano impropri e alieni alla sua sacralità storica e culturale.

Questo Chiostro, di cui rimane visibile la parte adiacente a Piazza Vittorio Veneto, non è solo un insieme di pietre; è un capitolo del libro di storia di Regalbuto, un luogo di quiete e contemplazione, testimone della vita conventuale di un tempo.

Un Invito all'Azione e al Sacrificio

La critica in questo contesto non è fine a sé stessa, ma un fervido appello all'azione. Se si riconosce che il Chiostro degli Agostiniani è un bene da tutelare, è imprescindibile che la comunità e le autorità locali intraprendano scelte concrete e, sì, sacrifici economici.

La vera tutela non si limita a erigere barriere fisiche; essa richiede:

  1. Restauro e Conservazione: Interventi mirati per affrontare l'erosione causata dall'umidità e dal degrado strutturale.

  2. Sorveglianza e Decoro: Misure atte a garantire il decoro costante e a impedire l'abbandono di rifiuti e l'uso improprio come magazzino.

  3. Valorizzazione Culturale: Promuovere il Chiostro come luogo di cultura, ospitando eventi, mostre o attività che ne onorino la storia e la funzione originaria.

Utilizzare un bene culturale per scopi che ne sminuiscono il valore o ne compromettono l'integrità è un atto di negligenza che rischia di cancellare l'ultima traccia di un passato glorioso.

Il Chiostro degli Agostiniani è un patrimonio di tutti i Regalbutesi e un punto di interesse per i visitatori. L'impegno per la sua salvaguardia non è un costo, ma un investimento nel futuro e nell'identità di Regalbuto. Invitiamo, pertanto, tutti a mostrare maggiore rispetto e a sostenere ogni iniziativa volta a restituire a questo luogo la dignità e la centralità storica che merita.

La massima attribuita (sebbene con variazioni) a Oscar Wilde suggerisce che l'attenzione è la valuta principale della notorietà. In politica, l'attenzione si traduce in visibilità e, potenzialmente, in voti.

Vantaggio della Visibilità: Criticare ossessivamente una figura di alto profilo come il Presidente del Consiglio garantisce all'opposizione una copertura mediatica quasi costante. Questo mantiene il partito d'opposizione nel ciclo delle notizie, lo eleva a "sfidante" principale e gli permette di raggiungere un pubblico che potrebbe ignorare un discorso più moderato.

Polarizzazione e Mobilitazione: Il linguaggio volgare o eccessivo mira spesso a polarizzare l'elettorato. Questo può avere l'effetto di mobilitare la propria base elettorale che si sente rappresentata da un'aggressività percepita come autentica, o che vede nella figura criticata l'incarnazione di tutto ciò a cui si oppone.

I Rischi del Linguaggio Ossessivo e Volgare

Tuttavia, l'applicazione non mediata di questa filosofia in un dibattito democratico porta con sé rischi significativi che possono annullare qualsiasi vantaggio.

Danno all'Immagine e alla Credibilità: Il ricorso costante alla volgarità e agli attacchi personali, anziché alla critica costruttiva sulle politiche, può alienare gli elettori moderati o indecisi. Questi elettori spesso cercano stabilità e serietà, e potrebbero percepire il partito d'opposizione come immaturo, non qualificato o troppo estremista per governare.

Effetto Boomerang (Backlash): L'ossessione nel criticare può, paradossalmente, generare simpatia e solidarietà nei confronti del politico attaccato, specialmente se il pubblico percepisce l'attacco come ingiusto o eccessivo. In un'ottica di percezione popolare, il Presidente del Consiglio può passare dalla figura di leader a quella di vittima di una persecuzione.

Spostamento del Focus: Una critica focalizzata sulla persona, spesso volgare, distoglie l'attenzione dai veri problemi politici e dalle proposte alternative dell'opposizione. Il dibattito si sposta sulla forma (il linguaggio volgare) e non sulla sostanza (i contenuti politici), danneggiando la percezione di competenza dell'opposizione.

Erosione del Dibattito Democratico: A lungo andare, un clima politico dominato da volgarità e attacchi personali abbassa il livello del dibattito e contribuisce alla disaffezione generale verso la politica. Questo non porta un vantaggio diretto a nessuno, ma mina la fiducia nelle istituzioni.

l Vantaggio Strategico e la Scelta del Bersaglio

Il successo o fallimento di questa tattica dipende da:

L'Identità del Leader Attaccato: Se il Presidente del Consiglio è già percepito come "immune" o abituato agli attacchi, o se la sua figura è essa stessa basata su uno stile comunicativo non convenzionale (come a volte accade in Italia), gli attacchi ossessivi dell'opposizione perdono parte della loro forza d'urto.

L'Obiettivo del Partito: Se l'obiettivo è solo mantenere la propria base ed energizzare il core elettorale, la strategia volgare può funzionare. Se invece l'obiettivo è conquistare il centro e presentarsi come alternativa di governo credibile, è una strategia rischiosa e spesso controproducente.

In sintesi, l'uso ossessivo e volgare della critica può garantire un vantaggio immediato di visibilità e mobilitazione della base. Tuttavia, è una strategia a doppio taglio che rischia di danneggiare la credibilità del partito d'opposizione presso l'elettorato moderato e di generare un effetto boomerang a favore del Presidente del Consiglio attaccato.

Il 30 Novembre 1998 moriva prematuramente ad Acireale Rino Nicolosi . Il Presidente dei siciliani. Figura di spicco della Democrazia Cristiana . Mi piace ricordarlo . 

Rosario Antonino "Rino" Nicolosi (Acireale, 1942 – 1998) è stato una figura di spicco e, per molti, l'ultimo grande protagonista della politica siciliana del Novecento. Esponente di rilievo della sinistra della Democrazia Cristiana e proveniente dal mondo sindacale (dirigente CISL), guidò la Regione Siciliana in cinque governi successivi per quasi sette anni, dal 1985 al 1991. Il periodo in cui Nicolosi fu Presidente coincise con anni cruciali per la Sicilia, segnati dalla lotta alla mafia, dal degrado sociale e da una profonda crisi economica. Con una formazione scientifica (era dottore in Chimica industriale), Nicolosi si distinse per un'indole pragmatica e una visione ambiziosa per l'Isola, meritandosi l'appellativo di "Presidente dei Siciliani"Sviluppo e Infrastrutture: La sua gestione è ricordata come una delle più dinamiche e produttive. Si concentrò sullo sviluppo industriale, sulla formazione professionale (come l'istituzione del CERISDI), e sulla realizzazione di infrastrutture essenziali (come la diga Rosamarina). Contribuì inoltre all'istituzione del Parco dell'Etna e all'elettrificazione di Alicudi e Filicudi. Difesa dell'Autonomia: Nicolosi concepiva l'Autonomia siciliana non come una "rendita burocratica," ma come uno strumento di crescita da esercitare in una leale collaborazione con lo Stato centrale. Il suo progetto era quello di rendere la Sicilia consapevole delle proprie potenzialità, pronta a interloquire con le aree più forti del Paese. Gli Incontri Internazionali: Un episodio controverso fu l'incontro con il leader libico Gheddafi, aspramente criticato all'epoca, ma che Nicolosi difese chiarendo di aver ottenuto "ottimi risultati". 

La sua carriera politica fu interrotta bruscamente dallo scandalo di Tangentopoli, che colpì duramente la politica nazionale e regionale. Nicolosi, pur ammettendo le sue colpe e scrivendo un celebre memoriale difensivo alla Procura di Catania, visse il dramma del conflitto tra politica e morale, un tema che spesso ha accompagnato la sua figura. Rino Nicolosi è morto prematuramente il 30 novembre 1998 ad Acireale. A distanza di anni, il suo ricordo rimane vivo, spesso rievocato nell'anniversario della morte e in convegni, come quello tenuto di recente a Bronte e la presentazione del libro "Un Presidente visionario, Rino Nicolosi un siciliano che guardava oltre" di Giovanni Burtone. La sua figura è anche al centro del film-documentario "Rino Nicolosi – Il Presidente dei Siciliani" di Marcello Trovato.

La straordinaria attualità del suo pensiero e il suo focus sulla partecipazione popolare e sulla necessità di far uscire la Sicilia dall'arretratezza continuano a essere un punto di riferimento nel dibattito politico regionale.

L'episodio specifico sull'irruzione nella sede del quotidiano La Stampa – presenta caratteristiche ben definite: l'uso di bandiere rosse e palestinesi, il riferimento a un centro sociale noto, e l'esplicito sostegno a figure vicine all'estremismo islamico.  In sé, l'atto è un assalto violento e antidemocratico a una sede giornalistica, un'istituzione fondamentale della libertà di stampa, indipendentemente dalla specifica ideologia di chi lo compie. È un attacco alla libertà di espressione.  Se gli assalitori si richiamano a simboli e organizzazioni storicamente legate all'estrema sinistra (bandiere rosse, centri sociali), l'etichetta di "assalto comunista" descriverebbe in modo più letterale l'affiliazione politica del gruppo, così come l'assalto alla CGIL con saluti romani è stato giustamente definito "assalto fascista" o di estrema destra. Il motivo per cui  molti tendono a usare la parola "fascista" anche per descrivere atti di violenza provenienti dall'estrema sinistra risiede in una deriva semantica (un cambiamento di significato) che si è consolidata nel dibattito pubblico italiano e occidentale: "Fascista" come sinonimo di "Antidemocratico/Violento": Il termine "fascista" ha assunto spesso una valenza generica e dispregiativa per indicare qualsiasi comportamento intollerante, violento, intimidatorio e ostile alla democrazia e al pluralismo, a prescindere dall'effettiva ideologia del gruppo. È diventato un iperonimo (una parola dal significato più ampio) per l'estremismo politico violento in generale.  C'è una maggiore resistenza nel mondo politico e giornalistico a usare apertamente l'etichetta "comunista" o "di estrema sinistra" per condannare atti di violenza, forse per motivi storici, per l'associazione del termine alla Resistenza, o per la necessità di mantenere un fronte unito contro l'estrema destra percepita come la principale minaccia.  Bisognerebbe invece avere il  "coraggio della verità"  Chiamare un atto con l'etichetta che ne identifica le radici politiche (ad esempio, "assalto di matrice estremista comunista" o "assalto di matrice estremista fascista") è fondamentale per comprendere e combattere la violenza da tutte le sue fonti ideologiche. Evitare che una parte politica possa nascondere le proprie frange violente dietro la condanna generica di un "male" astratto.

In conclusione: L'azione andrebbe condannata innanzitutto come violenza antidemocratica contro la stampa. Tuttavia, secondo noi ,  l'uso del linguaggio dovrebbe essere equo e preciso. Se la violenza di estrema destra viene definita con la sua chiara affiliazione storica e ideologica, lo stesso principio dovrebbe valere per la violenza di estrema sinistra, al fine di garantire onestà intellettuale nel dibattito.

Catania è per i giovani un luogo di energia, opportunità sociali e bellezza storica, ma che richiede grande resilienza. Molti si sentono attratti dall'ambiente universitario e dalla "cultura della strada" catanese, ma sono costretti a confrontarsi quotidianamente con la mancanza di sicurezza, l'inefficienza dei servizi e la difficoltà nel trovare stabilità lavorativa. Il riconoscimento come "Città Italiana dei Giovani 2025" è visto come un incoraggiamento a trasformare le potenzialità della città in azioni concrete che migliorino in modo strutturale la qualità della vita giovanile. In sintesi, il riconoscimento premia l'impegno dell'Amministrazione a investire sulla leadership giovanile e sull'innovazione come motore di sviluppo, segnando un'inversione di tendenza rispetto alle criticità che la città ha tradizionalmente manifestato in termini di emigrazione e disoccupazione giovanile.

Il successo della candidatura di Catania è dovuto a una serie di progetti strategici che mirano a contrastare l'isolamento giovanile, stimolare l'imprenditorialità e valorizzare il patrimonio culturale della città.

1.Integrazione Giovanile e Partecipazione

L'obiettivo principale è stato quello di dare voce ai giovani e renderli parte attiva del governo della città.

Il Consiglio Comunale dei Giovani (CCG): Un'iniziativa istituzionale per creare un organo di consultazione formale, permettendo ai giovani di presentare proposte direttamente all'Amministrazione, integrando le loro prospettive nelle politiche locali.

"Catania Next Generation": Un forum permanente per la discussione su temi cruciali (come clima, mobilità, e lavoro), facilitando la connessione tra le diverse associazioni giovanili e l'istituzione.

 

2. Innovazione, Digitale e Imprenditorialità

 Catania ha presentato un piano per sfruttare il suo potenziale come polo tecnologico (la cosiddetta "Etna Valley").

Poli di Incubazione e Formazione: Creazione e potenziamento di spazi di co-working e incubatori d'impresa per startup giovanili, con particolare attenzione ai settori del tech, del turismo sostenibile e dell'economia circolare.

Skill Development e Digitalizzazione: Programmi mirati per colmare il gap di competenze digitali e tecniche richieste dal mercato del lavoro, spesso in collaborazione con l'Università e aziende locali.

 

3. Cultura e Patrimonio Urbano

 Le proposte puntano a far vivere ai giovani il patrimonio della città e a renderli i custodi della sua identità.

Riqualificazione Urbana Partecipata: Progetti per il recupero di spazi urbani abbandonati o sottoutilizzati, trasformandoli in luoghi di aggregazione gestiti direttamente dalle associazioni giovanili (es. biblioteche di quartiere, centri culturali).

"Turismo Sostenibile Giovane": Piani per promuovere percorsi turistici meno convenzionali e più legati alla storia e all'ambiente vulcanico, gestiti da cooperative e imprese giovanili.

 

4. Inclusione Sociale e Contrasto al Disagio

 Un focus importante è stato posto sulle fasce più vulnerabili della popolazione giovanile (i Neet).

Programmi "Tornare a Scuola/Lavoro": Attivazione di percorsi personalizzati per giovani che hanno abbandonato gli studi o sono fuori dal mercato del lavoro, offrendo mentoring e formazione pratica.

 

 

Pagina 1 di 294