CULTURA L’amore per il prossimo, quel rivoluzionario messaggio di Gesù In evidenza

Giugno 28, 2024 212

Questo articolo è tratto dalla rivista ” IN FRATERNITA’ CON FRANCESCO” e dal Blog di Giovanni Pepi ( giornalista) Se è così... Ed è stato scritto da Enzo Giunta

Alla domanda su quale fosse il primo dei comandamenti, Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”». E soggiunse subito dopo: «E il secondo è questo: «Amerai il prossimo tuo come te stesso». Non c’è altro comandamento più importante di questo”. Con una battuta, Gesù ha lanciato un messaggio “rivoluzionario”: il Decalogo, come lo si conosceva fino a quel momento, viene “integrato” con quello che detta l’amore verso il prossimo e che è secondo soltanto all’amore dovuto a Dio. I cristiani sono pienamente consapevoli di tale importantissimo comandamento? Vediamo di riflettere sull’applicazione di questi precetti. Per un cristiano, o comunque per un credente, amare Dio, il proprio Dio, dovrebbe essere abbastanza facile. Come si fa a non amare Colui che ti ha dato la vita, che ha creato attorno a te un universo di meraviglie e che ti offre la possibilità, dopo quella breve terrena, di godere di una Vita eterna, nella Sua contemplazione e avulsa dai problemi, dalle asprezze e dai dolori?Tutto semplice? No. Le cose si complicano quando si tratta di mettere in pratica il secondo precetto: «amare il prossimo come se stessi», che postula il superamento dell’egoismo, cioè della tendenza propriamente umana a mettere se stessi al centro del mondo, sfruttandone oltre misura tutte le risorse. Pregiudiziale, tuttavia, è la necessità di stabilire chi è il “prossimo” da amare: i familiari più stretti, i parenti, gli amici, i nostri benefattori? Ci spiega il Signore che “prossimo” sono tutti gli altri uomini e le altre donne, compresi gli sconosciuti e compresi coloro i quali ci hanno fatto del male, non soltanto in senso fisico ma anche (se non soprattutto) sotto il profilo morale, screditandoci, denigrandoci, mettendo in risalto le nostre deficienze o inventandole di sana pianta, e comunque procurandoci danni morali e materiali rilevanti e talvolta non sanabili.

Ne consegue, spontanea, la domanda: come può un Dio “Giusto” pretendere tanto? Come può pretendere che si ami chi ha procurato un danno ingiusto, chi ha offeso e ferito la dignità della persona e magari continua a farlo? Gesù, lo testimoniano i Vangeli, ha esortato esplicitamente: “Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano”. Gesù, ovviamente, non si è limitato a enunciare questo importante precetto, ma ha dimostrato, nella Sua natura umana, che può essere messo in pratica. Egli stesso, infatti, pur avendo subito ogni tipo di maltrattamento e mortificazione, nello spirito e nel corpo, con un grande gesto d’amore, ha “difeso” chi più si era accanito contro di Lui. Basta ricordare le parole pronunciate in punto di morte: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”.  Dei precetti dell’Amore si sono occupati i più grandi Dottori della Chiesa. Sant’Agostino, fra i più noti. Essi ci dicono che il prossimo si deve amare con un amore “affettivo ed effettivo, con puro cuore e non con simulata coscienza, desiderandogli cioè, un benessere verace e alle circostanze adoperandosi per lui”. L’Apostolo, nonché Evangelista, Giovanni riporta la seguente esortazione di Gesù ai discepoli: “Vi do’ un nuovo comandamento: affinché vi amiate l’un l’altro come io ho amato voi” e soggiunge: “Fatevi carico dei problemi degli altri e così adempirete il precetto di Cristo”. Gesù, con le sue opere e la sua parola, ci ha fatto intendere che l’Amore, vero e sincero, è Carità, è Misericordia, mediante le quali si perdona il nemico e lo si può anche amare. Ci ha spiegato che Dio, oltre a essere Giusto è soprattutto Misericordioso e perdona noi e i nostri errori. Perché ci ama e ci ha amato, fino al punto di consentire che il proprio Figlio assumesse natura umana e, al prezzo di indicibili sofferenze e della Sua stessa vita, fosse l’intermediario per una Nuova Alleanza e per la redenzione dal peccato. Ciò non ha mutato i limiti e le debolezze delle creature umane, che possono “tendere” al Bene, alla perfezione, ma che, nella vita terrena, in genere, non riescono a conseguire.

Tuttavia, i “precetti dell’Amore” affascinano. Ci dicono che così come, volendo, abbiamo la forza di perdonare chi ci ha fatto del male, possediamo le potenziali capacità di operare come Gesù Uomo ha operato e come ci ha insegnato, invitandoci a meditare: “Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto.” Per certi versi, potremmo dire che è una “sfida” al nostro amor proprio, alla capacità di governare il nostro “io”, per dimostrare a noi stessi che non siamo schiavi di comportamenti ancestrali, che ci spingerebbero a reagire contro chi ci infligge un male fisico o spirituale, come reagirebbe un animale privo delle capacità di ragionare. È noto: se un animale, anche uno di quelli abituati a convivere con la razza umana, viene maltrattato, nella migliore delle ipotesi fugge da chi gli ha fatto del male, ma può capitare anche che lo aggredisca, per una sorta di difesa preventiva, in quanto l’istinto lo porta a classificare il suo torturatore come un nemico. Che non sia impossibile rispondere al male con il bene ce lo provano tanti Martiri, anche rimasti nell’ombra. Ma noi Siciliani abbiamo un esempio recente che è quello di don Pino Puglisi. Un sacerdote di periferia che seppe guardare negli occhi il suo assassino sorridendogli. Vero, non tutti siamo come don Pino. Tuttavia, si può mettere in pratica il secondo precetto dell’Amore cominciando con il perdonare chi ci ha fatto del male (e possibilmente continua a farne), accomunando nella preghiera l’offeso e l’offensore.  A questo punto è evidente che l’amore per il prossimo è diverso da quello che naturalmente si nutre per i genitori, i figli, il coniuge, il compagno, la compagna, l’amico, l’amica. È un modo di testimoniare l’amore per Dio, di vedere Dio nell’altro, nel prossimo. Non dimentichiamo, infine, le parole di Gesù, in ordine alla valutazione del nostro comportamento: il Padre darà il Premio a coloro i quali meriteranno di essere definiti “figli dell’Altissimo”, […] “perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio”. 

ENZO GIUNTA

Già sindaco di Termini Imerese , incarico che ha svolto per due mandati. È Laureato in Giurisprudenza. È stato dipendente della Cassa di Risparmio, dove ha ricoperto importanti incarichi direttivi.Ha maturato notevoli e diversificate esperienze in campo politico, sociale e amministrativo. Cultore di storia locale, è autore di numerose pubblicazioni e collabora con associazioni culturali e istituzioni scolastiche e religiose. È autore di numerose pubblicazioni.

Ultima modifica il Venerdì, 28 Giugno 2024 13:06