I nominati esultano

Luglio 15, 2026

Quelle foto di festeggiamenti scomposti per aver evitato che i cittadini possano scegliere almeno qualcosa, almeno qualcuno, sono penose. Sono l'immagine più sincera di una politica che ha rinunciato a rappresentare. Si abbracciano, ridono, si danno pacche sulle spalle. Esultano. Per cosa? Per essere riusciti a impedire l'unica cosa che gli italiani chiedono da vent'anni: poter scegliere i propri rappresentanti in Parlamento.

E non prendiamoci in giro con la scusa di rito. L'argomento è che l'emendamento della maggioranza era scritto male.? Che era tecnicamente debole, che apriva a ricorsi, che non era perfetto. ?

Benissimo. Se era scritto male, avreste potuto riscriverlo. Siete parlamentari, è il vostro lavoro. Avreste potuto presentarne uno migliore, più solido, più blindato, più elegante dal punto di vista giuridico. Avreste potuto correggerlo, migliorarlo, renderlo inattaccabile. Avreste potuto dimostrare che ci tenete davvero al principio del voto di preferenza.

E invece no. Vi siete guardati bene dal farlo.

Avete scelto la strada più comoda e più cinica. Avete usato il pretesto tecnico per affossare il principio politico. Avete bocciato tutto per non cambiare niente. Perché la verità è una sola e la sanno tutti: il sistema dei nominati vi fa comodo. Vi protegge. Vi garantisce la sopravvivenza anche quando fuori non vi voterebbe più nessuno.

I listini bloccati, i capilista imposti, le liste decise nelle segreterie sono la vostra assicurazione sulla vita. Senza il terrore della preferenza, senza il giudizio diretto degli elettori, potete continuare a gestire carriere, correnti e fedeltà. Potete continuare a rispondere al capo e non al cittadino.

Avete festeggiato come hooligans perché i parlamentari continueranno ad essere nominati. Avete festeggiato perché avete vinto voi e ha perso la democrazia. Avete festeggiato perché per un altro giro il potere di scelta resterà chiuso nelle vostre stanze.

È una vittoria misera. Una vittoria contro i cittadini.

La domanda che dovreste farvi guardando quelle foto non è se l'emendamento era scritto bene o male. È perché, dopo averlo bocciato, non ne avete scritto uno voi. La risposta è lì, in quegli abbracci.

AgoVit

 
 
 
 
 
"Ho imparato a diffidare delle persone che sentono il bisogno di spiegare continuamente quanto siano corrette, leali o generose. Le qualità autentiche, di solito, non si annunciano: si riconoscono. Le parole costruiscono reputazioni. I comportamenti le smontano. Negli anni ho affinato un criterio piuttosto semplice per comprendere chi ho davanti: osservo ciò che una persona fa quando non deve impressionare nessuno, quando non ha nulla da guadagnare e quando la correttezza le costa qualcosa. È in quei momenti che il carattere smette di essere una dichiarazione e diventa una prova. L’egoismo raramente si presenta come egoismo. Preferisce definirsi prudenza. L’opportunismo ama chiamarsi concretezza. La mancanza di etica, invece, spesso si traveste da intelligenza. E la tossicità, quando è particolarmente raffinata, pretende perfino di passare per sincerità.
Per questo non mi lascio più convincere dalle intenzioni proclamate. Le intenzioni sono il rifugio preferito di chi non vuole rispondere delle conseguenze. Valuto la coerenza, la misura, il rispetto e soprattutto il modo in cui una persona tratta chi non può esserle utile.
La vita è troppo breve per sprecarla a decifrare ambiguità, tollerare piccole slealtà o giustificare chi ferisce con regolarità e si scusa con eleganza. Prendere le distanze non è durezza. È selezione. Con il tempo si comprende una verità poco romantica ma molto utile: non tutte le persone che entrano nella nostra vita meritano di restarci. Alcune sono incontri. Altre sono lezioni. E le lezioni migliori, quasi sempre, insegnano quando smettere di concedere accesso. " ( Mauro Crisafulli )
 
Questo intervento l'ho ripreso da un post di Mauro Crisafulli. Non ci siamo ancora conosciuti di persona, ma ci legano riflessioni comuni, le sue diventano spesso anche mie, come in questo caso. Io non ho ancora imparato del tutto a diffidare delle persone che lui descrive, ma ho sempre avvertito un fastidio che poi trasformavo in speranza. Chi ha bisogno di spiegare in continuazione quanto sia corretto, leale, generoso e aggiungo, quanto abbia sempre ragione, sta solo cercando di accendere i riflettori sul bravo bambino che ha bisogno di essere lodato per sentirsi accettato. Accettare le lezioni è il presupposto per trasformare in incontri queste persone , ma se vogliamo essere più chiari imparare a ignorarli.
 
AgoVit

Dieci squadre, dodici serate, un solo Green. Stasera alle 20.30 si riaccende la pallavolo alla Cittadella dello Sport.

Sono i numeri di un ritorno atteso da decenni. Il torneo di pallavolo misto 4 vs 4 riparte dal Piano Arena e riporta lo sport là dove tutto è cominciato, nel lontano 1984. A ricordarlo, ancora in piedi e perfettamente conservati, i vecchi tralicci dell'impianto acquistati all'epoca dall'assessore Gaetano Bisignano. Una testimonianza concreta, un ponte tra due generazioni che si ritrovano intorno alla stessa rete.

Un torneo ritrovato

La formula è agile e spettacolare. Dieci squadre iscritte, con una forte rappresentanza da Agira e Leonforte, divise in due gironi. Tre settimane di sfide, dodici giorni di gioco dal martedì al venerdì. Un 4 vs 4 misto che promette ritmo, tecnica e tanto equilibrio, dove ogni punto pesa e ogni rotazione cambia la partita. Non è solo competizione. È l'occasione per rivedere la Cittadella vivere come ai suoi inizi, con il Green trasformato in arena estiva.

L'estate al Piano Arena

Il merito del ritorno è della Network Volley di Erica Smirne Miletti, che con il patrocinio del Comune di Regalbuto Assessorato allo Sport ha voluto restituire alla città un appuntamento che mancava da troppo tempo. Per dodici serate Regalbuto avrà un nuovo salotto estivo. Sport, certo, ma anche musica e voglia di stare insieme. Un programma pensato per chi gioca, per chi tifa e per chi vuole semplicemente trascorrere una sera d'estate diversa, con le luci del campo accese e il sottofondo delle tribune.

Era da qualche decennio che non si vedeva un evento così in città. Stasera si ricomincia.

Appuntamento al Green della Cittadella dello Sport alle ore 20.30. La pallavolo è tornata a casa.

Non è un fenomeno solo italiano, ma in Italia ha una forma particolare.

Perché il giudizio è diventato identità

Fino a qualche decennio fa lo scontro era soprattutto su interessi e visioni economiche, stato contro mercato, lavoro contro impresa. Oggi è molto più su identità e valori morali. Quando la politica diventa identità, chi non la pensa come te non è più solo in disaccordo, è una minaccia alla tua idea di cosa sia giusto. Il meccanismo è simmetrico. E gli algoritmi lo amplificano, perché premiano i post più netti, più indignati, più giudicanti, che fanno più interazioni. Da qui nascono due narrazioni speculari che convivono:

Dal punto di vista di chi si sente giudicato dalla sinistra: si percepisce un paradigma morale in cui la sinistra si presenta come custode di diritti, progresso e antifascismo, quindi chi è fuori da quel perimetro non sarebbe solo con idee diverse, ma moralmente sbagliato.

Dal punto di vista di chi è a sinistra: si percepisce uno spostamento a destra del discorso pubblico su temi come immigrazione, sicurezza, famiglia, e quindi una reazione dura viene vista come necessaria difesa di principi considerati non negoziabili.

Entrambe le letture esistono davvero nel dibattito pubblico e si alimentano a vicenda.

Le ragioni specifiche del caso italiano

Eredità storica: l'antifascismo è un fondamento della Repubblica. Per una parte della cultura di sinistra, collocare l'avversario a destra dentro quella continuità storica è un riflesso quasi automatico. Per una parte della cultura di destra, sentirsi costantemente ricondotta a quel passato viene vissuto come un processo ingiusto e delegittimante.

Fine delle grandi mediazioni: con la crisi dei partiti di massa, del sindacato come luogo di appartenenza e della Democrazia Cristiana come centro che assorbiva tutto, è saltato il traduttore che trasformava il conflitto in compromesso. Ora il conflitto resta nudo.

Ruolo dei media e dei social: la televisione degli anni 90 ha personalizzato la politica, i social l'hanno tribalizzata. Non discuti più con il vicino, discuti con una caricatura del tuo avversario che l'algoritmo ti propone ogni giorno. La rabbia diventa un segnale di appartenenza al tuo gruppo.

Perché la destra sembra il bersaglio più colpito

Qui ci sono almeno tre spiegazioni che gli analisti danno, e sono diverse tra loro:

  1. Ipotesi del consenso culturale: per decenni università, editoria, cinema e informazione mainstream sono stati percepiti come più vicini alla sinistra. Chi si sente fuori da quel consenso vive il giudizio come egemonia culturale.

  2. Ipotesi della reazione: altri osservatori sostengono l'opposto, cioè che la destra negli ultimi anni abbia vinto elettoralmente proprio cavalcando una contro rabbia verso quel mondo culturale, e che quindi il giudizio duro da sinistra sia una reazione difensiva alla perdita di centralità.

  3. Ipotesi economica: quando c'è insicurezza, precarietà, paura di scivolare verso il basso, il bisogno di trovare un colpevole chiaro aumenta. A sinistra il colpevole diventa spesso il privilegiato o chi è insensibile alle diseguaglianze, a destra il colpevole diventa l'élite intellettuale o chi difende solo i diritti degli altri.

Nessuna di queste da sola spiega tutto, ma insieme aiutano a capire perché il tono si è alzato così tanto. La rabbia nei giudizi, in fondo, è raramente solo politica. È spesso stanchezza. È la fatica di sentirsi non ascoltati per anni, e poi scoprire che l'unico modo per farsi sentire è alzare la voce e squalificare l'altro prima che sia lui a squalificare te. 

AgoVit 

Custodire l'abbeveratoio di  Dardari per custodire Regalbuto.

Gli abbeveratoi non erano un dettaglio del paesaggio. Erano i punti nevralgici del paese. Costruiti quasi sempre vicino a una sorgente d'acqua non potabile, segnavano il passo del viaggio. Lì si fermavano gli animali per bere e riposare, lì i contadini trovavano ombra e fresco, lì ci si incontrava anche solo per scambiare due parole prima di riprendere la via. Erano infrastruttura, ma erano anche socialità.

Anche a Regalbuto è stato così. E lo capisci bene percorrendo la provinciale che da Regalbuto porta al lago Pozzillo. L'abbeveratoio di Dardari, quello che molti chiamano Darderi, è ancora lì. Non serve più a ciò per cui era nato, ma serve ancora. Serve perché quell'acqua di sorgente che scende lenta è un richiamo di frescura per chiunque passi. Per il viandante, per chi corre la mattina presto, per i ciclisti che affrontano la salita e cercano una sosta. Non è più indispensabile, è qualcosa di più raro oggi: è un invito a fermarsi. E invece oggi si presenta trascurato. L'acqua si disperde a terra senza ordine, le erbacce crescono a vista d'occhio e coprono pietre che hanno visto generazioni passare. Vederlo così fa un certo effetto, perché capisci che non si sta rovinando solo una vasca di pietra. Si sta sbiadendo un pezzo di memoria.

Tutelare questi luoghi non è nostalgia. È conservazione storica, è decoro, è rispetto per un'intelligenza antica che sapeva usare l'acqua senza sprecarla. Recuperare Dardari non costerebbe grandi opere. Basterebbe pulirlo, governare l'acqua perché torni a scorrere composta, liberarlo dalle erbacce, renderlo di nuovo leggibile e sicuro per chi si ferma.

Stamattina ne hai parlato con l'assessore Nicolosi, che è attento al verde e conosce la situazione. È un buon segno. Perché significa che il tema non è dimenticato, è solo in attesa della giusta attenzione. Quell'abbeveratoio può tornare ad essere utile. Non come un tempo, ma come oggi serve: piccola oasi di sosta, punto di identità lungo una strada panoramica  verso il Pozzillo, testimonianza che Regalbuto sa custodire le sue tracce mentre guarda avanti.

AgoVit 

La piccola impresa di Contrada Saverino che protegge i lavoratori italiani e tiene viva l'occupazione nell'entroterra ennese.

Regalbuto. Non è a Milano o in Brianza, è in Contrada Saverino S.N., 94017 Regalbuto (EN) che dal 1991 si produce sicurezza. Si chiama MILLA S.R.L. Fondata il 27/11/1991, REA EN 41640, l'azienda ha oggi 34 anni di attività ed è classificata come piccola impresa tra 10 e 49 addetti.  Milla oggi fornisce dispositivi di protezione individuale delle vie respiratorie (APVR): maschere intere e semimaschere, filtri a baionetta, a vite e universali DIN, dispositivi di fuga Mayday. Una nicchia ad altissimo contenuto tecnico. La storia è tutta regalbustese. Milla nasce a Regalbuto nel 1991, i primi anni tra guanti in lattice e commercializzazione di DPI. Il 2000 è l'anno del cambiamento: l'impianto guanti viene dismesso e inizia l'era dedicata interamente a maschere e filtri per le vie respiratorie. Nel 2010 parte il nuovo stabilimento con uffici e reparto produttivo ricostruiti per sostenibilità e tecnologia.

La rivoluzione green. Nel 2020 il magazzino logistico raggiunge 1000 posti pallet e arriva l'impianto di aspirazione fumi e polveri. Nel 2021 fotovoltaico per il 90% di indipendenza energetica e certificazione ISO 9001, nel 2022 il piano Transizione 4.0 verso la Smart Factory.

Occupazione: un presidio per il territorio

In un comune dell'entroterra ennese, 19 posti di lavoro diretti non sono un dettaglio. Sono 19 famiglie, oltre 700 mila euro di costo del lavoro che restano sul territorio, più l'indotto di logistica, manutenzione, installatori e consulenti. Milla è una delle poche realtà industriali che in provincia di Enna resiste da oltre tre decenni senza delocalizzare. Offre lavoro tecnico specializzato, dalla gomma allo stampaggio, dall'assemblaggio filtri al controllo qualità, e trattiene competenze che altrimenti partirebbero. 

In un territorio che affronta da anni una lenta ma costante erosione demografica, la presenza di un'impresa solida che crea lavoro stabile fa la differenza tra restare e partire. A Regalbuto questo presidio ha un nome preciso: Soaplast.

Il contesto: un paese che perde abitanti

I numeri raccontano una sfida nota a tutte le aree interne dell'ennese. Regalbuto è passato da 7.722 a 6.542 residenti con una contrazione superiore al 15 per cento. Solo tra il 2018 e il 2023 il paese ha perso quasi 800 abitanti e al primo gennaio 2025 la popolazione si attestava a 6.587 persone, con una riduzione di 1.135 unità rispetto al 2002. È il quadro descritto anche dalle cronache locali: un comune affacciato sul Lago Pozzillo e ricco di storia millenaria che oggi si trova davanti a un bivio storico, tra flessione demografica, esodo delle nuove generazioni verso il Nord e l'Europa e progressivo invecchiamento dei residenti.

L'impresa che resta e investe

In questo scenario Soaplast rappresenta un'anomalia positiva. L'azienda ha sede in Contrada Monte a Regalbuto, in provincia di Enna, opera nella fabbricazione di prodotti in materie plastiche ed è riconosciuta a livello internazionale come produttore di sistemi per l'irrigazione a goccia, Italian Driplines Manufacturer. Non è una piccola realtà artigianale. I registri economici la collocano in una fascia  tra le prime aziende per fatturato della provincia di Enna.

Perché frena lo spopolamento

Il valore di Soaplast per Regalbuto non è solo economico, è occupazionale e sociale.

1. Lavoro qualificato e continuo. In un'area dove l'alternativa è spesso il lavoro stagionale o il trasferimento, un'industria manifatturiera che produce tutto l'anno offre contratti stabili, continuità di reddito e possibilità di crescita professionale. Questo consente a famiglie di pianificare il futuro senza dover lasciare il paese.

2. Indotto locale. Attorno a uno stabilimento di queste dimensioni ruota un ecosistema di trasporti, manutenzione, servizi tecnici, logistica e forniture. Significa opportunità per artigiani, professionisti e piccole imprese del circondario.

3. Trattenere i giovani. La recente nomina del CEO Vincenzo Spampinato a Delegato Confapi Sicilia per lo Sviluppo delle Imprese e l'Internazionalizzazione delle PMI siciliane conferma quanto l'azienda investa in competenze legate a innovazione, competitività territoriale e apertura ai mercati mediterranei. Per un giovane di Regalbuto, poter lavorare in un'azienda che esporta, innova sui materiali plastici e sui sistemi irrigui efficienti per ortaggi e frutta, è un'alternativa concreta alla partenza.

4. Identità e fiducia. Rimanere in un paese che si spopola è anche una scelta psicologica. Vedere un marchio che porta il nome di Regalbuto nel mondo, che ottiene riconoscimenti istituzionali e che continua a investire nella sede storica, rafforza il senso di appartenenza e l'idea che dal proprio territorio si possa ancora costruire.

In sintesi, mentre molti comuni delle aree interne perdono popolazione per mancanza di prospettive, Soaplast dimostra che un modello industriale radicato, specializzato e orientato all'export può trasformare Regalbuto da luogo da cui partire a luogo in cui tornare a investire, lavorare e vivere.

Un importante riconoscimento per la leadership siciliana arriva da Confapi Sicilia. Lo scorso 30 giugno il CEO di Soaplast, Vincenzo Spampinato, è stato nominato Delegato per lo Sviluppo delle Imprese e la Competitività territoriale, con incarico per le Relazioni Economiche e Commerciali della Regione Mediterranea e per l'Internazionalizzazione delle PMI siciliane.

Il prestigio dell'incarico

La nomina rappresenta un attestato di stima per l'esperienza professionale, la visione strategica e la capacità di leadership che da sempre contraddistinguono l'operato di Spampinato alla guida di Soaplast. Un ruolo di grande responsabilità, che lo vedrà impegnato nel rafforzare il dialogo economico tra la Sicilia e i mercati dell'area mediterranea e nel sostenere concretamente i percorsi di crescita e di apertura internazionale delle piccole e medie imprese del territorio. La scelta di Confapi Sicilia riflette la fiducia della comunità imprenditoriale nella solidità della governance di Soaplast e nella sua capacità di generare partenariati economici stabili e di lungo periodo.

Un riconoscimento che valorizza Soaplast

Per Soaplast questo traguardo conferma un percorso costruito su pilastri chiari: innovazione, competitività, sostenibilità e apertura globale, senza mai recidere il legame con le radici locali. L'azienda ha fatto di questi valori il motore quotidiano del proprio lavoro, affermandosi come partner affidabile, orientato allo sviluppo sostenibile e alla cooperazione internazionale. La nuova nomina del suo CEO rafforza ulteriormente questo posizionamento e proietta l'azienda in una dimensione ancora più ampia di confronto e di rappresentanza istituzionale.

La dichiarazione dell'azienda

L'intera squadra di Soaplast esprime le più vive congratulazioni a Vincenzo Spampinato, augurandogli di interpretare questo nuovo e strategico ruolo con lo stesso impegno e la stessa lungimiranza dimostrati alla guida dell'azienda. Un successo personale che diventa patrimonio collettivo, a conferma di come la crescita delle imprese passi oggi dalla capacità di unire competenza territoriale e visione internazionale.

 
 
 

Soaplast, l'argine occupazionale di Regalbuto contro lo spopolamento

In un territorio che affronta da anni una lenta ma costante erosione demografica, la presenza di un'impresa solida che crea lavoro stabile fa la differenza tra restare e partire. A Regalbuto questo presidio ha un nome preciso: Soaplast.

Il contesto: un paese che perde abitanti

I numeri raccontano una sfida nota a tutte le aree interne dell'ennese. Regalbuto è passato da 7.722 a 6.542 residenti con una contrazione superiore al 15 per cento. Solo tra il 2018 e il 2023 il paese ha perso quasi 800 abitanti e al primo gennaio 2025 la popolazione si attestava a 6.587 persone, con una riduzione di 1.135 unità rispetto al 2002.

È il quadro descritto anche dalle cronache locali: un comune affacciato sul Lago Pozzillo e ricco di storia millenaria che oggi si trova davanti a un bivio storico, tra flessione demografica, esodo delle nuove generazioni verso il Nord e l'Europa e progressivo invecchiamento dei residenti.

L'impresa che resta e investe

In questo scenario Soaplast rappresenta un'anomalia positiva. L'azienda ha sede in Contrada Monte a Regalbuto, in provincia di Enna, opera nella fabbricazione di prodotti in materie plastiche ed è riconosciuta a livello internazionale come produttore di sistemi per l'irrigazione a goccia, Italian Driplines Manufacturer.

Non è una piccola realtà artigianale. I registri economici la collocano in una fascia di fatturato tra 10 e 25 milioni di euro, con un dato recente che la indica a oltre 16 milioni di euro, tra le prime aziende per fatturato della provincia di Enna.

Perché frena lo spopolamento

Il valore di Soaplast per Regalbuto non è solo economico, è occupazionale e sociale.

1. Lavoro qualificato e continuo. In un'area dove l'alternativa è spesso il lavoro stagionale o il trasferimento, un'industria manifatturiera che produce tutto l'anno offre contratti stabili, continuità di reddito e possibilità di crescita professionale. Questo consente a famiglie di pianificare il futuro senza dover lasciare il paese.

2. Indotto locale. Attorno a uno stabilimento di queste dimensioni ruota un ecosistema di trasporti, manutenzione, servizi tecnici, logistica e forniture. Significa opportunità per artigiani, professionisti e piccole imprese del circondario.

3. Trattenere i giovani. La recente nomina del CEO Vincenzo Spampinato a Delegato Confapi Sicilia per lo Sviluppo delle Imprese e l'Internazionalizzazione delle PMI siciliane conferma quanto l'azienda investa in competenze legate a innovazione, competitività territoriale e apertura ai mercati mediterranei. Per un giovane di Regalbuto, poter lavorare in un'azienda che esporta, innova sui materiali plastici e sui sistemi irrigui efficienti per ortaggi e frutta, è un'alternativa concreta alla partenza.

4. Identità e fiducia. Rimanere in un paese che si spopola è anche una scelta psicologica. Vedere un marchio che porta il nome di Regalbuto nel mondo, che ottiene riconoscimenti istituzionali e che continua a investire nella sede storica, rafforza il senso di appartenenza e l'idea che dal proprio territorio si possa ancora costruire.

In sintesi, mentre molti comuni delle aree interne perdono popolazione per mancanza di prospettive, Soaplast dimostra che un modello industriale radicato, specializzato e orientato all'export può trasformare Regalbuto da luogo da cui partire a luogo in cui tornare a investire, lavorare e vivere.

 
 
 
 
 

Facebook ha fatto una cosa che nessun altro mezzo aveva fatto prima: ha dato un microfono a tutti, anche a chi fino a ieri parlava solo in cucina o al bar. E in quel gesto si è visto chiaro il bisogno più umano che esista, quello di dire io ci sono, ho un pensiero, ascoltatemi. Il problema non è il bisogno. Il bisogno è nobile. Il problema è cosa succede quando quel bisogno non incontra nessun filtro. Un tempo per replicare a qualcuno dovevi guardarlo. Dovevi reggere lo sguardo, la voce, il silenzio che segue una parola detta male. Ora basta un pollice. Si commenta un post senza conoscere nulla della persona che lo ha scritto, senza storia, senza contesto, senza nemmeno prendersi il tempo di capire cosa volesse dire davvero. Solo l'impulso. È così che nasce quella maleducazione rapida, quasi automatica, che è possibile a volte notare . Non è sempre cattiveria, spesso è superficialità che si traveste da opinione. E da lì, due estranei che vivono a centinaia di chilometri, che non si incontreranno mai, iniziano a farsi la guerra per una frase letta di fretta. È un litigio strano, quello di Facebook. Senza corpo, senza presenza, quindi senza freno. Lontani, ci sentiamo più coraggiosi e più impuniti. 

La cosa che fa più riflettere,  è che spesso tutto questo accade per delle banalità. Un piatto cucinato male, una canzone, una squadra, una frase politica buttata lì. Cose che lasciano il tempo che trovano. Eppure proprio lì si rivela la persona. Perché quando non c'è nulla di importante in gioco, quando non dobbiamo difendere davvero niente, il modo in cui scegliamo di parlare dice chi siamo. Se scegliamo l'ironia velenosa, il sarcasmo, l'insulto facile, l'arroganza di chi corregge tutti, non stiamo parlando dell'argomento. Stiamo parlando di noi. Facebook, in questo senso, è uno specchio spietato. Non inventa personalità, le espone. Amplifica ciò che già c'è: la gentilezza di chi prova a capire prima di rispondere, e la fretta di chi ha solo bisogno di scaricare qualcosa addosso a un altro.

Forse la domanda non è più come si comunica sui social, ma come si abita una piazza dove tutti parlano contemporaneamente e nessuno è davvero tenuto ad ascoltare. E se vale ancora la vecchia regola, che la libertà di dire la propria finisce dove inizia il rispetto per chi sta leggendo.

 

Le vedi tra le vie, tra le case, sotto il sole di luglio. Uomini, donne, ragazzi, ragazze. Magliette verdi, sorriso pronto, quaderno in mano.
Al campanello la risposta è sempre la stessa, quella che ogni regalbutese aspetta da un anno all'altro: "Buongiorno, stiamo raccogliendo il contributo per la festa di San Vito". È così che inizia davvero l'estate a Regalbuto. Non con il calendario, ma con quel bussare gentile. Il sapore della Festa è già palpabile, nelle chiacchiere sul pianerottolo, nelle buste che passano di mano, nelle promesse di "ci vediamo per la processione". E non è solo una raccolta. È il primo atto di una comunità che si rimette insieme. Dietro quelle magliette verdi ci sono volontari, giovani che sono cresciuti con il suono delle campane di agosto e adulti che hanno imparato dai genitori cosa significa tenere viva una tradizione. Perché la Festa di San Vito non è una festa come le altre. È l'evento degli eventi, molto sentita e partecipata essendo il culto per il Santo Patrono molto antico e radicato tra i cittadini, e si svolge nel mese di agosto con il suo cuore tra l'8 e l'11. Il programma che tutti conoscono a memoria si ripete con la forza di un rito. Si comincia con il tradizionale "Viaggio" per voto e devozione e con la Processione dell'Alloro, il corteo aperto da coloro che recano gli antinni, cioè pali rivestiti di alloro e addobbati con fazzoletti variopinti e nastri rossi. È la processione più attesa, quella in cui i fedeli partecipano con in mano fasci di alloro per sciogliere un voto, per chiedere una grazia. Nei tre giorni che precedono la processione dell'8 agosto, come da tradizione, i regalbutesi si recano ad Agira, a piedi o con mezzi, per acquistare i rami di alloro.  Il giorno successivo, il 9 agosto, arriva il momento centrale: la processione solenne con le reliquie di parte del cranio, di un braccio e di un piede, che fa memoria dell'arrivo a Regalbuto in questo giorno delle reliquie provenienti da Piazza Armerina nel 1547. E poi l'11 agosto, giorno del Patrono, quando le campane suoneranno a festa in ogni angolo della città. Ma prima di tutto questo c'è adesso. C'è il giro per le case. C'è il motivo per cui ogni anno centinaia di persone che vivono altrove prenotano il ritorno. Non è solo nostalgia, è appartenenza. È volersi ritrovare in quella lunga fila di devoti che, con l'alloro in mano, alzerà un unico grido che attraversa generazioni: "Diu e Santu Vitu".

Se vi suonano al campanello nei prossimi giorni, aprite. Non è solo un contributo. È l'invito a fare, ancora una volta, la Festa tutti insieme.

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