REGALBUTO – Prevenzione, consapevolezza e vicinanza al territorio. Sono queste le parole chiave dell'evento organizzato dalla Banca di Credito Cooperativo La Riscossa di Regalbuto per mercoledì 15 ottobre prossimo presso il CineTeatro “Urania” di Piazza Vittorio Veneto, storico luogo di incontro della comunità regalbutese in Piazza Vittorio Veneto 3. L'appuntamento, riservato e fortemente voluto dai vertici dell'istituto, sarà interamente dedicato a un fenomeno sempre più insidioso: le truffe ai danni di cittadini, risparmiatori e imprese.

Un'emergenza quotidiana

Dai finti operatori bancari che chiamano per chiedere codici, ai messaggi SMS che simulano comunicazioni della Banca, dalle email di phishing alle truffe affettive e alle raggiri porta a porta ai danni degli anziani, le modalità si evolvono con grande rapidità. La BCC, in qualità di Banca di comunità con sede legale in Via Mons. Vito Pernicone, 1 a Regalbuto, ha deciso di mettere a disposizione la propria esperienza per fare informazione.

"Non è solo una questione di sicurezza dei conti, ma di tutela delle persone", il messaggio che arriva dalla Direzione. L'obiettivo è fornire strumenti pratici, non tecnicismi.

Di cosa si parlerà

L'evento, dal taglio divulgativo e concreto, affronterà in particolare:

1. Le truffe digitali: phishing, smishing, vishing, falsi investimenti online e clonazione delle carte. Come riconoscere un link sospetto e cosa non fare mai.
2. Le truffe telefoniche e a domicilio: i finti nipoti, i finti carabinieri, i tecnici del gas o dell'energia. Il decalogo per dire di no senza paura.
3. Cosa fare se si è vittima: a chi rivolgersi immediatamente, come bloccare carte e credenziali, l'importanza della denuncia tempestiva.

Informazioni utili

Cosa: Incontro informativo "Come difendersi dalle truffe – Riconoscerle per evitarle"
Quando: 15 Ottobre 2026, dalle ore 17:30
Dove: Cine Teatro Urania, Piazza Vittorio Veneto 3, Regalbuto (EN)
L'iniziativa si inserisce nel percorso di educazione finanziaria e di responsabilità sociale che la BCC La Riscossa porta avanti da oltre cento anni sul territorio. Un modo concreto per ribadire che la sicurezza non è solo tecnologia, ma soprattutto cultura e comunità.

La decisione di comprare gasolio da Mosca non è un incidente, è una strategia. E l'unica risposta è l'Europa politica.

Ha annunciato tutto da solo, con un post trionfale su Truth Social, come fosse un affare immobiliare. “Ho appena concluso un colloquio di grande successo con il presidente russo Vladimir Putin”. Oggetto dell’accordo: “La Russia fornirà immediatamente oltre 300 mila tonnellate di diesel” ai mercati americano e globale, poi altre 500 mila a novembre e un milione subito dopo, con la promessa di altri tre milioni in base alla capacità delle raffinerie russe. Per far passare tutto questo, il Tesoro americano sospende le sanzioni sul diesel russo. La sospensione resterà in vigore fino alle 00:01 del 7 aprile 2027. A poche settimane dal voto di midterm, prezzi più bassi alla pompa in cambio di ossigeno al Cremlino. È una vergogna senza fine. Non per ingenuità. Per calcolo. Non si tratta di pragmatismo energetico. Si tratta di una strategia precisa: rafforzare la Russia e indebolire le democrazie liberali.Ogni tonnellata di gasolio comprata da Putin è una tonnellata che finanzia la sua macchina da guerra.  

A tutto questo c'è una sola risposta possibile, e non è tecnica. È politica. È l'Europa sovrana e politica.

Sovrana perché solo un continente che produce la sua energia, che raffina, che investe, che costruisce una vera autonomia strategica non sarà costretto a scegliere tra il freddo e la libertà. Politica perché il mercato da solo non ci salverà da Putin, e nemmeno da Trump. Serve un'Europa che non sia più il mercato dove altri vendono il loro gasolio sporco di sangue, ma una potenza che decide le sue regole, che protegge le sue sanzioni, che applica un prezzo unico alla coerenza.  Un'Europa che tassa il diesel russo, che investe nel suo Green Deal industriale non come penitenza ecologista ma come arma di indipendenza, che parla con una voce sola a Washington e a Mosca.

Trump ha comprato 300mila tonnellate di gasolio. Ha creduto di comprare anche il nostro futuro. Ha sbagliato i calcoli. Ogni volta che il sovranismo fa affari con l'autocrazia, fa nascere, per reazione, la necessità dell'Europa.

Un libro, due risultati: il ritrovo di una generazione e un confronto concreto sul futuro

REGALBUTO - La presentazione de "La Sicilia che seduce" di Mauro Crisafulli, che si è tenuta sabato 3 ottobre alle ore 17:30 presso la Sala Paolo VI di Regalbuto, ha avuto due effetti. Il primo, il più bello e inaspettato, è stato umano: ha fatto rincontrare, dopo tanti anni, alcuni ex alunni del Liceo di Leonforte. Abbracci, ricordi, fotografie. Un filo di comunità che il tempo non ha spezzato. Il secondo, più tecnico e forse più urgente, è stato un vero e proprio laboratorio sul turismo. Non una semplice presentazione libraria, ma un primo, concreto momento di confronto e formazione aperto alla città.  L'argomento è stato seguito con attenzione e partecipazione da tutti i presenti.

Ad aprire i lavori i saluti istituzionali del vice sindaco Salvatore Roccella, di Giordano Paratore per la Pro Loco di Regalbuto e di Francesco Bivona, in rappresentanza dell'Unpli di Enna. Un preludio a interventi di notevole spessore.

Protagonista il libro di Crisafulli, esperto in politiche e marketing territoriali, edito da Officina della Stampa. Un volume che nasce da un'idea semplice ma fondamentale: la Sicilia non ha bisogno di essere reinventata, ma di essere compresa, organizzata e raccontata meglio. Un concetto che è diventato il centro del dibattito. Perché, come è stato ricordato durante l'incontro, serve una programmazione seria, strutturata, misurabile. Non slogan. Regalbuto ha tutto per essere una destinazione, ma non è ancora un sistema turistico. A sviluppare il tema, insieme all'autore, due figure di riferimento del settore a livello regionale: Basilio Varveri dell'associazione Tesori di Sicilia e Giancarlo Sotera, Presidente dell'Associazione Sicilia Tourleaders. Sotera e Varveri hanno insistito sullo stesso punto: il turismo non è promozione estemporanea, è costruzione di un sistema.

E allora, a Regalbuto si può progettare turismo?

La risposta emersa dalla sala è un sì convinto, a una condizione: che tutti gli attori che formano la filiera turistica facciano squadra. Dal commercio all'artigianato, dalle scuole alle associazioni, dalle Pro Loco all'Amministrazione Comunale, serve una sinergia che programmi sul lungo termine. Perché Regalbuto può offrire molto. Sul piano ambientale, con il Lago Pozzillo e i suoi paesaggi; sul piano culturale e del patrimonio storico, con il suo centro e le sue chiese; ma anche su quello gastronomico e artigianale, che è identità viva.

"La Sicilia che seduce" non è solo un titolo. È un metodo. E a Regalbuto, sabato pomeriggio, quel metodo ha iniziato a mettere radici.

Infine una nota personale. Regalbuto Press , il nostro blog , oramai seguitissimo dagli elettori , è sempre stato attento alle evoluzioni culturali , sociali ed economiche della nostra città è abbiamo voluto questo primo incontro affinchè si parlasse di programmazione e di marketing turistico perchè crediamo che ,  pur nelle diversità di vedute  , ognuno debba fare la propria parte. 

 
 
 
 
 
 
 

In vista delle Amministrative 2027, la domanda è una sola: quale modello di sviluppo socio-economico per Regalbuto?

C'è un tema che, ne siamo certi, animerà più di ogni altro la prossima campagna elettorale per le amministrative del 2027. È quello dei progetti sullo sviluppo turistico della città. Da mesi, nei nostri articoli, poniamo la stessa domanda, semplice e diretta: quale tipo di programmazione per lo sviluppo socio-economico di Regalbuto intendono proporre i prossimi candidati al governo della città? Una programmazione seria, strutturata, misurabile. Non slogan. Noi crediamo che il turismo sarà, inevitabilmente, uno dei banchi di prova centrali. Perché Regalbuto ha tutto per essere una destinazione, ma non è ancora un sistema turistico.

È in questo solco che si inserisce l'appuntamento di domani, sabato 3 ottobre alle ore 17:30, presso la Sala Paolo VI di Regalbuto.

Un incontro che non vuole essere una semplice presentazione libraria, ma un primo, concreto momento di confronto e formazione aperto alla città.

L'occasione: il libro di Mauro Crisafulli

Protagonista del pomeriggio sarà il libro "La Sicilia che seduce" di Mauro Crisafulli, edito da Officina della Stampa. L'opera affronta in modo diretto il tema del marketing turistico legato alla valorizzazione della nostra isola, offrendo spunti concreti su come trasformare l'identità e le risorse territoriali in leve di crescita economica e culturale. Crisafulli, esperto in politiche e marketing territoriale e da anni impegnato sui temi dello sviluppo locale, parte da un'idea tanto semplice quanto disattesa: la Sicilia non ha bisogno di essere reinventata, ma di essere raccontata e organizzata con competenza. Nel volume si parla di costruzione dell'identità, di comunicazione integrata, di turismo esperienziale, di innovazione digitale e del ruolo fondamentale delle DMO - le Destination Management Organization, ovvero le strutture che gestiscono e promuovono una destinazione.

Temi che a Regalbuto non sono mai stati affrontati fino in fondo.

Non solo l'autore: due voci autorevoli del turismo siciliano

A rendere l'incontro particolarmente qualificato sarà la presenza, accanto all'autore, di due figure di riferimento a livello regionale:

- Giancarlo Sotera, Presidente dell'Associazione Sicilia Tourleaders;
- Basilio Varveri, Presidente dell'Associazione Tesori di Sicilia.

Sotera guida l'associazione di categoria che riunisce guide turistiche, guide ambientali ed esperienziali, ovvero i professionisti che ogni giorno accompagnano i visitatori alla scoperta dell'Isola. Varveri è presidente di Tesori di Sicilia e animatore di progetti che legano agricoltura, cultura, ambiente e turismo lento, come la Dimora degli Dei e l'EcoMuseo Branciforti.

La loro presenza darà ai presenti una notevole base di idee e di confronto sulla vocazione turistica siciliana e, se vogliamo, anche del nostro territorio. Perché di vocazione, a Regalbuto, si parla da trent'anni. Ma la vocazione senza metodo resta un'intenzione.

Perché questo incontro riguarda il futuro di Regalbuto

L'incontro rappresenta un'opportunità di confronto a cuore aperto rivolta a un pubblico trasversale: dagli operatori turistici già attivi sul campo, agli amministratori locali — presenti e futuri — chiamati a delineare le strategie di sviluppo della comunità, fino a tutti coloro che desiderano muovere i primi passi nel mondo del turismo.

Ed è proprio questo il punto che ci interessa come giornale.

Regalbuto possiede asset che molti comuni ci invidiano: il Lago Pozzillo, il più grande bacino artificiale siciliano, il centro storico con le sue chiese barocche, la posizione strategica tra l'ennese e il catanese, le tradizioni agroalimentari, i percorsi naturalistici dei Nebrodi meridionali. Eppure manca ancora un disegno organico. Manca una narrazione unica. Manca un sistema di accoglienza che tenga insieme ricettività, ristorazione, guide, produttori, eventi.

Il turismo non può essere l'ennesimo elenco di buone intenzioni nel programma elettorale. Deve essere programmazione economica: quanti posti letto vogliamo creare in cinque anni? Quale segmento vogliamo attrarre - quello escursionistico, quello enogastronomico, quello religioso, quello degli sport outdoor? Con quali infrastrutture leggere? Con quale brand? Con quale governance? La vocazione turistica di una città o di un borgo non nasce per caso né si improvvisa: si costruisce attraverso lo studio, le competenze e una profonda conoscenza di tutte le dinamiche che ruotano attorno all'accoglienza e alla promozione.

Ecco perché crediamo che domani sia importante esserci.

L'organizzazione dell'evento è curata dal Blog Regalbuto Press e dalla Pro Loco di Regalbuto . L'ingresso è libero.

Invitiamo i cittadini, i giovani, gli operatori, ma soprattutto coloro che intendono candidarsi a guidare Regalbuto dal 2027 in poi, a partecipare, ad ascoltare e a prendere appunti. Le idee per il futuro passano anche da qui.

Nessuno. Davvero nessuno.

Possiamo dimenticare nomi, indirizzi, persino i motivi di un litigio che ci è sembrato eterno. Possiamo confondere gli anni, le stagioni, le città. Ma il primo amore no. Resta lì, intatto, come una fotografia che non sbiadisce perché non è mai stata esposta al sole. C'è un'intera letteratura che lo dimostra, e non è un caso. Dai romanzi alle cronache dei giornali locali, la storia è sempre la stessa e sempre diversa. Perché il primo amore è l'unico che il tempo non riesce a riscrivere. Forse perché non è stato solo amore. È stato un'iniziazione. È stato il primo bacio dato con il cuore che faceva un rumore così forte da coprire il mondo. Quel bacio rubato, sbagliato, troppo breve o troppo lungo, con il naso che sbatte. È stato il primo mano nella mano, con il palmo sudato e la paura che qualcuno ci vedesse, e insieme la voglia che ci vedesse il mondo intero. Il primo bigliettino piegato in quattro, la prima attesa sotto casa, il primo "ti amo" detto senza sapere davvero cosa significasse, ma sapendo con assoluta certezza che era vero. 

Gli amori che vengono dopo imparano. Imparano la strategia, la gelosia, il compromesso, la difesa. Diventano più intelligenti, più abili, a volte più profondi. Ma perdono per sempre una cosa: il candore. Il primo amore è candido perché non ha passato. Non ha delusioni precedenti da cui proteggersi, non ha tecniche di seduzione, non ha calcoli. È un gesto senza mestiere. E per questo resta puro nella memoria. Non invecchia. Mentre noi cambiamo, ingrassiamo, ci disilludiamo, quel ricordo rimane adolescente. Lei ha sempre sedici anni con la gonna a fiori, lui ha sempre la bicicletta scassata e quel modo di ridere a denti stretti.

Dante vede Beatrice a nove anni e gli basta per inventare l'eternità. Petrarca vede Laura in una chiesa e ci scrive una vita. Leopardi . Una delle più note poesie giovanili di Giacomo Leopardi è Il primo amore, composto nel 1817 . Einstein definì il primo amore come un fenomeno biologico da non poter essere spiegato semplicemente attravarso la chimica e la fisica.  Lo scienziato scelse proprio questa esperienza emotiva per illustrare in modo semplice e ironico il concetto della relatività del tempo. Non è esagerazione letteraria, è cronaca precisa di ciò che accade a tutti. Il primo amore ci rivela che siamo capaci di sentire qualcosa di assoluto. Prima di allora amavamo i genitori, gli amici, il cane. Ma è la prima volta che scegliamo qualcuno fuori dal sangue, fuori dall'obbligo, e diciamo: tu. Ecco perché le storie di chi si ritrova dopo una vita intera commuovono così tanto. Non è nostalgia, non è rimpianto per ciò che poteva essere. È il riconoscimento di un luogo interiore.  Il primo amore non si dimentica perché non appartiene alla cronologia. Appartiene alla mitologia personale. Non è una persona, alla fine. È il momento in cui abbiamo scoperto che il nostro corpo poteva diventare linguaggio, che la nostra timidezza poteva diventare coraggio, che un altro sguardo poteva contenere il mondo. Gli altri amori ci insegnano chi siamo con gli altri. Il primo ci insegna chi siamo, e basta. Per questo, anche se poi abbiamo amato di più, meglio, più a lungo, continuiamo a custodirlo in un cassetto diverso. Non più alto, non più basso. Separato.

Intoccabile, con gli stessi gesti e lo stesso candore di allora.

 
 
 
 
 
 
 

È stata un successo la prima uscita di giovedì scorso, giorno 24, alla sala Paolo VI di Officina Civica, il nuovo movimento civico che ha radunato oltre 60 persone per discutere di bisogni e possibili soluzioni per il futuro di Regalbuto. 

Un processo nuovo che è partito dall’ascolto attivo dei partecipanti organizzato attraverso pannelli tematici in cui ognuno ha condiviso idee  e cosa vorrebbe cambiare. L'evento è poi proseguito con una parte di dibattto aperto che è stata molto partecipata.   
 Abbiamo chiesto a Medea Ferrigno un primo bilancio di questo evento "è stato un primo evento molto importante che ci ha permesso di avviare questo percorso nel migliore dei modi.  Siamo molto felici non solo della grande partecipazione ma anche di come chi era presente ha accettato il nostro invito a condividere  proposte.  È stato solo il primo incontro, continueremo, come già annunciato, con momenti tematici che ci permetteranno di approfondire tutte le questioni che sono emerse durante questo primo incontro"

Officina Civica è uno spazio aperto a tutti, dove idee, esperienze e competenze si incontrano per generare proposte concrete. L’obiettivo è quello di mettere a disposizione competenze, idee e professionalità lavorando per qualcosa e non per qualcuno. 

Arriveremo alla stesura di un Manifesto - conclude Medea Ferrigno - che sia linea guida su bisogni e soluzioni da adottare, risultati della partecipazione e delle riflessioni dei cittadini.

Sabato 3 ottobre alla Sala Paolo VI un incontro aperto ad amministratori, operatori e cittadini per comprendere le leve del marketing turistico e dello sviluppo locale.

La vocazione turistica di una città o di un borgo non nasce per caso né si improvvisa: si costruisce attraverso lo studio, le competenze e una profonda conoscenza di tutte le dinamiche che ruotano attorno all'accoglienza e alla promozione. È con questa consapevolezza che si preannuncia un appuntamento di rilievo per il territorio, in programma sabato 3 ottobre alle ore 17:30 presso la Sala Paolo VI di Regalbuto.

Protagonista del pomeriggio sarà il libro "La Sicilia che seduce" di Mauro Crisafulli. L'opera affronta direttamente il tema del marketing turistico legato alla valorizzazione della nostra isola, offrendo spunti concreti su come trasformare l'identità e le risorse territoriali in leve di crescita economica e culturale.

Ad arricchire la discussione interverranno due figure di riferimento del settore a livello regionale:

  • Giancarlo Sotera, Presidente dell'Associazione Sicilia Tourleaders;

  • Basilio Varveri, Presidente dell'Associazione Tesori di Sicilia.

L'incontro rappresenta un'opportunità di confronto a cuore aperto rivolta a un pubblico trasversale: dagli operatori turistici già attivi sul campo, agli amministratori locali — presenti e futuri — chiamati a delineare le strategie di sviluppo della comunità, fino a tutti coloro che desiderano muovere i primi passi nel mondo del turismo.

L'organizzazione dell'evento è curata dalla Pro Loco di Regalbuto in collaborazione con il blog Regalbuto Today.

Primo giorno di conoscenza all'Istituto Comprensivo G.F. Ingrassia. Venti ore di pallavolo per imparare giocando, a fare squadra e a rispettarsi.

REGALBUTO – C’è un primo giorno che vale più di tutti gli altri. Quello in cui ci si guarda negli occhi, ci si presenta e si inizia a fare squadra. Stamattina noi di Link Volley - Scuola di pallavolo Regalbuto abbiamo avuto l’onore di conoscere gli alunni della classe 1ª B a Curvatura Sportiva dell’Istituto Comprensivo G.F. Ingrassia di Regalbuto. Abbiamo voluto presentarci con qualche giorno di anticipo rispetto al 5 ottobre, data ufficiale di inizio del nostro viaggio. Un viaggio che ci porterà, nei lunedì a venire e fino alla conclusione delle 20 ore di attività previste, alla scoperta della pallavolo. Essere i   primi a “rompere il ghiaccio” con l’intera classe è per noi un onore e una responsabilità. Perché la Curvatura Sportiva non è semplicemente due ore in più di Educazione Fisica. È la vera novità scolastica di quest’anno: è l’idea che la pratica sportiva sia un fattore educativo e di crescita a 360 gradi, un contenitore di valori prima ancora che di tecniche. E in questo progetto ci sentiamo parte integrante. In queste 20 ore i ragazzi non dovranno solo imparare a palleggiare o a schiacciare. Dovranno imparare giocando. Imparare a fare squadra. Imparare il rispetto per se stessi e per i propri compagni. Imparare, in modo semplice e concreto, che lo sport unisce. Tutti gli sport. A cominciare dal volley. La pallavolo è lo sport di squadra per eccellenza: non puoi tenere la palla per te, devi per forza affidarti all’altro. È una lezione potentissima, soprattutto a 11 anni. Ringraziamo la Dirigenza e i docenti dell’I.C. Ingrassia per aver creduto in questo percorso e per averci accolto con così tanto entusiasmo.

L’appuntamento è fissato: lunedì 5 ottobre si comincia. Il campo ci aspetta.

Link Volley - Scuola di pallavolo Regalbuto

 
 
 
 
 
 
 

Non smetto di stupirmi.

Ho superato i settant'anni e ancora mi stupisco. Non per una ruga in più allo specchio, quella la conosco. Mi stupisco di come, quasi senza accorgermene, sono passato dall'altra parte della strada. Da quello che giudica a quello che viene giudicato. Da quello che decide chi è vecchio a quello che viene definito vecchio dagli altri. Succede ovunque. Mi capita nel mio impegno sportivo, quando un consiglio viene ascoltato con un sorriso cortese ma non viene seguito, perché tanto "cosa vuoi che sappia". Mi capita in quello politico, dove la mia presenza sembra un ingombro più che una risorsa, un nome da mettere in lista per far numero ma non da ascoltare quando si decide. Mi capita nella vita di ogni giorno, in fila alla posta, dal medico, al bar, quando la mia lentezza viene letta come incapacità e non come il passo di chi ha imparato che correre non serve sempre ad arrivare prima.

E poi c'è la confessione che devo fare, prima a me stesso che a voi che leggete.

Ero anch'io così. Consideravo vecchi quelli che avevano superato i cinquanta. Li guardavo con rispetto, sì, ma con quel rispetto che è già una forma di distanza. Un rispetto che dice: tu hai fatto il tuo tempo, ora guarda noi che facciamo il nostro. A volte non servivano nemmeno le parole. Bastava un'espressione del viso, un cenno di impazienza, un modo di non chiedere più il parere. Chissà come li ho fatti sentire, quei  cinquantenni di allora, con quel mio atteggiamento. Oggi lo capisco perché lo sento addosso. Basta davvero poco, un'occhiata, per farti capire che tutto ciò che hai imparato, tutto ciò che ancora potresti dare, viene rifiutato non perché non vale, ma perché lo porti addosso da troppi anni. I vecchi. È una parola che fa paura. La usiamo come un'etichetta. Appena festeggi il tuo primo giorno da pensionato, il mondo ti applica un timbro invisibile: improduttivo. Come se il valore di un uomo si misurasse solo con ciò che produce in otto ore, con un cartellino da timbrare. Il giorno prima eri un lavoratore, un tecnico, un allenatore, un militante, un punto di riferimento. Il giorno dopo sei un pensionato. E nella testa di molti, pensionato è sinonimo di finito.

Eppure credetemi se vi dico che mi sbagliavo. Mi sbagliavo allora e si sbaglia oggi chi lo crede.

Noi anziani conserviamo un tesoro inestimabile che nessuna università può insegnare e nessun corso di formazione può fornire. È il tempo vissuto. Non è nostalgia, non è il racconto di "ai miei tempi". È la materia stessa della vita che si è depositata. Sono gli errori fatti e riconosciuti, le vittorie che non hanno avuto bisogno di applausi, le sconfitte che ci hanno insegnato più di mille vittorie, le persone amate e perse, le parole dette troppo tardi e quelle dette al momento giusto. È un archivio vivente di ciò che la vita ci ha insegnato quando non guardavamo. Questo tesoro non occupa spazio, non chiede stipendio, non pretende poltrone. Chiede solo una cosa: di essere ascoltato. Non per comandare, ma per consigliare. Non per prendere il posto dei giovani, ma per evitare che inciampino sullo stesso sasso su cui siamo caduti noi.

Vi assicuro una cosa che ho scoperto solo ora. Se il corpo invecchia, e invecchia ogni giorno che passa, è vero, le ginocchia fanno più rumore, il fiato è più corto, la notte è più leggera. Ma il cervello e lo spirito non seguono la stessa curva. Continuano a svilupparsi, al pari dei più giovani, a volte anche di più. Perché finalmente hanno tempo. Tempo per collegare i puntini, per capire il senso di cose che a trent'anni sembravano incomprensibili, per provare una forma di empatia che da giovani era coperta dall'ambizione, dalla fretta di arrivare. Non siamo menti spente in corpi stanchi. Siamo menti finalmente libere in corpi che ci ricordano ogni mattina che il tempo è prezioso. E allora fa male, fa davvero male, quando tutto questo viene rifiutato. Quando basta un'espressione del viso degli altri per dirti: grazie, non serve.

C'è una frase che mi gira in testa da tempo e che voglio lasciare scritta qui, nera su bianco, in questo libro che è la mia seconda memoria: si ricorderà dei vecchi quando passeranno a miglior vita.

È così. Quando non ci saremo più, tireranno fuori le foto, diranno "quanto era saggio", "se fosse qui ci direbbe cosa fare", "quante cose sapeva". Ci celebreranno da morti per non averci ascoltati da vivi. È un rito antico e stupido, a cui non voglio rassegnarmi. Non scrivo questo per pietà. Non voglio che qualcuno chiuda questo libro e dica "poverini, gli anziani". Non siamo poverini. Siamo necessari. Una società che considera i suoi anziani inutili è una società che ha deciso di ricominciare da zero ogni trent'anni, buttando via l'esperienza come si butta un giornale vecchio. E una società che ricomincia sempre da zero è destinata a non andare da nessuna parte.

Se avete settant'anni come me, non accettate questa etichetta. Non ritiratevi. Continuate a dare fastidio, a proporre, a stare in palestra, in sezione, in piazza, al mercato. Se ne avete trenta o quaranta, fate uno sforzo. La prossima volta che un vecchio vi parla, non guardate l'orologio. Guardate gli occhi. Lì dentro non c'è solo il passato. C'è un pezzo del vostro futuro che sta cercando di risparmiarvi dolore.

Io continuo a stupirmi. Ma ho smesso di stare in silenzio.

 
 
 
 
 
 
 

C'è un passaggio, nella nascita di Officina Civica a Regalbuto, che vale più di un programma elettorale. Ed è proprio nella sua definizione.

Non un partito, non una sigla, ma un laboratorio di idee, proposte e partecipazione, dove i problemi diventano progetti. Non un partito, non un movimento, non un'accozzaglia. Ma un insieme spontaneo di persone che vogliono partecipare, in senso largo del termine. Questa è già, di per sé, una rottura. A Regalbuto, come in tanti paesi dell'entroterra siciliano, la politica è stata negli ultimi vent'anni una questione di sigle, di correnti, di tessere contate nelle sezioni. Officina Civica rovescia il tavolo e dice: c'è un bisogno di ascolto. Nasce per creare uno spazio reale e concreto di confronto, nel quale mettere al centro i temi che riguardano Regalbuto, partendo proprio dall'ascolto.

Quella frase che è già un'ammissione

 Il punto più politico di tutta l'intervista a Francesco Bivona non è nelle dieci domande, ma nell'ultima. Alla domanda se diventerà una proposta per le amministrative, la risposta è: "È ancora presto per rispondere. Officina Civica farà certamente la propria parte, ma oggi il nostro impegno è costruire proposte concrete, fattibili e utili per Regalbuto. Queste proposte saranno sicuramente al centro del confronto sul futuro del paese e delle scelte che faremo insieme." È una frase diplomatica solo in apparenza. In realtà è una dichiarazione di metodo e di potenza. Non dice "ci candidiamo". Dice molto di più: dice che comunque andrà, le proposte che nasceranno da questo percorso saranno al centro. Candidati o meno, Officina Civica ha già deciso di dettare l'agenda. E in un paese dove l'agenda politica è da troppo tempo dettata da Roma, da Palermo o da accordi chiusi in una stanza, rimettere al centro le proposte concrete è rivoluzionario. Perché rivela anche la consapevolezza di una verità semplice: in un territorio annebbiato dai fondi del PNRR che hanno spostato l’attenzione su altro, abbiamo dimenticato i veri bisogni del territorio, concreti e quotidiani. Ed è lì che si gioca la novità del 2027.

Il silenzio degli altri è il termometro

L'altro elemento che noto, e che è politicamente evidentissimo, è il silenzio. Alcuni partiti e movimenti storici di Regalbuto tacciono. Non attaccano, non abbracciano, osservano. È il silenzio di chi ha capito che lo schema è cambiato. Finché Officina Civica era solo un'idea, poteva essere archiviata come l'ennesimo comitatino. Ma quando vedi che dentro ci sono persone numerose e diverse tra loro, di generazioni differenti, alcune con tessere diverse, altre senza tessera ma con esperienza nel volontariato, nell'associazionismo, nello sport, capisci che non è catalogabile.

È trasversale. E la trasversalità fa paura a chi ha costruito la sua forza sulla divisione.

Stanno alla finestra per capire fin dove si spingerà. Perché se davvero Officina riesce a fare quello che promette - incontri partecipativi non dove qualcuno parla e gli altri ascoltano, ma dove si lavora insieme per individuare i problemi e costruire soluzioni tecnicamente realizzabili - allora salta il vecchio metodo.

Il metodo: costruire, non calare

Ed è qui il cuore. Il punto, è tutto in quel "costruire proposte concrete".

La politica regalbutese, come quella nazionale, ha vissuto di pacchetti preconfezionati. Programmi scritti da un consulente, calati dall'alto, buoni per ogni stagione. Officina dice l'opposto: "non abbiamo un pacchetto di proposte preconfezionate perché sarebbe contrario al metodo che abbiamo scelto". È un rovesciamento copernicano. Non si parte dall'idea del leader, si parte dal bisogno del cittadino. Non si parte dalla poltrona da occupare, si parte dal problema da risolvere. Questo richiama, con una forza che a Regalbuto ha un suono particolare, il popolarismo di Don Luigi Sturzo. Sturzo non inventò un partito, inventò un metodo: nascere dal basso, dalla gente, dal contatto diretto con i problemi reali, dalla difesa dei ceti più deboli e dalla centralità del municipio come cellula della democrazia. Non a caso Sturzo diceva che la politica è servizio, non occupazione di potere. Officina Civica, che vuole ricostruire un rapporto di fiducia con le persone e lavorare a una proposta condivisa di cambiamento, sta esattamente in quel solco. È sturziana senza bisogno di dirlo.

Perché è già la novità del 2027

Ecco perché l' intuizione è corretta: Officina Civica è già la novità, indipendentemente dalla lista che presenterà o non presenterà nel 2027. Perché introduce tre rotture che i partiti tradizionali non possono più ignorare:

1. Rottura del luogo. Non più dentro le sezioni, svuotate del diritto degli iscritti di decidere nelle assemblee, ma in uno spazio civico aperto anche a chi vuole semplicemente ascoltare, incuriosirsi e avvicinarsi alla politica.

2. Rottura del tempo. Non si parte tre mesi prima delle elezioni con le alleanze. Si parte molto prima con l'ascolto. Si costruisce prima il contenuto, poi il contenitore. È l'opposto del trasformismo elettorale.

3. Rottura dell'alleanza. Il nuovo metodo sulle alleanze  non è più "chi si mette con chi", ma "su cosa ci mettiamo d'accordo". Se le proposte nascono dal coinvolgimento dei cittadini, l'alleanza non è più un calcolo di percentuali, ma una convergenza su cose fattibili e utili. E questo spariglia le carte di un metodo obsoleto. Regalbuto ha un tema drammatico davanti, che Officina ha avuto il coraggio di mettere al centro: lo spopolamento. "Molti giovani vanno via non perché non vogliano impegnarsi, ma perché pensano che nei prossimi dieci anni nulla possa cambiare". La vera novità non è promettere un posto di lavoro, è ridare la speranza che si possa restare o tornare. E la speranza non la ridai con un comizio, la ridai facendo sentire le persone parte delle scelte, non limitate a subire decisioni già prese o calate dall'alto. Sarà interessante,  seguire la prima uscita pubblica. Lì capiremo se il metodo tiene alla prova della piazza, se le tecniche di facilitazione e di coprogettazione funzionano, se la porta davvero aperta a tutti non diventa una porta girevole.

Ma una cosa è già chiara: a Regalbuto si è riaperto uno spazio reale e concreto di confronto. E quando in un paese si riapre uno spazio, quel paese ricomincia a pensare il suo futuro. Officina Civica, che faccia una lista o che si limiti a mettere le sue proposte al centro del confronto, ha già vinto la sua prima battaglia culturale.

AgoVit

 
 
 
 
 
 
 
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