Prof va in pensione in anticipo di due anni: “ Mi sento sconfitta”

Luglio 09, 2024 366

Una docente di lettere che ha insegnato  in un liceo di Bologna ha deciso di lasciare la cattedra a due anni dalla pensione: il motivo? Secondo quanto riportato da La Repubblica, la donna, anche vicepreside, non riesce più a lavorare in una scuola che non sente più sua.“Questa non è più la mia scuola, ma la scuola di adesso. Mi sento sconfitta”, queste le sue parole. “Vorrei che la scuola riscoprisse un’educazione alla passione e alla pazienza. Invece da troppo tempo insegue quello che c’è fuori, finendo per svalutare sé stessa. Modelli che per lo più sono estranei alla sua natura più autentica. Un esempio? L’orientamento. È importantissimo, ma, fatto così, delegato ad attività estemporanee, ha finito per squalificare il ruolo che la scuola aveva proprio nell’orientare. La scuola avrebbe in sé una grande capacità di fornire ai giovani gli strumenti per la conoscenza di sé. Può farlo attraverso l’esercizio del sapere, la pratica delle discipline che insegna. Ora tutto sembra invece soltanto finalizzato al lavoro futuro, e in questo non mi riconosco”.Ed ecco poi una critica alle nuove tecnologie: “Intendiamoci, vanno benissimo. Ma se ci lamentiamo che l’uso eccessivo provoca nei giovani una sensibile diminuzione dell’attenzione, della concentrazione, della capacità di riflessione, la perdita di valore del silenzio, cosa è concesso di fare alla scuola per mettere in atto antidoti? Altro punto dolente è l’eccessiva ingerenza dei genitori, ulteriore segnale della svalutazione della figura degli insegnanti. Non è solo il fatto che vogliano intervenire su voti e giudizi, cosa fino a qualche anno fa impensabile, ma incontro continuamente padri e madri che spiegano a noi docenti come dobbiamo fare il nostro lavoro. Ogni tanto chiedo loro che mestiere fanno e cosa penserebbero se insegnassi loro come devono svolgerlo. È svilente”. È una generazione troppo tutelata e questo credo sia anche all’origine del disagio che i ragazzi provano. La scuola li mette di fonte alle difficoltà, ma dal momento che non sono abituati ad affrontarle vanno in crisi. Ragazzi e ragazze, poi, faticano a rispettare le regole”, ha concluso.

Ultima modifica il Martedì, 09 Luglio 2024 11:55
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