Enna. Il cuore della Sicilia al collasso.Di Andrea Lodato

Maggio 13, 2013 1849

Per la rubrica "Opinioni" questa settimana pubblichiamo l'articolo di Andrea Lodato apparso sulle pagine del quotidiano "La Sicilia" il 10 maggio scorso.

ENNA - Se il termometro sullo stato di salute di questo territorio è quello direttamente legato alla presenza di turisti attratti dai siti archeologici e dai beni unici al mondo che abitano da queste parti, c’è poco da stare allegri. Nei mesi scorsi era montata la polemica sul crollo dei visitatori alla Venere di Morgantina, dove la statua fatta rientrare dal Paul Getty Museum, faceva registrare una media di 36 visitatori al giorno, un disastro, insomma.

Una desolazione, anzi, confermata indirettamente anche dalle recensioni di alcuni turisti americani che su un sito specializzato scrivevano in uno stentato italiano: “Eravamo noi e altri due italiani, semplicemente meraviglioso avere luogo antico tutti per noi. Il personale ci ha dato alcuni volantini alla porta, ma le indicazioni circa il sito sono state danneggiate dal sole e mai riparate o sostituite. Questo è stato triste come era la confusione di cani randagi nel sito. Il clou è stato sicuramente il teatro per noi e per la pacifica solitudine del luogo, ne vale sicuramente la pena una deviazione per visitare”.

La “pacifica solitudine del luogo” più che una suggestione supplementare è la maledizione consequenziale ad uno stato di pressoché totale rinuncia a qualunque miglioramento logistico ed infrastrutturale che avrebbe dovuto precedere, o quanto meno seguire, il ritorno della Venere e la riapertura della Villa del Casale. Invece nulla, nulla sulla Statale 288 che ricongiunge, dall’uscita di Aidone della statale 117 bis, il centro cittadino e il sito di Morgantina.

Ma se questo “nulla” è quello di cui parlano i reportage di chi registra l’immobilismo che sta progressivamente cancellando Venere e Villa con mosaici e che devia lontano i turisti che non sempre hanno tutto ‘sto tempo da investire per arrivare sin qui, il vero nulla totale è quello infrastrutturale che investe tutta una provincia, che la penalizza, che sta finendo di distruggerla. Se la dotazione infrastrutturale di strade, autostrade, ferrovie, porti e aeroporti fotografa anche una economia e ne testimonia la vivacità e le dinamiche, beh Enna è dentro un burrone.

Spiega Alfredo Schilirò, segretario generale ennese della Fillea Cgil: “La dotazione stradale, al di là degli indicatori, è estremamente carente perché non permette, di fatto, collegamenti fluidi con la provincia catanese e le altre province e località importanti. La rete autostradale in pratica si limita al tratto che collega Palermo a Catania (circa 75 km) e che, peraltro, lambisce solamente il capoluogo della provincia. Di fatto, autostrade, strade statali e strade regionali rappresentano solo il 22.6% dell’intera rete viaria. Il 31.8% sono strade provinciali e oltre il 45% strade comunali e vicinali di difficile percorrenza”. Senza porti, ovviamente, con l’aeroporto più vicino a Catania, la ferrovia corre, si fa per dire, su un solo binario.

Aggiunge Scilirò: “I maggiori gap si riscontrano nella nostra provincia nella carenza della rete ferroviaria (limitata a 50 km) caratterizzata dal binario unico e con forti deficit qualitativi, tanto da avere assunto un ruolo di assoluta marginalità sia per il traffico passeggeri che per quello merci; nella dotazione stradale, se non per estensione certamente per caratteristiche e manutenzione, necessitante di collegamenti strategici e di aree attrezzate alla sosta e direi anche nelle carenze della rete di distribuzione delle acque in special modo irrigue, con gravi ripercussioni sull’approvvigionamento in particolare nel periodo estivo”.

Questo il quadro iniziale, che si sperava potesse registrare un’inversione di tendenza con i massicci investimenti sulla strada Nord-Sud, quella che dovrebbe collegare Santo Stefano di Camastra a Gela, passando, dunque, per tutto il cuore della provincia ennese. Ma la situazione, come abbiamo raccontato ieri, è molto incerta. Lavora solo l’impresa catanese Tecnis-Cogip nel lotto Mistretta- Nicosia. Lavori fermi sul secondo lotto con l’impresa Sigenco che è in concordato preventivo in Tribunale, ma, soprattutto, spariti i 490 milioni che sarebbero dovuti servire per il terzo e quarto lotto. La Regione sta rimodulando quelle risorse, qua sentono puzza di soldi dirottati altrove. Mentre l’economia soffoca.

“Che cosa succede qui – spiega il presidente provinciale di Confcommercio, Maurizio Prestifilippo – è molto chiaro: aspettiamo, intanto, di capire che cosa accadrà con la chiusura delle province, per cui centri importanti come Pietraperzia e Barrafranca potrebbero passare a Caltanissetta. Nel frattempo c’è un deserto crescente nell’area del Dittaino che doveva essere l’area industriale e commerciale proiettata nel futuro e le imprese crollano una dietro l’altra. Abbiamo chiesto per mesi un incontro al governatore Crocetta. Quando ci ha ricevuti, ci ha ascoltato per cinque minuti, non ci ha detto niente di niente e arrivederci “.

Crollano le piccole e medie imprese, barcolla il commercio, l’Università con i suoi studenti non può portare più movimento all’economia di quanto non ne abbia già portato. Si sarebbe dovuto puntare sul turismo. “Ma con il problema delle strade impraticabili - conferma Prestifilippo – temiamo che anche la Venere farà la fine di Bronzi di Riace: tanto entusiasmo all’inizio, poi sono stati dimenticati. E qui dopo pochi mesi i numeri dei visitatori fanno già temere che siamo all’anticamera dell’abbandono “.

Insomma c’è un motivo per cui questa provincia vanta una lunga serie di primati negativi a livello nazionale, nonostante potenzialità ne abbia, il coraggio non manchi: “Ma non basta - chiude Prestifilippo - perché tutto ciò andrebbe politicamente sostenuto con progetti di sviluppo, pensando un po’ anche a media e lunga scadenza. Invece per Enna l’impegno della politica sembra davvero essersi congelato”.

Ultima modifica il Lunedì, 13 Maggio 2013 13:43
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