UN ALTRO SUCCESSO DI PROSA PER IL NOSTRO LIBORIO ERBA. di Mattia Vignera

Novembre 24, 2014 3388

Con una poesia che conquista il terzo premio, sezione poesia in lingua italiana inedita, alla quarta edizione del “Concorso nazionale di poesia “Don Peppino Cutropia”, indetto dall’associazione culturale “FilicusArte di Milazzo,
il nostro Liborio Erba racchiude entro pochi versi un’incredibile insieme di sentimenti che sferzano la nostra coscienza moderna. Liborio appunto, ci dice che la sua inedita si ispira all’opera madre di Erasmo da Rotterdam “Elogio della follia”, che permette spesso di dire e fare cose, che altrimenti senza di essa, non si direbbero e farebbero mai da savi. Naturalmente adattata alla vita di oggi e ai suoi amari risvolti, visti e analizzati in poesia dall’autore.

E così tutti i sentimenti provocati da questa ipotetica “follia” schiudono dal loro miscuglio una sola conseguenza, la libertà. Ma non la libertà che potremmo generalmente intendere, cioè quella politica che discende dall’essere cittadino della democrazia, dall’autodeterminazione dei popoli, ma la libertà dell’essere
privi di quei limiti in cui quotidianamente ci ingabbiamo, affinché il nostro pensiero, la nostra coscienza, non ci portino in quello che forse oggi più si teme, il disvalore sociale.
Già il disvalore sociale, la condanna, la critica, nessuno ne è immune, nessuno ne è esente; è proprio l’esempio che il grande umanista olandese Erasmo da Rotterdam suggerisce con il suo scritto, ha scatenare nell’autore, la sintesi trovata con questa prosa.



Erasmo nel 1500 sfidò con la ragione, le cancrene che attanagliavano la chiesa di allora, ma mai cedendo alla critica o al ripudio di Dio, considerandolo anch’esso frutto della follia o anche e sopratutto viceversa. Oggi con la stessa identica tecnica, l’autore della prosa ci scuote chiedendoci, quanto penalizzerebbe oppure quanto gioverebbe, abbandonarsi alla ragione, alla sincerità a ciò che si prova realmente, a quello che si ha dentro, e per i più svariati motivi non si esterna? Per un solo attimo, considerarsi folli esibendosi tali e farsi guidare dalla ragione per mostrarsi ciò che veramente si prova rispetto alle dolenze quotidiane, o ai dolori del mondo (un precedente articolo di Liborio si intitolava proprio così “mi fa male il mondo”). Si capisce infine, come il dono finale di questa autenticità, cercata e trovata per un solo attimo, sia naturalmente la libertà. La libertà di essere, la libertà di dire ciò che veramente si pensa, e non,soffocarlo quotidianamente con un velo di ipocrisia asfissiante, che a nulla giova, tranne e forse, a metterci l’armatura per evitare di essere offesi dal “pugnale” del prossimo. Dunque la domanda che alla fine della riflessione forse permane è, sulla bilancia della vita quanto pesa un giorno di questa spiazzante follia? Cos’è
che equilibra la pesa dall’altra parte, la libertà? Si forse. Ma infine mi chiedo cui prodest? A chi giova? Giova a noi stessi o giova al prossimo che potrebbe efficacemente reagire?A questi quesiti non credo esista una verità indiscussa e oggettiva, ma solo quella che la nostra coscienza troverà corrispondente con noi stessi. Cinismo?
Approssimazione? no, fredda realtà.


Pura libertà

Ma cosa sto scrivendo?
Se è vero che le lacrime
sono la via che ha l’anima
per non impazzire,
dunque-------------cosa aspetto io?
Cosa mi frena dallo sciogliermi,
dallo straripare, dall’esplodere
per non implodere?
Dunque----------i sinistri scricchiolii
che nei miei silenzi odo,
sono lacrime che premono
o sto cedendo?
Forse-----------sto cedendo,
come muro di Pompei,
come roccia di scogliera
che lentamente arretra
da un mare che più
non riconosce suo.
Sto cedendo all’indifferenza di chi può,
digerito io------------- e poi espulso
da pance occulte e assassine.
Io, grigia maschera di rughe non mie,
stupido, semplice, che crede,
nell’uomo e nei suoi affetti veri,
collanti e freno insieme, d’una vigliacca fuga
o d’un sipario stanco che vorrebbe chiudersi.
Ma cosa sto scrivendo?
Cosa sto---------------scrivendo?
Impazzire per un giorno
è ancor più saggio,
impazzire per un solo giorno
non rispondendo più di me
e dopo-----------singhiozzare finalmente,
giullare folle ------------- di triviali risa.
Poiché------------cos’è in fondo
la follia …
se non pura libertà!

Ultima modifica il Giovedì, 29 Gennaio 2015 07:47
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