Un Regalbutese ha gettato il seme della scuola italiana di scherma.Ma di lui nessuno ne parla.

Gennaio 25, 2013 1806

Campo di prigionia in sudafrica, un regalbutese ha gettato il seme della più importante scuola di scherma italiana. “I diavoli di Zonderwater 1941-1947. La storia dei prigionieri italiani che sopravvissero alla guerra grazie allo sport”. L’autore è Carlo Annese  per la Sperling&Cupfer-2010. Nel libro si racconta la storia di Ezio Triccoli il quale apprese la scherma durante la sua prigionia e prese le prime lezioni al terzo blocco, con il capitano Serafino La Manna, un medico trentaseienne di Regalbuto, in provincia di Enna, ex professore universitario di Anatomia patologica, catturato il 6 febbraio ‘41 ad Agedabia, in Libia. L’incontro con La Manna fu determinante, non solo per la passione personale di Ezio, ma anche per la nascita di una scuola assolutamente unica, che avrebbe consentito all’Italia di conquistare un numero strabiliante di medaglie olimpiche e iridate. Questa foto riporta le lancette del tempo alla seconda guerra mondiale. Siamo in Sudafrica nel pieno di un assalto, ma non è una normale competizione sportiva.  La foto è scattata in un campo di  concentramento (clicca qui per la sezione "album di famiglia" della Photogallery). E' lì che Ezio Triccoli apprende i primi rudimenti della scherma i cui frutti sono ancora ben visibili oggi a migliaia e migliaia di chilometri di distanza. Lo scatto è tratto dal libro "I diavoli di Zonderwater" di Carlo Annese. Ecco un passaggio: "Ezio Triccoli, che sarebbe poi diventato il maestro di campioni olimpici come Stefano Cerioni, Giovanna Trillini e Valentina Vezzali, imparò a tirare di scherma a Zonderwater. In questo assalto, è l'atleta sulla destra.L'arbitro, in piedi in divisa fra i due contendenti, è il  dottor Serafino La Manna, primo insegnante di Triccoli".            
Il sergente maggiore Triccoli è prigioniero degli inglesi. Ed è proprio lì che ha il suo primo impatto con la scherma. Ne resta rapito. Costruisce lame e maschere con tutto ciò che il deserto e l'aspra vita di prigioniero può offrire. E sogna. Sogna di tornare a Jesi e fondare una scuola di scherma.  Nel 1947, al ritorno nella sua città natale, inizia ad insegnare  scherma su invito di due studenti. Un anno dopo nasce il Gruppo  schermistico jesino.

 

Ultima modifica il Venerdì, 25 Gennaio 2013 17:43
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