Sport e Territorio: "Missione Comune 2026" rilancia l'impiantistica. L'occasione per la rinascita della palestra scolastica. ?
Lo sport come motore di sviluppo, inclusione e rigenerazione urbana. È questo il cuore di "Sport Missione Comune 2026", la nuova iniziativa presentata dall’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale (Icsc) in stretta collaborazione con l'Anci. Il piano rappresenta una boccata d'ossigeno vitale per le amministrazioni locali, mettendo a disposizione risorse concrete per la realizzazione, la riqualificazione e l'efficientamento energetico dell’impiantistica sportiva su tutto il territorio nazionale.
Un'opportunità a tasso zero per i Comuni La vera forza della misura risiede nelle condizioni agevolate offerte agli Enti territoriali. Il piano prevede infatti la concessione di finanziamenti con il totale abbattimento del tasso d’interesse per mutui di durata fino a dieci anni. Un'iniezione di liquidità che immette nel sistema 250 milioni di euro di nuova finanza.
Le parole dell'Amministratore Delegato di Icsc, Antonella Baldino, inquadrano perfettamente l'orizzonte strategico dell'operazione: "L’iniziativa mira a valorizzare e potenziare il patrimonio infrastrutturale sportivo, promuovendo una visione di sistema tra istituzioni, territori, fonti di finanziamento". Un approccio che segue fedelmente il nuovo Piano Industriale dell'Istituto, il cui obiettivo è porsi come partner strategico delle Amministrazioni locali per generare oltre 600 milioni di euro di nuovi investimenti, puntando a un modello di sviluppo urbano "più green e inclusivo".
Il caso di Regalbuto: la rinascita della palestra della scuola media.
Pur avendo notizie su richiesta di finanziamento in passato e se la stessa attualmente sia in itinere o sia stata finanzata. Ce ne scusiamo dunque se le nostre informazioni siano incomplete. Nello specifico contesto però se a livello macroeconomico i numeri tracciano una chiara traiettoria di sviluppo, è calando questa misura nella realtà quotidiana dei comuni italiani che se ne percepisce il reale impatto sociale. Un esempio emblematico delle straordinarie potenzialità di "Sport Missione Comune 2026" potrebbe riguardare direttamente anche la comunità di Regalbuto. Per noi questo bando si potrebbe configurare come lo strumento ideale e decisivo per realizzare un progetto fondamentale e tanto atteso dai cittadini ? E cioè la completa ristrutturazione totale dell'intero edificio della palestra , degli spogliatoi e del parquet della scuola media . Ne varrebbe la pena.
L'intervento su questa specifica struttura scolastica va ben oltre il semplice lavoro di edilizia pubblica. Riqualificare integralmente la palestra significa:
Restituire sicurezza e dignità agli studenti: Garantendo un ambiente moderno, a norma e stimolante per l'educazione fisica, tutelando il diritto alla salute e al movimento fin dall'età scolare.
Innovazione ed ecosostenibilità: L'efficientamento energetico della struttura (impianti di illuminazione, isolamento termico, riscaldamento) permetterà al Comune di abbattere drasticamente i costi di gestione, in piena linea con la vocazione green del bando.
Rifacimento degli spazi di servizio: La totale ristrutturazione degli spogliatoi risolverà annosi problemi di igiene, comfort e fruibilità, rendendo gli spazi accessibili e inclusivi per tutti.
Inoltre, una palestra scolastica rinnovata e funzionale non esaurisce il suo compito al suono dell'ultima campanella. Nelle ore pomeridiane e serali, la struttura di Regalbuto potrà finalmente trasformarsi in un presidio fondamentale per le associazioni sportive dilettantistiche del territorio, diventando un vero e proprio centro di aggregazione sociale capace di combattere la dispersione giovanile attraverso i valori sani dello sport.
Iniziative come "Missione Comune 2026" dimostrano come la sinergia tra credito istituzionale ed enti locali possa tradursi in opere tangibili che migliorano la qualità della vita. La nuova palestra della scuola media di Regalbuto potrà così ergersi a simbolo di una comunità che decide di sfruttare al meglio gli strumenti a disposizione per investire concretamente sul futuro delle proprie nuove generazioni.
L'Ombelico del Parlamento e il Mondo che Brucia: Riflessioni su una Classe Politica in Cerca d'Autore. ( AgoVit )
Aver avuto il "coraggio" di seguire l'Informativa sull'azione del Governo alle Camere significa, oggi, fare i conti con una realtà desolante. Il primo pensiero va inevitabilmente alle povere scolaresche presenti sugli spalti: chiamate ad assistere al massimo consesso democratico, si sono trovate di fronte all'ennesima rappresentazione di una classe dirigente e parlamentare irrimediabilmente mediocre.
Il Parlamento ridotto a Talk-Show Quello a cui abbiamo assistito non è stato un alto dibattito istituzionale, ma il solito, stucchevole teatrino di una politica provinciale, schiava del consenso e autoreferenziale. Il Parlamento della Repubblica Italiana sembra ormai l'estensione di un talk-show serale: sussurri, grida, fake news, ingiurie e rancore, confezionati ad arte per i propri follower e apparecchiati da "editori e giornalisti del nulla". La dinamica in Aula è avvilente: più l'oratore si lancia in battutacce, ironie di basso livello e offese personali, più le rispettive tifoserie scattano in piedi, prodigandosi in applausi e ovazioni che rasentano l'autoerotismo politico. Tutto questo, magari, nella mera speranza di farsi notare sotto le telecamere aperte da chi, un domani, dovrà garantirne la rinomina. È il trionfo della demagogia e dell'ipocrisia: tu sei il male, io sono il bene, senza sfumature.
Il Mondo Brucia, Noi Guardiamo il Dito Il paradosso è atroce. Fuori dai palazzi romani il mondo brucia. Le certezze e gli equilibri geopolitici sono saltati. Ma il nostro provincialismo ci rende ciechi. La politica italiana preferisce guardarsi l'ombelico, ignorando la luna per concentrarsi sul dito. In questo spettacolo a tratti penoso e vergognoso, in pochi si sono salvati, e quasi esclusivamente per una questione di decoro e comportamento: figure come Richetti, Monti, Calenda e Lupi hanno quantomeno mantenuto un profilo istituzionale adeguato.
Le Eccezioni e l'Unica Vera Sfida: Meloni vs Schlein Guardando alla sostanza politica – e parlando da analista e non da tifoso di alcuna fazione – emerge una chiara evidenza: la vera, e forse unica, sfida per la guida della prossima legislatura è e dovrà essere quella tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein. Non è solo una questione di genere, ma di peso specifico. Nel panorama attuale (dove per gli altri aspiranti leader viene solo da dire "Dio ce ne scampi e liberi!"), sono le uniche due persone a esprimere reale leadership, capacità e serietà. Sono politicamente distanti anni luce, non se le mandano a dire, ma si riconoscono. Si rispettano, e in un certo senso si cercano reciprocamente per legittimarsi come uniche contendenti.
Due Visioni Contrapposte, ma Chiare I loro interventi hanno tracciato le uniche linee nette della giornata:
Da un lato, la Premier Meloni che respinge le alchimie di palazzo ("nessun rimpasto o fase due, il governo non si è mai fermato") e detta un'agenda programmatica sfidando le opposizioni: dalle misure sui profitti alla politica estera, marcando le distanze dalle irresponsabilità internazionali e chiedendo all'Europa un coraggio post-pandemico (come la sospensione dell'Ets o del Patto di Stabilità in caso di crisi acuta).
Dall'altro, Elly Schlein che la incalza duramente sui nervi scoperti del Paese, accusando l'esecutivo di vivere in una bolla di "auto-convincimento" e sfidando la maggioranza sul terreno del "Paese reale", quello in cui gli stipendi perdono 9 punti percentuali di potere d'acquisto in quattro anni.
Il Vuoto delle Proposte Al netto di questo scontro bipolare – che ha almeno il pregio della chiarezza – il bilancio della giornata resta amarissimo. In una delle fasi storiche, economiche e internazionali più delicate che l'Italia sia chiamata ad affrontare, ho ascoltato molti improperi, infiniti insulti, un'allarmante demagogia e quasi nessuna proposta reale e costruttiva da parte del resto dell'emiciclo. Se la politica non torna a occuparsi della luna, continueremo a precipitare, applaudendo rumorosamente chi ci indica il dito.
AgoVit
Oggi vi invito a fermarvi e a riflettere su una dinamica tanto antica quanto spaventosamente moderna. Partiamo da una verità cruda, scomoda: esistono infiniti modi per far tacere una persona. O per distruggerla.
Se vi chiedo di immaginare un atto estremo di violenza, cosa vi viene in mente? Probabilmente un'arma. Un coltello, un fucile. Questi sono i metodi che potremmo definire elementari. È la violenza fisica, quella brutale, quella che lascia segni visibili e che la nostra memoria collettiva ha imparato ad associare immediatamente alla criminalità organizzata, ai mafiosi, ai camorristi. È una forma di prevaricazione che riconosciamo subito come primitiva.
Ma c'è un altro livello. Un livello molto più subdolo, apparentemente più elegante e raffinato, ma che nella sua essenza si rivela infinitamente più violento e distruttivo. Sto parlando della calunnia. Della diffamazione orchestrata. Dell'omicidio d'identità.Distruggere la reputazione, la credibilità e la stima di una persona significa annientarla dall'interno. E chi utilizza questi metodi? Spesso non sono i criminali di strada. A volte sono persone sedute nei salotti buoni: certi intellettuali, professionisti della parola , giornalisti , o della rete che possiedono lo stesso, identico "sentire" dei mafiosi. L'obiettivo non cambia: eliminare un ostacolo, silenziare una voce. Ma le tecniche di esecuzione sono diventate chirurgiche e sofisticate. Viviamo in un'epoca di straordinario sviluppo tecnologico e scientifico. Ed è esattamente qui che si nasconde il grande inganno del nostro tempo. Mentre le operazioni classiche dei camorristi sono rimaste radicate nella nostra mente come la rappresentazione "standard" della violenza, non riusciamo a comprendere il sistema distruttivo del male quando opera in giacca e cravatta o dietro uno schermo o dietro una penna . Una campagna di odio mirata, una calunnia seminata con cura per insinuare un dubbio letale, l'isolamento sociale indotto: queste sono le nuove armi. Non fanno rumore. Non lasciano impronte digitali o bossoli a terra. Eppure, distruggono.
Il male ha compiuto il suo capolavoro: si è evoluto al punto da non farsi più riconoscere. Spesso, queste azioni di distruzione reputazionale vengono persino mascherate e giustificate come "diritto di critica", "libertà di espressione" o semplice "battaglia culturale". Noi, come società, siamo rimasti indietro. Siamo ancora programmati per indignarci o scappare di fronte a un'arma da fuoco, ma non abbiamo ancora sviluppato gli anticorpi per difenderci da chi usa parole cariche di veleno, calibrate per disintegrare la dignità umana.
Forse è arrivato il momento di aggiornare il nostro vocabolario e la nostra percezione. Di capire che chi distrugge la vita di un'altra persona attraverso la menzogna sistematica non è affatto diverso da chi preme un grilletto. È semplicemente un sicario che ha aggiornato i propri strumenti.
Vi lascio con questo pensiero: la prossima volta che assistete alla demolizione pubblica o privata di un individuo, fermatevi un attimo. Andate oltre le apparenze. Chiedetevi chi sta tenendo l'arma invisibile in mano.
Riscoprire le Vette: Il Nuovo Volto di San Calogero e la Valorizzazione di Santa Lucia
Lavori di ripristino restituiscono alla comunità un sentiero storico, aprendo nuove prospettive per il turismo naturalistico e urbano.
Da oggi c'è un motivo in più per recarsi in cima alla collina di San Calogero e lasciarsi incantare dal magnifico panorama che si apre, a perdita d'occhio, davanti al visitatore. Quella che fino a poco tempo fa era una meta riservata solo agli escursionisti più tenaci, oggi diventa un'esperienza alla portata di tutti, unendo il fascino della natura a quello della memoria storica.
Il Sentiero Ritrovato e la Chiesetta Diroccata
Il cuore di questa rinascita è il suggestivo sentiero che si inerpica fino alla chiesetta diroccata che domina la collina. Grazie a recenti e mirati lavori di sistemazione del selciato, il percorso è stato reso finalmente fruibile e sicuro.
Questa riqualificazione non è solo un intervento di manutenzione, ma un vero e proprio recupero della memoria: Accessibilità migliorata: Il nuovo manto pedonale facilita la salita, permettendo a famiglie, turisti e appassionati di passeggiare senza le asperità del passato. Fascino storico: L'arrivo ai ruderi della chiesetta regala un'atmosfera sospesa nel tempo, dove la pietra antica si fonde con la vegetazione circostante. Punto panoramico: La vetta offre un punto di osservazione privilegiato, trasformando la fatica della salita in pura meraviglia visiva.
San Calogero e Santa Lucia: Le Due Terrazze del Turismo
Il "monte" San Calogero non è l'unico protagonista di questa riscoperta. Insieme al vicino colle di Santa Lucia, rappresenta oggi uno dei due punti chiave per una nuova e promettente visione del territorio. Queste due alture creano una sinergia perfetta tra due mondi spesso tenuti separati:
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Turismo Naturalistico: Immersione nel verde, percorsi di trekking dolce e aria pulita.
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Turismo Storico-Urbano: La stretta connessione fisica e visiva con il centro abitato sottostante, che permette di leggere la storia urbanistica dall'alto.
Un Investimento per il Futuro
San Calogero e Santa Lucia sono, a tutti gli effetti, due "terrazze panoramiche" di assoluta bellezza. È proprio su questo immenso potenziale che vale la pena insistere e investire. Destinare risorse alla cura dei sentieri, all'illuminazione, alla segnaletica e alla promozione di queste due colline significa non solo tutelare il patrimonio paesaggistico, ma anche offrire un volano economico per l'intera comunità. Quando la natura e la storia vengono rese accessibili, il territorio non può che rifiorire, attirando un turismo lento, consapevole e innamorato della bellezza autentica.
Oltre il Pessimismo: La Pasqua come Rinascita per la Comunità di Regalbuto. ( AgoVit )
La vera forza di una comunità non si misura dall'assenza di contrasti, ma dalla maturità con cui li affronta.
La Pasqua ci consegna una verità universale e luminosa: nulla è mai definitivamente perduto. Proprio come la natura che, dopo aver affrontato il gelo più duro dell'inverno, trova sempre la forza di germogliare di nuovo, anche noi abbiamo l'opportunità di vivere il nostro nuovo inizio. Questo principio non vale solo per il singolo individuo, ma è la chiave di volta per la vita della nostra comunità.
Il Coraggio di "Cambiare Pelle"
A volte, le difficoltà quotidiane rischiano di far sedimentare un senso di pessimismo e rassegnazione che pervade le nostre strade e i nostri discorsi. È un peso che frena le potenzialità del nostro territorio. Il messaggio pasquale ci offre l'occasione esatta per ribaltare questa narrazione e compiere un atto di coraggio collettivo: cambiare pelle. Per la comunità regalbutese, questo significa: Abbandonare la rassegnazione: Sostituire il cinismo con la volontà di costruire. Lasciare le zavorre: Mettere da parte i vecchi rancori e i pregiudizi che ci impediscono di guardare avanti. Scegliere la trasformazione: Riconoscere che le difficoltà di oggi possono essere il terreno da cui nasce il nostro rilancio di domani.
Remare Insieme, Pur Essendo Diversi
La vera forza di una comunità non si misura dall'assenza di contrasti, ma dalla maturità con cui li affronta. Le divergenze sociali, politiche e culturali non sono un ostacolo, ma una risorsa necessaria: garantiscono pluralità, arricchiscono il dibattito e mantengono vivo il pensiero critico.
Tuttavia, quando si tratta del bene comune di Regalbuto, la diversità deve convergere verso un unico orizzonte. Abbiamo la straordinaria capacità umana e intellettuale di remare nella stessa direzione. Possiamo avere visioni diverse su come far navigare la barca, ma non possiamo permetterci di dimenticare che siamo tutti a bordo dello stesso scafo.
Un Impegno Condiviso
La Pasqua ci ricorda che la rinascita non è un evento passivo che si attende, ma un processo attivo che si costruisce. È l'invito a trasformarci e a ricominciare.
Che questa festività sia per tutta Regalbuto non solo una tradizione da onorare, ma il punto di partenza per una comunità che sceglie di lasciarsi alle spalle ciò che la appesantisce, per riscoprirsi unita, fiduciosa e padrona del proprio futuro.
AgoVit
Lago Pozzillo: Tutto Pronto a Piano Arena per la Pasquetta e il Via alla Stagione 2026
La pasquetta 2026 per quanti vorranno scegliere di trascorrerla sulle sue rive, il Lago Pozzillo offrirà paesaggi naturali incantevoli con lo specchio d'acqua che non si vedeva da anni e l'intero paesaggio tutt'intorno.
Il conto alla rovescia è terminato. Il lunedì di Pasquetta è ormai alle porte e segna ufficialmente l'apertura della stagione turistica primavera-estate 2026 sulle sponde del lago Pozzillo. Il fulcro della ripartenza sarà l'area di Piano Arena, zona nevralgica dove convergono gli investimenti privati e gli impianti sportivi, pronta ad accogliere i visitatori per la tradizionale gita fuori porta.
Un'Accoglienza a Tutto Tondo
L'impegno per rendere l'area fruibile e accogliente è stato massiccio. L'intera zona è stata sottoposta a un'accurata pulizia per garantire il massimo decoro a turisti e residenti che sceglieranno il lago per trascorrere le festività.
Per chi deciderà di passare la Pasquetta al Pozzillo, l'offerta di quest'anno si presenta ricca e variegata:
- Aree attrezzate: Sono stati regolarmente sistemati i bagni chimici per garantire i servizi essenziali.
- Sport e avventura: Il parco avventura è pronto a riaprire i battenti per grandi e piccini, affiancato dalla disponibilità di adrenalinici giri in quad.
- Ristorazione: Il chiosco locale è operativo per ristori veloci,aperitivi e tanta musica , mentre i due ristoranti dell'area sono pronti a deliziare i visitatori con menù pensati per far degustare i piatti tipici della tradizione.
Logistica e Viabilità: Il Supporto del Comune
Per gestire il prevedibile afflusso di macchine e visitatori, la macchina organizzativa si è mossa per tempo anche sul fronte logistico. I parcheggi sono stati preparati e resi operativi. Inoltre, un ruolo chiave lo giocherà l'amministrazione comunale, che ha messo a disposizione servizi di pullman per agevolare gli spostamenti, riducendo così il traffico e l'impatto ambientale sulle sponde del lago.
Grandi Ritorni e Qualche Assenza
L'apertura della stagione porta con sé grande entusiasmo, sebbene si registri qualche defezione iniziale: per questa Pasquetta mancheranno infatti all'appello le biciclette e i cavalli per le consuete passeggiate naturalistiche. Un'assenza che si spera possa essere temporanea. Tuttavia, l'attenzione è tutta rivolta alle novità che bollono in pentola per i prossimi mesi. Tra le notizie che circolano con maggiore insistenza, seppur in attesa di conferme ufficiali, spicca il possibile e attesissimo ritorno delle gare acquatiche in canoa. Un evento che, se confermato, riporterebbe il lago Pozzillo al centro del panorama sportivo regionale, arricchendo un'offerta turistica che si preannuncia già di grande interesse.
Elezioni Amministrative nei comuni di Enna : L'Ombra del "Voto Fantasma" e l'Elettorato Messo in Fuga.
I numeri del recente referendum in provincia di Enna non sono stati un semplice resoconto elettorale, ma una vera e propria radiografia demografica. Quel 47,44% di affluenza, con le sue 66.393 assenze su 126.329 aventi diritto, non ha misurato la disaffezione verso il quesito referendario, ma ha certificato un esodo. Ora, con le elezioni amministrative comunali all'orizzonte, la domanda è inevitabile: quanto peserà questo vuoto sulle prossime urne? La risposta è: moltissimo. Il dato referendario non condizionerà solo i risultati, ma l'essenza stessa del dibattito democratico locale.
Da Astensionismo a "Vuoto Fisico"
Nelle analisi politiche tradizionali, chi non vota è spesso considerato un cittadino deluso o disinteressato. Nel caso dei nostri territori , l'equazione è tragicamente più semplice: chi non ha votato, nella maggior parte dei casi, non c'era. L'assenza per le amministrative avrà un peso ancora più specifico per le seguenti ragioni: Il costo della partecipazione: Mentre per le elezioni politiche nazionali le agevolazioni di viaggio possono incentivare qualche rientro, le amministrative (soprattutto nei centri più piccoli) faticano a mobilitare chi vive al Nord Italia o in Europa. Rientrare per votare il sindaco diventa un "lusso" logistico ed economico. Lo sradicamento progressivo: Più a lungo un cittadino lavora fuori, meno si sente legato alle dinamiche della politica cittadina, riducendo le possibilità che compia sacrifici per esprimere la propria preferenza.
L'Impatto sullo Scenario Politico Locale
Governare un territorio che si spopola significa gestire una demografia sbilanciata. Questo cambia radicalmente le regole d'ingaggio per i partiti e le liste civiche in corsa per i comuni ennesi.
1. L'invecchiamento dell'Agenda Politica Con la fuga delle "energie più giovani e attive", l'elettorato residente, quello che fisicamente si recherà ai seggi, sarà prevalentemente anziano. I candidati, per vincere, saranno fisiologicamente spinti a tarare le loro campagne elettorali su temi come:
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Servizi socio-sanitari.
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Gestione pensionistica e assistenza.
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Sicurezza urbana e manutenzione ordinaria. Tutto questo a discapito delle politiche giovanili, dello sviluppo industriale, dell'innovazione e del lavoro, creando un cortocircuito: non si parla di lavoro perché chi cerca lavoro è già andato via.
2. La Conservazione dello Status Quo Un elettorato ridotto e meno eterogeneo tende a favorire la conservazione. Senza la spinta propulsiva e critica di una classe lavoratrice giovane e radicata sul territorio, le dinamiche politiche rischiano di sclerotizzarsi, premiando reti di conoscenze consolidate piuttosto che progetti di rottura o rinnovamento.
3. Lo Scollegamento dalla Realtà Le agende locali rischiano il paradosso descritto dai dati referendari: scrivere programmi per cittadini che esistono solo sulla carta elettorale. Un sindaco eletto dal 40% di una popolazione già dimezzata dalla reale residenza avrà una maggioranza formale, ma governerà un paese sostanzialmente diverso da quello descritto dai registri anagrafici.
La Sfida delle Amministrative: Sopravvivere o Rinascere?
Le prossime elezioni comunali nel territorio di Enna non saranno una semplice sfida tra fazioni politiche, ma un banco di prova per la sopravvivenza stessa delle comunità. Il vero nodo centrale è il lavoro. Nessun piano viabilistico o progetto di decoro urbano avrà senso se le case restano vuote e le scuole chiudono. Chiunque si candiderà alla guida dei comuni ennesi dovrà rispondere alla domanda cruciale posta dal referendum: come si governa il declino demografico per tentare di invertirlo? I 66.000 "fantasmi" delle liste elettorali non sono voti persi, ma cittadini in esilio economico. Fino a quando la politica locale non metterà la creazione di opportunità reali al centro di ogni dibattito, le elezioni continueranno a essere un esercizio amministrativo per pochi intimi.
Elezioni Amministrative a Enna: Il "Caso Crisafulli" tra Diritti Democratici e Dinamiche Territoriali
Le imminenti elezioni amministrative a Enna hanno acceso un intenso dibattito politico, che ha rapidamente valicato i confini cittadini. Al centro della scena c'è la scelta del Partito Democratico locale di proporre la candidatura a sindaco dell'ex Senatore Mirello Crisafulli. Una mossa che ha generato non poco scalpore e sollevato venti di bufera, in particolar modo tra le forze alleate del cosiddetto "campo largo". Tuttavia, al di là delle polemiche di palazzo e delle tattiche di coalizione, la vicenda merita di essere analizzata partendo da dati di fatto e principi fondamentali.
Il Diritto Democratico alla Partecipazione
Prima di addentrarsi nelle complesse logiche delle alleanze politiche, è necessario porsi una domanda semplice ma essenziale: Mirello Crisafulli ha il diritto personale e democratico di candidarsi? In uno Stato di diritto, la risposta non può che essere affermativa. Fino a prova contraria, ogni cittadino , di qualsiasi estrazione politica e sociale, in possesso dei requisiti di legge gode dell'elettorato passivo. Se accettiamo questo sacrosanto principio, risulta difficile comprendere perché il Partito Democratico non dovrebbe avere la legittimità di proporre agli elettori ennesi la candidatura di un proprio tesserato storico. La democrazia si nutre di proposte e di scelte, e impedire a priori la discesa in campo di una figura politica rappresenta una forzatura che mal si concilia con i valori fondanti di un sistema libero.
L'Impatto sul Territorio: L'Eredità Politica
La politica, soprattutto a livello locale, non si fa solo con le ideologie, ma con la conoscenza del territorio e con i risultati tangibili. La realtà dei fatti ci dice che, sia nella città di Enna che nell'intera provincia, Mirello Crisafulli è una figura profondamente radicata e conosciuta.
A prescindere dalle simpatie o antipatie politiche, gli vengono ampiamente riconosciuti meriti storici per la realizzazione di progetti cruciali per lo sviluppo del territorio. Tra questi spiccano: L'Università Kore: Un polo accademico che ha trasformato il volto e l'economia della città. Il settore della Medicina: Sviluppi e investimenti che hanno potenziato l'attrattiva e i servizi dell'area.
Questo elenco, che potrebbe essere molto più lungo, rappresenta una dote politica e amministrativa che i sostenitori della sua candidatura mettono giustamente sul piatto della bilancia.
Una Richiesta dalla Base
Un altro elemento che le cronache politiche nazionali tendono spesso a sottovalutare è l'origine di questa candidatura. Non si tratta di una fredda imposizione calata dai vertici, ma di una richiesta emersa con forza dalla base.
A sollecitare il ritorno in prima linea dell'ex Senatore sono stati i tesserati del partito, ma anche molti cittadini comuni. Un sostegno che, stando alle dinamiche locali, sembra intercettare consensi in modo trasversale, superando i rigidi confini delle singole estrazioni politiche.
La Parola agli Elettori
È del tutto legittimo che la candidatura di Mirello Crisafulli possa non piacere a determinati partiti o movimenti del "campo largo", i quali hanno il diritto di esprimere il proprio dissenso e di compiere le proprie scelte strategiche. Tuttavia, questo non invalida la legittimità della proposta del PD ennese.
In un sistema democratico maturo, le divergenze non si risolvono con i veti preventivi, ma nelle urne. Crisafulli ha il diritto di proporre la sua visione per la città e il PD ha il diritto di sostenerlo. Alla fine, come è giusto che sia, l'unico giudice insindacabile sarà l'elettore di Enna, chiamato a valutare non le polemiche, ma i programmi, i risultati passati e la credibilità di chi si propone per guidare la città.
L’Istituto “S. Citelli” abbraccia l’Europa: un ponte tra Italia e Spagna per un futuro sostenibile
Si è conclusa con grande successo la settimana di mobilità Erasmus+ legata al progetto eTwinning S.M.A.R.T. F.O.O.D. Tra accoglienza in famiglia, laboratori anti-spreco e scoperta del territorio, gli studenti di Regalbuto e Saragozza diventano cittadini europei consapevoli.
Dal 22 al 28 marzo 2026, l’Istituto ITS “Salvatore Citelli” di Regalbuto ha aperto le sue porte all'Europa, accogliendo con grande entusiasmo una delegazione di studenti e docenti del Colegio Sagrado Corazón di Saragozza (Spagna). L'incontro si inserisce all'interno della mobilità Erasmus+ e del progetto eTwinning S.M.A.R.T. F.O.O.D. – Students Making Action for Responsible and Thoughtful Food Decisions. L'iniziativa, frutto di una stretta collaborazione internazionale, si è posta un obiettivo tanto ambizioso quanto attuale: sensibilizzare le nuove generazioni sul tema cruciale dello spreco alimentare, promuovendo il consumo responsabile e l'adozione di stili di vita sostenibili.
Il calore dell'accoglienza in famiglia
Uno degli aspetti più significativi e trasformativi di questa esperienza è stata l’accoglienza in famiglia. Gli studenti spagnoli non si sono limitati a visitare un Paese straniero, ma hanno vissuto una vera e propria immersione nella quotidianità e nella cultura locale, ospitati dai loro coetanei italiani. Questa dimensione familiare ha permesso di abbattere le barriere linguistiche e culturali, favorendo la nascita di legami speciali e autentici. La mobilità si è così rivelata non solo una tappa del percorso scolastico, ma un’irripetibile occasione di crescita umana e personale per tutti i ragazzi coinvolti.
Un impegno concreto contro lo spreco alimentare
Il cuore didattico della settimana è stato dedicato a un'analisi approfondita e interdisciplinare dello spreco di cibo. Lavorando in team internazionali e utilizzando la lingua inglese come ponte comunicativo, gli studenti hanno analizzato e confrontato i dati relativi a Italia e Spagna, comprendendo a fondo l'impatto economico, sociale e ambientale delle cattive abitudini di consumo.
Il culmine di questo lavoro è stata la creazione di materiali digitali condivisi, tra cui poster, video, infografiche e, in particolare, un eBook finale. All'interno di quest'opera, i ragazzi hanno:
Chiarito la distinzione fondamentale tra i concetti di food loss (perdite lungo la filiera) e food waste (lo spreco al consumo).
Proposto strategie per il riutilizzo creativo degli avanzi.
Elaborato guide per evitare acquisti superflui e promuovere una spesa consapevole.
Incoraggiato forme di solidarietà e condivisione per destinare le eccedenze a chi si trova in difficoltà.
Dal banco di scuola alla filiera locale
Il progetto ha brillantemente unito la teoria alla pratica, portando la didattica fuori dalle aule scolastiche. Per comprendere il valore delle risorse a chilometro zero come risposta concreta allo spreco, gli studenti hanno partecipato a visite sul campo ad Agira, esplorando un caseificio e un laboratorio artigianale di cassatelle. Queste esperienze hanno mostrato ai ragazzi come la tutela delle tradizioni e la valorizzazione della filiera locale siano ingredienti fondamentali per un modello alimentare più etico, rispettoso dell’ambiente e vicino alle comunità territoriali.
Job Shadowing: un dialogo professionale europeo
Parallelamente alle attività studentesche, l’Istituto "S. Citelli" ha ospitato tre docenti spagnoli per un'esperienza di job shadowing. I colleghi di Saragozza hanno affiancato i docenti italiani durante le lezioni di informatica, letteratura italiana, elettronica e fisica. Questo scambio professionale ha suscitato grande entusiasmo, confermandosi un momento di prezioso arricchimento reciproco e di confronto sulle migliori metodologie didattiche a livello europeo.
Una scuola aperta al futuro
La settimana di mobilità Erasmus+ al "Citelli" si è dimostrata molto più di un semplice scambio culturale. I ragazzi hanno migliorato le loro competenze comunicative in inglese, sviluppato abilità digitali e civiche e guardato al proprio territorio con rinnovata consapevolezza. Gli ospiti spagnoli ripartono con il ricordo di una scuola dinamica, accogliente e profondamente inserita nel panorama europeo.
Il percorso del progetto S.M.A.R.T. F.O.O.D. proseguirà ora con la disseminazione dei risultati sui canali scolastici e sulla piattaforma TwinSpace. Ancora una volta, il programma Erasmus+ si conferma un veicolo insostituibile per costruire ponti tra culture, diffondere buone pratiche e formare i cittadini europei di domani, uniti sotto il segno dell'inclusione e della sostenibilità.
Tra l'euforia per la vittoria del NO e i sondaggi in risalita, al Nazareno si consuma la guerra fredda sulla leadership. Il mantra "Prima il programma" nasconde il vero obiettivo dei dissidenti: disinnescare la candidatura della segretaria.
Le piazze sono tornate a riempirsi, vibranti e in movimento. I sondaggi, dopo mesi di stagnazione, ricominciano a dare i numeri della salita, restituendo ossigeno a un partito che sembrava in apnea. La vittoria del NO ha rappresentato un'iniezione di fiducia cruciale, salutata dalle prime, entusiaste dichiarazioni dei vertici. Eppure, grattando sotto la superficie dell'entusiasmo ritrovato, nel Partito Democratico è tutta una manovra. Una complessa partita a scacchi dove il nemico, più che fuori, siede nella stanza accanto.
Al centro del campo di battaglia c'è il nodo, per ora inestricabile, delle primarie. La formula magica che rimbalza tra i corridoi e le dichiarazioni ufficiali è "prima il programma". Uno slogan che suona saggio e rassicurante per l'elettorato, ma che agli orecchi dei navigati addetti ai lavori suona come una sorta di acronimo non dichiarato: "Primarie del poi, ovvero del mai".
La tattica del rinvio è lampante. A volere la conta interna, oggi, sembra essere rimasto solo il circolo ristretto attorno a Elly Schlein. I fedelissimi della segretaria sanno che un'investitura popolare blinderebbe la sua corsa a Palazzo Chigi, trasformando la leadership di partito in una candidatura a premier incontestabile.
Tutti gli altri, però, frenano. Le diverse anime del PD osservano la situazione con perplessità, se non con aperta contrarietà. Il sentimento diffuso tra i capicorrente, i dirigenti locali e i volti storici del partito è che Schlein, pur capace di mobilitare le piazze e intercettare un certo tipo di dissenso, non sia la candidata premier giusta per allargare il campo e vincere le elezioni politiche nazionali. La ritengono forse troppo radicale, o semplicemente inadatta a rassicurare quell'elettorato moderato storicamente decisivo per le vittorie del centrosinistra.
Il problema, tuttavia, è che i "pontieri" e i critici interni si trovano di fronte a un paradosso strategico: non credono in lei, ma non sanno come fermarla. Sfidarla ora, sull'onda dell'entusiasmo per la vittoria del NO e con le piazze calde, significherebbe passare per i guastafeste, coloro che dividono il partito nel momento della massima coesione contro gli avversari.
Ecco quindi che "prima il programma" diventa il rifugio perfetto. Discutere di temi, tavoli e alleanze permette di prendere tempo, di logorare la segretaria nella complessa tessitura di un "campo largo" che stenta a prendere forma definitiva, sperando che nel frattempo emerga un'alternativa credibile o che la candidatura di Schlein si sgonfi da sola.
Il PD si trova così sospeso in un limbo paradossale: vince le sue battaglie nelle piazze e nelle urne referendarie, ma rimane paralizzato dal timore di dover scegliere chi guiderà la guerra finale. Una guerra di logoramento in cui il tempo, più che un alleato, rischia di diventare l'ennesima occasione mancata.


