Lettera Aperta ai Cittadini di Regalbuto: "Abbiamo la bellezza tra le mani, impariamo a guardarla con occhi nuovi"
cari concittadini,
Scrivo queste righe ancora scosso dall’emozione. Stamattina, dopo quasi sessant’anni, ho varcato di nuovo la soglia della Chiesa della Madonna del Carmelo. Per me, come per pochi altri che ancora ricordano, è stato un viaggio nel tempo: l'ultima volta ero un chierichetto e servivo messa a Don Pepè, un prete "doc", di quelli che parlavano al cuore della gente con la semplicità della fede.
Rivederla aperta al pubblico è stato come ritrovare un gioiello di famiglia che credevamo perduto. La Chiesa del Carmelo è forse il pezzo più pregiato del mosaico di Regalbuto: la sua pianta ottagonale, il tetto unico in Sicilia, quella povertà dignitosa del pavimento che contrasta ferocemente con lo splendore del lampadario centrale. Eppure, le sue mura trasudano una storia complessa, fatta di ricostruzioni, di vandalismi subiti e di quella drammatica pagina del 1848, quando proprio durante una funzione partì una delle stragi più violente della nostra storia recente.
Ma il Carmelo non è un’isola. È il punto di partenza di un itinerario della bellezza che troppo spesso percorriamo con distrazione.
Uscendo dalla chiesa, si può scivolare tra i vicoli di via Plebiscito, lambire quella che fu la casa del grande G.F. Ingrassia, attraversare il Collegio e arrivare davanti alla Chiesa delle Grazie. Un altro gioiello, purtroppo ancora serrato, che attende solo di tornare a respirare. E poi ancora la maestosità di Piazza della Repubblica, il Municipio settecentesco, la splendida San Basilio. Per non parlare del Chiostro di Piazza Vittorio Veneto, un luogo dal potenziale immenso che oggi appare purtroppo trascurato e ferito dall'incuria.
Qual è il senso di questa mia riflessione?
Regalbuto possiede un tesoro immenso, un percorso circolare che unisce arte, storia e natura (pensiamo alla nostra Villa Comunale), ma rischiamo di diventare stranieri in casa nostra. Spesso ci lamentiamo di ciò che manca, senza accorgerci di ciò che abbiamo. La riapertura del Carmelo deve essere un segnale: la bellezza è "tra le nostre mani", ma per salvarla dobbiamo imparare a "guardarla con occhi nuovi".
Dobbiamo smettere di considerare questi monumenti come vecchi edifici polverosi e iniziare a vederli come i pilastri della nostra identità e del nostro possibile rilancio turistico e culturale. Il recupero del Chiostro, la riapertura delle chiese ancora chiuse, la cura dei vicoli storici non sono solo compiti della politica, ma una responsabilità collettiva di chi ama questa terra.
Non lasciamo che passino altri sessant’anni prima di accorgerci di quanto siamo ricchi. Riscopriamo Regalbuto, facciamolo per noi stessi e per chi verrà dopo di noi.
Un cittadino che non dimentica.
Regalbuto, il tesoro ritrovato: l’emozione di rientrare alla Madonna del Carmelo. ( AgoVit)
Ci sono luoghi che non sono solo fatti di pietre, ma di respiri, ricordi e frammenti di vita che credevamo perduti. Stamattina, dopo oltre sessant’anni, ho varcato di nuovo la soglia della Chiesa della Madonna del Carmelo. L’ultima volta che ero stato lì, ero solo un bambino. Ero un chierichetto e servivo messa a Don Pepè. Molti forse lo avranno dimenticato, ma era un prete "doc", di quelli di una volta, capace di guidare una comunità con la sola forza della sua presenza. Era la Chiesa di Padre Cardaci ( quello vecchio ! ) che volò dalla scala e fu salvato dall'apertura della tonaca , apertasi durante il volo che fece pensare al miracolo . Rivedere oggi quell’altare ha riacceso una luce rimasta spenta per decenni.
Un gioiello unico nel suo genere
La Chiesa del Carmelo è, senza dubbio, uno dei gioielli più preziosi di Regalbuto, uno di quei tesori che spesso abbiamo sotto gli occhi ma di cui non percepiamo il valore immenso. Il contrasto è poetico: la povertà del pavimento che esalta, per contrapposizione, lo splendore del lampadario centrale, vero cuore luminoso dell'edificio. La sua architettura a pianta ottagonale e il tetto unico in Sicilia la rendono un'opera rarissima. Ma le sue mura parlano anche di una storia tormentata: dalle ricostruzioni alla vandalizzazione del chiostro, fino ai fatti di sangue del 1848, quando proprio durante una Messa partì una strage violenta tra fazioni che segnò la cronaca dell'epoca.
Un itinerario nel cuore della bellezza
Uscire dal Carmelo significa immergersi in un percorso che attraversa l'anima di Regalbuto. È un cammino che ogni cittadino e ogni turista dovrebbe percorrere:
Via Plebiscito: tra i vicoli che profumano di storia, passando davanti a quella che fu probabilmente la casa del celebre G. F. Ingrassia.
Il Collegio e la SS. delle Grazie: un altro splendore purtroppo ancora chiuso al pubblico, ma che conserva un fascino intatto.
Piazza della Repubblica: il cuore pulsante, con il settecentesco Municipio e la maestosa San Basilio.
Via G.F. Ingrassia e il Collegio di Maria: un luogo che ha attraversato le epoche, diventando Liceo, asilo e scuola primaria.
Piazza Vittorio Veneto: dove la chiesa di Santa Maria e il suo bellissimo (ma troppo trascurato) Chiostro gridano cura e attenzione.
Un tesoro tutto da riscoprire
Regalbuto ha un patrimonio immenso che aspetta solo di essere valorizzato. Questo percorso circolare, che può concludersi con una boccata d'ossigeno nella nostra Villa Comunale, è la prova che viviamo in un museo a cielo aperto.
Riaprire la Chiesa del Carmelo non è stato solo un atto amministrativo o religioso, è stato come restituire un pezzo di cuore a chi, come me, portava dentro il ricordo di Don Pepè e di una Regalbuto che non deve essere dimenticata, ma riscoperta e amata ogni giorno di più.
"Abbiamo la bellezza tra le mani, impariamo a guardarla con occhi nuovi."
Influenza in Sicilia: somministrato solo il 52% dei vaccini. Scalzo (Dasoe): "Pronto soccorso sotto pressione"
PALERMO – La campagna vaccinale antinfluenzale in Sicilia procede a rilento, e i nodi iniziano a venire al pettine. Al 4 gennaio 2026, i dati diffusi dal Dasoe (Dipartimento per le Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico) tracciano un quadro a luci ed ombre: sono state somministrate 655.384 dosi, pari al 52,24% del totale di 1.254.500 vaccini acquistati dalla Regione. Un dato che preoccupa i vertici della sanità regionale, specialmente alla luce del massiccio afflusso di pazienti che in questi giorni sta mettendo in crisi i pronto soccorso dell'Isola. Secondo Giacomo Scalzo, dirigente generale del Dasoe, l'attuale congestione delle strutture ospedaliere era ampiamente evitabile:"L'incremento dei pazienti con patologie legate all'influenza è un fatto prevedibile che certamente avrebbe avuto meno rilievo se i siciliani avessero aderito in massa alla campagna vaccinale". L'obiettivo è raggiungere quota un milione di vaccinati entro febbraio 2026, un traguardo ancora lontano che richiede un’accelerazione decisa nelle prossime settimane.L'analisi dei canali di somministrazione vede i Medici di Medicina Generale: 573.357 dosi. Pediatri: oltre 30.000 dosi. Altri operatori: 36.686 dosi. Farmacie: 15.186 dosi. "I medici di medicina generale e i pediatri stanno svolgendo un ottimo lavoro" ha sottolineato Scalzo, rammaricandosi per i numeri esigui delle farmacie nonostante la loro presenza capillare sul territorio.
Mentre alcune province hanno già utilizzato oltre il 60% delle scorte, altre non raggiungono nemmeno la metà del totale ricevuto.
Spopolamento aree interne. Numeri impressionanti nei Comuni del territorio di Enna.
Lo spopolamento delle aree interne della Sicilia, in particolare nel territorio di Enna, è un fenomeno in atto da decenni, accelerato da emigrazione giovanile, basso tasso di natalità e mancanza di opportunità lavorative. La provincia di Enna registra il declino più marcato, con una popolazione di 152.387 abitanti al 1° gennaio 2025, in calo dell'0,8% rispetto al 2024 e del 13,2% rispetto al 2001.
Dati Demografici
Tra il 2004 e il 2024, il tasso di natalità a Enna è sceso da 9,2 a 6,1 per mille abitanti, mentre il saldo migratorio interno si è aggravato da -3,1 a -4,2 per mille, con un indice di vecchiaia salito al 227,3%. Comuni come Nicosia hanno perso quasi 100 abitanti solo nei primi mesi del 2025, con deficit naturale di 58 unità e partenze migratorie superiori agli arrivi. Dal 1971 al 2011, Enna ha perso oltre il 9% della popolazione, trend proseguito con cali del 15-25% in vari centri dal 2002 al 2025.
Cause Principali
Le aree interne soffrono per distanza dai capoluoghi, infrastrutture inadeguate e precarie condizioni economiche, spingendo i giovani verso centri come Catania, Palermo o all'estero. La "generazione-trolley" emigra per mancanza di lavoro, aggravando invecchiamento e basso saldo naturale, con oltre 56.000 laureati siciliani partiti tra 2014 e 2024. Il declino è iniziato nel 1921, con picco a 272.671 residenti in provincia.
Iniziative Recenti
La Regione Siciliana ha stanziato 37,2 milioni di euro nel dicembre 2025 per 155 comuni delle 11 Aree Interne, inclusi 14 dell'Ennese come Troina, per microcredito, servizi familiari e attrazione di nuovi residenti. L'intervento, primo in Italia nel FSE+ 2021-2027, mira a invertire l'emorragia demografica promuovendo imprese e integrazione. Sindacati spingono per un fronte comune contro l'abbandono.
I comuni della provincia di Enna con le maggiori perdite di abitanti negli ultimi 20 anni (dal 2002 circa al 2025) sono Aidone, Enna e Valguarnera, con cali superiori al 20-30% legati a emigrazione e basso tasso di natalità. La provincia nel complesso ha perso circa 23.403 residenti dal 2001 al 2024. Aidone: -1.826 abitanti (da 6.050 nel 2002 a 4.224 nel 2025, -30,19%). Enna: -3.941 abitanti (da 28.940 a 24.999, -13,6%). Valguarnera: -1.892 abitanti (da 8.651 a 6.759, -22%). Troina: -1.769 abitanti (da 10.064 a 8.295, -17,6%). Barrafranca: -1.613 abitanti (da 13.085 a 11.472, -12,33%).
Perdite Percentuali Maggiori Aidone: -30,19%. Nicosia: -15,6% dal 2001 (da 14.811 a 12.502 nel 2024). Valguarnera: -22%. Cerami: -23,51% (da 2.446 a 1.871). Sperlinga: forte calo con -298 abitanti (da 951 a 653).
Lo spopolamento nei comuni principali della provincia di Enna dal 2002 ad aprile 2025 mostra perdite significative sia assolute che percentuali, con Enna capoluogo in testa per numero di residenti persi e Aidone per intensità relativa.
Confronto Perdite Assolute e Percentuali
|
Comune |
Pop. 2002 |
Pop. 2025 |
Perdita Assoluta |
Perdita % |
|
Enna |
28.940 |
24.999 |
-3.941 |
-13,6% |
|
Nicosia |
14.817 |
12.459 |
-2.358 |
-15,92% |
|
Leonforte |
14.135 |
12.068 |
-2.067 |
-14,63% |
|
Aidone |
6.050 |
4.224 |
-1.826 |
-30,19% |
|
Valguarnera |
8.651 |
6.759 |
-1.892 |
-22% |
|
Troina |
10.064 |
8.295 |
-1.769 |
-17,6% |
|
Barrafranca |
13.085 |
11.472 |
-1.613 |
-12,33% |
|
Villarosa |
5.682 |
4.250 |
-1.432 |
-25,21% |
|
Regalbuto |
7.722 |
6.542 |
-1.180 |
-15,29% |
|
Pietraperzia |
7.318 |
6.206 |
-1.112 |
-15,2% |
I dati derivano da fonti ISTAT elaborate fino ad aprile 2025, confermando un calo provinciale totale di 28.181 abitanti.
Sindacato . " La capacità di stare tra la gente non per cercare voti, ma per cercare soluzioni." ( AgoVit)
La mia esperienza nella Cisl del Tigullio, al fianco di una figura stimata come il nostro Segretario Gianni , vorrebbe descrivere un modello di sindacalismo che molti oggi considerano "scuola di vita": un impegno radicato non nelle ideologie astratte, ma nel sudore e nelle necessità concrete di chi vive il territorio.L'Indipendenza come Argine alla Confusione è un monito sulla credibilità. Quando il confine tra sindacato e partito politico si fa labile, il lavoratore perde la bussola. Se il sindacalista parla la lingua del politico, il lavoratore si chiede: "Sta facendo il mio interesse o sta preparando la sua prossima candidatura?". L'autonomia non è isolamento, ma libertà. Mettere da parte la politica dei partiti mentre si indossa la "casacca" del sindacato permette di sedersi al tavolo delle trattative con un'unica priorità: il benessere di chi lavora. La politica è un percorso che può venire dopo, ma mescolare le due fasi rischia di inquinare l'integrità di entrambe. Menzionare il Tigullio e l'importanza del territorio e raccontare la mia esperienza ha lo scopo di voler raccontare la vera anima del sindacalismo di prossimità. Il territorio ( qualsiasi territorio ) non è solo una zona geografica, è un ecosistema di relazioni.Sapere dove i lavoratori vanno ogni giorno, quali sono i problemi ma anche conoscere quai sono i problemi legati per esempio ai trasporti locali, delle mense, della sicurezza specifica di quel distretto. Il Dialogo con le istituzioni: Non uno scontro ideologico, ma un confronto pragmatico per risolvere problemi reali. Questa "scuola" insegna che la mediazione non è un cedimento, ma l'arte di trovare soluzioni possibili in contesti difficili. L'accenno a Gian e al gruppo unito vorrebbe solamente sottolineare che il sindacato non è mai un "uomo solo al comando". La forza della difesa dei lavoratori risiede nella coesione del gruppo. Quando un direttivo è unito, il messaggio che arriva alle aziende e alle istituzioni è potente e inequivocabile. Imparare dal sindacato significa, in fondo, imparare l'ascolto. Chi ha fatto sindacato con questo spirito porta con sé una dote che la politica dei partiti spesso dimentica: la capacità di stare tra la gente non per cercare voti, ma per cercare soluzioni. "Il sindacato è un esercizio di realtà: ti costringe a guardare negli occhi il lavoratore e a rendere conto dei risultati, non delle promesse."È un bagaglio di valori che resta prezioso anche se si decide, in un secondo momento, di dedicarsi alla "cosa pubblica" in senso politico.
Il rumore del silenzio: le scuole italiane si fermano per le vittime di Crans-Montana
Domani, mercoledì 7 gennaio, un minuto di raccoglimento unirà gli istituti di ogni ordine e grado. Un gesto per onorare la memoria e trasformare il dolore in riflessione collettiva. Nelle aule dove solitamente risuonano le voci degli studenti e il brusio delle lezioni, domani regnerà il silenzio. Il Ministero dell'Istruzione ha disposto che in tutte le scuole italiane venga osservato un minuto di silenzio alle ore 11:00, in memoria delle vittime della tragedia che ha colpito la località di Crans-Montana. L'incendio di Crans-Montana non è stata solo una tragedia locale, ma un evento che ha scosso profondamente l'opinione pubblica internazionale, toccando da vicino molte famiglie italiane. La decisione di coinvolgere le scuole nasce dalla volontà di manifestare solidarietà e vicinanza, ma anche dall'esigenza educativa di non restare indifferenti di fronte al dramma umano. In un mondo dominato dalla velocità dell'informazione, fermarsi per sessanta secondi assume un significato profondo. Non si tratta solo di un atto formale, ma di un'occasione per: Esercitare l'empatia: Mettersi nei panni di chi soffre e comprendere il valore della comunità. Riflettere sulla fragilità: Educare i giovani alla consapevolezza e al rispetto per la vita. Unire le voci (nel silenzio): Sentirsi parte di un corpo unico, quello della nazione, che risponde al dolore con la dignità.
Le autorità scolastiche hanno invitato i docenti a dedicare, dopo il momento di raccoglimento, uno spazio al dialogo con gli studenti, per aiutarli a elaborare le emozioni e a comprendere l'importanza della sicurezza e della prevenzione.
Viviamo in un’epoca di rumore perenne. Siamo costantemente immersi in flussi di parole, messaggi vocali e discussioni digitali, eppure avvertiamo spesso un senso di isolamento. Il motivo è semplice: confondiamo l’atto biologico del parlare con l’arte relazionale del conversare. Sebbene i due termini vengano usati come sinonimi, esiste tra loro un solco profondo che separa una funzione meccanica da una competenza emotiva e sociale complessa. Quasi ogni bambino, seguendo le tappe del proprio sviluppo neurologico e fisico, impara a parlare spontaneamente. È un processo di imitazione e codifica: associamo suoni a oggetti, desideri a fonemi. È una competenza individuale, centrata sul "sé" e sui propri bisogni primari. Conversare, invece, è una faccenda del tutto diversa. Non nasce spontaneamente con la crescita, ma richiede una coltivazione attiva. La conversazione non è un monologo alternato, ma una danza che richiede: Ascolto attivo: Non limitarsi ad attendere il proprio turno per parlare, ma accogliere il pensiero dell'altro. Empatia: Comprendere lo stato d'animo dell'interlocutore oltre il significato letterale delle parole. Gestione del feedback: Capacità di modulare il proprio discorso in base alle reazioni (verbali e non) di chi ci ascolta. Pazienza: L'abilità di restare nella relazione anche quando il ritmo non è quello desiderato. Il periodo della scuola primaria non serve solo ad alfabetizzare i bambini o a insegnare loro le tabelline. È, o dovrebbe essere, il momento cruciale in cui il bambino impara a uscire dal proprio egocentrismo comunicativo. In questo contesto, il gruppo dei pari e l'interazione con l'insegnante fungono da palestra. Se durante l'infanzia e l'adolescenza questa competenza non viene stimolata e rinforzata, il rischio è quello di crescere "analfabeti relazionali". Un adulto che sa parlare ma non sa conversare è una persona che occupa spazio sonoro senza creare ponti, rendendo i rapporti lavorativi e personali fragili e superficiali. Promuovere la capacità di conversare significa investire sulla qualità della nostra società. Non basta che i nostri figli sappiano articolare frasi corrette; è necessario che sappiano abitare lo spazio tra loro e l'altro. Solo così le parole smetteranno di essere semplici suoni per diventare veri strumenti di connessione.
Palermo ha ricordato Piersanti Mattarella
Palermo ricorda il presidente della Regione siciliana Piersanti Mattarella, ucciso nel giorno dell'Epifania del 1980, con una cerimonia sul luogo dell'agguato, in viale Libertà, dove il politico democristiano fu freddato da un kiler ancora senza nome mentre era in auto, con i colpi di una pistola calibro 38.
Alla cerimonia hanno partecipato il figlio Bernardo, i nipoti dell'ex presidente della Regione, il prefetto di Palermo Massimo Mariani, il sindaco Roberto Lagalla, il presidente della Regione Renato Schifani, il presidente della Commissione regionale antimafia Antonello Cracolici, i magistrati Lia Sava (procuratrice generale presso la Corte d'appello di Palermo), il presidente della Corte d'Appello Matteo Frasca, Antonio Balsamo (sostituto procuratore generale in Cassazione, in procinto di essere nominato presidente della corte d'Appello di Palermo) e l'ex sindaco del capoluogo siciliano Leoluca Orlando, attualmente europarlamentare, che con Mattarella ha fatto i suoi primi passi in politica.
Alla cerimonia hanno preso parte i vertici delle forze dell'ordine.
Il Tavolo dei "Grandi": Una Partita a Scacchi con la matita . Prossima fermata Taiwan ? ( AgoVit)
E' l'immagine che nella sua semplicità vogliamo proporvi : quattro "amici" seduti al tavolino di un bar, come se stessero decidendo i turni per una partita a carte, mentre in realtà stanno tracciando il destino di miliardi di persone. Questa scena richiama i grandi vertici della storia (come Yalta o la Conferenza di Berlino), ma con una differenza fondamentale : il silenzio complice. In questo bar ipotetico, i quattro amici rappresentano i blocchi di potere che oggi tengono in mano il mappamondo. Non servono nomi espliciti; i loro volti sono i volti degli imperi che tornano a reclamare spazio. Il gesto di segnare una mappa con la matita è l'antitesi della politica : Il tratto di matita esclude. Non serve convincere l'elettore o il cittadino di Taiwan, dell'Ucraina o del Medio Oriente; serve solo l'accordo (o il silenzio) dell'altro "giocatore" al tavolo. È una politica che ha rimosso l'umanità per trasformarla in topografia.
Il Silenzio degli Altri Tre
Questo è il punto più inquietante. La stabilità oggi non è cercata attraverso il diritto, ma attraverso la spartizione delle zone d'influenza. "Io non guardo cosa fai nel tuo cortile, se tu non guardi cosa faccio nel mio." È un patto di non belligeranza tra giganti che si nutre del sacrificio dei più piccoli. Il silenzio non è pace, è opportunismo geopolitico. Se la Cina tace sull'Ucraina, si aspetta che altri tacciano su Taiwan. E così dicasi sul Venezuela . È un mercato dove la valuta di scambio è la sovranità dei popoli. La forza delle armi non è mai fine a se stessa. Dietro i confini "storici" si nascondono le rotte delle terre rare, i giacimenti di gas, il controllo dei microchip e le nuove rotte commerciali artiche. La Storia come Scusa: Il richiamo al passato ("era terra nostra nel 1700") è spesso il paravento ideologico per un'operazione di appropriazione indebita di risorse. Si usa la nostalgia dei popoli per giustificare l'avidità delle élite. In questo scenario, la parola "Pace" perde il suo valore morale e diventa un termine tecnico: è semplicemente il tempo che intercorre tra una spartizione e l'altra. Una pace basata sulla paura del più forte, non sul rispetto del più debole. Quando le "segreterie" ammutoliscono e smettono di educare i cittadini al pensiero critico e alla partecipazione, il vuoto viene riempito dai "quattro amici al bar". Senza una base popolare che discute, che distribuisce volantini, che si interroga sui valori, il potere diventa autoreferenziale. Si sposta dai circoli di paese alle suite dei grandi hotel, dove la geografia è solo una riga su un foglio e la vita delle persone è solo un "danno collaterale" di un interesse economico.
Una provocazione: Se i ragazzi del "ciclostile" potessero entrare in quel bar oggi, cosa scriverebbero sul loro volantino per disturbare il tratto di matita dei quattro amici? Sarebbe ancora possibile, oggi, far cadere quella matita con la sola forza delle idee?
" Ogni Cittadino è una Tessera: Il Riscatto di Regalbuto nel Segno della Bellezza Diffusa" ( AgoVit)
Le parole del Presidente Mattarella, nel suo messaggio di fine anno, hanno tracciato una rotta che sembra parlare direttamente a noi, alla nostra comunità e al nostro futuro. Definendo l’Italia come un "grande mosaico" dove ogni storia e ogni persona rappresentano una tessera fondamentale, il Presidente ci ha consegnato una chiave di lettura preziosa per il nostro domani.
Spesso, camminando per le vie di Regalbuto, rischiamo di cedere a quel "senso fatalistico di impotenza" di cui parla il Quirinale. Guardiamo alle saracinesche chiuse, ai vicoli trascurati o alle bellezze che il tempo sembra voler sbiadire, e pensiamo che nulla possa cambiare. Ma il segreto del mosaico è proprio questo: il disegno complessivo non esiste senza la singola tessera.
La Bellezza come Scelta Civica
Risollevare Regalbuto non è solo una questione di grandi finanziamenti o di piani urbanistici calati dall'alto. È, prima di tutto, una questione di cura. Come ho scritto spesso, la crescita del nostro borgo passa attraverso la ricerca di ciò che è bello e fragile.
Un portone antico riportato al suo splendore;
Un balcone fiorito che ingentilisce una facciata;
La riscoperta di un angolo del Quartiere Arabo o Cristiano;
Il rispetto per il silenzio del Chiostro.
Ogni volta che decidiamo di non essere "distaccati o arrabbiati", ma di prenderci cura di un piccolo dettaglio, stiamo posando la nostra tessera. Stiamo dicendo che Regalbuto non è un luogo in declino, ma un’opera d’arte in corso d’opera.
Dalle Parole ai Fatti: Il 2026 come l'Anno del Mosaico
Mattarella ci invita a "disarmare le parole" e a praticare la pace e la riconciliazione nella vita quotidiana. Per noi, questo significa riconciliarci con il nostro territorio. Significa smettere di passare davanti alla bellezza senza vederla e iniziare a sentirci responsabili di essa.
Se ogni cittadino regalbutese decidesse di essere una tessera luminosa — curando il proprio spazio, partecipando alla vita comune, segnalando il bello anziché solo il brutto — il volto di Regalbuto cambierebbe in un anno.
La Repubblica siamo noi, e Regalbuto siamo noi. Non aspettiamo che il mosaico si componga da solo. In questo 2026 che celebra gli ottant’anni della nostra democrazia, riprendiamoci l’orgoglio di essere "costruttori". Perché ogni piccola bellezza riscoperta tra le nostre strade è un passo verso il riscatto di tutti.
Buon 2026, Regalbuto. È tempo di posare la nostra tessera.


