In politica, il confine tra confronto acceso e delegittimazione dell'avversario interno è spesso sottile. Tuttavia, quando questo confine viene superato ricorrendo a categorie storiche pesanti come il "fascismo" per bollare una scelta di voto referendaria, il problema non riguarda più solo una corrente di partito, ma la tenuta democratica del dibattito stesso. Il caso di Pina Picerno e dell'area riformista del PD è, in questo senso, emblematico.
Pina Picerno, esponente di spicco dell'ala riformista e Vicepresidente del Parlamento Europeo, si trova oggi al centro di una tempesta che sembra andare oltre la normale dialettica politica. Se una parte del Partito Democratico decide di sostenere il SÌ a un referendum (che sia sulla riforma istituzionale o su temi etico-sociali), la reazione di una fetta della base e della dirigenza appare spesso sproporzionata.
L’ostilità ostentata verso la Picerno nasce da una frizione identitaria: La visione del Partito: Da una parte chi vuole un PD "campo largo" e marcatamente orientato a sinistra; dall'altra chi, come la Picerno, rivendica la radice riformista e liberale. Il peso del dissenso: In un momento di forte polarizzazione, il dissenso interno viene percepito non come arricchimento, ma come un "tradimento" della linea ufficiale .
Tacciare di "fascismo" un iscritto al proprio partito perché esprime un’intenzione di voto difforme è un corto circuito logico e comunicativo.
-
Svalutazione della Storia: Usare il termine per dirimere una questione procedurale o costituzionale interna svuota di significato la parola stessa, rendendola un semplice insulto anziché un monito storico.
-
Violenza Verbale: Come giustamente osservato, definire "fascista" chi esercita il proprio diritto di voto (specialmente in un referendum, massima espressione della democrazia diretta) è un atto di prevaricazione che mira a zittire l’interlocutore anziché confutarne le ragioni.
"La democrazia non è l'assenza di conflitto, ma la capacità di gestirlo senza annientare l'altro."
Se il PD vuole continuare a essere il principale presidio del pluralismo in Italia, non può permettersi di trasformare le scadenze elettorali o referendarie in "test di purezza". La libertà di voto e di pensiero è sancita dall'Articolo 21 della nostra Costituzione; vedere questa libertà messa sotto attacco proprio all'interno di una forza che si definisce "Democratica" crea un paradosso difficile da sanare.
L'ostilità verso Pina Picerno è lo specchio di un partito che fatica a trovare una sintesi tra le sue anime e che, nel dubbio, preferisce l'esclusione morale all'inclusione politica.

