Stasera, durante il Consiglio Comunale, l'aula è chiamata a discutere della risoluzione definitiva delle criticità strutturali e gestionali delle condotte idriche nelle aree periferiche del territorio. Un tema che da anni è all'ordine del giorno dei cittadini, prima ancora che delle istituzioni, e che oggi diventa finalmente atto politico unitario. Il fatto che il documento sia stato sottoscritto da maggioranza e opposizione senza distinzioni è già una notizia. In un tempo di divisioni, l'unanimità racconta l'urgenza e la gravità di un problema che non può più essere affrontato con interventi tampone.
Un ordine del giorno che unisce tutti
Non è la prima volta che Regalbuto affronta l'emergenza idrica. In passato il Consiglio si è già occupato di "Emergenza idrica: sostegno agli agricoltori e allevatori" e della crisi delle condotte irrigue di Sparacollo. Stasera però il focus si sposta in modo netto: non solo l'agricoltura, ma la distribuzione dell'acqua potabile per le famiglie che vivono nelle contrade, nelle zone più lontane dal centro, dove il servizio è più fragile e discontinuo. Un segnale politico chiarissimo: l'acqua non è un tema di schieramento, è un diritto di cittadinanza.
Le periferie, l'anello debole della rete
Le aree periferiche di Regalbuto pagano un doppio prezzo. Da un lato condotte vetuste, spesso posate decenni fa, sottodimensionate e mai completamente mappate. Dall'altro una gestione emergenziale: rotture improvvise, perdite che durano giorni, riparazioni che diventano rattoppi in attesa della rottura successiva. D'estate tutto precipita. Con l'aumento delle temperature, dei consumi domestici e della pressione turistica, le condotte cedono. E quando cede una condotta in periferia, non è solo un tubo rotto. È una famiglia che resta senza acqua per ore, a volte per giorni. Sono anziani costretti a fare scorte con le bottiglie, mamme che non possono lavare i bambini, piccole aziende agricole e zootecniche che vedono a rischio il loro lavoro. In una Sicilia che negli ultimi due anni ha vissuto una delle crisi idriche più dure della sua storia, ogni litro perso per una rottura è uno spreco inaccettabile.
Non solo tubi: una questione sociale e di equità
Discutere di condotte idriche significa discutere di tre cose fondamentali:
1. Diritto e dignità. Garantire l'acqua potabile in modo continuo nelle periferie significa dire che non esistono cittadini di serie A e di serie B. Chi ha scelto di vivere e resistere nelle contrade ha gli stessi diritti di chi abita in centro.
2. Salute e tenuta sociale. Senza acqua salta la quotidianità. Le interruzioni continue mettono in difficoltà le famiglie, alimentano sfiducia nelle istituzioni e spingono allo spopolamento delle aree interne.
3. Programmazione e futuro. Non basta più riparare. Serve una risoluzione definitiva, come dice l'ordine del giorno stesso: un censimento reale della rete, la sostituzione dei tratti più critici, valvole e sistemi di controllo della pressione, un piano di manutenzione programmata e un modello gestionale che non rincorra l'emergenza.
E' urgente mettere sul tavolo sia un cronoprogramma degli interventi strutturali, con priorità per le zone dove le rotture sono più frequenti. Che la quantificazione delle risorse, intercettando fondi regionali e le opportunità legate al servizio idrico integrato. E un patto di trasparenza sulla gestione: tempi di intervento certi e un monitoraggio pubblico dei lavori. L'acqua è l'infrastruttura più politica che esista. Se funziona, nessuno la nota. Quando manca, blocca tutto.
Che stasera tutto il Consiglio comunale di Regalbuto abbia deciso di firmare insieme questo ordine del giorno è un atto di responsabilità. Ora quella responsabilità deve trasformarsi in cantiere da parte del gestore con tubi nuovi interrati e rubinetti che, anche ad agosto e anche nell'ultima casa di periferia, continuano ad avere acqua.


