Non smetto di stupirmi.
Ho superato i settant'anni e ancora mi stupisco. Non per una ruga in più allo specchio, quella la conosco. Mi stupisco di come, quasi senza accorgermene, sono passato dall'altra parte della strada. Da quello che giudica a quello che viene giudicato. Da quello che decide chi è vecchio a quello che viene definito vecchio dagli altri. Succede ovunque. Mi capita nel mio impegno sportivo, quando un consiglio viene ascoltato con un sorriso cortese ma non viene seguito, perché tanto "cosa vuoi che sappia". Mi capita in quello politico, dove la mia presenza sembra un ingombro più che una risorsa, un nome da mettere in lista per far numero ma non da ascoltare quando si decide. Mi capita nella vita di ogni giorno, in fila alla posta, dal medico, al bar, quando la mia lentezza viene letta come incapacità e non come il passo di chi ha imparato che correre non serve sempre ad arrivare prima.
E poi c'è la confessione che devo fare, prima a me stesso che a voi che leggete.
Ero anch'io così. Consideravo vecchi quelli che avevano superato i cinquanta. Li guardavo con rispetto, sì, ma con quel rispetto che è già una forma di distanza. Un rispetto che dice: tu hai fatto il tuo tempo, ora guarda noi che facciamo il nostro. A volte non servivano nemmeno le parole. Bastava un'espressione del viso, un cenno di impazienza, un modo di non chiedere più il parere. Chissà come li ho fatti sentire, quei cinquantenni di allora, con quel mio atteggiamento. Oggi lo capisco perché lo sento addosso. Basta davvero poco, un'occhiata, per farti capire che tutto ciò che hai imparato, tutto ciò che ancora potresti dare, viene rifiutato non perché non vale, ma perché lo porti addosso da troppi anni. I vecchi. È una parola che fa paura. La usiamo come un'etichetta. Appena festeggi il tuo primo giorno da pensionato, il mondo ti applica un timbro invisibile: improduttivo. Come se il valore di un uomo si misurasse solo con ciò che produce in otto ore, con un cartellino da timbrare. Il giorno prima eri un lavoratore, un tecnico, un allenatore, un militante, un punto di riferimento. Il giorno dopo sei un pensionato. E nella testa di molti, pensionato è sinonimo di finito.

