Perché i ragazzi del Sud oggi non vogliono tornare In evidenza

Settembre 18, 2026 506

Lo spopolamento di oggi non è più il Treno del Sole del 1974, ma il meccanismo sotto è lo stesso. Allora si partiva perché non c'era lavoro. Oggi si fa fatica a tornare perché il lavoro che c'è non basta a far tornare. I numeri lo dicono senza retorica. Il report Istat di giugno 2025 sulle migrazioni interne fotografa che nel biennio 2023-24 ci sono stati 241 mila trasferimenti dal Mezzogiorno al Centro-Nord e 125 mila sulla rotta inversa, con una perdita secca di 116 mila residenti per il Sud. E non è solo chi parte per la prima volta, è chi non rientra più.

1. Il lavoro c'è, ma è povero e precario

Paradossalmente il Sud oggi lavora di più di ieri. Il tasso di occupazione ha toccato il 51,1%, il massimo storico dall'inizio delle rilevazioni. Tra il 2021 e il 2024 sono stati creati quasi mezzo milione di posti nel Mezzogiorno spinti da PNRR e investimenti. Eppure negli stessi anni 175 mila giovani lasciano il Sud in cerca di opportunità. Perché? Perché l'occupazione cresce ma resta più bassa di 20 punti rispetto al Nord, con salari medi più bassi del 15-20%, contratti a termine, part-time involontario, stagionalità legata al turismo e all'agricoltura. Per una giovane laureata di Regalbuto o di Centuripe, la differenza non è tra lavoro e non lavoro, è tra un tempo indeterminato a 1.400 euro a Torino o Milano e un co.co.co. a 800 euro a Enna, senza prospettiva di crescita. Nel 1974 si  accettava perché era a tempo indeterminato. Oggi è proprio quello che manca.

Torino da sola registra 16.840 iscrizioni dal Sud, circa il 15,7% degli universitari presenti. E una quota crescente non si ferma al Nord: nel 2024 circa 13.000 laureati meridionali hanno lasciato direttamente l'Italia. Perché? Perché percepiscono, a torto o a ragione, più meritocrazia, più possibilità di fare carriera senza raccomandazione, più aziende strutturate dove la robotica che studiano a Regalbuto o l'alberghiero che studiano a Centuripe diventa davvero un mestiere con livelli, scatti, formazione continua.

3. I servizi che decidono se resti o resisti

Quando avevi 20 anni bastava un lavoro. Oggi per restare a 30 anni serve un ecosistema. Sanità e mobilità. Treni che arrivano in orario, un ospedale dove non devi andare a Catania per un esame, una strada che non si chiude per una frana. Un aeroporto che non si ferma per la cenere del vulcano , le strade provinciali e statali percorribili .  Welfare. Asili nido: al Sud la copertura è intorno al 15% contro oltre il 30% al Centro-Nord. Se sei una giovane coppia, tornare significa spesso scegliere tra un figlio e il lavoro. Reti. Al Nord in tre anni ti sei fatto un giro di colleghi, fornitori, amici. Al Sud dovresti ricominciare da zero, spesso in un paese dove tutti si conoscono ma le opportunità girano poco. E la concorrenza - capita anche questa - spesse volte è sleale. 

4. La vita nel frattempo è andata avanti

Questo è il punto più umano e meno detto nei rapporti. Chi è partito a 19 anni oggi ne ha 32. Ha un compagno o una compagna conosciuta a Bologna, un mutuo a Modena, un figlio che va all'asilo a Susa. Non è che non vuole tornare in Sicilia. È che tornare significherebbe sradicare di nuovo, come hnno  fatto dal sud al nord , ma al contrario. E allora si crea quel circolo vizioso che i demografi descrivono da anni: meno giovani restano, meno servizi tengono aperto, meno servizi ci sono, meno giovani tornano.

5. Cosa li farebbe tornare davvero?

Il lavoro si programma.

Non basta dire "tornate". Serve creare le condizioni prima, per i Comuni. Programmazione, non bandi. Un piano industriale di paese: che imprese voglio tra cinque anni a Regalbuto? Che filiera lego tra scuola di robotica, aziende agricole, manutenzione? Stabilità prima di tutto. Un tempo indeterminato, anche con stipendio iniziale più basso, pesa più di tre bonus. È quello che ha fatto tornare chi poteva mantenere lo stesso stipendio e tenore di vita . Rete di ritorno. Sportelli veri per chi vuole rientrare, case a canone calmierato per i primi due anni, asili, coworking, collegamenti. Non incentivi una tantum. I ragazzi del Sud non sono scappati per mancanza di amore per la propria terra. Sono andati via perché altrove l'amore per la terra si poteva trasformare in una vita. Quella vita l'hanno vista e vissuta altrove , i figli sono cresciuti , già escono con gli amici , ti muovi in strade percorribili, con i treni da un luogo all'altro , tra una regione all'altra , arrivi da Milano a Roma in tre ore e mezzo, torni per le vacanze in aereo per salutare gli amici , i parenti e , se sono ancora vivi , i genitori. La loro vita è lì ! Tornare significherebbe ricominciare. Il divario tra Nord e Sud c'è ancora. 

 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
Ultima modifica il Venerdì, 18 Settembre 2026 19:17
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