Enna non ha mai avuto bisogno di essere salvata. Ha bisogno di essere vista per quello che è. In evidenza

Ottobre 12, 2026 532

C'è una stanchezza che attraversa l'entroterra. Non è rassegnazione, è lucidità. È la stanchezza di chi ha visto troppe passerelle, troppi eroi di cartone arrivare da fuori con la promessa pronta, la foto pronta, lo slogan già stampato. E poi ripartire, lasciando tutto com'era. Polvere, strade interrotte, giovani sui pullman per Catania o Palermo, idee che non trovano terra.

Per questo Enna non ha bisogno di finzioni . Ha bisogno di verità.

E la verità è scomoda. È dire che siamo l'unica provincia senza sbocco sul mare ma siamo l'ombelico della Sicilia, eppure ci hanno trattato come margine. Che abbiamo il mito più potente del Mediterraneo, Demetra e Persefone al Lago di Pergusa, la Rocca di Cerere, e lo abbiamo ridotto a folklore per turisti distratti. Che abbiamo un'Università, la Kore, che dovrebbe essere un cervello per tutta l'Isola, e invece spesso è lasciata sola. Che parliamo di sviluppo ma poi non garantiamo una sanità dignitosa, una ferrovia decente, una connessione che non si interrompa.. La verità è il primo atto di rispetto verso un popolo straordinario.

Poi ci vuole visione. E qui torna il coraggio di guardare oltre.

Avere il coraggio di guardare oltre  non significa raccontare favole. Significa fare l'opposto. Le favole le raccontano i finti eroi.  È identità, è radice, è progetto. Quando i Greci dicevano che Enna era l'Umbilicus Siciliae, non facevano poesia, dicevano una verità geopolitica: da qui si tiene insieme l'Isola. Da qui si vede tutto. Allora la politica che serve non è quella che amministra il declino, è quella che torna a pensare miticamente. Cioè in grande. Guardare al 2035 significa smettere di pensare Enna come bacino di voti da spremere ogni cinque anni. Il popolo ennese non è un numero da sommare la sera delle elezioni. È una comunità di costruttori, di agricoltori che sanno cosa vuol dire tenere la terra, di studenti che vogliono restare, di artigiani, di donne che tengono in piedi famiglie e imprese. Non servono salvatori. Servono costruttori pazienti. Gente che non ha paura di dire che ci vorranno dieci anni, non dieci mesi. Che non promette tutto e subito, ma costruisce un pezzo alla volta e lo fa bene. Enna non deve chiedere il permesso di esistere. Deve tornare a pretendere di guidare. Perché se il centro sta in piedi, tutta la Sicilia sta in piedi.

Questa è la politica che ci serve. Non l'eroe finto. La verità. La visione. Il coraggio di guardare oltre che diventa cantiere.

Ultima modifica il Martedì, 13 Ottobre 2026 10:17