La vera novità è politica, non di sigla. Per la prima volta dopo molti anni un’iniziativa riformista prova a tenere insieme mondi diversi senza chiedere abiure: liberali, popolari, radicali, socialdemocratici, amministratori locali, europeisti e civici cercano un terreno comune. Non è la solita conta di sigle, è il tentativo di costruire una casa.
A dare il tono è Giuseppe Benedetto, presidente della Fondazione Luigi Einaudi. «Guardo con simpatia alla sua iniziativa, è nata in maniera intelligente, ed è una persona che apprezzo molto». Benedetto sarà tra i protagonisti dell’appuntamento milanese, e il mondo liberale osserva con attenzione: la sua partecipazione sottolinea l’importanza del momento per la ricostruzione di un’area che per anni è stata considerata una semplice chimera.
Ed è proprio Milano il passaggio chiave. Il 15 giugno la città ospita l’assemblea che i promotori presentano come inizio di un percorso: «Il 2027 è l’occasione per cambiare. E il 15 giugno a Milano noi cominciamo a farlo». Sul palco, secondo le anticipazioni, saliranno la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, Carlo Calenda e Luigi Marattin per il progetto “Spazio Pubblico”, che rivendica oltre 10.000 adesioni e l’obiettivo di colmare il vuoto tra populismi di sinistra e nazionalismi di destra con un manifesto centrato su crescita, merito e riforme.
A fare da cornice c’è il movimento europeista. L’adesione di Picierno al Partito Democratico Europeo viene raccontata dai promotori come acceleratore di un processo già in corso, con il segretario generale Sandro Gozi che saluta l’arrivo della vicepresidente dell’Europarlamento come segnale per tutto il campo europeista. La lettura è chiara: non un’operazione di riposizionamento personale, ma un tassello per allargare una coalizione riformista a vocazione continentale.
Nessuno può dire se il percorso arriverà lontano. Resta però un dato che pesa: il dibattito, per una volta, non gira intorno all’ennesima sigla centrista in cerca di simbolo. Gira intorno alla possibilità concreta di una casa comune per riformisti, europeisti e liberal-democratici, che non chiede di rinnegare le storie di provenienza ma di metterle in comune su pochi punti: difesa europea, sostegno all’Ucraina, competitività, Stato di diritto, riforme istituzionali.
Per anni il centro è stato una chimera evocata a ogni crisi e smentita a ogni voto. Milano proverà a dimostrare che può tornare a essere un progetto, con volti riconoscibili, numeri in crescita e un’agenda che parla all’elettorato moderato che non si riconosce nei poli. L’esito si misurerà dopo il 15 giugno. L’intenzione, stavolta, è dichiarata.


