Io non volevo partire. ( AgoVit )

Settembre 18, 2026 894

Questa è la frase che mi è rimasta più vera di tutte. Perché a Regalbuto, da giovane, io stavo bene. Avevo finito i due anni di militare a Taranto, in Marina. Macchinista, sottufficiale. Mi ero congedato da Sergente Maggiore con 175 mila lire di stipendio, quando un impiegato ne prendeva 80. Non era poco. Era dignità, era un futuro che si poteva già toccare. Eppure ebbi il coraggio sfacciato di rinunciare. E poi quella domanda per insegnare Educazione Tecnica a Torino, spedita nel 1973. Non ricordavo nemmeno di averla mandata. L'avevo fatta convinto che fosse inutile, una di quelle cose che si fanno perché te lo dicono, ma tanto non chiamano mai. E invece chiamarono.

Mi telefonò la Preside di Susa. Voce secca, del nord. " Accetta  l'incarico a tempo indeterminato? " La mia risposta fu " Preside significa per tutta la vita ? " Lei sorrise e sapete già quale fu la sua risposta . Ho detto sì. Così, senza grandi calcoli. Ho detto sì e ho lasciato Regalbuto il 4 gennaio 1974.

Il Treno del Sole 

Ho preso il famosa Treno del Sole , con la cuccetta. Catania Torino. Non ero un caso isolato, ero uno di migliaia. Quel treno era l'Italia intera che si spostava. Le valigie chiuse con gli spaghi e i lacci fatti passare fuori dai finestrini per non perderle, la folla sul marciapiede, le lacrime ai saluti che non volevano finire. Il fischio lungo, poi il buio dei finestrini e il viaggio infinito. Ricordo il saluto alla Madonna sullo stretto di Messina , ricordo l'indicazione " NORD " che mi fece pensare cosa eravamo noi siciliani ?  Mi ricordo la neve. La vidi per la prima volta ad Alessandria. Bianca, sporca ai bordi della ferrovia. Io che venivo dalla pietra calda di Regalbuto e mi ritrovavo a guardare quella distesa muta. Poi Torino, poi Susa. Un altro mondo, freddo fuori e caldo dentro le case degli altri.

Ero tra i fortunati

Me ne sono accorto subito. Quando mi chiamavano "professore" mi voltavo per capire chi stessero chiamando. Non ci credevo. Mi sembrava un vestito troppo grande. Altri non avevano questa fortuna. Tanti, tantissimi, andavano tutti alla Fiat. Vivevano in cinque o sei in una stanza sola, con un water fuori sul ballatoio, in baracche di lamiera che d'inverno gelavano. Lavoravano a catena, si spaccavano la schiena. Erano braccia, così li chiamavano. Braccia siciliane, calabresi, lucane.

Ecco cos'era lo spopolamento. Non una parola da convegno. Era un paese che si svuotava perché non c'era lavoro stabile. Il Sud non è stato abbandonato, si è spopolato da solo per necessità. Interi paesi sono diventati una riserva di manodopera per il nord. Le case chiuse, le strade più vuote, le feste patronali con sempre meno giovani a portare il Santo. Le campagne di grano abbandonate o per necessità vendute.

Lo spopolamento non è una parola nuova

Oggi quando sento parlare di spopolamento in televisione, nei dibattiti, sembra che abbiano inventato un termine nuovo. Ne parlano come di un'emergenza di oggi. Ma di cosa parliamo? Il Sud si è spopolato da molto tempo immemore con i primi viaggi in nave verso le Americhe  . Il Sud si è spopolato dal 1954 quando iniziò a camminare sulle rotaie il Treno Del Sole , divenedando esso stesso simbolo dello spopolamento e del legame tra il Sud povero e il Nord che aveva bisogno delle nostre braccia per sviluppare le proprie industrie.  Allora partivamo con una valigia di cartone. Oggi i ragazzi partono con un trolley e una laurea in tasca, con un Erasmus fatto e l'inglese parlato bene. Cambia la forma, non la sostanza. Partono lo stesso. E la domanda è sempre la stessa: cosa offriamo a una giovane laureata, a un ragazzo che ha fatto l'alberghiero, a un operaio specializzato, se non un contratto di tre mesi, sottopagato, a chiamata, senza contributi decenti? Vogliono restare, i giovani. Nessuno vuole davvero andare via dalla propria terra se può restare con dignità. Ma restare per fare cosa?

Oggi il lavoro c'è, ma non trattiene

Tocca dirlo con chiarezza. Oggi il lavoro, in qualche forma, c'è. A Centuripe c'è l'alberghiero che forma ragazzi bravissimi, a Regalbuto c'è la robotica, una scuola che guarda al futuro, ci sono progetti, c'è l'Erasmus che apre la testa. Le scuole preparano, e anche bene. Poi però li perdiamo. Li formiamo qui e li facciamo lavorare altrove, perché qui l'offerta è precaria o non c'è affatto. È come riempire una cisterna bucata. Il lavoro si programma. Non nasce per caso, non arriva per miracolo. Creare le condizioni per lavorare vuol dire che un Comune, una Regione, ci ha già lavorato prima. Ha pensato alle infrastrutture, alle zone artigianali che non siano solo cartelli, alla banda larga che funzioni davvero, ai trasporti, a un dialogo vero con le imprese, a sgravi che non siano elemosina ma investimento. Vuol dire che un sindaco sa già, a gennaio, cosa vuole che succeda a settembre. Cosa è stato fatto fino ad ora? Poco, a tratti. Tanto annuncio, tante inaugurazioni, poca continuità. Si è vissuto di assistenza e di attese, non di programmazione. Io non volevo partire nel 1974. Sono partito perché c'era un posto fisso che qui non c'era. Oggi un ragazzo di Regalbuto non vuole partire nel 2026 per lo stesso identico motivo. È cambiato il treno, non è cambiata la ragione. Se vogliamo che restino, dobbiamo smettere di raccontare lo spopolamento come una fatalità. È una scelta politica mancata. Restare deve convenire, non deve essere un atto di eroismo. Deve significare uno stipendio dignitoso, una casa che puoi permetterti, la possibilità di farti una famiglia dove sei nato. I ragazzi del Sud non sono scappati per mancanza di amore per la propria terra. Sono andati via perché altrove l'amore per la terra si poteva trasformare in una vita. E per tornare non chiedono retorica sullo spopolamento, chiedono quello che chiedevo nel 1974: un lavoro stabile dove poter restare senza sentirsi fortunati per caso. 

Quel Treno del Sole  non è mai stato solo un treno. È stato la nostra storia. E finché non avremo il coraggio di programmare il lavoro invece di subirne la mancanza, continuerà a partire, ogni giorno, anche senza fischiare.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
Ultima modifica il Venerdì, 18 Settembre 2026 19:17
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