C'è una stanchezza che attraversa l'entroterra. Non è rassegnazione, è lucidità. È la stanchezza di chi ha visto troppe passerelle, troppi eroi di cartone arrivare da fuori con la promessa pronta, la foto pronta, lo slogan già stampato. E poi ripartire, lasciando tutto com'era. Polvere, strade interrotte, giovani sui pullman per Catania o Palermo, idee che non trovano terra.
Per questo Enna non ha bisogno di finzioni . Ha bisogno di verità.
E la verità è scomoda. È dire che siamo l'unica provincia senza sbocco sul mare ma siamo l'ombelico della Sicilia, eppure ci hanno trattato come margine. Che abbiamo il mito più potente del Mediterraneo, Demetra e Persefone al Lago di Pergusa, la Rocca di Cerere, e lo abbiamo ridotto a folklore per turisti distratti. Che abbiamo un'Università, la Kore, che dovrebbe essere un cervello per tutta l'Isola, e invece spesso è lasciata sola. Che parliamo di sviluppo ma poi non garantiamo una sanità dignitosa, una ferrovia decente, una connessione che non si interrompa.. La verità è il primo atto di rispetto verso un popolo straordinario.
Poi ci vuole visione. E qui torna il coraggio di guardare oltre.
Avere il coraggio di guardare oltre non significa raccontare favole. Significa fare l'opposto. Le favole le raccontano i finti eroi. È identità, è radice, è progetto. Quando i Greci dicevano che Enna era l'Umbilicus Siciliae, non facevano poesia, dicevano una verità geopolitica: da qui si tiene insieme l'Isola. Da qui si vede tutto. Allora la politica che serve non è quella che amministra il declino, è quella che torna a pensare miticamente. Cioè in grande. Guardare al 2035 significa smettere di pensare Enna come bacino di voti da spremere ogni cinque anni. Il popolo ennese non è un numero da sommare la sera delle elezioni. È una comunità di costruttori, di agricoltori che sanno cosa vuol dire tenere la terra, di studenti che vogliono restare, di artigiani, di donne che tengono in piedi famiglie e imprese. Non servono salvatori. Servono costruttori pazienti. Gente che non ha paura di dire che ci vorranno dieci anni, non dieci mesi. Che non promette tutto e subito, ma costruisce un pezzo alla volta e lo fa bene. Enna non deve chiedere il permesso di esistere. Deve tornare a pretendere di guidare. Perché se il centro sta in piedi, tutta la Sicilia sta in piedi.
Questa è la politica che ci serve. Non l'eroe finto. La verità. La visione. Il coraggio di guardare oltre che diventa cantiere.

