Non più solo una meta estiva: i dati di Federalberghi confermano che la Sicilia, con Palermo in testa, è diventata una destinazione consolidata per le festività natalizie, segnando il passaggio da fenomeno stagionale a trend strutturale.

La Sicilia chiude l’anno con il segno più. Mentre il 2025 volge al termine, le principali città d’arte dell'isola registrano flussi turistici che superano le aspettative, con Palermo che si conferma regina del periodo festivo. Secondo le rilevazioni di Federalberghi, il capoluogo siciliano sta vivendo un momento di occupazione significativa, con un picco per la notte di San Silvestro che sfiora il tutto esaurito.L’analisi dei dati evidenzia non solo una crescita quantitativa, ma anche una stabilità economica del settore. I turisti che hanno scelto Palermo per trascorrere il Natale e il Capodanno presentano un profilo chiaro: Per un soggiorno in hotel a 4 stelle, i prezzi si attestano intorno ai 150 euro a notte.  La durata media dei soggiorni è di circa tre giorni, un dato che indica un interesse che va oltre il semplice "mordi e fuggi" della notte di festa. Le previsioni indicano che Il Capodanno è ormai prossimo al sold out, consolidando Palermo come meta di riferimento nel Mediterraneo anche in inverno. Il fermento turistico non si limita al capoluogo. L’intera isola risponde positivamente, con Catania, Siracusa e Messina che mostrano ottimi livelli di occupazione alberghiera. Le prenotazioni si concentrano in due momenti chiave: i fine settimana che precedono il Natale e il ponte tra Capodanno e l’Epifania. Un ruolo cruciale in questa dinamica è giocato dal traffico aereo locale, che ha facilitato gli spostamenti non solo dei turisti internazionali e nazionali, ma anche dei siciliani che scelgono di riscoprire le città d'arte della propria regione. 

L'aspetto più rilevante sottolineato dagli analisti è la natura di questa crescita. Non si tratta di un "episodio stagionale" legato esclusivamente agli eventi di piazza, ma di un effetto di lungo periodo.

"Questi dati indicano che la Sicilia ha finalmente scardinato il concetto di stagionalità," commentano gli esperti di settore. "L'investimento in servizi, l'appeal culturale e la gestione dei flussi aerei stanno trasformando l'isola in una meta appetibile 12 mesi l'anno."

Non è solo una questione di parquet o di reti. È una questione di identità. La pallavolo a Regalbuto sta scomparendo sotto il peso dell’indifferenza e della mancanza di spazi, portando con sé un’eredità iniziata nel 1985 che ha cambiato la vita di centinaia di donne. 

C’era una volta un sogno che sembrava impossibile. Era il 1984 quando la pallavolo fece la sua comparsa a Regalbuto con un obiettivo rivoluzionario per l’epoca: dare alle ragazze lo stesso diritto dei ragazzi di praticare sport, di stare insieme, di misurarsi con il limite.

Una rivoluzione nata in pantaloncini

A quei tempi, scendere in campo non era solo un gesto atletico; era un atto di coraggio. Bisognava sfidare il cosiddetto "occhio sociale", superare il pregiudizio di chi vedeva con diffidenza delle giovani donne mostrare le gambe durante una partita. Eppure, quelle ragazze — oggi madri e donne pilastro della nostra comunità — ce l’hanno fatta. Le centinaia di fotografie che custodiamo non sono solo ricordi sportivi: sono la testimonianza di una realtà femminile nata dal nulla per rompere gli schemi e rivendicare uno spazio proprio. 

l presente: il "nomadismo" che uccide l'entusiasmo

Oggi, quella gloriosa storia rischia di interrompersi definitivamente. I numeri parlano chiaro: le iscrizioni sono crollate drasticamente. Il motivo non è la mancanza di talento o di voglia, ma l'impossibilità di offrire una dignità a questo sport. Allenamenti all’aperto: In balia del vento e del freddo. Logistica precaria: Palloni portati a spalla o stipati nei bagagliai delle auto come se si trattasse di un'attività clandestina e non di un bene pubblico. Assenza di servizi: Spazi non idonei, senza spogliatoi, dove la parola "sicurezza" e "comfort" sono ormai un miraggio. 

Nessuna società sportiva può sopravvivere a lungo in queste condizioni. Il rischio è che le nuove generazioni di Regalbutesi non sappiano nemmeno cosa significhi schiacciare una palla o fare squadra in un ambiente protetto. La pallavolo è, per eccellenza, lo sport dell'integrazione e della coordinazione. A Regalbuto ha rappresentato per quarant'anni la principale valvola di sfogo e di crescita per il mondo femminile. "Vedere morire questa realtà significa chiudere una porta sul futuro dei nostri giovani. Significa dire che 40 anni di sacrifici, di lotte contro il pregiudizio e di crescita sociale non valgono quanto un cavillo burocratico." 

Un appello alla comunità e alle istituzioni

Non possiamo permettere che la storia si fermi qui. Recuperare la palestra della Scuola Media non serve solo a rispettare una norma, ma a restituire dignità a una tradizione. Regalbuto ha bisogno che quella palestra torni a vibrare di urla, fischietti e scarpe che stridono sul pavimento. Lo dobbiamo alle ragazze del 1985, a quelle di oggi che resistono con i palloni nel bagagliaio, e a quelle di domani che hanno il diritto di sognare un campo vero. 

Da cinque anni scriviamo lo stesso editoriale. Cinque anni di speranze, di promesse burocratiche e di un’assurdità tutta italiana che tiene in ostaggio lo sport locale. Mentre il 2026 si avvicina, la domanda resta la stessa: quando tornerà la palestra ai cittadini?

Esistono leggi che sembrano scritte per sfidare la logica. A Regalbuto, ( come crediamo in altre realtà dello Stivale )  da oltre milleottocento giorni, viviamo un paradosso che avrebbe del comico, se non fosse tragico per i nostri giovani: la palestra della Scuola Media è considerata sicura per gli studenti, ma pericolosa per gli atleti.

La sicurezza a "scatto orario"

Per chi non vive quotidianamente questa realtà, la situazione è quasi incredibile. La palestra è regolarmente utilizzata dagli alunni durante l'orario scolastico e persino per le attività motorie pomeridiane curriculari. Tuttavia, alle società sportive locali l'accesso è negato.

Il motivo? Un "cavillo" interpretativo legato ai decreti sulla messa in sicurezza degli edifici scolastici. In pratica, la legge concede una deroga per le attività della scuola, ma la nega alle realtà associative."È come dire che la palestra è sicura fino alle 18:00 per un gruppo di studenti, ma diventa improvvisamente inagibile alle 18:01 per una squadra di basket o pallavolo. Un limite che non risparmia neanche gli allenamenti con pochi atleti: il divieto è assoluto."Recentemente, la normativa ha spostato il termine ultimo per la messa in sicurezza Ed è qui che casca l'asino. Nonostante le richieste di finanziamento siano state avanzate, a oggi — mentre scriviamo — non si ha notizia di fondi effettivamente stanziati. Senza soldi, la deroga resta un pezzo di carta e il lucchetto sul cancello dopo l'orario scolastico rimane chiuso. La mancanza di questo spazio non è un problema "di quartiere", ma un colpo al cuore della crescita sociale del nostro paese. Senza la palestra della media:  il basket e la pallavolo non hanno spazi idonei almeno per i soli allenamenti  , le scuole di attività motoria di base sono costrette a ridimensionarsi. I giovani perdono l'opportunità di vivere lo sport come aggregazione sana. La realtà è sotto gli occhi di tutti: una struttura pubblica sottoutilizzata e una comunità sportiva che deve fare i salti mortali per sopravvivere. Non ci resta che guardare al 2026 con la stessa, ostinata speranza che ci accompagna da un lustro. L'auspicio è che l'anno nuovo porti finalmente la notizia dell'avvenuto finanziamento per la messa in sicurezza e per il rifacimento (quanto mai necessario) degli spogliatoi. Sarebbe l'unico modo per trasformare un’incertezza cronica nella certezza che, prima o poi, quella porta si aprirà per tutti. Non solo per chi ha lo zaino in spalla, ma per chiunque abbia voglia di fare sport a Regalbuto. 

L'anno che si avvia alla conclusione ci ha visto impegnati, giorno dopo giorno, nel tentativo di offrirvi un'informazione puntuale e corretta. La vostra attenzione e il gradimento che manifestate verso il nostro lavoro sono la ricompensa più preziosa per il nostro impegno quotidiano.

In questi giorni speciali, desideriamo fermarci un attimo per esprimere la nostra gratitudine a ciascuno di voi che ci leggete e ci seguite. Vi auguriamo un Natale luminoso e un anno nuovo ricco di speranza.

Buone Feste dalla redazione.

Un gesto di profonda vicinanza e riconoscenza quello compiuto dai Carabinieri della Stazione di Regalbuto, che hanno consegnato il celebre Calendario Storico alla vedova dello storico Comandante Cosimo Forleo.

REGALBUTO (EN) – Ci sono figure che restano impresse nella memoria collettiva di una comunità non solo per il ruolo rivestito, ma per l’integrità e l’umanità con cui lo hanno interpretato. Tra queste spicca certamente il Maresciallo Aiutante Cosimo Forleo, storico Comandante della Stazione Carabinieri di Regalbuto dal 1972 al 1988, la cui memoria è stata onorata nei giorni scorsi con un gesto semplice ma carico di significato simbolico.

I militari della locale Stazione hanno fatto visita alla vedova del sottufficiale per consegnarle una copia del Calendario Storico dell’Arma 2026. Un atto che rinnova il legame indissolubile tra l’Istituzione e le famiglie di chi ha dedicato la vita al servizio dello Stato.

Una vita al servizio delle Istituzioni

Arruolatosi nel lontano 1948, il Maresciallo Forleo ha attraversato quarant'anni di storia d'Italia indossando l'uniforme con orgoglio e spirito di sacrificio. La sua carriera è stata caratterizzata da una dedizione assoluta, culminata nei sedici anni trascorsi alla guida della Stazione di Regalbuto.

Un punto di riferimento in anni difficili

Il periodo del suo comando, a cavallo tra gli anni '70 e '80, è stato segnato da forti tensioni sociali e sfide criminali complesse. In quel contesto, Forleo ha saputo rappresentare per i cittadini un punto di riferimento autorevole e sicuro. La sua capacità di coniugare la fermezza del dovere con una profonda sensibilità umana gli ha permesso di affrontare con coraggio i momenti più bui, guadagnandosi la stima incondizionata non solo dei suoi superiori e colleghi, ma dell'intera cittadinanza.

"La sua figura è ancora oggi ricordata con immenso rispetto da chi ha avuto l’onore di lavorare al suo fianco," commentano i colleghi della Stazione. "Il Maresciallo Forleo non era solo un comandante, ma un esempio di rettitudine per tutta Regalbuto."

Il valore del ricordo

La consegna del Calendario Storico 2026 alla vedova Forleo non è stata dunque solo una formalità, ma un tributo a un uomo che ha incarnato i valori più nobili dei Carabinieri. Attraverso questo omaggio, l'Arma ribadisce che il sacrificio e l'impegno dei suoi uomini non vengono dimenticati, continuando a vivere nel rispetto di una comunità che ancora oggi ne riconosce l'eredità morale.

L'idea di trasformare il Lago Pozzillo nel cuore pulsante del rilancio di Regalbuto non è solo suggestiva, ma rappresenta una delle strategie più concrete per combattere l'isolamento delle aree interne. Lo sport, infatti, non è solo benessere, ma un potente generatore di indotto economico e un attrattore sociale per le nuove generazioni. Il Lago Pozzillo ha una conformazione naturale che lo rende unico in Sicilia. Il rilancio dovrebbe puntare su una diversificazione dell'offerta sportiva non solo legata agli sport tradizionali ma a riportare e  potenziare il canottaggio, la canoa e il kayak (discipline che già in passato hanno dato lustro al territorio), ma anche introdurre il SUP (Stand Up Paddle ovvero sport acquatico che combina surf e canoa) e la vela leggera, che attraggono un pubblico giovane e dinamico. Potenziare la  rete di sentieri attrezzati attorno al perimetro del lago per il trail running, il trekking e, soprattutto, la Mountain Bike (MTB). Il cicloturismo è uno dei settori a più alta crescita in Europa e potrebbe portare visitatori tutto l'anno, non solo in estate. Tutte cose pensate e realizzate in passato ma che non hanno avuto quella continuità che avrebbero meritato.  Il Lago Pozzillo potrebbe ospitare Triathlon e Gare di Nuoto in acque libere. E rimettere mano ad una più attenta organizzazione di quella  kermesse annuale che unisca sport, musica e street food locale, trasformando il lago in un punto di riferimento per i ragazzi di tutta l'isola. Per dare un futuro ai giovani di Regalbuto, il lago non deve essere solo un luogo per i turisti, ma un luogo di lavoro.  Incentivare i giovani locali a gestire i servizi collegati: noleggio attrezzature, officine per bici, chioschi bio con prodotti a chilometro zero. Questo trasformerebbe la passione sportiva in occupazione reale. Il lago può diventare una meta privilegiata per il turismo scolastico e i campi estivi. Educare i giovani al rispetto dell'ambiente attraverso lo sport (educazione ambientale e sportiva) creerebbe un flusso costante di visitatori nei mesi primaverili e autunnali, destagionalizzando l'economia di Regalbuto. E' importante però offrire servizi che il turista e lo sportivo possonno utilizzare. Il Lago Pozzillo non  è la "miniera d'oro" che si potrebbe immaginare da un articolo ma può diventarlo solamente quando si creeranno le condizioni sinergiche tra associazioni, enti e privati  di Regalbuto. Passare da una gestione puramente idrica a una gestione turistico-sportiva integrata significherebbe dare alla città una nuova identità: non più un'area interna che rischia di scomparire , ma la capitale siciliana dello sport e della natura

Il punto più critico e doloroso della questione è quello del cosiddetto "Paradosso del Sud".È assolutamente vero che i dati macroeconomici positivi (PIL e occupazione in crescita) convivono con una realtà sociale drammatica nelle aree interne della Sicilia e del resto del Mezzogiorno. Questa dicotomia crea due volti della stessa regione che sembrano non comunicare tra loro. La crescita del PIL che vediamo nei dati Istat non è distribuita in modo uniforme Lo sviluppo si concentra nei poli urbani (Palermo, Catania, Messina) e lungo le fasce costiere a forte trazione turistica o industriale .Al contrario, i comuni dell'entroterra (dalle Madonie ai Nebrodi, fino all'Ennese e al Nisseno) subiscono un isolamento infrastrutturale che li taglia fuori dai benefici del PNRR e del turismo di massa. Senza servizi essenziali (ospedali, scuole, trasporti efficienti), queste zone continuano a svuotarsi. Sebbene l'occupazione sia aumentata, bisogna guardare alla qualità di questo lavoro . Molti dei nuovi posti sono legati a settori a basso valore aggiunto (servizi stagionali, edilizia legata ai bonus) o a contratti precari.  Chi ha investito in alta formazione spesso non trova in Sicilia una domanda di lavoro corrispondente alle proprie competenze e ambizioni salariali. Questo genera la "fuga": il Sud forma i giovani (spesso a spese delle famiglie e della regione), ma è il Nord o l'estero a raccoglierne i frutti produttivi. È un trasferimento di capitale umano che impoverisce il futuro del territorio. Meno giovani significa meno nascite e una popolazione sempre più anziana. Una popolazione anziana scoraggia l'apertura di nuove imprese e startup, rendendo le aree interne meno dinamiche e meno attrattive per gli investimenti privati.Il sociologo Pasquale Saraceno parlava di "crescita senza sviluppo". Possiamo avere cantieri aperti e PIL in aumento per qualche anno grazie ai fondi europei, ma se non si creano le condizioni affinché un giovane possa immaginare una vita dignitosa e una carriera stabile nel proprio paese d'origine, quella crescita rimarrà una fiammata temporanea. La vera scommessa per contrastare questo fenomeno non è solo "fare infrastrutture", ma creare ecosistemi: banda larga  ,  la sanità territoriale per rendere vivibili i piccoli borghi , Incentivare l'imprenditoria giovanile agricola e tecnologica proprio nelle aree interne. Quindi mentre i numeri dicono che la Sicilia sta "correndo", la demografia ci avverte che la regione rischia di perdere la sua risorsa più preziosa: le persone. Senza un'inversione di tendenza sullo spopolamento, la crescita economica di oggi rischia di essere il canto del cigno di un territorio che invecchia.

Mentre il Sud Italia nel suo complesso ha registrato una crescita del PIL superiore alla media nazionale, la Sicilia si è distinta per una capacità di ripresa particolarmente vivace in settori chiave.In Sicilia, il settore edile ha visto un'impennata grazie alla combinazione tra incentivi nazionali e i primi grandi cantieri del PNRR. La regione è destinataria di investimenti massicci per il potenziamento della rete ferroviaria (come la linea alta capacità Palermo-Catania-Messina) e per la riqualificazione urbana, che hanno generato un forte indotto occupazionale. Il 2023 e il 2024 sono stati anni record per il turismo nell'isola. L'aumento dei flussi internazionali non ha solo beneficiato il settore ricettivo, ma ha spinto l'intero comparto dei servizi e del commercio, contribuendo in modo decisivo al valore aggiunto regionale. La Sicilia si sta posizionando come un vero e proprio hub energetico. Gli investimenti in impianti fotovoltaici ed eolici, oltre ai progetti legati all'idrogeno verde, stanno attirando capitali e creando nuove figure professionali specializzate. I dati sull'occupazione mostrano segnali incoraggianti: Si registra un incremento significativo dei contratti nel settore terziario. Nonostante il tasso di disoccupazione resti tra i più alti d'Europa, la velocità con cui la Sicilia sta creando nuovi posti di lavoro è superiore a quella di molte regioni del Centro-Nord, segnando un'importante inversione di tendenza nelle dinamiche locali. Non mancano però le criticità strutturali. La crescita, per quanto superiore in termini percentuali, deve fare i conti con  i fondi PNRR mirano a colmare, ma che richiedono tempi lunghi di realizzazione. Il PIL pro capite siciliano rimane ancora distante dai livelli del Nord Italia, rendendo necessario che questo "motore" continui a girare a pieno regime per molti anni per ottenere un reale riallineamento.  

"Con grande gioia e onore desidero invitare tutta la cittadinanza a partecipare all’inaugurazione della Chiesa del Carmine giorno 16 Dicembre alle 17.00. Saranno presenti il Prefetto, il Vescovo, il Sindaco, il Soprintendente e tutti i professionisti che, in maniera diversa, hanno collaborato o realizzato i lavori di restauro." Così l'annuncio del Novembre scorso a cura di Padre Roberto 

 È considerata una delle chiese più antiche del paese; la sua esistenza è documentata almeno dall'inizio del '400 (XV secolo).  La fondazione del convento dell'Ordine della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo (Carmelitani) risale al Inizialmente il convento, con il titolo di Maria SS. Annunziata, si trovava fuori dall'abitato, in Contrada San Calogero, per poi essere traslato all'interno del centro abitato. Nel1650  la chiesa risultava ancora in fase di completamento.L'edificio si distingue per la sua particolare pianta ottagonale, una forma inusuale rispetto alle tipologie adottate a Regalbuto, rendendola un unicum architettonico nella zona. A causa delle condizioni precarie in cui versava, la chiesa fu chiusa al culto per motivi di sicurezza intorno al 1760. Fu consolidata e ristrutturata, per poi essere riaperta ufficialmente al culto nel 1778, con una solenne cerimonia presieduta dallo studioso regalbutese Gundisalvo Picardi. All'interno la chiesa custodiva Alcune tele di buona fattura risalenti al Settecento.  Pregiati altari realizzati in marmo policromo. Le statue della Madonna del Carmelo (titolare) e del gruppo dell'Annunciazione, eseguite con notevole raffinatezza artistica. Una lapide marmorea che ricorda i Capitoli Provinciali dell'Ordine Carmelitano tenutisi nel convento annesso. 

Episodi Storici Tragici

Massacro del 1848: La chiesa fu teatro di un evento tragico la sera del 25 marzo 1848, durante la festa dell'Annunziata. Scoppiarono violenti tumulti tra le fazioni filoborboniche e liberali, culminati nel massacro di 27 cittadini regalbutesi appartenenti alla fazione liberale.Alle spalle della chiesa sorgeva l'antico convento dei Carmelitani. Dopo essere stato abbandonato dai frati e confiscato dal governo, l'immobile fu venduto a privati. Gran parte di esso è oggi scomparsa a causa di demolizioni e nuove costruzioni. Parte del Chiostro è ancora visibile.  

Dalle chiese silenziose alla biblioteca chiusa: trasformiamo il nostro patrimonio in spazi vivi grazie ai nostri anziani e alle associazioni.

Chi ci legge su Regalbuto Today lo ha capito ormai da tempo: il nostro obiettivo non è la critica sterile, ma l'amore incondizionato per il nostro paese. Vogliamo occuparci di tutto ciò che è bello. Tuttavia, non possiamo ignorare una verità scomoda: spesso, a Regalbuto, il "bello" è chiuso a chiave.Immaginate di passeggiare per le nostre strade. Quante volte ci siamo fermati davanti al portone di una chiesa storica, all'ingresso della biblioteca o ai piedi di un monumento, trovandoli sbarrati? Abbiamo un patrimonio inestimabile, un percorso storico naturale di cui la città è ricca, che però rimane pressoché sconosciuto o fruibile solo in rare occasioni.

È arrivato il momento di cambiare prospettiva. È arrivato il momento di progettare il bello.

Non parliamo solo di muri e pietre. Parliamo di luoghi che hanno un'anima:

  • Le Chiese: Scrigni di arte e fede che meriterebbero di essere ammirati ogni giorno, purtroppo alcune sono perennemente chiuse o aperte saltuariamente . 

  • La Biblioteca: Che dovrebbe essere il cuore pulsante della cultura, non un deposito di libri.

  • Interi Quartieri: Angoli storici che potrebbero raccontare storie secolari ai visitatori.

Tenere chiusi questi luoghi significa privare la comunità della propria identità e rinunciare a un potenziale turistico e culturale immenso.

La Soluzione è tra Noi: Associazioni e Anziani

Come possiamo garantire l'apertura e la tutela di questi spazi senza gravare eccessivamente sulle casse pubbliche? La risposta risiede nel capitale umano di Regalbuto.

La proposta è semplice quanto rivoluzionaria: affidare la gestione e l'apertura di questi luoghi a una sinergia tra le associazioni locali (culturali, sportive, di volontariato) e, soprattutto, i nostri anziani.

Gli anziani non sono il passato, sono i custodi della memoria.

Tanti pensionati a Regalbuto hanno ancora energia da vendere, cultura da trasmettere e un forte desiderio di sentirsi utili. Chi meglio di loro può accogliere un visitatore, raccontare un aneddoto legato a una piazza, o vigilare con amore su una chiesa antica? Coinvolgerli in un progetto di "custodia civica" avrebbe un duplice valore:

  1. Sociale: Restituirebbe loro un ruolo attivo e centrale nella vita cittadina.

  2. Pratico: Garantirebbe l'apertura costante dei nostri monumenti.

L'obiettivo non è trasformare Regalbuto in un museo statico, ma in un palcoscenico dinamico. Immaginate: Il chiostro  utilizzato solo  per convegni e dibattiti,mostre ,  affidato alla cura del Circolo degli Anziani . E La biblioteca che diventa sede di laboratori per bambini gestiti dai nonni. I quartieri storici animati da manifestazioni organizzate dalle associazioni sportive e culturali. 

Questo articolo vuole essere una chiamata alle armi (culturali). Invitiamo l'amministrazione, le associazioni e i cittadini a sedersi attorno a un tavolo per progettare insieme. Non servono opere faraoniche, serve la volontà di consegnare le chiavi della città a chi la ama davvero.

Apriamo le porte. Accendiamo le luci. Facciamo in modo che chiunque passi da Regalbuto non veda solo portoni chiusi, ma trovi una comunità orgogliosa pronta ad accoglierlo dentro la propria storia.

Regalbuto è bella. È ora che tutti possano vederlo.