PD, Cronaca di una Scissione Silenziosa: i Riformisti verso l'Aventino (o verso Calenda)

Febbraio 17, 2026 959

Il Partito Democratico di Elly Schlein si trova oggi davanti a un bivio identitario che somiglia sempre più a una faglia geologica. Da una parte, la spinta verso un "campo largo" a trazione movimentista; dall’altra, un’area riformista che non si limita più a brontolare nei corridoi, ma inizia a muovere le truppe. Se fino a ieri si parlava di "malpancisti", oggi il termine corretto sembra essere "dissidenti".

Il Referendum: la mela della discordia

Il nervosismo che attraversa il Nazareno ha un nome preciso: Referendum. Per la segretaria Schlein, la consultazione è il grimaldello per scardinare il Governo Meloni, un test di gradimento nazionale per trasformare la segreteria in un’alternativa di potere immediata. Per l'ala moderata, invece, il referendum è una questione di merito, non un plebiscito. Le dichiarazioni di Pina Picerno e l'appoggio di Marco Minniti al "Sì" (in aperta rottura con la linea ufficiale) segnano un punto di non ritorno. Quando figure di questo peso iniziano a distinguere apertamente tra "voto contro il governo" e "merito del quesito", la tenuta della linea unitaria diventa un miraggio.

L’addio di Gualmini e l’effetto domino

Il passaggio dell’europarlamentare Elisabetta Gualmini verso i lidi di Carlo Calenda non è un episodio isolato, ma il sintomo di un’allergia diffusa. " Una «mutazione genetica» del partito che, ad esempio sulla giustizia e sul referendum costituzionale sulla separazione delle carriere, porta avanti la battaglia «in modo disdicevole» " . Con queste parole l’europarlamentare Elisabetta Gualmini ha annunciato ieri in conferenza stampa in Senato l’addio al Pd e il passaggio ad Azione, e il conseguente trasferimento dal gruppo dei Socialisti a Strasburgo a quello dei centristi di Renew Europe.  I punti di rottura con la segreteria sono diventati troppo profondi per essere ignorati:

Geopolitica: Il sostegno all'Ucraina senza "se" e senza "ma" e la difesa netta di Israele (incluso il DDL antisemitismo) restano pilastri non negoziabili per i riformisti, che vedono con sospetto le ambiguità della segreteria.

Economia: La contrarietà alla patrimoniale e, soprattutto, la difesa del Jobs Act rappresentano l'ultima linea del Piave. Smantellare l'eredità dell'ultimo PD di governo significa, per molti, rinnegare l'identità stessa del partito nato al Lingotto.

Obiettivo 2027: la clessidra di Lia Quartapelle

In questo clima di guerriglia interna, Lia Quartapelle ha lanciato un monito che suona come un rintocco di campana: il mandato di Elly Schlein scade a febbraio 2027.

Non è solo una nota burocratica. Ricordare la scadenza significa dire che la "fase Schlein" non è eterna e che la corsa per la leadership non è un tabù, ma una realtà già in atto. I riformisti non sembrano più intenzionati ad aspettare il logoramento naturale: stanno costruendo un’alternativa, culturale prima ancora che numerica, per farsi trovare pronti alla conta dei voti.

 Un partito, due visioni

Il PD si trova in una situazione paradossale: cresce nei sondaggi ma si frammenta nell'anima. La segreteria punta tutto sulla piazza e sul "con noi o contro di noi" rispetto al governo; i riformisti puntano sulla tenuta delle istituzioni e su un’agenda liberale e atlantista.

La domanda ora non è più se ci sarà uno scontro, ma quanto rimarrà del PD quando arriveremo a quel febbraio 2027. La battaglia per il futuro della sinistra italiana è ufficialmente uscita dalle segrete stanze per trasformarsi in una sfida a viso aperto.

Ultima modifica il Martedì, 17 Febbraio 2026 13:20