È morto un Dio. Addio a Francesco Guccini, 86 anni

Agosto 06, 2026 657

C'è una notizia che nessuno avrebbe voluto scrivere. Francesco Guccini se n'è andato. Aveva 86 anni.

Secondo quanto riportato stamattina, si è spento nella sua Pavana, il 6 agosto 2026. Lì dove da anni aveva scelto di vivere ritirato, ormai stabilmente, quasi stabilmente per ragioni affettive e pratiche, cullato da quel "suono continuo e ossessivo che fa il Limentra" che lui stesso aveva messo in musica. Per citare una sua canzone celeberrima, sì: è morto un Dio. Ma è morto un uomo, soprattutto. E con lui muore un mondo. Guccini veniva da quel mondo delle osterie e delle balere che non esiste più. Aveva mosso i primi passi come cantante e chitarrista in un'orchestra da balera, tra riviera romagnola e nord Italia, tra rock'n'roll e liscio. Un mondo di fumo, di vino, di storie raccontate a voce bassa. Un mondo che lui ha reso eterno, trasformandolo in letteratura. La sua parabola è stata lunga più di mezzo secolo. Periodo di attività musicale 1960-2026, dal debutto ufficiale con Folk beat n. 1 nel 1967 fino all'addio alle scene. Nel mezzo, venti album, libri, un lessico intero.

Bologna, la vecchia signora

Bologna l'aveva definita, con quell'ironia affettuosa che solo lui poteva permettersi, "una vecchia signora dai fianchi un po' molli, col seno sul piano padano e il culo sui colli". E Bologna non lo ha mai dimenticato. Ancora oggi c'è chi cerca il respiro di quei luoghi, in primis all'Osteria delle Dame. Non è un caso che Opera buffa, disco goliardico e teatrale, sia stato registrato proprio all'Osteria delle Dame di Bologna e al Folkstudio di Roma. Lì dentro c'è tutto Guccini: il cabaret, l'ironia colta, il racconto.E c'è Pavana, naturalmente. Il borgo sull'Appennino tosco-emiliano dove è tornato a vivere, dove ha chiuso il cerchio. È lì che affondano le sue Radici. È lì che ha ambientato Amerigo, la ballata dedicata allo zio emigrante, che narra la storia di povertà ed emarginazione di un prozio emigrante. Storia di migranti, storia italiana, storia nostra.

Il cantautore per eccellenza

Non è che io l'ascoltassi molto, negli anni che furono. Non ero di quelli con tutti i vinili in fila. Ma riconoscevo, come tutti, la bellezza dei suoi testi. Testi che erano già poesia quando la canzone d'autore ancora cercava una dignità. Dio è morto fu una delle sue canzoni più note, un brano dal testo "generazionale" che per l'universalità del suo contenuto superò ogni confinamento ideologico. E poi Auschwitz, La Locomotiva, L'Avvelenata, Canzone per un'amica, Il vecchio e il bambino. Canzoni che non invecchiano perché parlano di quello che non passa mai: il tempo, la memoria, la giustizia, l'addio. Guccini era il cantautore per eccellenza perché non ha mai voluto fare il cantante. Ha voluto fare il burattinaio di parole, come si definiva lui. E le parole le sapeva usare. La sua morte, oggi, per chi ha avuto una giovinezza vissuta con intensità, è qualcosa di più di una notizia di cronaca. È quella parte di giovinezza che se ne va e che non si ripeterà mai. È il suono dell'osteria che si abbassa, è la balera che chiude le luci.

Riascoltare oggi le sue canzoni fa un effetto strano. Sembra che parlino ancora meglio di ieri.

Fai buon viaggio, Francesco.

Ultima modifica il Giovedì, 06 Agosto 2026 11:21