10 agosto 1860 a Bronte venne eseguita la fucilazione che ha segnato la storia del Risorgimento in Sicilia.

Agosto 10, 2026 698

A Regalbuto Bixio ordinò il sacco della città. 

Siamo durante la Spedizione dei Mille. Garibaldi era sbarcato a Marsala l'11 maggio e aveva promesso la divisione delle terre. A Bronte, ai piedi dell'Etna, la tensione era altissima tra i contadini e la nobiltà latifondista - soprattutto la Ducea di Nelson, la proprietà inglese degli eredi di Nelson. Tra il 2 e il 5 agosto scoppiò l'insurrezione: case, teatro e archivio comunale dati alle fiamme, caccia ai notabili. Ci furono 16 morti tra nobili, borghesi e loro familiari. Garibaldi mandò da Catania il suo braccio destro, il Maggiore Generale Nino Bixio, per ristabilire l'ordine del governo dittatoriale. 

Bixio istituì una Commissione mista di Guerra. Il processo durò 3 giorni, dal 7 al 9 agosto. La sentenza fu pronunciata alle ore 20 del 9 agosto. Era una condanna a morte per 5 brontesi, ritenuta poi da molti storici manifestamente ingiusta. All'alba del 10 agosto, i condannati vennero portati nella piazzetta antistante il convento di San Vito e fucilati. Il luogo è quello che oggi tutti a Bronte chiamano piazzetta davanti al Convento dei Cappuccini / San Vito. Infatti, il 10 agosto del 1860, nella piazzetta antistante il convento di S. Vito, cinque Brontesi vennero fucilati, in esecuzione del dictat della Commissione.  Oggi i fatti sono noti come Strage o Eccidio di Bronte. Sono stati raccontati da Giovanni Verga nella novella Libertà, da Leonardo Sciascia, da Carlo Levi, e nel film del 1972 Bronte: cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato di Florestano Vancini. A Bronte ogni 10 agosto c'è una commemorazione ufficiale davanti al monumento ai 5 caduti.

Agosto 1860, lo stesso copione

Come a Bronte, anche a Regalbuto e in tutti i paesi etnei c'erano state occupazioni di terre demaniali e rivolte contadine dopo la promessa di Garibaldi di dividere le terre ai bisognosi. La punizione inflitta a Bronte non fu l'unica azione repressiva di Bixio per sedare i moti del circondario.

Lo racconta benissimo una sua lettera dell'8 agosto:

«Io sarò a Bronte per la fucilazione e poi ci vedremo a Randazzo», scriveva Bixio al comandante Dezza. Il 9, all’alba, raccomandava ai giudici celerità e severità e partiva per Regalbuto, a reprimervi la rivolta

Quindi la cronologia è questa:

9 agosto mattina: Bixio lascia Bronte all'alba e viene a Regalbuto per reprimere la rivolta scoppiata qui.
9 agosto pomeriggio: torna a Bronte per preparare la fucilazione del giorno dopo.
10 agosto: fucilazione a Bronte.
11-12 agosto: inizia la marcia di "pacificazione" verso Randazzo. È lì che nasce la frase famosa di Giuseppe Cesare Abba:

Dopo Bronte, Randazzo, Castiglione, Regalbuto, Centorbi e altri villaggi lo videro, sentirono la stretta della sua mano possente, gli gridarono dietro: Belva!

Cosa fece a Regalbuto

Le fonti storiche ufficiali parlano di stato d'assedio, processi sommari e pesanti sanzioni economiche imposte alla popolazione. Le cronache più critiche dell'episodio descrivono quello che viene chiamato Il Sacco di Regalbuto: Nell’agosto del 1860 giunsero nella città di Regalbuto. Qui Bixio impose ancora una volta dure punizioni, giustiziando i sospetti ribelli e imponendo multe alla città Bixio ordinò alle sue truppe di saccheggiare Regalbuto come punizione per aver fornito aiuto alle forze nemiche. 

Ultima modifica il Lunedì, 10 Agosto 2026 12:32