Guardo con attenzione a due fatti politico-sociali che stanno emergendo in questi giorni, perché non sono episodi isolati ma segnali di spostamento più profondo.
Il primo è a destra. Il partito di Roberto Vannacci, che a ragione si può definire destra-destra, cresce mentre il resto del centrodestra perde terreno. Gli ultimi sondaggi fotografano proprio questo: il centrodestra in calo e Vannacci in crescita, con Futuro Nazionale in ulteriore avanzata. Non è solo un rimescolamento di percentuali, è una domanda di radicalità che intercetta insicurezza, identità e stanchezza verso i compromessi.
Il secondo fatto è al centro. Le adesioni piovute all’indomani dell’addio di Pina Picierno al PD e la nascita di “Spazio Pubblico” raccontano un’altra inquietudine, speculare. È l’apertura esplicita al riformismo europeo e il tentativo di rimettere insieme, sotto lo stesso tetto, partiti e movimenti che si riconoscono al centro. Non è nostalgia: è la reazione a un PD che molti elettori moderati percepiscono sbilanciato a sinistra, schiacciato sulle posizioni di 5 Stelle e AVS, e che ha smarrito quella cultura di governo nata con la Margherita e poi confluita nel PD delle origini.
Queste due spinte potrebbero alimentarsi a vicenda, e qui entra il terzo elemento, esterno ma non estraneo: Belfast. Dopo l’accoltellamento attribuito a un richiedente asilo sudanese, la città è stata attraversata da una ondata di violenza anti-immigrati: uomini mascherati hanno dato fuoco alle case di famiglie migranti, abitazioni sono state incendiate in Oakley Street, Legann Street e Crumlin Road, e veicoli, compreso un bus, sono stati dati alle fiamme durante disordini scoppiati nelle proteste anti-immigrazione. Scene che la polizia non è riuscita ad arginare del tutto e che allargano il solco nel rapporto sociale. È un fuoco che non resta locale: la narrazione dell’insicurezza viaggia veloce e avrà ripercussioni anche in Italia e in Europa, offrendo argomenti a chi, a destra, chiede linee più dure.
È in questo clima che va letto il tentativo riformista. Il centro non nasce da un calcolo di posizionamento, nasce da un disagio reale: tanti elettori che hanno contribuito a fondare la Margherita prima e il PD poi non si ritrovano più in un’asse sbilanciata a sinistra e cercano una casa che parli di crescita, merito, riforme istituzionali, difesa europea, senza inseguire veti ideologici. “Spazio Pubblico” prova a intercettare proprio questo vuoto.
Resta il dubbio, ed è onesto dirlo. L’operazione ha il fiato lungo del 2027, guarda alle prossime scadenze nazionali ed europee, e dovrà dimostrare tenuta oltre l’evento del 15 giugno a Milano. Mettere insieme sigle, storie e ambizioni personali al centro è storicamente difficile in Italia: troppe volte il centro è stato una somma di sigle, non un progetto.
Eppure, spero che riesca. Perché se la destra radicale cresce cavalcando paure reali e percepite, l’unica risposta efficace non è la demonizzazione né l’imitazione, ma un’offerta politica credibile, riformista, europeista, capace di tenere insieme sicurezza e libertà, accoglienza e regole, sviluppo e responsabilità. Due faglie si stanno aprendo. Ignorarle sarebbe un errore. Provarci, adesso, è un dovere.

